CHUCK VINCI, L’ULTIMO SOLLEVATORE CHE PORTO’ L’ORO IN AMERICA

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Chuck Vinci sul gradino più alto del podio a Melbourne 1956 – da en.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

E’ quanto mai sorprendente sfogliare l’enciclopedia olimpica. Può capitare di scoprire, ad esempio, che gli Stati Uniti, che capeggiano il medagliere con una collezione di trionfi che scavalca la barriera delle mille medaglie d’oro, siano altresì fermi all’edizione di Roma del 1960 nel veder sventolare la bandiera stelle-e-strisce sul pennone più alto del sollevamento pesi.

Già, ad eccezione di Tara Nott che esattamente 40 anni dopo vinse nella categoria riservata alle donne sotto i 48 kg., nessun forzuto è più riuscito da quel dì ad eguagliare quel che fu capace di fare Charles “Chuck” Vinci nella Grande Olimpiade capitolina. Eppure gli americani, sul primo gradino del podio con Oscar Osthoff ai Giochi “casalinghi” di Saint Louis nel 1904 e con Tony Terlazzo nei pesi piuma a Berlino nel 1936, hanno poi conosciuto l’era aurea del bilanciere, con 4 vittorie in 6 categorie a Londra 1948, 4 su 7 sia ad Helsinki 1952 che a Melbourne 1956, e quindi la desolazione olimpica del dopo ha quasi del clamoroso.

Ma torniamo a Chuck, che viene alla luce a Cleveland, nell’Ohio, il 28 febbraio 1933. Il ragazzo viene cresciuto in un ambiente permeato di sacro, se è vero che sarà devoto al punto da sostenere, una volta raggiunta gloria sportiva, che si devono alla volontà di Dio i suoi successi nel sollevare pesi. Vinci, che cresce poco in altezza tanto da non superare il 1m50, si avvicina alla pratica sportiva a 12 anni, sulle orme del fratello maggiore Billy, riuscendo ben presto a primeggiare nei concorsi locali. E dopo aver vinto una prima volta i campionati americani nel 1954 – si confermerà tale altre sei volte, nel biennio 1955/1956 e poi nel quadriennio dal 1958 al 1961 – debutta in una grande competizione internazionale ai Pan American Games del 1955, a Città del Messico, quando, gareggiando nei pesi gallo, sotto i 56 kg., è già il migliore battendo il panamense Angel Famiglietti.

Il ghiaccio è rotto e per Chuck, che si allena sotto lo sguardo vigile di John Schubert, un ex-marine, si dischiudono le porte di una carriera che lo vedrà non solo collezionare un bottino massiccio di medaglie, pur anche ben 12 record del mondo. Questo gagarino alto un soldo di cacio, con una tempra di lottatore indomabile, e con l’aiuto del Padreterno, che Vinci non dimentica di onorare unendosi alla YMCA (Young Men’s Christian Association) che gli fornisce parte del supporto necessario per poter gareggiare in patria e fuori, diventa un sollevatore di fama internazionale e con i Mondiali di Monaco, ad ottobre 1955, inizia a battagliare con i campioni che in Europa e nel mondo hanno maggior blasone.

Tra questi c’è il leggendario Vladimir Stogov, russo di tre anni più anziano, che proprio alla kermesse iridata batte Chuck, relegando l’americano alla piazza d’onore e mettendosi in saccoccia il primo di una serie di ben cinque ori consecutivi. Ma se Vinci conoscerà l’onta della sconfitta anche nel 1958 a Stoccolma, per poi chiudere non meglio che quarto l’edizione mondiale del 1961 di Vienna preceduto anche dall’ungherese Imre Foldi e dal giapponese Yoshinobu Miyake, è consapevole nondimeno che uno sport come il sollevamento pesi regala l’immortalità solo con il successo a cinque cerchi, ed è proprio con quell’obiettivo che l’americano si prepara a dar battaglia alle Olimpiadi di Melbourne del 1956.

Vinci si presenta in Australia motivato come non mai, totalmente dedito all’attività sportiva. E con il miraggio della medaglia d’oro. Che poi tanto miraggio non è, visti i precedenti. Si allena, prega nei ritagli di tempo, e la sera va a letto presto, prototipo del campione perfetto. Ma corre il rischio di non potere competere nella categoria a lui congeniale, quella appunto dei pesi gallo, eccedendo di poco il limite dei 56 kg. Poco prima di scendere in pedana, dunque, si fa tagliare i capelli e con la “zavorra” in meno può infine affrontare gli altri pretendenti al titolo olimpico. In primis, ovviamente, Stogov, che detiene il record del mondo con complessivi 335 kg., e con il quale Vinci, fin da subito, dà vita ad una sfida appassionante. Si comincia con la distensione lenta, e per i due rivali è già record olimpico, 105 kg., si prosegue con lo strappo, record del mondo per entrambi, ancora 105 kg. Ma è con l’ultima serie di alzate, lo slancio, che Chuck mette il sigillo sulla vittoria, 132,5 kg. contro i 127,5 kg. del russo, per un nuovo record del mondo di 342,5 kg. che vale all’americano la medaglia d’oro.

La gloria perpetua è garantita, e nel quadriennio post-olimpico Vinci, se non riesce a mettere in cassaforte il titolo mondiale venendo, come detto, battuto da Stogov che a Stoccolma, nel settembre 1958, si prende la rivincita con un franco successo, 342,5 kg. contro 327,5 kg., conquista invece l’anno dopo il secondo trionfo ai Pan American Games, stavolta a Chicago ma sempre superando Famiglietti.

Il successo in patria è il preludio all’impresa realizzata alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove Vinci si presenta da detentore del titolo e che sono private di Stogov, nuovamente in possesso del primato del mondo con 345 kg., pure campione d’Europa, ma costretto a rinunciare alla rassegna capitolina per colpa di un infortunio. In assenza del sovietico, tocca a Miyake vestire i panni dello sfidante, ed è un avversario da prendere con le molle se è vero che in un prossimo futuro il nipponico sarà proprio il successori di Vinci sul gradino più alto del podio, a Tokyo 1964 così come a Città del Messico nel 1968. Nel frattempo, però, Chuck tiene fede al suo ruolo di favorito, già il migliore nella distensione lenta, 105 kg., stesso punteggio di quattro anni prima, con Imre Foldi e il portoricano Fernando Baez che alzano non più di 100 kg. Con l’alzata di strappo Vinci segna un nuovo record mondiale, 107,5 kg., tenendo a distanza proprio Miyake che con 105 kg. scavalca Foldi, per poi chiudere con uno slancio da 132,5 kg. a cui il rappresentante del paese del Sol Levante risponde con il record olimpico di 135 kg., non sufficiente però a scalzare l’americano dalla prima posizione. Vinci chiude con un totale di 345 kg., ad eguagliare il primato del mondo del grande assente e rivale Stogov, confermandosi così campione olimpico con un margine di 7,5 kg. su Miyake.

La meravigliosa storia agonistica di Vinci si chiude qui, così come, senza ovviamente esserne al corrente, gli Stati Uniti salgono per l’ultima volta sul gradino più alto del podio del sollevamento pesi al maschile. Chuck, dopo esser rimasto fuori dal gioco delle medaglie ai Mondiali di Vienna del 1961 proprio per merito di Miyake, si eclissa per un triennio, prima di tentare la strada delle partecipazione olimpica a Tokyo 1964. Ma uno strappo ai legamenti contratto all’inizio dell’anno mentre si sta allenando nel garage di casa lo costringe all’abbandono del sogno della tripletta ai Giochi e al ritiro dell’attività.

Charles “Chuck” Vinci, alto quanto un soldo di cacio ma forzuto come un ciclope, mette a terra il bilanciere ed entra nell’enciclopedia della pesisitica. E’ lui l’ultimo americano, in attesa di un erede d’oro.

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