MONTREAL 1976, L’INCREDIBILE MANO DI POKER DEI CUGINI MONTANO

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Mario Aldo Montano – da it.wikipedia.org

articolo di Gabriele Fredianelli

Quattro cugini sul podio di un’Olimpiade, nello stesso sport, non si erano mai visti e chissà se mai si rivedranno. Livornesi, nati in una manciata di anni, dal 1948 al 1953, due perfino nello stesso giorno, quasi fossero gemelli, il 1° maggio del ’48. Ma quella dei Montano – sei componenti sul podio olimpico lungo tre generazioni – non è una famiglia come le altre, non lo è mai stata. A cominciare da un albero genealogico da perderci la testa, fin dai nomi (tanti Aldo, tanti Mario, spesso doppi nell’abbinamento).

Prima venne Aldo, il patriarca, classe 1910. Sciabolatore, allievo di Nedo Nadi al mitico Circolo Fides Livorno, argento a Berlino nel 1936 e a Londra nel 1948, prima e dopo la guerra. Cinque ori mondiali, campione del mondo individuale, ancora prima e dopo la forzata pausa bellica, a un decennio di distanza.

Poi venne la seconda generazione. Mario Aldo, detto Mauzzino, il figlio di Aldo, sciabolatore anche lui, allievo di Athos Perone, a medaglia in tre Olimpiadi di fila: oro a Monaco 1972, argento a Montréal  1976 e Mosca 1980, sempre a squadre, nonché due volte campione del mondo individuale.

Quindi Mario Tullio, detto Mariolone, il cugino di Aldo Mario. Sciabolatore pure lui, e di lui compagno di squadra a Monaco 1972 e Montréal 1976. Nato perfino lo stesso giorno, quel 1° maggio del 1948.

Poi Tommaso, il più giovane, classe 1953, fratello di Mario Tullio, anche lui sciabolatore, anche lui nella squadra di Montréal 1976.

Infine Carlo, fratello di Tommaso e Mario Tullio, classe 1952, l’unico fiorettista di famiglia, pure lui a medaglia nel 1976, nella squadra di fioretto.

A Monaco 1972 era già successo qualcosa di simile. I due Montano più anziani della nidiata di cugini erano andati insieme a medaglia d’oro: in compagnia dell’altro livornese Rolando Rigoli, al romano Michele Maffei e al torinese-fiorentino Cesare Salvadori. Perfino davanti a due potenze come l’Unione Sovietica di Sidyak e Nazlymov (rispettivamente oro e bronzo nell’individuale) e l’Unghieria di Marot (argento).

Ma a Montréal, nel 1976, ecco che succede qualcosa di incredibile. Quattro argenti per quattro Montano. Carlo è argento nel fioretto a squadre, dietro la Germania Ovest, accanto a Fabio Dal Zotto già vincitore dell’oro individuale (unico oro italiano nella scherma in quei Giochi).

La sciabola è dominata dai russi: tutti e tre i gradini del podio nell’individuale (Krovopuskov, Nazlymov, Sidyak) e oro a squadre. È il loro momento di massimo fulgore: quattro ori a squadre in cinque edizioni dei giochi tra 1964 a 1980 (tranne l’argento di Monaco) e tre individuali di fila tra 1972 e 1980, con due argenti e due bronzi a completare la sfilza. Dietro gli inarrivabili i sovietici, però, c’è l’Italia dei tre Montano più Maffei e Angelo Arcidiacono. Gli azzurri battono la Francia nei quarti e l’Ungheria in semifinale, per cedere poi 9-4 a Krovopuskov e compagni. Una maledizione, o quasi, quella contro gli atleti dell’Urss: con Montano e Maffei arrivati al quinto e sesto posto nell’individuale, appunto dietro i tre russi e il rumeno Pop.

Poi verrà la terza e – almeno per ora – ultima generazione dei Montano. Quella di Aldo jr, figlio di Mauzzino. Campione olimpico nella sciabola nel 2004 ad Atene, 84 anni dopo Nedo Nadi, il maestro del nonno a lui omonimo, tanto per chiudere uno dei tanti cerchi di famiglia. Poi altre tre medaglie ai Giochi (un argento e due bronzi a squadre) e un titolo mondiale a Catania nel 2011. Ma, nel gioco dei destini, uno dei suoi maestri più importanti a Livorno è stato Viktor Sidyak, quattro volte campione olimpico e sette volte mondiale e uno dei più fieri avversari in pedana di suo nonno e dei suoi zii, Montréal compresa.

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