LISE-MARIE MOREROD, QUELLE VITTORIE INTERROTTE DA UNO SCHIANTO

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Lise-Marie Morerod – da storiedisport.it

articolo di Nicola Pucci

C’è tutto, nella vita agonistica di Lise-Marie Morerod. Le stimmate della predestinata prima, la gloria delle vittorie durante, la disperazione della fine dopo. E di lei si può proprio parlare di una campionessa che doveva essere, è stata, sarà in perpetuo.

Cominciamo dall’inizio, e da quel manto di neve candida che incornicia Ormont-Dessus, canton Vaud in Svizzera, paese natale di Lise-Marie che qui vede la luce il 16 aprile 1956. La bimba ha fratelli che più grandi di lei già si disimpegnano tra loro con gli sci ai piedi, ed inevitabilmente l’istinto di emulazione è presto sviluppato nella piccola. Che ha carattere timido e schivo, ma impeto adolescenziale che si sposa con un talento fuori dal comune. In famiglia non c’è proprio partita, Lise-Marie spadroneggia ed ha fortuna nel trovare Jean-François Maison, che la scopre e ne affina la tecnica, già pronta a poco meno di 16 anni a conquistare il titolo di campionessa nazionale elvetica di slalom gigante.

Il risultato è di quelli che fanno sensazione, se è vero che batte Marie-Therese Nadig, altro fenomeno in casa Svizzera, di due anni più anziana ma già campionessa olimpica a Sapporo nel 1972, in discesa libera e proprio in slalom gigante. Il dado è tratto. A fine anno Lise-Marie debutta in Coppa del Mondo e il Circo Bianco sta per accogliere una campionessa destinata a scrivere pagine di grande sci.

E la Morerod lo fa con quell’educata spensieratezza che ne sono il tratto essenziale di un carattere cha assomma dolcezza a determinazione agonistica, cocktail perfetto nel modellare una fuoriclasse. E fuoriclasse Lise-Marie lo diventa rapidamente, con due primi piazzamenti tra le migliori, settima nel gigante dell’Abetone l’11 febbraio 1973, migliorato con il sesto posto di Heavenly Valley qualche settimana dopo.

Pfronten e Bad Gastein a gennaio 1974 la vedono salire sul secondo gradino del podio, sempre in quel gigante che sarà la sua specialità preferita, battuta dalla canadese Kathy Kreiner e dalla francese Fabienne Serrat, preludio a quel che è il debutto in una grande rassegna internazionale. Ai Mondiali di St.Moritz, in effetti, la Morerod è protagonista con la medaglia di bronzo in slalom, alle spalle di Hanni Wenzel e della francese Michelle Jacot, a precedere proprio la Serrat a cui soffia la terza piazza per 0″32 centesimi.

Sono gli anni in cui Annemarie Moser-Proell ha instaurato la sua dittatura assoluta, spopolando in cinque edizioni consecutive di Coppa del Mondo, dal 1971 al 1975. Ma non appena l’asburgica si fa momentaneamente da parte annunciando, lei, classe 1953, appena 22enne, un prematuro ritiro, le rivali ne approfittano e tra queste la Morerod è ormai tra le più accreditate. Il 4 gennaio 1975 l’elvetica ha infine colto a Garmisch, in slalom, battendo di 0″94 centesimi la tedesca Christa Zechmeister e rifilando cinque secondi a tutte le altre!, il primo successo di una serie che di lì a tre anni, fino all’ultimo in gigante il 7 marzo 1978 a Waterville Valley, ne conterà ben 24.

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Un primo piano della Morerod – da blick.ch

Lise-Marie eccelle nelle due specialità tecniche, bravissima nella serpentina stretta dello slalom, ancor più nel disegnare le curve larghe del gigante, distribuendo i trionfi in 14 giganti e 10 slalom. E tanta abbondanza la proietta pure nelle zone alte della classifica generale per l’assegnazione della sfera di cristallo, così come si mette in bacheca ben cinque coppette di specialità, tre consecutive in gigante, 1976/1977/1978, e due in slalom, 1975/1977.

Ma la stagione 1976/1977 è l’anno di grazia, condito da otto vittorie parziali che consentono alla Morerod di chiudere in testa la corsa alla Coppa generale con 319 punti, ben distanziando la rientrante Moser-Proell che con 246 punti le cede lo scettro di miglior sciatrice del Circo Bianco.

Nel frattempo la Morerod ha conosciuto anche l’onta della sconfitta, perchè qualche boccone amaro correda il palmares di ogni campionessa, delusa dall’edizione olimpica del 1976 sulle nevi austriache di Innsbruck che rigettano il suo irrefrenabile istinto alla vittoria. E, come malauguratamente vedremo, sarà l’unica occasione a cinque cerchi che il destino le concederà. E’ quarta infatti in gigante, privata del podio per 0″45 centesimi dalla francese Danielle Debernard, terza alle spalle della sorprendente Kathy Kreiner e di Rosi Mittermaier, tedesca all’apice della carriera che per soli 0″12 centesimi manca la tripletta d’oro. In slalom esce nella prima manche ed allora rinvia illusioni di medaglia a Lake Placid 1980.

Ma a quella rassegna olimpica Lise-Marie non arriverà mai, perchè il 22 luglio 1978, dopo esser giunta seconda in gigante ai Mondiali di Garmisch, anticipata per l’inezia di 0″05 centesimi dalla tedesca Maria Epple, la vita le riserva un altro appuntamento. Ma è un appuntamento maledetto, lungo quella strada che porta a Vernayaz, in quell’auto che la vede in compagnia del fidanzato, in quello schianto che recide di netto la carriera ancora in divenire della 22enne svizzera.

Quel che è il dopo di “Boubou“, come affettuosamente la chiamavano i quattro fratelli che l’avevano messa sugli sci tracciandone l’avvenire glorioso, è un lungo periodo buio, dalle tre settimane di coma farmacologico all’ospedale di Losanna al risveglio improvviso, dalla lenta e dolorosa riabilitazione alla presa di coscienza che quel corpo, così ricco di energia e sostenuto da una dose massiccia di talento, non sarà più quello di prima, il comunque disperato tentativo di ripresa agonistica, perchè la vita va avanti e vorremmo che il tempo e le circostanze non smorzassero le illusioni.

In effetti la Morerod torna a sciare, felice nondimeno almeno di poter camminare e nonostante quattordici fratture al bacino già lesionato da bambina per una caduta da cavallo, pure confortata da qualche piazzamento, come l’11esimo posto nel gigante di Saint-Gervais les Bains il 26 gennaio 1980. Ma il responso del cronometro condanna Lise-Marie all’anonimato, e questo non può certo bastare per appagare le ambizioni della Morerod. Perchè se l’orgoglio è intatto e il desiderio di vita non ha subito traumi, le chances di tornare sul tetto del mondo sono infrante. Per sempre.

Era una campionessa, Lise-Marie Morerod. E piaceva alla gente, per quel suo entusiasmo giovanile e quella spensieratezza autentica. E quel che è stato la elegge tra le più grandi. A dispetto di un destino maledetto.

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