JOHN KIRWAN E QUELLA META, “SPOT” PER IL RUGBY

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John Kirwan – da onrugby.it

Articolo di Giovanni Manenti

Ultimo sport di squadra ad avere una propria rassegna iridata, la prima edizione della Coppa del Mondo di rugby organizzata congiuntamente da Australia e Nuova Zelanda prende il via a maggio 1987 tra non poco scetticismo, tant’è che, sino all’ultimo, Scozia ed Irlanda sono indecise nel partecipare, e sono in molti a ritenere che difficilmente possa avere un seguito, trattandosi di uno sport con tradizioni radicate nel tempo e che si estrinsecano nella disputa del “Cinque Nazioni” in Europa, nella “Bledisloe Cup” in Oceania e nei vari “test match” tra rappresentative eterogenee come i Barbarians od i British Lions.

Ad ogni buon conto, per il citato evento, per il quale, stante il ristretto tempo a disposizione per l’organizzazione, non è stato possibile istituire gare di qualificazione e, pertanto, si è proceduto per inviti, con le riferite formazioni del “Cinque Nazioni, Australia e Nuova Zelanda, oltre ad Italia e Romania per l’Europa, Canada e Stati Uniti per il Nord America, Argentina per il Sudamerica, Giappone per l’Asia, Tonga e Fiji per l’Oceania e lo Zimbabwe a rappresentare l’Africa, stante l’ostracismo ancora pendente sul Sudafrica per la politica di apartheid in vigore nel Paese.

Un’altra delle contestazioni circa l’inutilità di una manifestazione a così largo raggio derivava dal previsto eccessivo divario tra le partecipanti, sì da rendere pressoché inutili le fasi eliminatorie e, da questo punto, la gara inaugurale, disputatasi il 22 maggio 1987 all’Eden Park di Auckland tra la Nuova Zelanda e l’Italia, sembra dar ragione ai citati detrattori.

Con le due squadre andate al riposo sul punteggio di 17-3 per gli “All Blacks“, nella ripresa la difesa azzurra crolla di fronte alla forza d’urto degli avanti neozelandesi, i quali realizzano ben sei mete a cui l’Italia risponde con un semplice calcio piazzato di Collodo, cercando di limitare i danni quando accade un evento che sarà l’emblema dell’intera rassegna iridata.

Succede, difatti, che al 70′, ricevuta la palla nei propri “ventidue metri” da parte del debuttante estremo John Gallagher, il n. 14 neozelandese non trovi di meglio che farsi tutto il campo di corsa, saltando come birilli le varie maglie azzurre che gli si ponevano davanti per andare a depositare l’ovale oltre la linea di meta per un’azione che stupisce oltre l’inverosimile sia gli spettatori presenti che coloro che vi assistono in Tv e che, in brevissimo tempo, fa il giro del mondo, un evento paragonabile al celebre goal di Maradona ai Mondiali 1986 contro l’Inghilterra o ad un “coast to coast di un LeBron James in una finale NBA.

L’autore di tale impresa altri non è che il 22enne tre quarti ala John Kirwan, che proprio ad Auckland è nato a dicembre del 1964 ed altresì nell’Auckland gioca, e che quel giorno disputa la sua 14esima gara con gli “All Blacks, con cui ha debuttato il 16 giugno 1984 nel test match contro la Francia e vinto di misura per 10-9.

Kirwan diviene il protagonista della prima edizione della Coppa del Mondo, contribuendo in maniera determinante al successo della Nuova Zelanda, con altre due mete realizzate nella vittoriosa semifinale contro il Galles e mettendo il sigillo nella finale contro la Francia – che, superando in semifinale l’Australia, aveva impedito l’atteso scontro tra “All Blacks e “Wallabies” per il titolo – per consentire al proprio capitano e mediano di mischia David Kirk di sollevare al cielo la Webb Ellis Cup e a lui stesso di laurearsi miglior marcatore del torneo con 6 mete all’attivo.

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Kirwan in azione nella finale di Coppa del Mondo 1987 contro la Francia – da teara.govt.nz

In 10 anni di carriera con la maglia dei “tuttineri“, Kirwan colleziona 63 presenze – di cui 62 partendo nel XV titolare – realizzando 35 mete che, alla data della sua ultima apparizione, il 6 agosto 1994 in un match contro il Sudafrica conclusosi sul 18 pari, rappresentavano un record a livello di Nazionale, ed è altresì titolare nella successiva edizione di Coppa del Mondo 1991 disputatasi in Gran Bretagna, dove subisce la sua unica sconfitta nella manifestazione, un 6-16 in semifinale da parte dell’Australia del suo grande rivale David Campese.

Ed è proprio la rivalità tra questi due grandi protagonisti delle rispettive Nazionali – occupando la medesima posizione in campo – a polarizzare per un decennio l’attenzione dei media specializzati in quei spesso inutili sondaggi su chi fosse il migliore tra i due, anche se Kirwan è stato spesse penalizzato da frequenti infortuni muscolari che ne hanno limitato le apparizioni, ma una cosa è certa, e cioè che al massimo della forma era immarcabile, per la velocità e l’intuizione che aveva nell’incunearsi nelle difese avversarie per concludere l’azione corale di cui gli “All Blacks” sono sempre stati maestri, come dimostrano le 10 mete messe a segno in 5 test match (due contro il Galles e tre contro l’Australia) nell’anno successivo alla conquista del titolo iridato.

Oltretutto, non contenti di sfidarsi nell’emisfero australe, entrambi – sia Campese con il Petrarca Padova che Kirwan con il Benetton Treviso – hanno avuto modo di cimentarsi anche nel campionato italiano, che il neozelandese ha conquistato nel 1989 (quando Campese era già tornato in patria), risultando ancora una volta decisivo nella finale per l’assegnazione dello scudetto disputata il 27 maggio 1989 allo Stadio Dall’Ara di Bologna contro il Rovigo, allorquando, con il risultato ancora in bilico sul 12-9 per i trevigiani, è lui stesso a schiacciare in meta allo scadere degli 80 minuti regolamentari per i punti della sicurezza.

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Kirwan festeggia lo scudetto 1989 con il Benetton Treviso – da it.wikipedia.org

Ciò nondimeno, se le disquisizioni su chi sia stato il migliore dei due come giocatore troveranno sempre ognuna delle due parti convinta di aver ragione, nessun dubbio può sussistere su chi abbia fatto meglio nelle vesti di allenatore, con Kirwan a guidare la nazionale italiana dopo aver fatto da assistente al suo connazionale Brad Johnstone, rilevandone il ruolo dopo il disastroso “Sei Nazioni” del 2002 concluso con il terzo “cucchiaio di legno” consecutivo.

L’esordio al “Sei Nazioni” 2003 con la vittoria per 30-22 sul Galles – solo secondo successo azzurro dopo quello sulla Scozia nella prima edizione del torneo esteso a sei squadre nel 2000 – ed un’onorevole sconfitta per 25-33 a Dublino contro l’Irlanda, fanno da buon viatico in vista della Coppa del Mondo del successivo ottobre in Australia, dove l’Italia è inserita nel gruppo D assieme allo stesso Galles, alla Nuova Zelanda, Canada e Tonga.

E qui, in un certo senso, il cerchio si chiude, in quanto il match d’esordio vede gli azzurri opposti proprio a quegli “All Blacks contro cui disputarono la prima gara nella storia della manifestazione e, ancor più curiosamente, il risultato è pressoché identico, con i “maestri a trionfare per 70-7 (rispetto al 70-6 di 16 anni prima), con la differenza che stavolta Kirwan è dalla parte degli sconfitti, che però reagiscono superando Tonga 36-12 ed il Canada 19-14, costruendosi così l’occasione – sinora mai verificatasi – di qualificarsi per i quarti di finale in caso di vittoria contro il Galles nell’ultimo turno.

Gara che, viceversa, ha un esito opposto a quella del 15 febbraio al “Flaminio” di Roma, con i “Dragoni stavolta ad imporsi per 27-15 per una classifica finale di 2 vittorie ed altrettante sconfitte che l’Italia replicherà anche nelle successive edizioni del 2007, 2011 e 2015.

Kirwan, lasciato l’incarico di CT degli azzurri, conduce con minor successo alle fasi finali del Mondiale la nazionale giapponese nel 2007 e 2011, ottenendo in entrambe le occasioni solo un pareggio, e sempre contro il Canada, per poi essere attirato dalla piattaforma di Sky Italia, per la quale ha commentato l’edizione della Coppa del Mondo 2015, vinta dalla sua Nuova Zelanda.

Ora, è fin troppo evidente che la Coppa del Mondo sarebbe comunque andata avanti, visti gli interessi del magnate Rupert Murdoch al riguardo e la globalizzazione che ogni tipo di disciplina ha assunto negli anni a venire, ma, per i più romantici, può sempre far piacere pensare che quella “lunghissima ultima meta” messa a segno da Kirwan nella gara inaugurale abbia rappresentato qualcosa di più di un semplice “spot sia per il rugby in sé stesso che per la manifestazione nel suo insieme.

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