JOSEF MASOPUST, IL DRIBBLING GENIALE DELL’EST EUROPA

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Josef Masopust – da isport.blesk.cz

articolo tratto da Una questione di centimetri

Ai Mondiali in Cile del 1962, Cecoslovacchia e Brasile si sfidarono per la prima volta nei gironi di qualificazione. Pelé si infortunò, ma rimase in campo sino all’ultimo minuto (a quei tempi non esistevano le sostituzioni). Ad un certo punto si ritrovò con la palla tra i piedi e davanti a sé Masopust, ma il ceco attese che il fuoriclasse del Brasile passasse la palla ad un compagno: non era nelle sue intenzioni duellare con un avversario infortunato.

Edson Arantes do Nascimento (o se preferite “O Rei”) sull’episodio ha dichiarato più volte: “È stato uno dei gesti più belli del calcio. Un atto di fair play, del quale oggi si parla tanto. Una vera dimostrazione di rispetto per le persone, un gesto che non dimenticherò mai”.

Josef Masopust non è stato solo un grande campione ma anche un grande uomo.

Una carriera trascorsa quasi totalmente in patria esordendo nel 1950, all’età di 17 anni, nella file del Teplice. Dopo due anni passò al Dukla Praga, complice una normativa del campionato cecoslovacco che consentiva alla quarta squadra di Praga di acquistare automaticamente qualsiasi giocatore che aveva prestato servizio nell’esercito cecoslovacco. Josef, nel 1952, svolse il servizio militare perciò venne “arruolato” nel club fondato proprio all’interno dell’esercito.

Grazie a questa norma alquanto singolare, il Dukla si assicurò tanti campioni, nonché il calciatore più importante della sua storia.

In una società che iniziò a monopolizzare il calcio in patria, si fece largo un giovane centrocampista con grandi doti tecniche, che eccelleva, in particolare, nel dribbling e negli assist e che non disdegnava quelle sortite offensive che lo resero prolifico anche sotto porta.

Un motorino instancabile, forte fisicamente e con una grande intelligenza, tutte doti che gli consentirono di imporsi a grandi livelli. Fortissimo nell’anticipo e nell’intercettare i palloni vaganti, fece le fortune del suo club, illuminato dal suo mediano dalla tecnica brillante.

Su di lui misero gli occhi le squadre più importanti d’Europa ma, a causa del regime a cui erano soggetti i paesi oltre la Cortina di Ferro, non gli fu concesso il trasferimento e non ebbe la fortuna di misurarsi nei campionati più importanti del mondo.

Suo malgrado, fece il profeta in patria collezionando ben 8 scudetti e 3 coppe di Cecoslovacchia. Nonostante tutto, riuscì a farsi notare dal mondo del pallone grazie alle sortite europee della sua squadra, la quale raggiunse la semifinale di Coppa Campioni nel 1966/67, ma soprattutto grazie alla maglia della sua nazionale, consacrandosi come uno dei migliori giocatori dell’epoca.

Dopo aver partecipato ai mondiali del 1958 in Svezia e alla prima edizione dei campionati europei del 1960 (ottenendo un ottimo terzo posto sconfiggendo i padroni di casa della Francia), nella Coppa del Mondo del 1962 fu protagonista di un exploit tale da trascinare la Cecoslovacchia sino alla fine della competizione.

In un girone di ferro, i cechi dovettero duellare contro il Brasile campione in carica e la Spagna stellare dei madridisti Di Stefano, Gento e Puskas e dell’interista Suarez. Grazie ad un pareggio contro i carioca e alla vittoria contro le furie rosse passarono il turno. Dopo aver eliminato ai quarti l’Ungheria e in semifinale la Jugoslavia arrivò addirittura in finale.

Nell’atto conclusivo della manifestazione ritrovarono il Brasile che avevano bloccato sullo 0-0 nella fase a gironi. Fu proprio Josef Masopust a portare in vantaggio i cecoslovacchi con un rasoterra che trafisse Gilmar. Ma la gioia durò pochi minuti e alla fine i carioca ebbero la meglio per 3-1 conquistando la loro seconda Coppa Rimet.

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Masopust con il Pallone d’Oro – da sportreview.it

Nonostante la sconfitta, i cechi furono accolti in patria come degli eroi e Masopust, grazie alla straordinaria cavalcata Mondiale, riuscì a consacrarsi al mondo del pallone e la sua classe uscì anche dai confini della Cecoslovacchia e dell’Europa. Lui fu il cuore pulsante di quella squadra e il suo trascinatore e, tutto questo, gli valse il giusto riconoscimento del Pallone d’Oro che conquistò proprio alla fine di quella annata.

Fu capace di mettersi alle spalle Eusebio, uno dei goleador più forti della storia e protagonista nella vittoria della Coppa Campioni del suo Benfica contro il grande Real, e tanti campioni del tempo che ebbero la fortuna di giocare in club decisamente più prestigiosi del suo Dukla Praga.

Dopo la consacrazione Mondiale, ebbe una grande considerazione da tutto il mondo del calcio che gli valse anche l’invito alla partita di addio al calcio di Stanley Matthews e le lodi di tanti campioni di ogni epoca: Pelé ammirava il suo dribbling tanto da ritenerlo un brasiliano mancato e per Platini è stato fonte d’ispirazione.

Il canto del cigno avvenne in Belgio con la maglia del Molenbeek dopo che gli fu concessa la possibilità di trasferirsi all’estero grazie a tutto ciò che aveva dato al calcio del suo paese e, con il passaggio al club belga, diventò formalmente professionista all’età di 37 anni: strano a dirsi per un campione come Masopust.

Nel 2000 fu eletto come miglior giocatore ceco del secolo a dimostrazione che i tanti anni trascorsi non hanno cancellato le imprese di uno dei talenti più cristallini di sempre dell’est Europa.

Il 29 giugno 2015 si è spento a Praga all’età di 84 anni ed è stato un grande colpo per tutto il calcio. Josef Masopust ci ha lasciati ma ha donato in eredità al mondo del pallone la sua leggenda di uomo e calciatore che lo rende un immortale della storia di questo sport.

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