ALLAN WELLS, L’ANTI MENNEA EUROPEO

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Allan Wells campione olimpico a Mosca 1980 – da gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Quando il nostro Pietro Mennea si presenta ai Campionati Europei di Praga ’78 per difendere l’oro sui 200 metri conquistato quattro anni prima a Roma, si è oramai scrollato di dosso l’imbarazzante ombra del sovietico Valery Borzov, che l’aveva battuto sui 100 sulla pista dell’Olimpico, nonché recuperato la delusione per il quarto posto olimpico di Montreal ’76.

E difatti, il campione barlettano non ha alcuna difficoltà a confermarsi miglior velocista del continente sui 200 con un margine rispetto al secondo, il tedesco orientale Olaf Prenzler, degno di un Bolt dei giorni nostri (20”16 a 20”61 …!!), ma stavolta potendo anche vantare l’accoppiata sulla più breve distanza, vinta pur con un tempo non eccelso di 10”27, comunque più che sufficiente a tenere a debita distanza l’altro tedesco est, Eugene Ray, argento in 10”36, in una Finale che vede mestamente concludere all’ottavo ed ultimo posto, Valery Borzov, al suo passo d’addio all’atletica leggera.

E quasi non si accorge, Mennea, della presenza in Finale di un britannico di origini scozzesi, tal Allan Wells, che conclude la prova in un poco più che dignitoso sesto posto, con il tempo di 10”45, non potendo immaginare che, da lì ai prossimi due anni, lo stesso diventerà il suo massimo antagonista.

Nato ad Edimburgo il 3 maggio 1952, e, pertanto, coetaneo di Mennea, che sarebbe venuto alla luce poco più avanti, il 28 giugno del medesimo anno, Wells è un atleta dalle caratteristiche morfologiche poco rispondenti a quelle dello sprinter puro, alto come è m.1,85 per quasi 80kg. di peso e, difatti, i suoi inizi sui campi di atletica sono rivolti alle pedane dei salti (in lungo e triplo) più che alla pista.

Dotato però, al pari dell’azzurro, di una grande caparbietà e volontà di emergere, dopo aver abbandonato gli studi a 15 anni per lavorare in una officina meccanica, Wells si dedica ad un grande lavoro di potenziamento muscolare in palestra, visto che le condizioni atmosferiche della capitale scozzese difficilmente consentono allenamenti all’aperto, circostanza che lo porta ad avere difficoltà in una specialità come quella del salto in lungo, dove comunque è campione scozzese indoor nel ’74, prendendo la decisione di dedicarsi esclusivamente alla velocità a partire dal ’76, alla non più verde età di 24 anni.

Dover recuperare un “gap” così sostanzioso rispetto ai migliori sprinter europei dell’epoca non è cosa facile, ma Wells non si perde d’animo e già ai “Commonwealth Games” di Edmonton ’78, disputati ad inizio agosto, dà una significativa prova delle sue qualità, giungendo secondo solo dietro al campione olimpico giamaicano Donald Quarrie sui 100 metri, ma con un eccellente riscontro cronometrico – 10”07 rispetto ai 10”03 del vincitore – e facendo suo l’oro sulla doppia distanza in 20”12, tempo migliore di quello con cui Mennea, a distanza di un mese conferma il titolo europeo.

Già questi sono degli indubbi “biglietti da visita” da non far dormire sonni troppo tranquilli per la “freccia del Sud”, che ha comunque l’occasione di confrontarsi con Wells sul suolo italiano l’anno seguente, in occasione delle finali di Coppa Europa, che si disputano allo Stadio Comunale di Torino il 4 e 5 agosto ’79.

Nella prima giornata sono in programma i 100 metri e la staffetta 4×100, mentre il giorno successivo si disputano i 200, e Mennea dimostra di essere in più che buone condizioni, facendo sua la gara più breve in un più che valido 10”15, superando di un 0”01 centesimo il polacco Marian Woronin, mentre Wells si deve accontentare del gradino più basso del podio con 10”19, per poi vedere il quartetto britannico giungere alle spalle di quello azzurro (quinti e quarti, rispettivamente) nella staffetta 4×100 che conclude il primo giorno di gare.

Niente può far pensare ad una sconfitta di Mennea sulla “sua” gara dei 200 metri, in cui sono anni che non viene battuto da un europeo, ed invece, schierato in sesta corsia rispetto all’ottava del britannico, esce dalla curva con il solito, consueto distacco non essendo essa la parte migliore della scomposizione della sua gara, ma stavolta, pur apparendo lo svantaggio tutt’altro che incolmabile, la progressione in rettilineo dell’atleta pugliese non è sufficiente a raggiungere Wells, che si aggiudica la prova per 0”02 centesimi di differenza, 20”29 a 20”31.

Questi sbalzi di rendimento non sono inusuali per un Mennea che, comunque, scaccia ogni dubbio sulla sua superiorità sulla distanza conquistando, a tre mesi di distanza, alle Universiadi di Città del Messico, il record mondiale sui 200 metri con il tempo di 19”72 che resisterà per 17 anni.

Con il boicottaggio degli Stati Uniti ai Giochi di Mosca ’80, le chances di vittoria per i velocisti europei aumentano e non di poco, pur dovendosi comunque sempre guardare dalle insidie loro portate dagli atleti del Caribe (i campioni olimpici in carica, Hasely Crawford e Don Quarrie su tutti …) e di Cuba, tra cui primeggia Silvio Leonard.

Come da copione, la prova sui 100 metri è quella che apre il programma olimpico su pista, ed il 24 luglio ’80, allo Stadio Lenin di Mosca, si svolgono le batterie al mattino ed i quarti di finale al pomeriggio, per poi vedere disputati, il giorno appresso, semifinali e Finale.

Inserito nella terza batteria assieme al giamaicano Quarrie (chissà con quale criterio siano state composte …), Wells si presenta in 10”35 rispetto al 10”37 del rivale, mentre Mennea fa sua la successiva, ma con un tempo di 10”56 che non rassicura sulle sue condizioni di forma, tant’è che, al pomeriggio, si qualifica per le semifinali solo con il quarto posto utile nella prima serie, peraltro la più veloce, vinta proprio da Wells in 10”11, mentre l’azzurro, correndo in 10”27, esclude per un solo 0”01 centesimo dal proseguimento della manifestazione il campione olimpico in carica, Hasely Crawford.

Il riscontro cronometrico di Mennea fa comunque ben sperare, quantomeno per un accesso in Finale che sarebbe il primo per lui sulla più breve distanza, ma il pomeriggio del giorno dopo, un Mennea incredibilmente imballato giunge non meglio che sesto nella prima delle due semifinali con un modesto 10”58, in una gara ampiamente alla sua portata, vinta dal bulgaro Petar Petrov in 10”39 e che fa un’altra vittima eccellente nel giamaicano Quarrie, appena davanti a Mennea, quinto in 10”55.

Per Wells, che dal canto suo si è aggiudicato la seconda semifinale in 10”27 – ironia della sorte, lo stesso tempo corso da Mennea nei quarti – si dischiudono le porte per una insperata, alla vigilia, possibilità di centrare l’oro olimpico, visto che oramai, oltre agli americani assenti, sono già usciti i campioni olimpico, europeo e del Commonwealth in carica.

Resta l’interrogativo sul cubano Leonard, con il dubbio che si sia nascosto in semifinale giungendo appena dietro alle spalle di Petrov, ma non ci vuole molto per scoprirlo, visto che, a poco più di due ore di distanza, gli otto finalisti sono pronti ai blocchi di partenza agli ordini dello starter, con Leonard e Wells sorteggiati nelle due corsie esterne, il cubano in prima – che, da un punto di vista scaramantico, non deve essergli dispiaciuto, visto che è la stessa in cui si era affermato quattro anni prima Crawford a Montreal ’76 – e lo scozzese in ottava.

Al via, i più veloci a mettersi in moto sono l’altro cubano Lara in settima corsia e l’atleta di casa, Aleksandr Aksinin, in seconda, mentre Wells, penalizzato dalla stazza fisica, stenta a prendere un corretto assetto di gara, esprimendo poi tutta la propria potenzialità nella seconda parte della gara, piombando sul filo di lana assieme a Leonard, tant’è che, vista anche la lontananza delle corsie, nessun è in grado di scommettere su chi abbia in effetti vinto.

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L’incerto arrivo della finale dei 100 metri – da dailymail.co.uk

Tocca al fotofinish decifrare l’arrivo e, pur se a parità di tempo (10”25 per entrambi), la vittoria viene assegnata a Wells, con Leonard argento ed il bulgaro Petrov bronzo in 10”39, un risultato ampiamente alla portata anche di Mennea.

Un solo di giorno di riposo e poi, il 27 mattina, di nuovo tutti in pista per le batterie dei 200, con un Wells al settimo cielo per l’oro conquistato ed un Mennea di cui tutti si chiedono se sarà riuscito a recuperare, fisicamente e moralmente, dalla cocente delusione patita sui 100.

Dopo un primo turno in cui i favoriti si sono tutti più o meno risparmiati – sulla doppia distanza è molto più facile amministrarsi che non sui 100 metri – già nei quarti di finale del pomeriggio vengono scoperte le carte, con i quattro pretendenti all’oro (Quarrie, Leonard, Wells e Mennea) a vincere le rispettive serie, con Wells a registrare il miglior tempo di 20”59, appena 0”01 centesimo meglio di Mennea, che chiude in 20”60 con largo margine sul sovietico Sidorov, secondo in 20”83.

Sembra aver ritrovato lo smalto giusto, il barlettano, che si conferma nella seconda semifinale del giorno dopo, quando precede in 20”70 Quarrie, mentre questa volta Leonard non si nasconde, facendo sua la prima serie in un convincente 20”61, con Wells a rallentare vistosamente sul traguardo, chiudendo quarto in un 20”75 che non deve trarre in inganno.

Con quattro finalisti – Wells, Leonard, Lara e Woronin – provenienti dalla gara dei 100, il pronostico per la finale delle 20,10 è quanto mai incerto, anche se è opinione comune che il podio sia ristretto al quartetto dei favoriti, che li vede schierati con Leonard ancora una volta in prima corsia (un sorteggio che sui 200 metri risulta penalizzante), Quarrie in quarta, Wells in settima e Mennea in ottava, con ciò invertendo in pratica la posizione dei due alla Coppa Europa dell’anno prima a Torino.

Nonostante che l’ottava corsia lo faciliti nell’affrontare la curva, Mennea conferma le sue difficoltà in tale porzione di gara, presentandosi sul rettilineo finale in quinta posizione, con Wells, partito fortissimo, a comandare la corsa, seguito da Leonard, Quarrie e Woronin.

Cosa accada poi penso sia pressoché inutile ricordarlo, con Mennea a rimontare metro su metro sino a raggiungere Wells, completamente privo di energie a spingere più di spalle che di gambe, a pochi metri dal traguardo e rinverdire, a 20 anni di distanza, l’oro di Livio Berruti a Roma ’60, trionfando in 20”19 rispetto ai 20”21 dello scozzese, mentre Don Quarrie aggiunge un’altra medaglia al proprio ricco palmarès, soffiando, per un solo 0”01 centesimo (20”29 a 20”30), il bronzo al cubano Leonard.

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Wells preceduto da Mennea sui 200 metri – da pinterest.com

A Wells sfugge l’occasione di collezionare un fantastico tris di medaglie con la staffetta 4×100, che vede il quartetto britannico posizionarsi ai margini del podio, superato dalla Francia nella lotta per il bronzo, ma è fuor di dubbio che la sua esperienza olimpica è di quelle da ricordare in eterno, e che ne rappresenta l’apice della carriera.

Il velocista britannico disputa comunque altre tre buone stagioni, che lo vedono primeggiare sui 100 metri sia nella terza edizione della Coppa del Mondo di Roma ’81 (10”20 sul ghanese Obeng, 10”21) che nelle Finali di Coppa Europa a Zagabria ’81 (10”17 sul tedesco est Emmelmann, 10”21), classificandosi secondo in entrambe le competizioni sulla doppia distanza, mentre nel 1982, dopo aver dovuto saltare i Campionati Europei per un leggero infortunio, ottiene la doppietta 100/200 che non gli era sinora mai riuscita, ai “Commonwealth Games” di Brisbane, superando sui 100 (10”02 a 10”05) un “certo” Ben Johnson, e venendo accreditato dell’oro a pari merito sulla doppia distanza, assieme all’inglese McFarlane, che concludono appaiati il 20”43.

Il 1983 è l’anno in cui si disputa la prima edizione dei Campionati mondiali ad Helsinki, e Wells, che la settimana successiva verrà beffato da Emmelmann (10”58 a 10”59) sui 100 in Coppa Europa a Londra, ma prendendosi la soddisfazione di una platonica rivincita su Mennea precedendolo sui 200 (20”72 a 20”74), è pronto a sfidare nella capitale finlandese gli sprinter americani.

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Wells precede Mennea sui 200 in Coppa Europa 1983 – da dailymail.co.uk

E la musica è davvero diversa, poiché sui 100 metri il podio è interamente “a stelle e strisce” con Carl Lewis a primeggiare in 10”07, davanti a Calvin Smith ed Emmit King, mentre tocca proprio a Wells a salvare l’onore del vecchio continente, piazzandosi quarto in 10”27, onore che ci pensa l’azzurro a tenere ancora più in alto sulla doppia distanza, dove, dopo la doppietta Usa con Calvin Smith ed Elliott Quaw (20”14 a 20”41), conquista il bronzo in 20”51, precedendo di un solo 0”01 centesimo indovinate chi, ma Alan Wells, ovviamente.

Ed anche se i due proseguiranno stancamente le rispettive carriere, partecipando ai Giochi di Los Angeles ’84 – Wells eliminato in semifinale dei 100 metri e settimo con la staffetta 4×100, mentre Mennea è settimo in Finale sui 200, quarto con la staffetta 4×100 e quinto con il quartetto della 4×400 – ed il britannico capace di andare ancora in Finale agli Europei di Stoccarda ’86, piazzandosi quinto sia sui 100 che sui 200 metri, è indubbio che quel centesimo che li ha divisi nella lotta per il podio di Helsinki ’83 non possa che rappresentare la sintesi di una sfida, avvincente, dura, ma leale, a cui i due campioni hanno dato vinta nell’arco di un quinquennio …!!

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