VENEZIA E QUELLA COPPA KORAC GETTATA AL VENTO NEL 1981

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Una fase della finale tra Badalona e Venezia – da it.eurosport.com

articolo di Nicola Pucci

Togliete tutto ai Veneziani, pronti probabilmente a ripudiare Marco Polo, magari a barattare il Ponte di Rialto con una pericolante passarella tibetana, fors’anche a svendere il Carnevale al miglior offerente. Ma non negate loro la possibilità di conservare al caldo del cuore e resuscitare il ricordo della fantastica squadra di basket che nel corso della stagione 1980/1981 regalò un sogno. Seppur infranto sul più bello.

Scherzi a parte, l’antefatto serve comunque a legittimare la memorabile impresa che i lagunari, targati col marchio Carrera, seppero prima progettare, poi realizzare, infine non portare a compimento in quella Coppa Korac 1981 che l’anno precedente aveva già visto trionfare un’altra grande realtà provinciale del basket tricolore, la Sebastiani Rieti di “zio” Willie Sojourner.

Non a caso ho usato il termine progettare, aiuta a comprendere quel che era l’ambizioso disegno del giovane patron Roberto Carrain, erede di una dinastia di albergatori. Ebbene, Carrain intende riportare la Reyer ai fasti del biennio 1942/1943, quando colse gli unici due scudetti della sua storia cestistica iniziata nel 1925, ed affida la chiavi della squadra a Tonino Zorzi, di ritorno in laguna dopo aver seduto in panchina dal 1971 al 1979 ed aver trascorso un sorta di anno di transizione alla Mens Sana Siena nel 1980. Il coach goriziano ha tra le mani un parco giocatori di prim’ordine, in virtù soprattutto dell’innesto di due fuoriclasse che lasceranno traccia indelabile dalle parti di Piazza San Marco, deliziando l’appassionato pubblico che prende posto al Palazzetto dell’Arsenale: lo jugoslavo Drazen Dalipagic, detto “Praja” in onore di Prajo, giocatore di quel Velez Mostar che in gioventù fu la squadra calcistica del cuore di Drazen, che proprio a Mostar ebbe i natali, cecchino dalla mano tanto fatata che un giorno ne metterà addirittura 70 contro le “V nere” bolognesi, e l’americano di colore Spencer Haywood, leggiadro nelle movenze e sopraffino nella tecnica, con una particolare propensione all’uso della cocaina e per questo bisognoso di rifarsi una verginità cestistica dopo aver colto un oro olimpico a Città del Messico nel 1968 ed esser stato 4 volte All Star in NBA.

Ad onor del vero Venezia, per la stagione 1980/1981, si trova a dover recitare in Serie A2, retrocessa due anni prima e quinta poi al primo tentativo di risalita. Ma per l’anno in corso la cavalcata è trionfale, perchè il quintetto è nettamente superiore al lotto delle avversarie e la promozione, acquisita con il primo posto frutto di 26 vittorie in 32 partite, consente anche l’accesso ai play-off che vedono infine i lagunari, dopo aver eliminato Forlì vincendo 76-75 il match di spareggio, soccombere ai quarti alla Taurisanda Varese di Dino Meneghin e Bob Morse.

Un giovane Andrea Gracis, poco più che 20enne, in cabina di regia, Giovanni Grattoni guardia tiratrice e Fabrizio Della Fiori, che ha trascorsi importanti con Cantù e di Korac se ne intende proprio se è vero che l’ha vinta già tre volte con i brinzoli, compongono lo zoccolo duro di una formazione che ha in Lorenzo Carraro e Luigi Serafini soprattutto, ma anche Luca Silvestrin, Angelo Bianchini, Stefano Gorghetto, Claudio Soro e Michele Marella validi rincalzi, pronti all’occorrenza a contribuire alle fortune del club.

E di fortune, in quel magico anno 1981, la Reyer Venezia a spasso per l’Europa ne ha parecchie. Compete in una manifestazione che allinea al via, oltre a Rieti in qualità di detentrice del titolo, anche quattro rappresentanti di quella Jugoslavia – Partizan, Jugoplastika, Zadar e Stella Rossa – che spopola e produce campioni a getto continuo, la Dinamo Mosca che tiene alta la bandiera falce e martello dell’Unione Sovietica, l’emergente Aris Salonicco dell’altrettanto emergente Nikos Galis, la Joventut de Badalona e i francesi dell’Orthez. Insomma, la concorrenza è folta ed agguerrita e per i ragazzi di Zorzi è dura poter pensare di andare lontano.

Invece… invece accade che l’ingranaggio funzioni perfettamente, a cominciare dal doppio impegno, vittorioso, al primo turno con gli israeliani dell’Hapoel Haifa, sconfitti 103-95 e 100-89, che garantisce il passaggio alla fase a gironi. E qui Venezia compie un altro capolavoro. Seppur opposti a squadre del calibro di Aris, Jugoplastika e Zbrojovka, i granata realizzano un percorso perfetto, sei vittorie in sei partite, passando netto a Spalato, 101-85, sbancando di un soffio Salonicco, 86-85, facendo valere la legge del più forte a Brno, 110-109. Al Palazzetto dell’Arsenale, poi, non ce n’è per nessuno, solo gli jugoslavi riescono a contenere il passivo, 107-100, ed allora la qualificazione alle semifinali è cosa fatta.

Quando poi anche la Dinamo Mosca, al penultimo atto, si arrende in laguna, 119-104, sepolta dalla serata di grazia di Dalipagic e Haywood che in due fanno 73 punti (43+30), non riuscendo a ribaltare il risultato tra le mura amiche, 104-101 dopo il pericoloso 62-48 all’intervallo, con Carraro e Della Fiori che con 17 punti a testa tengono buona compagnia nel “boxscore” ai due stranieri, è l’ora di preparare i bagagli e affilare le armi… si va a Barcellona, 19 marzo 1981, a giocarsi il trofeo.

Palau Blaugrana, ore 17. L’ultimo ostacolo verso l’apoteosi per la Reyer è il Badalona di coach Manel Comas, a sua volta vincitore in semifinale della Stella Rossa, 109-85 con 27 punti di Joe Galvin, bissato al ritorno, 82-73 con Josè Maria Margall miglior marcatore con 22 punti. La formazione iberica è solida e competitiva seppur non potendo contare in organico stelle di prima grandezza, con due americani, appunto Galvin e Al Skinner che ha pure un contratto solo per giocare in Coppa, che potremmo definire “normali“. Proprio Margall è il più quotato, già campione nazionale nel 1977, sotto le tabelle c’è il veterano Luis Miguel Santillana, Gonzalo Sagi-Vela completa il quintetto e si affaccia alla ribalta internazionale il giovanissimo Jordi Villacampa, destinato ad un avvenire radioso.

La sfida è di quelle infuocate, da una parte il maggior peso tecnico dei veneziani, dall’altra il tifo orgasmico dei 3.000 assiepati sugli spalti, in stragrande percentuale di fede iberica. Ed è proprio Badalona a fare la voce grossa nei primi venti minuti di gioco, chiudendo su 48-42 e mettendo a frutto la giornata di grazia di Sagi-Vela, che chiuderà con 27 punti, ben assistito dall’immancabile Margall, 23 punti, a cui danno un valdio contributo Skinner e Galvin, rispettivamente 19 e 16 punti. Ma Venezia resta aggrappata al match, nella ripresa uno stratosferico Haywood da 30 punti e 9 rimbalzi fa il bello e il cattivo tempo e con il consueto contributo al tiro di Dalipagic e Della Fiori che ne mettono 25 e 20 a testa i granata rimontano, agganciano, sorpassano ed infine allungano. Di tanto quel che pare bastare ad alzare la Coppa, prima 77-72, poi 89-80 massimo vantaggio, ancora sul 90-82 con meno di due minuti da giocare.

Sembra fatta, già si comincia a respirare aria di vittoria, ma il basket è sport crudele, capace di ribaltare situazioni apparentemente definitive, ed è proprio quel che accade. Venezia si spenge sul più bello, gestendo male un paio di possessi, il Badalona ci crede ed un canestro folle, da sei metri, sulla sirena del biondo Galvin, dopo che Grattoni ha perso un pallone letale a sei secondi dalla fine, vale il 92-92 che rimanda la decisione al tempo supplementare. E qui gli spagnoli, che hanno perso Margall, Skinner e Santillana per raggiunto limite di falli, trovano canestri preziosi in Delgado, che poi esce per falli pure lui, e proprio Sagi-Vela, alla gara della vita, Carraro segna 12 punti così come Serafini costretto a sua volta ad uscire anzitempo, e decisivo, dopo che Venezia ancora una volta ha condotto di quattro punti, è un canestro più tiro libero di Sagi-Vela che con 48″ ancora da giocare firma il sorpasso, 105-104. Venezia avrebbe ancora la chance per il contro-sorpasso, ma prima Haywood non trattiene un pallone che esce lateralmente, poi, dopo che Badalona ha provato a congelare i secondi finali fallendo il tiro del definitivo k.o. con German, sbaglia da sotto proprio all’ultimo tuffo con Della Fiori il canestro della gloria.

Il sogno finisce così, con una sconfitta che a distanza di anni brucia ancora, ma quel manipolo di campioni ha scritto una pagina di basket leggendario. E a Venezia il cuore batte forte nel ricordarli.

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