CONNORS-VILAS 1981, LA FINALE MAI DISPUTATA A MONTECARLO

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Vilas e Connors – da plazbovo.free.fr

articolo di Nicola Pucci

Quel che sto per raccontarvi oggi, cari appassionati di tennis, ha del mai visto dalle parti del Principato di Monaco. Che se in quel salotto baciato dal sole e nobilitato da qualche testa coronata ha regalato nelle settantaquattro edizioni precedenti pagine agonistiche di pregio, tra cui le vittorie tricolori di Giovanni Balbi di Robecco, Giovanni Palmieri e ben tre volte Nicola Pietrangeli, nel 1981 altresì conosce l’inedito di una finale mai portata a termine.

Dal 13 al 19 aprile i campioni della racchetta, come avviene ormai dal 1897 e con la sola eccezione dei due conflitti mondiali 1915/1918 e 1940/1945, si danno appuntamento al Monte Carlo Country Club di Roquebrune-Cap Martin, per quella che altro non è che l’ouverture della stagione su terra battuta. Il tabellone si compone di 32 giocatori, tra questi il re del rosso, Bjorn Borg, che detiene il titolo in virtù delle due precedenti vittorie, 1979 contro Vitas Gerulaitis e 1980 battendo Guillermo Vilas. Proprio l’argentino, che da queste parti ha colto il successo nel 1976 con Fibak e infrangerà qualche mese dopo il cuore della bella Carolina, appare il pretendente più autorevole al ruolo di sfidante dell’orso scandinavo, in un torneo che allinea al via anche Jimmy Connors, alla ricerca di una consacrazione su terra battuta che manca al suo sterminato palmares, l’altro sudamericano di grido, Josè Luis Clerc, il beniamino di casa Yannick Noah e due esperti antagonisti di questa superficie che vengono d’oltre cortina, l’ungherese Balazs Taroczy e il cecoslovacco Tomas Smid. Adriano Panatta, Corrado Barazzutti e Gianni Ocleppo difendono i colori dell’Italia in un teatro che spesso ha sortito buoni risultati per il tennis di casa nostra. Sarà così anche stavolta.

Il torneo in effetti comincia con il botto. Al primo turno, a sorpresa ma neppure troppo vista la contrapposizione di stile che abitualmente patisce e il precedente “difficile” della finale del Roland-Garros del 1979, Borg incoccia nel tennis d’attacco del paraguaiano Victor Pecci, che si impone in tre set, addirittura con un clamoroso 6-0 d’entrata, estromettendo così il campione in carica e liberando la parte alta del tabellone. Nella quale, con classe ed altrettanta capacità nel gioco di volo, si inserisce proprio l’Adriano nazionale, che dopo il semplice 6-3 6-2 all’esordio contro il modesto Fernando Luna, batte lo stesso Pecci agli ottavi, sempre 6-3 6-2, per poi estromettere ai quarti un pallettaro d’eccezione come Josè Higueras, 6-1 1-6 6-4, arrampicandosi così alle semifinali. Dove ad attenderlo c’è Vilas, che intravede la possibilità di successo finale una volta fuori da giochi Borg, eliminando uno dopo l’altro Ilie Nastase, umiliato con un doppio 6-0, Ocleppo, che regge dignitosamente un set, 6-4 6-1, e Smid, che si arrende solo al tie-break decisivo.

Nel frattempo Connors conferma di esser giunto all’appuntamento monegasco con buona attitudine alla terra battuta, superando al debutto Corrado Barazzutti, 6-4 7-5, per poi spengere le velleità francesi di Pascal Portes e Noah, entrambi eliminati in due rapidi set. In semifinale Jimbo incrocia Taroczy, che approfitta di un percorso agevole che lo vede sbarazzarsi di tennisti di seconda fascia, quali sono lo svedese Kjell Johansson, il transalpino Christophe Roger Vasselin e l’argentino Ricardo Cano, lasciando per strada la miseria di undici giochi in tre partite.

E qui fa la sua comparsa la pioggia. Che se non impedisce a Vilas di aver vita facile con Panatta sommergendo il malcapitato romano a suon di passanti e pallonetti per il 6-2 6-2 che lo vede accedere, come da pronostico alla finale, Connors, dopo un primo set senza sussulti, 6-1, si vede costretto a proseguire il giorno successivo, domenica mattina, completando in oltre un’ora di gioco il faticoso 7-6 che lo spedisce diritto allo scontro decisivo con il “poeta“.

Il 19 aprile 1981 però il tempo è incerto, sul Principato. Al punto da costringere gli organizzatori del torneo a slittare la finale al giorno di Pasquetta, lunedì 20. Vilas contro Connors è un bel vedere, due mancini l’uno al cospetto dell’altro, piè veloce e maestro della rotazione l’argentino, lottatore indomito e prototipo dell’attaccante da fondocampo l’americano, in vantaggio 4-3 negli scontri diretti. E sotto i nuvoloni minacciosi è partita aperta, con il punteggio che tiene i due sfidanti incollati l’uno all’altro fino al 5-5 del primo set e, curiosamente, 55 minuti di splendida battaglia, quando, proprio quei nuvoloni minacciosi, riversano sul Country Club una dose massiccia di acqua che obbliga all’interruzione. E stavolta senza più l’opportunità di proseguire. Perché Connors deve volare oltre Oceano per i tornei nord-americani, lui che non ha mai vinto su terra battuta in Europa e sperava per l’occasione di rompere il sortilegio, e Vilas è costretto a sua volta a rimandare all’anno successivo, 1982, il tris nel Principato.

Già, perchè quella finale, che gli organizzatori avrebbero voluto portare a termine il 7 giugno, il giorno dopo l’epilogo del Roland-Garros, non avrà un seguito e l’albo d’oro del torneo di Montecarlo, da quel dì, ha un tassello vuoto… a dispetto dei desideri del Principe.

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