FRANCESCHI E LA DOPPIETTA “MISTA” AGLI EUROPEI DI ROMA 1983

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Giovanni Franceschi – da wikipedia.org

articolo di Giovanni Manenti

Il vecchio adagio che “una rondine non fa primavera” ben si adatta al periodo buio del nuoto italiano, che credeva di aver risollevato la testa – quantomeno a livello continentale – con l’impresa di Paolo Pucci ai Campionati Europei di Budapest 1958, quando lo stileliberista romano coglie l’oro con annesso primato europeo sui 100 stile libero, per poi essere protagonista, con due eccellenti frazioni, nell’argento azzurro nella staffetta 4×200 stile libero e nel bronzo con il quartetto della 4×100 mista.

E, visto che in tale edizione della rassegna continentale vi erano stati anche l’argento di Roberto Lazzari sui 200 rana (prima medaglia italiana al di fuori dello stile libero) ed il bronzo di Paolo Galletti sui 400 stile libero, si poteva sperare in un risveglio del nuoto azzurro che, al contrario, ripiomba nell’anonimato, senza apparire nel medagliere di Lipsia 1962, mentre quattro anni più tardi, ad Utrecht 1966, a salire sul podio era stata soltanto la coppia d’oro dei tuffi, formata da Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto.

Tuffatori che si ripetono a Barcellona 1970, mentre il nuoto maschile entra nel nuovo decennio senza far presenza in occasione delle cerimonie di premiazione, che, viceversa, vedono salire sul podio l’altra “eccezione che conferma la regola” costituita dalla padovana Novella Calligaris che, dopo il bronzo sugli 800 stile libero di Barcellona, conclude la sua splendida carriera in piscina – dopo lo straordinario biennio 1972/1973 – con il bronzo sui 400 stile libero e l’argento sugli 800 stile libero alla rassegna di Vienna 1974, impossibilitata a contrastare lo strapotere delle walchirie della Germania Est, che si aggiudicano 13 delle 14 gare in programma, con l’unico oro che sfugge loro conquistato dalla tedesca occidentale Christel Justen sui 100 rana.

In una sorta di passaggio del testimone, tre anni dopo a Jonkoping 1977, tocca nuovamente al settore maschile quantomeno cercare di salvare l’onore del nuoto azzurro, con Marcello Guarducci ad occupare il gradino più basso del podio sia sui 100 che sui 200 stile libero – gare entrambe vinte dal tedesco occidentale Peter Nocke sui sovietici Vladimir Bure ed Andrej Krylov, rispettivamente – e poi prendendosi la soddisfazione di condurre il quartetto azzurro della 4×100 stile libero all’argento, superando in un affascinante testa a testa l’Unione Sovietica, dietro all’inarrivabile Germania Ovest.

Edizione in cui fa bella mostra di sé anche il ranista Giorgio Lalle, che si inserisce tra i due tedeschi occidentali Gerald Morken e Walter Kusch per arricchire il medagliere azzurro dell’argento sulla più breve distanza dei 100 rana, ma il metallo pregiato per l’Italia continua ad essere il sempre più sbiadito ricordo dell’impresa di Pucci, e sono già passati quasi 20 anni.

Anche perché si trattano pur sempre di lampi isolati che non trovano continuità di risultati, come confermato dall’esito delle Olimpiadi di Mosca 1980 dove, a dispetto dell’assenza dei nuotatori americani, nessun azzurro riesce a salire sul podio e, l’anno seguente, agli Europei di Spalato 1981, la presenza dell’Italia nel medagliere è ristretta ad un solo atleta, vale a dire il milanese Giovanni Franceschi, protagonista del nostro racconto odierno.

Nato il 25 aprile 1963, soprannominato “Long John” per il suo fisico alto e longilineo (m.1,92 per 75kg.), Franceschi eccelle nella specialità dei misti, pur se il suo esordio ad alto livello internazionale è alquanto deludente, venendo eliminato in batteria nei 400 misti ai Giochi di Mosca 1980 con un mediocre riscontro cronometrico di 4’33″86, gare che vedono le affermazioni dei due formidabili sovietici Sergey Fesenko, oro sui 200, ed Aleksandr Sidorenko (con Fesenko argento) sui 400 misti.

Coppia che si presenta come logica favorita anche a Spalato, dove però trova un Franceschi ben diverso da quello dimesso di un anno prima, visto che migliora di quasi 9″ il tempo realizzato in batteria a Mosca sui 400 misti, nuotando la distanza in un 4’24″82 che gli vale il bronzo nella gara vinta da Fesenko in 4’22″77, per poi fare ancor meglio sulla più breve distanza, dove si aggiudica l’argento in 2’04″97, preceduto dal solo Sidorenko che tocca in 2’03″41.

Sicuramente un buon incentivo in vista dei Campionati Mondiali, in programma a Guayaquil nel 1982, rassegna iridata giunta alla quarta edizione ed in cui, sinora – exploit della Calligaris a Belgrado 1973 a parte – gli azzurri hanno raccolto solo il bronzo con la staffetta 4×100 stile libero a Cali 1975 e si presentano dunque in Ecuador con Franceschi come uomo di punta.

E “Long John” non tradisce le attese, fallendo il podio sui 400 misti in cui giunge quarto replicando con 4’24″89 il tempo ottenuto a Spalato, nella gara che si aggiudica il brasiliano Ricardo Prado nel nuovo record mondiale di 4’19″78 precedendo il tedesco orientale Jens-Peter Bernd ed il solito Fesenko, per poi impedire all’Italia di concludere la manifestazione senza apparire nel medagliere – dato che si è chiusa “l’epoca d’oro” dei nostri tuffatori – con il bronzo conquistato sui 200 misti. Dove ad imporsi è ancora il sovietico Sidorenko in 2’03″30 davanti all’americano Barrett in 2’03″49, mentre Franceschi viene cronometrato in 2’04″65, lasciando stavolta Berndt ai margini del podio.

A questo punto l’onore (e l’onere) di “salvatore della patria” in vista dei Campionati Europei che tocca proprio all’Italia organizzare a Roma nel 1983, è tutto sulle potenti spalle di Franceschi, il quale esordisce nella piscina del Foro Italico nella prova dei 400 misti.

Con tutto il pubblico romano a tifare per lui, Franceschi acquisisce un discreto margine di vantaggio nelle prime tre frazioni a farfalla, dorso e rana, transitando anche all’ultima virata con un vantaggio rassicurante sul già citato tedesco orientale Berndt, il quale ha però riservato le ultime energie per la vasca conclusiva, riducendo bracciata dopo bracciata il distacco dall’azzurro che però riesce a resistere e, forse stimolato dal rivale, unisce all’oro anche il record europeo di 4’20″41 – non distante dal limite mondiale di Prado – mentre anche Berndt, nuotando in 4’20″81, va sotto al precedente primato continentale, con il podio completato dal cecoslovacco Josef Hladky, in una gara in cui fa buona figura anche l’altro azzurro, Maurizio Divano, quinto in 4’24″39.

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Franceschi sul podio europeo a Roma 1983 – da gettyimages.it

E, visto che oggi siamo in tema di citazioni, si può dire che per Franceschi “l’appetito vien mangiando“, visto che pochi giorni dopo bissa tale impresa con l’oro anche nella prova sui 200 misti, la quale ricalca in tutto e per tutto la gara sulla doppia distanza, dato che oltre a ripetere l’identico ordine d’arrivo – che stavolta vede Sidorenko ai margini del podio, beffato per soli 0″05 centesimi (2’03″55 a 2’03″60) – Franceschi fa suo pure in questo caso il record europeo, nuotando in 2’02″48, con Berndt solo leggermente più staccato.

Le prestazioni di Franceschi rappresentano gli unici ori per l’Italia nel medagliere, arricchito anche da tre bronzi – Paolo Revelli sui 200 farfalla dominati dall’Albatros Michael Gross, la staffetta 4×200 stile libero maschile (cui in terza frazione nuota anche Franceschi) e Cinzia Savi Scarponi sui 100 farfalla, prima tra le “umane” visto che la rassegna continentale di Roma passa alla storia in campo femminile non solo perché le ragazze della Germania Est vincono tutte e 15 le gare in programma, ma soprattutto in quanto portano le loro due iscritte all’oro ed argento nelle 12 gare individuali (!!!) –, e questo è il culmine della carriera del milanese, incapace di confermarsi ad alti livelli negli anni a seguire.

Alle Olimpiadi di Los Angeles 1984, difatti, Franceschi giunge ottavo in finale sui 400 misti (meglio di lui fa Divano, che si classifica quinto) e non si qualifica per l’atto conclusivo dei 200, mentre all’edizione degli Europei di Sofia del 1985 può solo assistere da comprimario all’esplosione del fenomenale mistista ungherese Tamas Darnyi, che si aggiudica entrambe le prove, in cui Franceschi è settimo (e Divano ancora quinto) sulla più lunga distanza, ma fallendo per soli 0″08 centesimi il bronzo sui 200 misti, con l’unica soddisfazione di aver toccato davanti a Sidorenko.

Peccato, perché sarebbe stata una meritata conclusione di una carriera comunque da incorniciare in un periodo di vacche magre per il nuoto italiano, tant’è che dovranno passare ancora sei anni prima che, all’edizione degli Europei di Bonn del 1989, l’Italia possa finalmente ottenere quel ruolo che clima e conformità geografiche le farebbero spettare di diritto, grazie alle prodezze di Giorgio Lamberti e Stefano Battistelli.

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