LO SLALOM MONDIALE PERFETTO DI PALANDER A VAIL 1999

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La gioia di Kalle Palander – da gettyimages.com

articolo di Nicola Pucci

Alto, biondo, occhi azzurri, finnico classe 1977, un drago tra i pali stretti dello slalom. L’identikit non può che corrispondere a Kalle Palander, e di lui oggi trattiamo, ricordando la sorpresa che fu capace di creare ai Mondiali di Vail/Beaver Creek del 1999. Che poi, vedendo il seguito, tanto sorpresa non lo fu proprio.

Qualche mese prima, a marzo 1998, l’immenso Alberto Tomba ha salutato il Circo Bianco con l’ultima impresa alle finali di Coppa a Crans Montana, lasciando un vuoto di popolarità e talento difficile da colmare. Certo, il nuovo che avanza ha i tratti duri di “Herminator” Maier, ma l’asburgico è il re delle discipline veloci e del gigante, ergo lo slalom cerca l’erede dell’Albertone nazionale.

Tra i pretendenti c’è il campione olimpico in carica, l’altro nordico, di sponda norvegese, Hans Petter Buraas; il “vecchioThomas Stangassinger è ancora sulla breccia ed è sempre magistralmente competitivo; Finn Christian Jagge, pure lui in provenienza dalla Norvegia, ed il gemello Ole Kristian Furusuth infine sperano di beneficiare dell’addio di un rivale che spesso, troppo spesso, li ha castigati; lo sloveno Jure Kosir, tremendamente simile alla “Bomba” nell’esser personaggio, è in possesso di credenziali eccellenti; Pierrick Bourgeat e Sebastien Amiez tengono alto l’onore di Francia; il talentuosissimo Benjamin Raich è la nuova stella in casa Austria, giovane ma già pronto a prendersi la ribalta; Giorgio Rocca ha l’improbo e ingrato compito di non far rimpiangere il campionissimo bolognese. Insomma, i pretendenti non mancano di certo, se si considera che dal lotto ho tenuto a parte il campione del mondo in carica, l’ennesimo norvegese di una mandata benedetta da cielo scandinavo, Tom Stiansen, e la coppia Kjetil Andrè Aamodt/Lasse Kjus, che in slalom se la cavano ma principalmente sono l’emblema della polivalenza al servizio della classifica generale.

Questo popò di campioni si dà appuntamento per il mese di febbraio in nordamerica, Vail e Beaver Creek, che ospitano la rassegna iridata numero 20. I favori del pronostico sono da spartirsi tra Raich e Kosir, che a gennaio hanno prevalso in due occasioni a testa, Kranjska Gora e Kitzbuhel lo sloveno, sulla “Planai” di Schladming e a Wengen l’austriaco. Bourgeat, Stangassinger e Jagge, a loro volta, hanno trionfato a dicembre a Park City, Aspen e Sestriere, meritandosi buone chances in ottica mondiale, gli altri rientrano nel novero di coloro che ambiscono a salire sul podio. Possibilmente sul gradino più alto.

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Palander in azione – da gettyimages.com

E Palander? Kalle non è niente di più che un giovanotto di belle speranze non ancora 22enne, affacciatosi da un paio di stagioni sulla scena della Coppa del Mondo. Ma se i primi anni ha dovuto inevitabilmente pagare dazio all’inesperienza e all’alto numero di pettorali, nella stagione in corso, dopo tre premature uscite, ha cominciato a sommare piazzamenti interessanti, 10° a Kranjska Gora, 6° a Schladming, 7° a Wengen e ancora 6° a Kitzbuhel. Il che certifica che la crescita è costante e prima o poi sarà in grado di sferrare l’attacco alle posizioni che contano. Magari proprio a Vail.

Appunto. Palander, che fu presente già al Sestriere con un dignitoso 16esimo posto, quella mattina del 14 febbraio, come da tradizioni ultimo giorno di gare, ha in serbo il colpaccio che gli cambierà la vita e lo proietterà nell’alveo dei grandi dello sci. La pista “International” di Vail è ben preparata, il fondo è ghiacciato ma ha qualche trabocchetto che costa caro al detentore del titolo, Stiansen, e all’olimpionico Buraas, già fuori nella prima manche al pari di Bourgeat, dell’elvetico Dider Plaschy e dell’azzurro Fabrizio Tescari. Lasse Kjus, che chiuderà la rassegna con il record di cinque medaglie in cinque gare disputate, è al comando, 51″42, dopo aver condotto una linea perfetta tra i pali, precedendo Christian Mayer, 51″61, austriaco mai appariscente ma sempre molto regolare ad alti livelli, e Giorgio Rocca, 51″83, che sente profumo di medaglia rimanendo di un soffio davanti a Kosir, 51″86, e l’eterno Paul Accola, 51″93.

Palander, che ha conquistato il diritto al primo gruppo di merito e scende a valle con il pettorale numero 8, è provvisoriamente settimo, 52″20, ma nella seconda manche la sua serpentina è irresistibile. Ha da migliorare il tempo di Stangassinger, 1’42″82, e con un vantaggio già di 0″54 incrementa a 0″88 all’intermedio per poi contenere sul muro finale e fermare i cronometri ad 1’42″12. La sensazione è che non sarà facile, per chi deve ancora lanciarsi, riuscire a far meglio.

In effetti Rocca e Raich rimangono alle spalle delle finlandese, l’azzurro di 0″21 per un’amarissima quarta posizione finale, l’austriaco di 0″43, così come Accola e Kosir naufragano ad oltre un secondo di distacco. Ma gli avversari più pericolosi sono Mayer e ovviamente Kjus, i primi della classe, e se l’austriaco, che all’intermedio conserva 0″37 dei 0″59 centesimi di vantaggio che poteva vantare per poi rallentare troppo e terminare in 1’42″25 che gli vale comunque la medaglia di bronzo, il norvegese, pettorale numero 9, che di centesimi di vantaggio ne aveva 0″78, sembra avviato al successo, passando a metà manche con margine pressochè immutato, 0″76. Macchè, il ripido pendio che declina verso il traguardo gli è fatale, sbava un paio di curve, tira il freno e sulla linea d’arrivo l’1’42″23 consegna a Palander l’inattesa e sorpredente vittoria.

11 centesimi valgono un titolo mondiale, il primo per la Finlandia nello sci alpino, e la gloria sciistica: Kalle Palander sale per la prima volta sul podio e lo fa nell’occasione che conta. Dimostrerà in seguito di aver meritato quel trionfo, conquistando in carriera 14 successi… basta rompere il ghiaccio, no?

 

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