DARA TORRES, QUANDO L’ETA’ NON E’ CHE UN NUMERO

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Dara Torres – da bostonglobe.com

Articolo di Giovanni Manenti

Come è noto, nella disciplina del nuoto i talenti emergono precocemente – dai 14 ai 16 anni sono mediamente già ai vertici delle classifiche internazionali – e, sino a che tale sport non è stato anch’esso invaso dagli sponsor che hanno consentito agli atleti di maggior caratura di potersi mantenere proseguendo la loro attività agonistica (vedasi ad esempio, i casi dell’americano Michael Phelps o dell’ungherese Laszlo Cseh, capaci di competere ai massimi livelli in quattro Olimpiadi consecutive), la loro vita media – dal punto di vista sportivo – si riduceva al periodo in cui frequentavano il College, dove potevano studiare ed allenarsi, per poi abbandonare una volta conseguita la laurea.

Casi di campioni che hanno percorso questa strada sono numerosi e, per limitarci al settore femminile di cui quest’oggi ci occupiamo, emblematici sono i casi della stileliberista americana Debbie Meyer – tre ori individuali sui 200, 400 ed 800 stile libero a Città del Messico all’età di 16 anni – e dell’australiana Shane Gould, che quattro anni dopo a Monaco 1972 conquista 5 medaglie (di cui 3 d’oro sui 200 e 400 stile libero e 200 misti) a 16 anni non ancora compiuti, ed entrambe ritiratesi subito dopo.

L’unica eccezione, per l’epoca, è rappresentata dall’australiana Dawn Fraser, in grado di confermarsi campionessa olimpica per tre edizioni consecutive dei Giochi (dal 1956 al 1964) sulla più breve distanza dei 100 stile libero, ritirandosi a 27 anni, un’età assolutamente anomala per come il nuoto veniva gestito in quel periodo.

Tale debita premessa risulta necessaria per inquadrare quanto fuori da ogni più logica regola agonistica sia stata la carriera di Dara Torres, nata a Beverly Hills il 15 aprile 1967, e capace di stabilire un primato di longevità che ha pochi eguali in assoluto a livello sportivo, ma ancor meno in una specialità come quella del nuoto.

E, difatti, se per i motivi suindicati, alle recenti Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 i citati Phelps e Cseh hanno potuto cimentarsi – al pari di Ryan Lochte – avendo già superato i 30 anni, la loro performance impallidisce di fronte a quanto è stata in grado di mettere in atto la Torres, la cui storia è talmente incredibile da essere raccontata con calma e dovizia di particolari.

Figlia di un agente immobiliare cubano immigrato negli Stati Uniti e di una modella americana, la Torres, essendo nata in California, non fa altro che seguire le orme dei suoi fratelli maggiori, iniziando a praticare nuoto sin dall’età di 7 anni e mettendosi in luce già a 14 anni quando vince il titolo nazionale sulle 50 yard stile libero, superando la detentrice Jill Sterkel, non proprio una qualunque, visto che era stata oro in staffetta sia alle Olimpiadi di Montreal 1976 che ai Mondiali di Berlino 1978.

Tale successo le dà le giuste motivazioni per emergere nella “high school” a Westlake, dove si cimenta pure nel basket, volley e ginnastica, fatta salva la decisione – nell’anno scolastico 1983/1984 – di trasferirsi al club di “Mission Viejo Nadadores” per prepararsi, sotto la guida del coach Mark Schubert, per i Trials in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 1984.

La concorrenza in casa Usa è altissima, considerando altresì che, per la prima volta nella storia dei Giochi, sono ammessi alle prove individuali due soli atleti per nazione, e la 17enne Dara riesce a malapena a qualificarsi per la staffetta 4×100 stile libero, giungendo quarta nella finale dei 100 in 56″38, nella gara vinta da Nancy Hogshead in 56″03 su Carrie Steinseifer, che poi divideranno il gradino più alto del podio olimpico facendo registrare il medesimo tempo di 55″92.

Esperienza olimpica che, comunque, in qualche modo segna la Torres poiché, in camera d’attesa per le batterie della staffetta, commette l’errore di sbirciare dalla tenda che la racchiude e la vista dei 17mila spettatori sulle tribune della piscina olimpica, oltretutto della sua città di nascita, le causano un attacco di panico tale da farle nuotare la prima frazione in un lento 56″88 tale da far pensare allo staff tecnico di sostituirla per la finale del pomeriggio.

E qui emerge la forza del gruppo Usa che ha sempre fornito eccellenti prestazioni in staffetta, con le compagne che convincono i tecnici ad inserirla ugualmente, ma non in prima bensì in terza frazione al fine di sentire meno la pressione con il probabile vantaggio che a quel punto il quartetto americano dovrebbe aver già conseguito, e l’idea si rivela vincente, con la Torres a fornire il proprio contributo in un stavolta convincente 55″92 con gli Stati Uniti a conquistare l’oro davanti all’Olanda.

Rientrata a Westlake e diplomatasi l’anno seguente, Dara si iscrive all’Università della Florida a Gainesville, entrando a far parte del prestigioso club natatorio dei “Florida Gators” e venendo allenata dal celebre coach Randy Reese, che già aveva avuto cura di Tracy Caulkins e Rowdy Gaines.

Ed i risultati non si fanno attendere, sia dal punto di vista cronometrico che di piazzamenti, riuscendo la Torres ad ottenere ai Trials di Austin – dopo aver conquistato, alla rassegna iridata di Madrid 1986, la sua unica medaglia mondiale facendo parte della staffetta 4×100 stile libero, argento alle spalle della Germania Est – il pass per la gara individuale sui 100 stile libero (anche se grazie alla squalifica per doping della prima classificata, Angel Martino, essendosi classificata terza) per i Giochi di Seul 1988, pur giungendo non meglio che settima nella finale olimpica.

E, dopo aver conquistato il bronzo nella 4×100 stile libero alle spalle di Germania Est ed Olanda, ottiene l’argento nella staffetta 4×100 mista dietro all’inarrivabile quartetto tedesco orientale, in cui peraltro nuota la frazione a stile libero solo in batteria, sostituita da Mary Wayte nella finale.

Un’attività agonistica piuttosto anonima, se vogliamo, specie se rapportata agli “standard” Usa, e che la Torres intende concludere – dopo essersi laureata in telecomunicazioni nel 1990 – partecipando alle selezioni per le Olimpiadi di Barcellona 1992 dove riesce a staccare il biglietto per la rassegna a cinque cerchi solo in staffetta con il quarto posto sui 100 stile libero, dopo essersi addirittura piazzata all’ottavo ed ultimo posto sui 50 stile libero, specialità inserita ai Giochi solo quattro anni prima a Seul.

L’opportunità comunque, ed altresì sfruttata, di chiudere con il nuoto a 25 anni con un secondo oro quale componente della staffetta 4×100 stile libero, sarebbe in linea con mille altre storie di nuotatrici, ma se così fosse non avremmo avuto ragione di raccontarla, ed invece proprio adesso viene il bello.

Uscita dalle piscine ed entrata nella realtà quotidiana, Dara diviene inviata ed annunciatrice per vari Network Usa, convolando a nozze con il produttore Jeff Gowen e sfruttando altresì il proprio fisico statuario (180cm. per 68kg.) ed un’avvenenza tipicamente latinoamericana per posare come modella ed essere la prima nuotatrice ad essere scelta per pubblicizzare costumi da bagno, il tutto fino a che, dopo la fine del matrimonio, viene convinta dal celebre coach Richard Quick – allenatore, tra gli altri, di Steve Lundquist, Summer Sanders e della “rivale” Jenny Thompson – a fare ritorno in acqua nel 1999 in vista delle selezioni per le Olimpiadi di fine millennio, a Sydney 2000.

Dara accetta, facendo comunque presente al tecnico come il suo obiettivo fosse al massimo di qualificarsi per la staffetta veloce, ciò nondimeno inizia l’anno olimpico migliorando il record Usa sui 50 stile libero per poi tener testa, in occasione dei Trials di Indianapolis, al desiderio di riscatto di Jenny Thompson dopo la delusione di quattro anni prima (in cui era giunta terza, e quindi esclusa, dalle gare individuali sia sui 50 che sui 100 stile libero), facendo suoi i 50 stile libero in 24”90 e giungendo seconda dietro la citata Thompson sia sui 100 stile libero che sui 100 farfalla, un’impresa compiuta a 33 anni e mai riuscitale in gioventù.

Che la “ragazzona” americana sia come il buon vino, che invecchiando migliora, lo testimoniano i risultati ottenuti due mesi dopo in terra australiana, dove conquista le sue prime medaglie individuali, salendo sul gradino più basso del podio sia sui 50 (migliorando in 24″63 il proprio record Usa) che sui 100 stile libero (a pari merito con la Thompson), nonché sui 100 farfalla, risultando la miglior americana su dette distanze, per poi contribuire in maniera determinante agli ori nelle staffette 4×100 stile libero (sua la frazione interna più veloce, in 53″51) e 4×100 mista, dove chiude in ultima frazione a stile libero in 53″37, con annessi primati mondiali, tanto da essere, al contempo, la più anziana componente del Team Usa, ma anche la più medagliata.

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Dara Torres con le 5 medaglie vinte a Sydney 2000 – da questionedistile.gazzetta.it

Miglior conclusione di carriera non se la sarebbe immaginata nessuno, e men che meno il suo coach Quick, il quale ebbe a riferire che “non che io non fossi fiducioso, ma se mi aveste detto un anno fa che Dara sarebbe stata in grado di migliorare record e nuotare come ha fatto, non avrei potuto credervi.

Il ritorno alla normalità, per Dara, consiste in una turbolenta vita sentimentale, che la vede contrarre un secondo matrimonio con il chirurgo israeliano Shasha Itzhak, per sposare il quale si converte alla religione ebraica, ma conclusosi anch’esso con un divorzio, dopo il quale prende per la terza volta marito, unendosi all’endocrinologo David Hoffmann, dal quale ha una figlia, Tessa Grace, nata nel 2006, e che la convince – essendo egli stesso un nuotatore della categoria “master” – a scendere nuovamente in piscina.

Occorre ora precisare che un “certo” Mark Spitz – spinto da un’offerta da un milione di dollari – aveva provato nel 1992 a qualificarsi per le Olimpiadi di Barcellona all’età di 42 anni, tentativo miseramente fallito, ed il solo pensare che la Torres, superata la soglia dei quarant’anni, potesse riuscire nell’impresa, sembrò ai più come qualcosa, se non di fantascientifico, molto vicino ad esso, e furono in molti a ritenere il suo rientro poco rispettoso nei confronti delle altre nuotatrici.

Dubbi che iniziano a diradarsi in occasione delle prime uscite della Torres nel corso del 2007, la quale ottiene un più che soddisfacente riscontro cronometrico (54″61) sui 100 stile libero in un meeting primaverile a Roma, per poi aggiudicarsi i 50 stile libero a Montecarlo nel circuito “Mare Nostrum“, e quindi lasciar spazio allo stupore generale quando la “nostra” migliora il record Usa sui 50 stile libero per poi vincere i Campionati Nazionali sui 100 stile libero al cospetto di un lotto di avversarie di tutto rispetto, facendo intuire che la chance olimpica di Pechino 2008 sia tutt’altro che una chimera.

La svolta“, ammette Dara, “è stato il risultato ottenuto a Roma, ero molto nervosa prima della gara e quando, dopo aver toccato, ho visto sul tabellone il tempo, non credevo ai miei occhi, ma allo stesso tempo ho realizzato che potevo giocarmi le mie carte per i Giochi anche a livello individuale e non solo per conquistare un posto in staffetta“.

Come sempre succede quando si verificano eventi difficilmente spiegabili, ecco aleggiare “l’ombra del doping” e la Torres ne è ben consapevole, affermando con forza la sua estraneità a tali risorse, rendendosi disponibile a sottoporsi – come poi in effetti avvenuto – ad ogni tipo di test (DNA, sangue, urine) che potessero scagionarla, risultando questi tutti negativi.

Assolutamente positiva, al contrario, la sua partecipazione agli Olympic Trials di Omaha, in Nebraska, dove – con la Thompson ritiratasi dopo i Giochi di Atene 2004, alla non certo giovane età di 31 anni – si aggiudica i 50 stile libero con il nuovo record Usa di 54″25, precedendo Jessica Hardy di 20 anni esatti più giovane di lei, nonché i 100 stile libero, in cui beffa per 0″05 centesimi (53″78 a 53″83) Natalie Coughlin, a cui rende 15 anni.

L’età avanzata, ed un programma olimpico molto concentrato, consigliano alla Torres di rinunciare alla prova sui 100 stile libero per concentrarsi esclusivamente sulla più corta distanza, e ciò nonostante dimostri un’eccellente condizione di forma nuotando in 52″44 l’ultima frazione della staffetta 4×100 stile libero che il 10 agosto si aggiudica la medaglia d’argento dietro all’Olanda, così superando il record di più anziano nuotatore a vincere una medaglia olimpica, stabilito dal britannico William Robinson con 38 anni esattamente un secolo prima, ai Giochi di Londra nel 1908.

La “gara sprint” dei 50 stile libero ha come logiche favorite la tedesca Britta Steffen, già oro sui 100 stile libero, e l’australiana Lisbeth Trickett, prima donna ad infrangere il muro dei 24″ netti, avendo nuotato la distanza in 23″97 il 29 marzo, togliendo il primato all’olandese Marleen Veldhuis, che lo aveva stabilito in 24″09 appena cinque giorni prima.

Ma quando, nelle semifinali del 16 agosto, dopo che nella prima serie la Steffen aveva regolato in 24″43 nell’ordine la Veldhuis e la Trickett, la Torres si aggiudica la seconda in 24″27, le certezze su chi sarà l’indomani a salire sul gradino più alto del podio iniziano a vacillare e l’attesa per verificare come andrà a concludersi lo “scontro generazionale” tra la 41enne americana e le sue più giovani avversarie monopolizza l’attenzione di pubblico, tecnici e stampa specializzata.

Con la Torres ad occupare la corsia centrale riservata a chi ha ottenuto il miglior tempo in qualifica e la Steffen al proprio fianco in terza corsia, la gara vede l’americana prendere la testa in avvio, con un lieve margine a metà vasca nuotando sul limite del record mondiale, per poi fallire un’impresa che più clamorosa non sarebbe potuto essere, subendo il ritorno della tedesca che, proprio nelle ultime bracciate, la beffa per l’inezia di appena 0″01 centesimo (24″06 a 24″07), tempi che rappresentano i rispettivi record olimpico ed europeo per la Steffen ed americano per la Torres.

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Dara Torres, argento sui 50 stile libero a Pechino 2008 – da weforum.org

Ma per la “wonder woman” di origine cubana le fatiche non sono terminate, poiché viene schierata quale ultima frazionista a stile libero della staffetta 4×100 mista che conclude il programma natatorio al “National Aquatic Center” di Pechino, ed anche se la Trickett si vendica contribuendo alla vittoria del quartetto australiano, il tempo di 52″27 impiegato dalla Torres risulta il più veloce di sempre nuotato in staffetta e, ancorché ottenuto in frazione lanciata, di oltre 1″ inferiore al record Usa di 53″39 sulla distanza.

Con la conquista della sua 12esima medaglia olimpica – così eguagliando il primato detenuto, in campo femminile, dalla connazionale Jenny Thompson – la Torres potrebbe finalmente dare l’addio alle gare, ma già che c’è, si qualifica per i 50 stile libero e farfalla per i Mondiali di Roma 2009 (forse in ricordo di come proprio nella capitale italiana avesse ricevuto la spinta per il suo secondo clamoroso ritorno), salutando l’attività agonistica con l’ottavo posto nella finale a stile libero in un più che dignitoso 24″48, specie per una 42enne.

Ah, dimenticavo, ad oltre otto anni di distanza, il suo 24″07 sui 50 stile libero ottenuto a Pechino, è tuttora primato degli Stati Uniti.

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