BETTY CUTHBERT ED UN TRIS D’ORO UNICO NELLA STORIA

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Betty Cuthbert – da: thefamouspeople.com

 

Articolo di Giovanni Manenti

Per spiegare gli exploit sportivi, non tanto di un singolo atleta, ma di un intero Paese, è buona norma rapportarsi al periodo ed alle condizioni storico politiche che li hanno generati.

Uno di questi, tra i più tragici, è stato senza alcun dubbio l’evento bellico costituito dalla Seconda Guerra Mondiale, dal quale l’Europa intera – sia dalla parte dei vittoriosi che, a maggior ragione, degli sconfitti – ne è uscita distrutta, al pari del Giappone in Estremo Oriente, e le conseguenze si ripercuotono in occasione delle prime Olimpiadi del dopoguerra.

Una Nazione che, viceversa, è stata coinvolta in maniera limitata da tale catastrofe umana, è l’Australia che, difatti, vede incrementarsi il proprio bottino di medaglie, anche in vista dell’organizzazione dei Giochi di Melbourne ’56, assegnati dal CIO nella sessione svoltasi a Roma nell’aprile 1949.

Ed, in particolare, il Paese oceanico riesce ad affermarsi nella disciplina regina dei Giochi, vale a dire l’atletica leggera, dove prima di allora poteva contare solo sulla vittoria di Anthony Winter nel salto triplo alle Olimpiadi di Parigi ’24, eccezion fatta per la doppietta di Edwin Teddy Flack sugli 800 e 1500 metri nell’edizione inaugurale di Atene ’96, di elevato valore storico, ma alquanto minore dal lato sportivo.

Ecco quindi, che alla riaccensione della fiaccola olimpica nello stadio Wembley di Londra, gli atleti “aussie” se ne tornano a casa con il più pingue bottino (13 medaglie) sinora ottenuto dall’ideazione dei Giochi, e di cui la parte del leone la fa proprio l’atletica con 6 medaglie – un oro, tre argenti e due bronzi – che vedono eccellere, in campo maschile, i saltatori, con John Arthur Winter oro nel salto in alto, mentre Theodore William Bruce e George Avery salgono sul secondo gradino del podio, rispettivamente nel salto in lungo e nel salto triplo.

Ma è una ragazza, Shirley Strickland, a mettersi maggiormente in evidenza, con il bronzo conquistato sia sui 100 metri piani che sugli 80hs, nonché il contributo fornito all’argento nella staffetta 4×100, giunta a ridosso dell’Olanda trascinata dalla “mammina volanteFrancina Blankers-Koen.

Proprio le imprese della Strickland (successivamente maritata de la Hunty nel 195), consentono una sino a tale epoca inusuale impennata dell’atletica leggera a livello femminile nel paese australe, tant’è che quattro anni dopo – essendosi nel frattempo aggiudicata l’oro sugli 80hs ai “Commonwealth Games” di Auckland ’50, nonché l’argento sulle 100 e 220yds, in entrambi i casi dietro alla connazionale Marjorie Jackson – la Strickland de la Hunty mette tutte d’accordo ai Giochi di Helsinki ’52 facendo suo l’oro sugli 80hs e togliendo con 10”9 il record mondiale alla Blankers-Koen, mentre la ricordata Jackson, dal canto suo, si conferma come dominatrice delle corse piani anche a livello assoluto, imponendosi con largo margine sia sui 100 che sui 200 metri, ed eguagliando, sulla più breve distanza, il primato di 11”5 della Blankers-Koen.

Le notizie delle imprese in terra finnica – con l’unica defaillance nella staffetta 4×100 dove, dopo aver stabilito in batteria il primato mondiale con 46”1, il quartetto australiano si smarrisce in finale giungendo non meglio che quinto in 46”6 – devono essere servite indubbiamente da stimolo per una, all’epoca, quattordicenne nativa del Nuovo Galles del Sud, tale Elizabeth “Betty” Cuthbert, che è la protagonista della nostra storia odierna.

Nata a Merrylands il 20 aprile 1938, la Cuthbert viene introdotta all’atletica all’età di 8 anni da una sua insegnante scolastica, June Ferguson, che allena alla “Western Suburbs Athletic Club” e che se ne prende cura avendone intuite le grandi potenzialità.

Fisicamente ben strutturata – è difatti alta m.1,69 per 57 chili – Betty corre in maniera spontanea e naturale con due particolari caratteristiche, la prima di gareggiare con la bocca spalancata e la seconda di tenere le ginocchia alte durante l’andatura, difetto quest’ultimo, se così vogliamo chiamarlo, che la Ferguson si guarda bene dal correggere, rendendosi conto che ciò andrebbe a scapito della velocità di base dell’atleta, e concentrandosi, al contrario, nel migliorare la partenza e facendo leva sulla concentrazione, spiegando alla giovane allieva come “se hai tempo di pensare mentre corri le 100yds, vuol dire che non stai andando abbastanza veloce …!!”.

Gli insegnamenti producono effetti inaspettati allorquando, il 16 settembre ’56, in una gara sui 200 metri di preparazione in vista dei Trials olimpici, la Cuthbert, nonostante fosse riluttante a schierarsi ai blocchi di partenza, si impone in 23”2 strappando alla Jackson il primato mondiale e candidandosi così per conquistare un posto alle selezioni per i Giochi di Merlbourne .

Nonostante che la Jackson si fosse ritirata dopo essersi confermata sulle 100 e 220yds ai “Commonwealth Games” di Vancouver ’54, la concorrenza resta elevata, in quanto, oltre alla Strickland sui 100 metri – dove aveva l’anno prima tolto alla Jackson il record mondiale correndo in 11”3 – c’è da fare i conti con Marlene Mathews, la quale aveva dovuto rinunciare per infortunio alle Olimpiadi di Helsinki, ma è tornata nuovamente ai vertici della specialità.

Comunque, il verdetto dei Trials non dà adito a sorprese, con Cuthbert e Mathews a staccare il biglietto per entrambe le prove dei 100 e 200 metri, cui si uniscono la Strickland sulla più breve distanza e Norma Crocker sulla più lunga, con ciò alimentando le speranze per una doppia vittoria da parte degli organizzatori dei Giochi, visto che l’Australia poteva schierare su entrambe le distanze le rispettive detentrici del record mondiale.

La prima gara in programma, come di prassi, sono i 100 metri in cui, diversamente a quanto avviene ai giorni nostri, sono previste batterie e semifinali il 24 novembre e la finale due giorni dopo, e l’inizio è in chiaroscuro per la Nazione ospitante, in quanto la primatista mondiale Strickland viene eliminata in batteria, risentendo della non più tenera età avendo superato la trentina, ma, d’altro canto, Mathews e Cuthbert migliorano una dietro l’altra il record olimpico, fissandolo una prima volta ad 11”5 e subito dopo ad 11”4.

In semifinale, a turbare i sogni dei dirigenti e tecnici australiani, spunta un nome a sorpresa, sotto forma della tedesca Christa Stubnick che precede la Cuthbert (11”9 a 12”0) nella prima serie, mentre la Mathews si aggiudica la seconda in 11”6, presentandosi come la favorita per la medaglia d’oro all’atto conclusivo.

Ma i due giorni di riposo sono più che sufficienti alla Cuthbert per ritrovare la giusta concentrazione e, quando lo starter dà il via alla finale alle 17,20 del 26 novembre ’56, la sua falcata imperiosa non dà scampo alle avversarie, prendendo la testa della gara sin dall’avvio per non cederla più ed andare a trionfare in 11”5, con la Stubnick nettamente battuta, ma pur sempre capace di resistere al ritorno della Mathews e garantirsi così la medaglia d’argento, pur se accreditate del medesimo tempo di 11”7.

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La Cuthbert vittoriosa sui m.100 piani a Melbourne ’56 – da: theroar.com.au

 

Toltosi, per così dire, il dente, la Cuthbert deve ora difendere il proprio ruolo di grande favorita sulla doppia distanza, data la veste di primatista mondiale, e l’autorità con cui, il 29 novembre, si impone in 23”5 in batteria ed in 23”6 in semifinale, sembra non poter lasciare scampo alle avversarie in vista della finale prevista per il giorno successivo.

Pronostico che viene pienamente rispettato, con la Cuthbert posta in quinta corsia con all’esterno la ricordata Stubnick a farle da punto di riferimento e, in una sorta di caccia di gatto al topo, fa sfogare la rivale in avvio per affiancarla all’uscita della curva e quindi produrre una irresistibile progressione in rettilineo, tale da consentirle di vincere con ampio margine nel nuovo record olimpico di 23”4 nel mentre la composizione del podio è identica a quella dei 100 metri, con Stubnick argento e Mathews bronzo.

Neppure il tempo di rifiatare che l’indomani, ultima giornata di gare per l’atletica, sono in programma batterie e finale della staffetta 4×100 dove, a sorpresa, non viene inserita la Mathews, giudicata dai tecnici non adatta a tale prova per le sue difficoltà nei cambi, mentre ne fa parte la Strickland che, a propria volta, ha confermato sugli 80hs l’oro di quattro anni prima ad Helsinki.

Vi è quindi per il quartetto australiano – composto da Cuthbert, Crocker, Strickland e Mellor – la possibilità di fare cappotto nelle quattro prove di velocità (100 e 200 piani, 80 ostacoli e staffetta), alla stessa stregua di quanto era stata capace di fare, da sola, l’olandese Blankers-Koen a Londra ’48 e che era sfuggito loro ad Helsinki solo per la scialba prova in finale proprio della staffetta.

Che non sia comunque un’impresa facile, lo dimostra la prima delle due semifinali, quando le australiane riescono di un soffio a precedere il quartetto tedesco (45”00 a 45”07 come rilevamento elettronico), venendo entrambe accreditate del tempo di 44”9 che migliora il 45”1 del record mondiale detenuto proprio dalle tedesche, le quali, nella finale di poco meno di un’ora e mezza dopo, pasticciano alla stessa stregua di quanto commesso dalle australiane in terra finlandese, chiudendo staccatissime al sesto ed ultimo posto in 47”2.

Con le principali avversarie fuori gioco, tocca al quartetto britannico cercare di rompere le uova nel paniere al tentativo di “cappotto” australiano, ma ancora una volta è la Cuthbert a mettere le cose a posto allorquando, ricevuto il testimone in seconda posizione, dapprima supera di slancio la Armitage e quindi resiste al disperato ritorno della stessa, con entrambi i quartetti a scendere sotto il limite mondiale stabilito meno di due ore prima, chiudendo rispettivamente in 44”5 e 44”7, un divario che non rispecchia quanto più correttamente indicato dal rilevamento elettronico, che certifica un distacco di appena 0”05 centesimi (44”65 a 44”70), con il bronzo appannaggio degli Stati Uniti, per i quali gareggia la sedicenne Wilma Rudolph che, quattro anni dopo a Roma, sarà in grado di ripetere la medesima impresa delle Cuthbert.

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La Cuthbert conclude vittoriosa la staffetta 4×100 – da: pinterest.com

 

Cuthbert che, a Giochi conclusi, viene etichettata dai “media” come “Golden Girl” (“Ragazza d’oro”) e che, con un sottile gioco di parole, verrebbe da dire aver lasciato tutti a bocca spalancata proprio come lei disputa le sue gare, ma la 18enne “Betty” ha ancora in serbo una importante carta da giocare e con la quale riuscirà ancor più a strabiliare.

Oramai una celebrità nel “Paese dei canguri”, la Cuthbert deve subire la voglia di riscatto della Mathews (nel frattempo maritata Willard), la quale si aggiudica sia le 100 che le 220yds ai “Commonwealth Games” di Cardiff ’58, con la 20enne campionessa olimpica ai margini del podio sulla più breve distanza e sorprendentemente sconfitta (23”65 a 23”77) sulle 220yds, nonché del quartetto inglese, il quale, facendo suo l’oro nella staffetta 4x110yds, stabilisce anche il record mondiale di 45”37.

Ma per la Cuthburt sono gli appuntamenti a cinque cerchi quelli a cui fare riferimento ed, in vista dei Giochi di Roma, sembra potersi confermare, quantomeno sulla più lunga distanza, eguagliando il 7 marzo ’60 il proprio primato di 22”3, ma la pista dell’Olimpico non le porta fortuna, venendo eliminata nei quarti della gara sui 100 metri, procurandosi uno stiramento muscolare che la elimina dalle competizioni, privando così il pubblico di una attesissima sfida sui 200 metri con l’americana Wilma Rudolph, la quale si aggiudica la prova con il tempo di 24”13, largamente superiore al limite mondiale dell’australiana.

La delusione induce la Cuthbert a ritirarsi dalle scene, decisione peraltro di breve durata, in quanto la si rivede in pista a fine novembre ’62 ai “Commonwealth Games” di Perth, in cui, oltre a contribuire, quale ultima frazionista, all’oro del quartetto australiano nella staffetta 4x110yds, si accorge, al contrario, di aver perso competitività nello sprint, giungendo non meglio che quinta sulle 220yds con un tempo di 24”80 quasi umiliante per lei.

Tale circostanza la consiglia di provare una nuova esperienza sul giro di pista, ed i riscontri durante la stagione ’63 sono incoraggianti, visto che migliora a due riprese il record mondiale sulle 440yds, ma un infortunio al piede destro ne condiziona la preparazione in vista delle Olimpiadi di Tokyo ’64, dove la gara dei 400 metri piani è inserita per la prima volta nel programma di atletica femminile.

Riuscitasi comunque a qualificare per i Giochi, la Cuthbert non sembra peraltro al “top” della forma una volta giunta in Giappone, qualificandosi per la finale con il quarto tempo, mentre i favori del pronostico vanno alla sovietica Maria Itkina – campionessa europea sulla distanza sia a Stoccolma ’58 che a Belgrado ’62 – nonché, soprattutto, alla 22enne inglese Ann Packer, che nella prima delle due semifinali ha preceduto proprio l’australiana siglando il record olimpico in 52”7.

Rispetto alle sue avversarie, la Cuthbert ha il vantaggio di una superiore velocità di base, provenendo dallo sprint veloce, tutto sta a vedere se riuscirà a tenere nella parte finale del mai tanto giustamente definito “giro della morte” e, difatti, la sfida si snoda secondo tale canovaccio, con l’australiana a godere del vantaggio della seconda corsia, avendo così come punti di riferimento la connazionale Judy Amoore, in terza, la Itkina, in quinta, e la Packer, in sesta.

Partita forte in avvio, la Cuthbert annulla in breve tempo il decalage nei confronti delle avversarie, con l’unica eccezione della Packer che le tiene testa all’esterno, ma comunque presentandosi con oltre un metro di vantaggio all’uscita dell’ultima curva e contenere sul rettilineo finale il disperato tentativo di rimonta dell’inglese e concludere – in apnea ed a bocca aperta come al solito, anche se le ginocchia non sono più così alte come nelle gare di sprint – fermando il cronometro sul tempo di 52”0 netti che migliora il fresco primato olimpico della Packer, anch’essa scesa sotto il proprio limite concludendo la prova in 52”2, mentre le altre chiudono staccatissime.

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La Cuthbert vince i m.400 ai Giochi di Tokyo ’64 – da: abc.net.au

 

Questa volta la carriera di “Betty” è davvero conclusa, e d’altronde meglio non si sarebbe potuta aspettare, visto che, a tutt’oggi, resta la sola atleta di ambo i sessi a potersi vantare di aver conquistato la medaglia d’oro olimpica in tutte e tre le prove di velocità piana – 100, 200 e 400 – mentre la polacca Szewinska vanta i successi sui 200 a Città del Messico ’68 sui 200 ed a Montreal ’76 sui 400, ma solo il bronzo sui 100 sempre nell’edizione messicana dei Giochi.

C’è poco da dire, più “Golden Girl” di così ….

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