RALPH BOSTON, L’UOMO CHE CANCELLO’ JESSE OWENS

ralphboston1
Jesse Owens e Ralph Boston nel 1960 – da msfame.com

articolo di Giovanni Manenti

Lo ammetto, c’è un bel po’ di enfasi nel titolo, primo poiché le imprese di Jesse Owens nessuno le potrà mai cancellare e secondo in quanto si tratta solo di una delle specialità in cui il campione dell’Alabama eccelleva, vale a dire il salto in lungo.

E, quindi, capirete che l’accezione usata si riferisce esclusivamente al fatto di aver “cancellato” Owens esclusivamente dai “libri dei record”, sia olimpico che mondiale, che lo stesso aveva stabilito, rispettivamente, ai Giochi di Berlino ’36 con m. 8,06 ed il 25 maggio ’35 ad Ann Arbor – nel suo “giorno dei giorni” – con m. 8,13.

A dimostrare l’eccezionalità di tali imprese basti pensare al fatto che a 25 anni di distanza il primato mondiale resiste sempre, mentre nelle tre edizioni delle Olimpiadi del dopoguerra, la misura massima resasi necessaria per conquistare l’oro è stata il 7,83 dell’americano Gregory Bell a Melbourne ’56, poca cosa invero, ma all’alba del nuovo decennio qualcosa finalmente si muove nella specialità.

E questa novità risponde al nome di Ralph Boston, 21enne atleta di colore del Mississippi, in quanto nato a Laurel il 9 maggio 1939, un fisico perfetto per un lunghista, essendo alto m.1,87 per 74kg., il quale si mette in luce vincendo il titolo NCAA ’60 mentre frequenta la “Tennessee State University”, per poi confermarsi ai Trials di Stanford, vincendo la selezione per la squadra olimpica con la misura di m.8,09 a soli 4 centimetri dal limite mondiale di Owens.

Primato che si intuisce possa avere vita corta e, difatti, ancora in preparazione per i Giochi di Roma ’60, Boston lo supera con un balzo a m.8,21 compiuto a Walnut il 12 agosto, un risultato che ha maggior valore negli Stati Uniti, dove sono in vigore le misure inglesi, risultando quindi il primo atleta al mondo a superare la “barriera dei 27 piedi”.

Non c’è quindi da stupirsi se, in tale veste, Boston sia considerato il principale favorito alla medaglia d’oro quando, al mattino del 2 settembre, si presenta sulla pedana dello Stadio Olimpico per le qualificazioni del salto in lungo, la cui Finale è prevista al pomeriggio, non avendo alcuna difficoltà a superare il limite di m.7,40 fissato, saltando alla prima prova m.7,60 pur se i suoi due più accreditati rivali, il connazionale Irvin “Bo” Roberson ed il sovietico Igor Ter-Ovanesian, fanno ancor meglio, con m.7,81 e 7,79 rispettivamente.

IL RECORD DI BERLINO CADE DOPO 24 ANNI – Poco dopo le 16,00 inizia la Finale, ed il primo a “scaldare” i motori è proprio l’atleta ucraino che piazza un 7,90 al primo tentativo contro il 7,82 di Boston, mentre Roberson, che era incappato in un nullo alla prima prova, chiarisce a tutti di volersi giocare le proprie chances per l’oro con un secondo balzo a m.8,03 che lo porta al comando della classifica provvisoria.

Boston si rende conto che, se vuole salire sul gradino più alto del podio, deve cercare di dare il meglio di sé e la cosa gli riesce al terzo tentativo, quando atterrando a m.8,12 cancella il primato olimpico di Owens stabilito 24 anni prima.

Si potrebbe pensare che la gara sia virtualmente chiusa, ma così non è, o meglio, le posizioni restano le stesse, ma Boston deve recitare tutte le sue preghiere quando, all’ultima serie di salti, prima il tedesco occidentale Manfred Steinbach raggiunge anch’esso la fatidica linea degli 8 metri, accarezzando per un attimo il sogno di un bronzo che Ter-Ovanesian fa svanire raggiungendo m.8,04 e poi tocca a Roberson far sudare freddo il suo connazionale, con il suo tentativo misurato in m.8,11 anch’egli oltre il precedente record olimpico di Owens.

untitled
Roberson, Boston e Ter-Ovanesian, medagliati a Roma 1960 – da gettyimages.it

E come, “per un punto Martin perse la cappa”, così Roberson fallisce per un centimetro l’occasione della sua vita, mentre Boston si appresta a vivere un intenso quadriennio che lo separa dai prossimi Giochi di Tokyo ’64, ingaggiando una sorta di “duello a distanza” con Ter-Ovanesian per quanto riguarda la lotta al record mondiale.

Occorre, al riguardo, doverosamente precisare come il saltatore nativo di Kiev sia, nel decennio che comprende gli anni ’60, di gran lunga il miglior prodotto europeo della specialità, capace di vincere tre Campionati continentali – Stoccolma ’58 (m.7,81), Belgrado ’62 (m.8,19) ed Atene ’69 (m.8,17) – e conquistare l’argento a Budapest ’66 ed ad Helsinki ’71, un rivale pertanto degno del massimo rispetto.

Rivalità che, in ogni caso, non impensierisce più di tanto Boston, il quale, anzi, occupa l’anno post olimpico a migliorare ulteriormente il suo record mondiale, portandolo una prima volta a m.8,24 il 27 maggio ’61 a Modesto, per poi infliggere a Ter-Ovanesian una cocente sconfitta proprio a casa sua, a Mosca, nel corso del tradizionale (per l’epoca) incontro Urss-Usa, raggiungendo la misura di m.8,28.

Ma l’ucraino non è certo tipo da demordere, ed alle prodezze dell’americano risponde come meglio non potrebbe nel suo miglior anno, il 1962, quando, prima di aggiudicarsi il suo secondo oro consecutivo ai Campionati Europei, spicca un balzo il 10 giugno ad Erevan che allunga di 3 centimetri il primato mondiale, fissandolo a m.8,31.

Una misura che Boston eguaglia il 15 agosto ’64 a Kingston, in Giamaica, in preparazione dei Trials in cui, il 12 settembre ’64, si riappropria in solitario del record con la misura di m.8,34, riuscendo anche a saltare, nel corso della selezione, addirittura m.8,49 ma con vento al di sopra della norma.

Ralph Boston Performing Record Breaking Jump at Olympics
Il salto mondiale di Boston a m.8,34 ai Trials 1964 – da dailydsports.com

TRA I DUE LITIGANTI IL TERZO GODE – Non può pertanto esservi alcun dubbio tra gli addetti ai lavori a chi sia ristretta la lotta per l’oro alle Olimpiadi del Sol Levante, troppo netta è la superiorità che i due vantano – misure alla mano – rispetto al resto del lotto dei concorrenti, se non fosse che il 18 ottobre ’64, sulla Capitale giapponese si abbatte un violento temporale che modifica, almeno in parte, le carte in tavola.

Nelle qualificazioni del mattino – con il limite per accedere alla Finale del pomeriggio fissato a m.7,60 – Boston raggiunge m. 8,03 con il suo primo salto, così come Ter-Ovanesian non ha difficoltà a qualificarsi con m.7,78, misura eguagliata dal gallese Lynn Davies, ma al terzo tentativo, dopo un 7,39 ed un nullo.

Su quali chances di vittoria possa avere il rappresentante della Regina sono in molti a chiederselo in tribuna stampa nelle tre ore che separano dall’inizio della Finale, andando a spulciarne il curriculum, da cui si ricava un suo 11esimo posto ai Campionati europei di due anni prima a Belgrado ’62 con un modesto 7,33 cui aveva fatto seguito, nel novembre successivo, il piazzamento ai margini del podio ai “Commonwealth Games” di Perth, in Australia, avendo concluso la gara non meglio che quarto con m.7,72.

E’ indubbio, in ogni caso, che le condizioni ambientali che, oltre alla pioggia, vedono una temperatura inferiore a 14°, favoriscano Davies, più avvezzo a simili situazioni climatiche, ma ciò nonostante, i primi tre salti di Finale vedono Boston portarsi al comando con m.7,85, seguito da Ter-Ovanesian a 7,78 mentre Davies fa registrare come sua miglior misura m.7,59 con ciò dando credito a chi non riponeva eccessiva fiducia in un suo successo.

Ma dal quarto tentativo, con la pioggia che cessa e la pedana asciugata, ecco che tutti e tre gli atleti in lotta per il podio si migliorano, con Boston che raggiunge m.7,88, Ter-Ovanesian m.7,80 e Davies che fa registrare il maggior incremento, atterrando a m.7,78, con ciò dimostrando di voler anch’egli partecipare alla sfida per l’oro.

Sfida che il gallese si aggiudica alla quinta prova, con un balzo di m.8,07, al quale Ter-Ovanesian replica con m.7,99 che gli consentono di scavalcare Boston, il quale, nel tentativo di forzare per riguadagnare la vetta della classifica, incappa in un nullo di pedana.

Ritrovatosi all’improvviso da primo a terzo, l’americano raccoglie tutte le residue energie per il sesto ed ultimo tentativo, che gli consente solo, con m.8,03, di scavalcare Ter-Ovanesian per l’argento, consentendo così a Davies di realizzare una delle più grandi sorprese dei Giochi di Tokyo, in un podio curiosamente formato da tre atleti tutti nati a maggio (oltre al 9 di Boston, il 19 l’ucraino ed il 20 il gallese …).

Ralph_Boston,_Lynn_Davies,_Igor_Ter-Ovanesyan_1964
Il podio di Tokyo 1964 – da wikipedia.org

Davies che, peraltro, non è propriamente un Carneade, visto che due anni dopo, alla rassegna continentale di Belgrado ’66, impedisce a Ter-Ovanesian il tris d’oro consecutivo superandolo di 10 centimetri (m.7,98 a 7,88), con il sovietico a prendersi la rivincita nell’edizione di Atene ’69, quando il ripetere la misura di Tokyo ’64 non è sufficiente al saltatore britannico, che deve accontentarsi dell’argento.

E, mentre i due europei si contendono lo scettro della superiorità sul Vecchio Continente, dall’altra parte dell’Oceano Boston – classificato al primo posto del ranking mondiale dalla rivista “Track & Field News” per otto stagioni consecutive, dal 1961 al 1967 – sfoga la delusione giapponese incrementando di un centimetro il proprio limite mondiale, portandolo a m.8,35 il 29 maggio ’65 a Modesto, nonché facendo suo per sei anni di seguito, dal 1961 al ’66, il titolo di campione nazionale, in attesa di ripresentarsi in sede olimpica a Città del Messico ’68 per riscattare la beffa subita a Tokyo.

Una preparazione, quella per i Giochi nella capitale messicana, che Boston svolge facendo anche da coach (sia pur in veste non ufficiale) ad un 22enne del Queens, tale Robert “Bob” Beamon, il quale era stato espulso dall’Università del Texas, ad El Paso, in quanto si era rifiutato di gareggiare contro la “Brigham Young University” adducendo che in tale istituto vigevano discriminazioni razziali (siamo nel ’68, ricordatevi la clamorosa protesta di Tommie Smith e John Carlos alla premiazione dei 200 metri …).

QUEL SALTO NEL XXI SECOLO – Di sicuro, gli insegnamenti di Boston non fanno male al ragazzone dal fisico alto ed allampanato (m.1,91 per 68kg.), il quale si presenta in Messico da favorito, avendo vinto 22 delle 23 gare disputate nel corso dell’anno, ivi compresi il Campionato AAU e gli “Olympic Trials”, con la miglior prestazione mondiale dell’anno di m.8,33 a soli due centimetri dal record mondiale che, nel frattempo, era stato eguagliato da Ter-Ovanesian in una gara preolimpica disputata l’anno prima, il 19 ottobre ’67, sulla stessa pedana di Città del Messico per consentire agli atleti di acclimatarsi all’altitudine del luogo.

Questa volta, il programma olimpico stabilisce un giorno di distanza tra qualificazioni e Finale, con le prime a disputarsi il 17 ottobre ’68 e che vedono Boston realizzare la miglior misura con m.8,27 (migliorando il suo stesso record olimpico stabilito a Roma nel ’60 …), con Beamon che atterra a m.8,19 mentre Davies realizza 7,94 e Ter-Ovanesian appena m.7,74, sufficienti comunque a garantirgli un posto per l’atto conclusivo del giorno dopo, visto che il limite è fissato a 7,65.

untitled
Boston in occasione del record olimpico in qualifica a Messico 1968 – da gettyimages.it

Mai dare comunque per morto un fiero agonista come l’ucraino che, difatti, risponde al primo turno di Finale con un balzo di m.8,12 alla misura di m.8,16 fatta registrare da Boston, prima che sulla pedana si presenti il dinoccolato Beamon che, con un salto in cui tutte le componenti giocano a suo favore (altitudine, rincorsa, asse di pedana e vento di 2m/s ai limiti della regolarità), sembra non atterrare mai, tant’è che i giudici sono costretti ad usare il metro di stoffa per misurarne la lunghezza, dato che i rilevatori automatici sono posizionati anteriormente al punto in cui l’americano ha toccato la sabbia.

Occorrono diversi minuti affinché venga ufficializzata la misura di un record impensabile alla vigilia, pari a m.8,90 (oltre 29 piedi secondo gli standard inglesi …), con un incremento di 55 centimetri che non ha eguali nella storia della specialità, tanto “da uccidere la gara”, come sussurra a Beamon uno sconsolato Davies che, confermando il 7,94 delle qualificazioni, non riesce neppure a qualificarsi per i tre salti conclusivi, chiudendo la competizione non meglio che nono.

E, mentre Boston e Ter-Ovanesian si guardano increduli per il fenomenale exploit di Beamon, il tedesco orientale Klaus Beer ne approfitta, per compiere un salto di m.8,19 al secondo tentativo che relega Boston al terzo posto e Ter-Ovanesian ai margini del podio, in quanto, tanto per cambiare, la “maledizione atmosferica” continua a perseguitare l’oramai ex primatista mondiale (curiosamente, la Finale si disputa esattamente lo stesso giorno, 18 ottobre, di quella di quattro anni prima in Giappone …) con un altro violento acquazzone ad abbattersi su Città del Messico, rendendo impossibile migliorare le prestazioni ottenute nei primi salti.

Così Boston può concludere una carriera che lo ha visto collezionare tutte e tre le diverse medaglie olimpiche, realizzare ben sei record mondiali, e con il doppio vanto, da un lato di esser stato il primo saltatore ad aver migliorato i primati detenuti da una “leggenda” come Jesse Owens, e, dall’altro, di aver allenato l’autore di quello che fu definito all’epoca “il salto nel XXI secolo”, previsione poi solo parzialmente avveratasi, in quanto il record mondiale è durato “solo” 23 anni, battuto nella “sfida del secolotra Carl Lewis e Mike Powell ai Mondiali di Tokyo ’91, con quest’ultimo ad atterrare a m.8,95, ma a livello olimpico l’8,90 di Beamon resiste ancora a quasi 50 anni di distanza e, con la specialità in netto regresso rispetto ai tempi d’oro di inizio anni ’90, chissà quanto tempo ancora dovrà passare prima che possa essere battuto…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...