JIM RYUN, LA MALEDIZIONE OLIMPICA DEL “MILER”

jimryun-1000
Jim Ryun migliora il record mondiale del miglio il 17 luglio 1966 – da runnersworld.com

articolo di Giovanni Manenti

In una nazione come gli Stati Uniti, dove l’atletica leggera è uno degli sport più praticati al college, vi è però una netta preferenza per le gare veloci, sino al completamento del giro di pista, corse piane od ostacoli non fa distinzione, per poi prediligere, nei concorsi, le prove di salto rispetto ai lanci, e non c’è quindi da sorprendersi se, nelle prove di mezzofondo, difficilmente si veda primeggiare un atleta americano, per non parlare poi d record, essendo quelli oramai interamente appannaggio degli atleti africani.

Ma, come in quasi tutte le cose, ad una regola si contrappone sempre un’eccezione e, nel caso specifico, questa eccezione risponde ad un nome ed un volto ben precisi, vale a dire quello di Jim Ryun, l’unico “miler” della storia Usa capace di detenere, a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio del successivo decennio, i primati mondiali sia sui 1.500 metri che sul miglio, vero e proprio “enfant prodige” della sua generazione.

Nato il 29 aprile 1947 a Wichita, in Kansas, morfologicamente ben strutturato (alto m.1,88 per 76kg.), Ryun sale difatti alla ribalta già al liceo (le “high school” negli Stati Uniti), quando nel 1964, appena 17enne, diviene il primo atleta per quella età a correre il miglio sotto la fatidica “barriera dei 4’ netti”, coprendo la distanza in 3’59”0 e confermandosi altresì a livello nazionale, dimostrando personalità nel conquistare la selezione per le Olimpiadi di Tokyo ’64 con il terzo posto conquistato sui 1.500 metri ai Trials di Los Angeles, circostanza che lo fa tuttora essere il più giovane atleta di sesso maschile ad aver partecipato ad una rassegna olimpica in atletica leggera.

La giovane età e la conseguente inesperienza viene pagata da Ryun in occasione dei Giochi dove, a dispetto di una buona prova in batteria, conclusa in 3’44”4, resta imbottigliato nel corso della prima semifinale, perdendo fiducia e, una volta verificata l’impossibilità di qualificarsi per la finale, chiude mestamente in ultima posizione.

Non c’è certo da demoralizzarsi, stante la verde età di Ryun, il quale riprende a vincere a livello nelle gare di high school, ma con significativi miglioramenti quanto a riscontri cronometrici, tant’è che nel 1965 corre altre quattro volte il miglio sotto i 4’ (unico liceale di sempre ad aver compito una tale impresa in più di tre occasioni …), con il picco del tempo di 3’55”3 stabilito il 27 giugno ’65 che rappresenta anche il primato Usa assoluto e che, a livello studentesco, resterà imbattuto per “qualcosa” come 36 anni, venendo superato solo nel 2001 da Alan Webb in 3’53”43.

Tali exploit valgono all’appena 18enne Ryun il quarto posto nel ranking mondiale stilato dalla celebre rivista specializzata “Track & Field News” ed il corteggiamento da parte dei più famosi college americani, preferendo comunque Jim di restare vicino a casa, iscrivendosi all’Università del Kansas, dove non si fa certo scrupoli nel continuare a mettersi in evidenza.

Ed, in effetti, nel suo primo anno da matricola, Ryun stabilisce il 10 giugno ’66 al meeting di Terre Haute, nell’Indiana, il record mondiale juniores di 1’44”9 sugli 800 metri – che, a 50 anni di distanza, è ancora primato americano junior sulla distanza – nel mentre il successivo 17 luglio, a Berkeley, in California, fa fermare i cronometri sul miglio a 3’51”3 che migliora il limite mondiale assoluto del francese Michel Jazy, realizzato l’anno prima a Rennes, in Francia.

Conclusa la stagione al primo posto del ranking mondiale precedendo il keniano Kipchoge Keino, l’unico suo vero antagonista del periodo e la cui rivalità tocca livelli altissimi nel biennio a seguire, Ryun si appresta a disputare quello che risulta il suo “anno di gloria”, vale a dire il 1967, con l’unica sfortuna che esso non coincida con l’organizzazione dei Giochi Olimpici.

Dapprima, festeggia i 20 anni da poco compiuti, migliorando il proprio primato mondiale sul miglio in una gara in notturna disputata il 23 giugno ’67 a Bakersfield, in California, corsa mantenendo la testa sin dall’avvio con progressivo incremento dell’andatura a partire dal terzo giro per andare a concludere in solitario in 3’51”1, limando così 0”2 decimi al suo precedente limite.

Appena quindici giorni dopo, Ryun va all’assalto del primato sulla distanza metrica dei 1.500, che data dalle Olimpiadi di Roma ’60, in cui l’australiano Herb Elliott, al termine di una gara solitaria, ferma i cronometri sul tempo di 3’35”6, un record che resiste all’epoca d’oro dell’altro fenomenale mezzofondista dell’Oceania, il neozelandese Peter Snell, soprattutto perché quest’ultimo, come tutti gli atleti del Commonwealth britannico, si cimenta pressoché esclusivamente sul miglio, tant’è che, prima della doppietta 800/1.500 metri dal medesimo realizzata ai Giochi di Tokyo ’64, lo stesso non aveva mai corso una gara sulla distanza europea ed olimpica.

Ma quella che va in scena l’8 luglio ’67 a Los Angeles, è una delle sfide che viene ricordata dagli esperti del settore come degna di passare agli annali della specialità, vedendo come protagonisti il ventenne americano ed il ventisettenne keniano, nell’ambito di un incontro internazionale tra Stati Uniti e selezione del Commonwealth britannico, eventi molto frequenti in quegli anni, quando non esistevano ancora sia i Campionati Mondiali che, tantomeno, l’attuale circuito della “Diamond League”, a calendarizzare le stagioni degli atleti.

Ad ogni buon conto, la gara si snoda su ritmi inizialmente lenti in avvio, per poi toccare a Keino di sollecitare l’andatura coprendo il secondo giro in 56” e portandosi al comando tallonato da Ryun, con i due atleti a staccare il resto del gruppo correndo fianco a fianco sino a 300 metri dall’arrivo quando un poderoso attacco dell’americano stronca la resistenza dell’atleta degli altipiani con una imperiosa progressione che lo porta a concludere con il tempo di 3’33”1 che migliora di 2”5 il vecchio record mondiale, grazie ad un ultimo giro cronometrato in 53”9.

232323232fp733_2_nu=5974_56;_256_WSNRCG=3365_399;4347nu0mrj
Ryun in occasione del record sui m.1500 in 3’33″1 – da marinarc.org

Detta circostanza fa sì che vi sia grande attesa per la resa dei conti tra i due campioni – che si confermano ai primi due posti del ranking mondiale per il 1967 – in occasione delle Olimpiadi di Città del Massico in programma ad ottobre ’68 nella capitale messicana ed, a questo punto, è doveroso aprire una parentesi per spiegare bene ai lettori chi sia e che cosa abbia rappresentato nel panorama dell’atletica mondiale la figura di Kipchoge Keino, antesignano del successivo dominio dell’Africa nera nelle gare di mezzofondo.

Messosi già in luce ai Giochi di Tokyo ’64, dove viene eliminato nella semifinale di 1.500 metri dopo essere giunto quinto sulla più lunga distanza dei 5.000, Keino è in grado di esprimersi ai massimi livelli dai 1.500 sino ai 10.000 metri, compresa la gara dei 3.000 siepi, tant’è che, dopo essersi affermato sulle distanze inglesi del miglio e delle tre miglia ai “Commonwealth Games” di Kingston ’66, si lancia nella pazzesca impresa di iscriversi in Messico su tutte e tre le distanze piane dei 1.500, 5.000 e 10.000 metri.

Un azzardo tanto più elevato se rapportato al fatto che le gare nella capitale centroamericana si disputano ad un’altitudine di oltre duemila metri, con conseguente rarefazione dell’aria che, se da un lato favorisce gli sprinter e le gare di salto, al contrario penalizza chi si deve esprimere sulle distanze del mezzofondo.

Un appuntamento al quale, dal canto suo, Ryun non giunge in perfette condizioni, in quanto ha dovuto combattere in estate la mononucleosi, cosa che lo ha penalizzato ai Trials di Echo Summit escludendolo dalla selezione per gli 800 metri e riducendo il “gap” rispetto ai connazionali sui 1.500, da lui comunque vinti pur se con il tempo di 3’49”0 alquanto modesto per le sue potenzialità, pur se ottenuto anch’esso in altura, visto che la località californiana era stata scelta dalla Federazione Usa proprio per abituare gli atleti alle condizioni che avrebbero poi ritrovato in sede olimpica.

Nel mese che separa i Trials dai Giochi, Ryun ed il suo staff curano meticolosamente la preparazione fisica, analizzando altresì le condizioni ambientali in cui si svolgerà la gara, arrivando alla conclusione che un tempo al di sotto dei 3’40” netti dovrebbe essere sufficiente a garantire la medaglia d’oro, pur con il vantaggio per Keino della sua abitudine a correre in altura, provenendo dagli altipiani dell’Africa centrale.

Vantaggio che, da parte della federazione Usa, si ritiene possa essere annullato dal fatto che il 28enne keniano si presenta alle batterie dei 1.500 del 18 ottobre dopo aver partecipato il 13 alla gara dei 10.000 metri, pur ritirandosi prima della fine, ed aver comunque corso il 15 le batterie ed il 17 la Finale dei 5.000, conquistando la sua prima medaglia olimpica, piazzandosi alle spalle del tunisino Mohamed Gammoudi al termine di una entusiasmante volata.

Tanto più che la prova dei 1.500 prevede, in tre giorni consecutivi, batterie, semifinali e finale, con Ryun a confortare sul proprio stato di forma facendo registrare il miglior tempo in batteria con 3’45”80 rispetto al 3’46”96 con cui Keino si aggiudica la prima serie, così come il giorno dopo allorquando, inseriti entrambi nella seconda delle due semifinali, è l’americano a prevalere in una gara tattica, precedendo il rivale sul traguardo in 3’51”25 rispetto al 3’51”50 del keniano.

Il pomeriggio del 20 ottobre 1968, sui dodici partecipanti all’atto conclusivo, solo due sono di colore, il più volte ricordato Keino ed il proprio connazionale Benjamin Jipcho, che si rivela fondamentale nella strategia di gara studiata dagli africani per fiaccare la resistenza del primatista mondiale, mentre l’Europa punta sull’argento di Tokyo ’64, il cecoslovacco Josef Odlozil, nonché sulla temibile coppia tedesca formata da Bodo Tummler ed Harald Norpoth, classificatisi rispettivamente al primo e terzo posto agli Europei di Belgrado ’66.

Ed, alla partenza, la tattica predisposta dal team keniano si mette in pratica, con Jipcho ad imprimere alla gara un ritmo elevato, tanto da passare sotto i 56” netti ai 400 metri, un’andatura difficilmente sostenibile in tali condizioni ambientali soprattutto da parte degli europei, mentre Ryun si mantiene nelle posizioni di coda fidandosi della sua previsione di concludere la prova intorno ai 3’39” netti.

Con un quartetto composto dai due keniani e dai due tedeschi a staccarsi leggermente dal resto del gruppo, è Keino a prendere decisamente l’iniziativa al passaggio agli 800 metri (cronometrato in 1’55”3), per poi transitare alla campana dell’ultimo giro con buon margine su di un terzetto formato da Tummler, Norpoth ed il britannico John Whetton, mentre Ryun si trova da solo al quinto posto nel tentativo di ricucire lo strappo, ed iniziando a rendersi conto di aver fatto male i propri calcoli.

keino-jumbo
Keino precede Jim Ryun nella finale olimpica 1968 – da nytimes.com

Ai 300 metri dall’arrivo Ryun raggiunge Whetton, per poi lanciarsi all’attacco della coppia tedesca che scavalca all’ingresso dell’ultima curva, quando però il distacco dal leader è oramai incolmabile, visto che Keino non mostra alcun segno di cedimento, andando così a trionfare nel nuovo record olimpico di 3’34”91, un tempo di tutto rispetto considerata l’altitudine, mentre a Ryun resta la consolazione dell’argento davanti al tedesco Tummler (3’37”89 a 3’39”08 rispettivamente).

Assediato dai media dopo la gara, Ryun respinge le accuse, così commentando l’esito della finale: “Avevamo previsto che correre in 3’39” sarebbe stato sufficiente per vincere ed io sono andato al di sotto di tale tempo, facendo del mio meglio e con la convinzione che se la gara si fosse disputata a livello del mare avrei vinto; se qualcuno sostiene che la mia prova sia stata deludente, ciò vuol dire non riconoscere i giusti meriti a Keino, che ha disputato una gara eccellente, come confermato dal record olimpico realizzato”.

L’amarezza per l’oro sfumato, fa sì che Ryun riduca le sue presenze in pista negli anni a venire a beneficio degli studi universitari – circostanza che lo fa scivolare, dopo il secondo posto alle spalle di Keino nel ranking mondiale del ’68, in settima posizione nel ’69 ed in sesta nel ’71 – per poi ripresentarsi in buone condizioni di forma nel ’72 in vista dell’appuntamento olimpico di Monaco ’72, stagione in cui fa registrare il suo “personal best” sui 5.000 metri in 13’38”2 il 20 maggio e corre il suo terzo miglior tempo di sempre sul miglio il 29 luglio a Toronto in 3’52”8 e che, all’epoca, era altresì la terza miglior prestazione assoluta, dopo aver staccato il pass per i Giochi bavaresi facendo sua la gara dei 1.500 metri ai Trials di Eugene in 3’41”5.

JimRyun14
Jim Ryun si aggiudica i Trials di Eugene 1972 – da competitor.com

Appuntamento a cinque cerchi che propone sin dalle batterie l’occasione per una rivincita, dato che sia Ryun che Keino sono inseriti nella quarta serie, ma ancora una volta la sorte volta le spalle all’americano che, urtato dal senegalese Billy Fordjour a 500 metri dall’arrivo, pur rimettendosi in piedi e concludendo la prova, non può andare avanti nella competizione, nonostante l’appello della Federazione Usa che viene respinto ancorché il Comitato Olimpico avesse confermato il danno subito dal non certo fortunato atleta, per il quale cala il sipario sulla propria attività agonistica, la cui ultima immagine lo immortala mentre viene consolato dal suo acerrimo, ma leale, avversario Keino, il quale, dal canto suo, non riuscirà a bissare l’oro di Città del Messico, beffato in volata dal finlandese Pekka Vasala.

untitled
Ryun consolato da Keino a Monaco 1972 – da gettyimages.it

Unica consolazione per Ryun, la durata dei propri record mondiali sia sui 1.500 metri che sul miglio, proseguita sino al 1974, per quanto riguarda il primo, migliorato dal tanzaniano Filbert Bayi in occasione dei “Commonwealth Games” di Christchurch ’74, quando copre la distanza in 3’32”16, e con lo stesso atleta a far suo, il 17 maggio ’75, anche il primato sul miglio, correndo in 3’51”0, un solo 0”1 decimo meglio dell’americano che, come molti altri mezzofondisti della storia dell’atletica, ha dato il meglio di sé nel far registrare record, piuttosto che conquistare medaglie…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...