PAOLO PUCCI, E QUELL’ORO LUNGAMENTE ATTESO

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Paolo Pucci – da sslazionuoto.it

articolo di Giovanni Manenti

Ora, che, a dispetto di una invidiabile posizione geografica e climatica, l’Italia non abbia mai avuto una grande tradizione natatoria a livello mondiale è risaputo, visto che si sono dovute attendere le imprese dello “scricciolo venetoNovella Calligaris ai Giochi di Monaco ’72 affinché tale disciplina facesse bella mostra di sé nel medagliere olimpico azzurro, nonché la fine dello scorso millennio per vedere un nostro atleta – a dire il vero furono due, Massimiliano Rosolino e Domenico Fioravanti, quest’ultimo addirittura per ben due volte – salire sul gradino più alto del podio.

Ed, ai massimi livelli internazionali, ciò può anche essere in parte giustificato sia dalla presenza delle due superpotenze Stati Uniti ed Australia che da un programma olimpico sino a Città del Messico limitato a meno della metà delle gare ai nostri giorni in calendario, ma che si sia dovuto attendere la nona edizione dei Campionati Europei per veder primeggiare un atleta italiano, questo non va certo a favore della specialità.

Sino a quell’edizione di Budapest ’58, gli unici a distinguersi erano stati il friulano Giuseppe Perentin, due volte argento sui 1500sl a Bologna ’27 e Parigi ’31, e, soprattutto, il fiorentino Paolo Costoli, bronzo sui 400 e 1500sl, nonché nella staffetta 4x200sl a Parigi ’31, per poi replicare il bronzo in staffetta tre anni dopo a Magdeburgo ’34, ma salendo di un gradino sulle riferite gare individuali, cogliendo in entrambi i casi la medaglia d’argento alle spalle del francese Jean Taris.

Poi, alla ripresa dell’attività agonistica nel periodo post bellico, il buio assoluto quanto a medaglie, con la sola eccezione dell’argento conquistato dal pesarese Angelo Romani sui 400sl nell’edizione svoltasi a Torino, non essendo riuscita a portare un nuotatore azzurro all’oro neppure l’organizzazione dei Campionati nel nostro Paese.

Come vi sarete resi conto, le (poche) medaglie sopra ricordate hanno avuto tutte come matrice lo stile libero, non potendo vantare l’Italia atleti in grado di emergere nelle altre specialità di dorso, rana e farfalla, e non può quindi stupire che il tabù venga infranto proprio a crawl, anche se, un po’ a sorpresa, sulla più breve distanza dei 100sl, e ciò grazie all’impresa compiuta da un 23enne “ragazzone” – alto 2 metri per oltre 90 chili di peso – tale Paolo Pucci, che vive nel 1958 il suo anno di grazia.

Nato a Roma il 21 aprile 1935, Pucci si divide, come abbastanza usuale all’epoca, tra nuoto e pallanuoto, militando nella Società Sportiva Lazio con cui sfiora la conquista dello Scudetto nel ’55 per poi laurearsi campione italiano l’anno successivo, stagione in cui è selezionato per le Olimpiadi di Melbourne ’56 sia per la gara in corsia che per il torneo di pallanuoto, in un “settebello” che poteva ancora contare sull’esperienza di Cesare Rubini, oro a Londra ’48, ed in cui, al pari di Pucci, faceva bella mostra di sé anche Fritz Dennerlein, pure lui a doppio servizio in entrambe le discipline.

Torneo di pallanuoto che gli azzurri concludono in un onorevole quarto posto finale, deciso dalle due sconfitte di misura patite contro Unione Sovietica (2-3) ed Jugoslavia (1-2) con il titolo che va alla fortissima Ungheria che fa sue tutte le gare disputate, nel mentre in corsia Pucci difende i colori azzurri assieme al veterano Carlo Pedersoli (il futuro Bud Spencer) che proprio nella stagione olimpica conquista il suo sesto ed ultimo titolo italiano sui 100sl.

I due azzurri – che l’anno prima avevano conquistato l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Barcellona quali componenti la squadra di pallanuoto – riescono a qualificarsi per le semifinali, con Pucci che, nuotando in 58”3, realizza il nuovo record italiano sulla distanza, per poi non confermarsi nella successiva fase eliminatoria, giungendo non meglio che settimo nella propria serie, precedendo proprio il compagno Pedersoli, ma d’altronde era quasi impossibile trovare spazio in una finale olimpica per la quale si qualificano tre australiani – che vanno ad occupare l’intero podio con John Henricks a stabilire il primato mondiale in 55”4 (quasi 3” in meno del limite nostrano, tanto per intendersi!), altrettanti americani, un giapponese, e l’onore del vecchio continente è tenuto alto, si fa per dire, dal francese di chiari origini italiane Aldo Eminente, che conclude la prova all’ottavo ed ultimo posto.

Questo per confermare il dislivello esistente all’epoca tra il nuoto europeo ed il resto del mondo, per cui meglio concentrarsi sulle cose di casa nostra, con Pucci che, l’anno seguente, si migliora in 57”8 nella gara dei Campionati Italiani in cui conquista il suo primo titolo assoluto, precedendo Pedersoli, al suo passo d’addio a 28 anni compiuti.

Vi sono da preparare gli Europei di Budapest, in programma nella capitale ungherese dal 31 agosto al 6 settembre ’58, e Pucci vi giunge tirato a lucido come non mai, visto che ai Campionati Italiani svoltisi ad inizio agosto alla Piscina Comunale di Torino, si aggiudica i titoli sia nei 100sl – abbassando ancora il record dei campionati a 57”2 dopo che aveva già infranto, il primo a riuscirvi, la barriera dei 57” netti stabilendo in 56”8 il nuovo record italiano – che sui 200sl, circostanza che gli consente di essere iscritto alla manifestazione, oltre che nella gara individuale (i 200sl non facevano parte, in quegli anni, del programma europeo ed olimpico), anche quale componente le staffette 4x200sl e 4×100 mista, nonché della squadra di pallanuoto.

La capitale magiara stava, purtroppo, scontando le conseguenze della rivoluzione del 1956 sedata nel sangue dai carri armati sovietici e lo squadrone che appena quattro anni prima a Torino ’54 aveva fatto cappotto nello stile libero sia in campo maschile che femminile, conquistando l’oro sia nelle gare individuali che in staffetta, si era disgregato, ma ciò nondimeno, l’impresa compiuta da Pucci è di quelle da segnare negli annali della manifestazione, nonché del nuoto azzurro.

Nella sua “due giorni di gloria”, Pucci dimostra di essere in grado di competere per il più alto gradino del podio già nelle batterie del mattino, quando in 56”3 sgretola il suo fresco primato italiano, per poi assestare il colpo di grazie alle speranze di vittoria dei suoi avversari stabilendo, nella semifinale del pomeriggio, il record europeo coprendo la distanza in 56”1, un tempo che gli avrebbe garantito il bronzo ai Giochi di Melbourne ’56 e che rappresenta comunque la quarta miglior prestazione mondiale a quel momento.

Exploit del genere, ed i casi al riguardo sono tutt’altro che pochi, possono condizionare in vista della Finale, ma ci vuol ben altro per impressionare il gigante azzurro al quale, pur non ripetendo il medesimo riscontro cronometrico, è abbondantemente sufficiente nuotare il giorno dopo in 56”3 per tenere a bada la sorpresa sovietica Viktor Polevoy, argento in 56”9, mentre l’atleta di casa, l’ungherese Gyula Dobai, completa il podio ad oltre 1” di distacco.

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Paolo Pucci sul podio europeo a Budapest 1958 – da sslazionuoto.it

L’impresa di Pucci non resta comunque isolata in casa azzurra, in quanto per la prima volta un italiano va a medaglia in una specialità diversa dallo stile libero, con l’argento conquistato da Roberto Lazzari sui 200 rana, mentre il bronzo di Paolo Galletti sui 400sl – nella gara dominata dal britannico Ian Black che si aggiudica con largo margine anche i 1500sl – fa ben sperare per un buon esito della staffetta 4x200sl.

E’ un più che dignitoso quartetto, quello che l’Italia schiera, con Frtiz Dennerlein in prima frazione, il citato Galletti in seconda, Angelo Romani in terza e Pucci a chiudere, ma le speranze di medaglia sono principalmente riposte nella straordinaria condizione messa in mostra da quest’ultimo, e l’esito della gara non fa che confermare tale previsione.

Difatti, con gli azzurri a lottare per un posto sul podio dietro all’inarrivabile staffetta sovietica, all’ultimo cambio la situazione sembra, se non disperata, quanto meno alquanto improbabile, visto che Pucci riceve il cambio in quarta posizione con il tempo di 6’37”3 rispetto al 6’36”9 della Germania Est e, soprattutto, al 6’35”8 del quartetto ungherese, per il quale scende in acqua, quale ultimo frazionista, quel Gyula Dobai bronzo sui 100sl.

E siamo sicuri che il 21enne magiaro il nostro Paolone se lo sarà sognato per diverse notti, vedendolo recuperare in men che non si dica un distacco di 1”50 per portare la staffetta azzurra alla medaglia d’argento, nuotando la propria frazione in uno stupefacente 2’03”9, sia pur lanciato, laddove si pensi che ai campionati italiani aveva vinto il titolo in 2’08”3 e che il primato del mondo, all’epoca, era di 2’03” netti, stabilito dal giapponese Yamanaka appena una settimana prima dell’inizio della rassegna continentale.

Pucci completa la sua opera con il bronzo nella staffetta 4×100 mista, in cui registra il miglior tempo nella frazione a stile libero con un 56”0 che gli consente di tenere a bada il quartetto della Germania Est nella corsa al gradino più basso del podio, mentre stavolta Dobai non si fa sorprendere, piazzando lui pure una frazione da 56”2 per garantire l’argento al quartetto ungherese, dietro alla formidabile staffetta sovietica, dominatrice con largo margine.

Non ci eravamo scordati della pallanuoto, dove l’Italia, dopo esser giunta al girone finale a quattro con le “solite” grandi della specialità – Ungheria, Jugoslavia ed Urss – portandosi in dote il successo per 4-2 proprio contro i sovietici nella fase eliminatoria, si classifica quarta solo per una peggior differenza reti a parità di punti con Jugoslavia (che ci sconfigge per 3-2) ed Unione Sovietica (che, a propria volta, supera con identico punteggio gli slavi), risultando fatale il cappotto (0-7) inflittoci dall’Ungheria, confermatasi campionessa europea con sole vittorie al proprio attivo.

Concluso il suo anno magico, Pucci è visto in Federazione come l’uomo di punta in vista delle Olimpiadi di Roma ’60, ed anche la stagione successiva i positivi riscontri non mancano, dato che si aggiudica il bronzo sui 100sl alle Universiadi di Torino (pur con un mediocre 58”0), cui aggiunge l’oro nelle due staffette 4x200sl e 4×100 mista, mentre ai Giochi del Mediterraneo di Beirut il tris d’oro nelle medesime specialità è bell’e servito, con un più dignitoso 57”2 nella gara individuale.

Senonché, la pausa invernale è fonte di ripensamenti nella mente del 25enne romano, che non si allena e si inizia a vociferare di una sua possibile rinuncia ai Giochi; il fatto è che sta pensando al proprio futuro al di fuori delle piscine e pretenderebbe un impiego o quantomeno una retribuzione per continuare a sacrificarsi quotidianamente per ore ed ore in vasca, chiedendo un colloquio al riguardo al Presidente del CONI Giulio Onesti.

Fatto sta che l’inattività ha nuociuto, e non poco, sul suo fisico, presentandosi a marzo notevolmente ingrassato e la successiva preparazione non migliora la situazione, tanto che ad un meeting di metà giugno si classifica non meglio che settimo in un umiliante 59”0, quasi 3” in più del proprio limite, dando così l’addio ai sogni olimpici ed alla propria carriera, a giustificazione del quale gli viene riscontrata un’anemia, forse più diplomatica che veritiera.

Un vero peccato, poiché se è pur vero che non avrebbe avuto speranze per l’oro, la soddisfazione di disputare quanto meno una finale olimpica ed oltretutto nella piscina di casa, Pucci se la sarebbe potuta togliere, tanto più che, se avesse nuotato sui suoi limiti intorno ai 56” netti, la stessa non gli sarebbe potuta sfuggire, dato che il quinto classificato – tanto per cambiare l’ungherese Dobai – fa fermare il cronometro, ironia della sorte, proprio su quel 56”3 che, due anni prima, aveva consentito al colosso azzurro di vincere il titolo europeo.

Al di là di un’amara conclusione, resta pur sempre, quella di Pucci, una carriera da incorniciare per quello che passava il convento in quegli anni in chiave azzurra, ed a conferma di ciò, basti pensare che per ritrovare un italiano sul più alto gradino del podio in un campionato europeo, dovranno passare ben 25 anni, grazie alla splendida doppietta sui 200 e 400 misti realizzata da Giovanni Franceschi proprio nella piscina del Foro Italico, in occasione della rassegna continentale di Roma ’83…

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