CARMINE PREZIOSI, L’IMMIGRATO CHE SORPRESE TUTTI ALLA LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 1965

 

preziosi
Carmine Preziosi – da gazzetta.it

articolo tratto da GPM ciclismo

In un momento come questo dove il tema dell’immigrazione è sempre più attuale, molte sono le storie drammatiche di uomini, donne e bambini costretti a fuggire dalla guerra, dalla fame, dalla povertà. Troppe volte ci siamo trovati, purtroppo, nel dovere morale di commentare l’ennesima tragedia dell’immigrazione, della condizione dell’uomo vittima e schiavo di un qualcosa più grande di lui.

Quella che raccontiamo oggi è, appunto, una storia di immigrazione, una storia fatta di fatica, disagio e di polvere, che tanto abbonda nelle miniere del Belgio. Una polvere che ad inizio Novecento era diventata persino un’ambizione, una via di fuga dalla povertà e da ogni difficoltà.

Questa è la storia che descrive la condizione di migliaia e migliaia di italiani emigrati nelle Ardenne per sfuggire ad una povertà estrema che toglieva persino la voglia di sognare.

La Liegi-Bastogne-Liegi è oggi per tutti la “corsa degli italiani“, la corsa dove in alcuni frangenti i corridori azzurri sembrano correre in casa. È forse anche per questo che la Doyenne è stata conquistata per ben dodici volte dai nostri connazionali. Un binomio quasi magico, quello tra la Liegi e l’Italia, iniziato nel lontano 1965, quando un giovane corridore azzurro trionfò nella Decana di tutte le corse. Il suo nome era Carmine Preziosi, uno dei tanti italiani in terra belga.

La storia di Preziosi, infatti, è una delle tante di numerosissimi connazionali fuggiti dal nostro Paese in cerca di fortuna, nella terra promessa del ciclismo. La famiglia Preziosi emigrò da Sant’Angelo all’Esca, in Campania, a Parceness, un piccolo paesino sperduto nelle colline delle Ardenne. Il padre di Carmine aveva trovato un’occupazione nella miniera di Charleroi. Dopo anni di stenti, finalmente era arrivata l’opportunità di dare un futuro concreto alla propria famiglia. Anche il giovane Carmine non era da meno e trascorse la sua adolescenza in terra vallone cimentandosi in diversi e umili lavori, da autista a vetraio fino a quello di cameriere.

Dall’Italia Carmine aveva portato con sé una grandissima passione per il ciclismo. Iniziò a correre giovanissimo per passare professionista nel 1963, a soli vent’anni.

Nella sua carriera una giornata in particolare rimane impressa nella mente. E’ la Liegi-Bastogne-Liegi del 1965, arrivo previsto al Velodromo di Roucourt. Nell’anello belga si invola solitario Vittorio Adorni. Il campione italiano ha una manciata di metri di vantaggio su un gruppetto di corridori che comprende, tra gli altri, anche il campione del mondo olandese Jan Janssen. La maglia iridata, presa dalla foga di rimontare Adorni, innesca una bruttissima caduta che coinvolge altri sette corridori facenti parte del gruppetto inseguitore. Dalla carambola si avvantaggia proprio Preziosi che, come un treno, si stava riportando su Adorni. A quel punto però succede quello che nessuno si sarebbe mai aspettato. Il giovane italiano raggiunge il corridore della Salvarani (guidata da Luciano Pezzi), gli si affianca e con la mano sinistra si appoggia letteralmente su di lui. Adorni, sbilanciato, rallenta inesorabilmente la sua corsa rischiando inoltre di finire per terra favorendo il rivale. Preziosi dunque ha la strada spianata per il suo trionfo alla Decana. Adorni è costretto ad un secondo posto che sa molto di beffa. La giuria chiude un occhio (forse anche due) sostenendo che Preziosi è stato costretto a quel gesto per evitare di cadere. Adorni non riuscì mai ad accettare quel verdetto. Fatto sta che quella è stata la prima vittoria italiana alla Liegi, l’inizio di una storia unica.

La storia di Preziosi è una storia umile, che nasce da molto lontano, da una speranza di un futuro migliore.

La vittoria di Preziosi è la vittoria di ogni italiano che tra la polvere, il sudore e la fatica è riuscito a realizzare il suo sogno, è il riscatto di un popolo relegato all’emarginazione sociale.

Una favola da raccontare a chi fa finta di non ricordare; la storia dei minatori italiani fatta proprio di fatica, polvere e tragedie, si arricchisce dell’orgoglio, l’orgoglio di un giovane immigrato che trionfa nella Madre di tutte le classiche. Perché nessuna corsa più della Liegi-Bastogne-Liegi è un simbolo di memoria, di integrazione, di orgoglio, appunto.

La vittoria di Carmine Preziosi è avvenuta tra mille polemiche; la sostanza che ne viene fuori però è quella che basta per dare inizio a una storia magica come quella che si è instaurata negli anni tra la Decana e il Bel Paese. E, con buona pace di Vittorio Adorni, forse è giusto così.

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