ANDREA TAFI E LA PIETRA DI ROUBAIX INFINE CONQUISTATA

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Andrea Tafi in trionfo – da gazzetta.it

articolo di Emiliano Morozzi

Andrea Tafi nel corso della sua carriera ha corso al fianco di grandi campioni: da Michele Bartoli a Johan Museeuw, da Franco Ballerini a Paolo Bettini. Un gregario di lusso, sempre pronto ad aiutare il capitano di turno, a volte sacrificando pure le proprie ambizioni di vittoria. Un corridore a proprio agio nelle corse di un giorno, capace dopo i trenta anni di compiere imprese e record che lo hanno portato nell’Olimpo del ciclismo.

E’ suo un personalissimo record: quello di essere l’unico italiano ad avere vinto sia il Giro delle Fiandre che la Parigi-Roubaix. E uno dei pochi ad aver realizzare il trittico Fiandre, Roubaix e Lombardia al fianco di giganti del pedale come Bobet, Kuiper, Van Looy, Merckx e De Vlaeminck.

Andrea Tafi, come il compagno di squadra Ballerini, ama le pietre ed una corsa in particolare: la più difficile, la più infernale, la Parigi-Roubaix. Il toscano milita in uno squadrone, la Mapei di patron Squinzi, ma il suo ruolo di gregario spesso gli tarpa le ali quando potrebbe volare: corre l’anno 1996, Tafi è ormai già trentenne e vuole vincere la gara, si infila nel gruppo buono, forte di venti elementi, nel quale ci sono i compagni di squadra Museeuw, Ballerini, Bortolami e Leysen. Ballerini è campione in carica, ma quel giorno è bersagliato dalla sfortuna e fora tre volte, proprio quando i compagni di squadra tentano il forcing. Tafi si trova solo davanti, dietro arrivano Museeuw e Bortolami e l’ammiraglia Mapei lo ferma per aspettare il rientro dei compagni e regalare alla squadra un tris eccezionale. Pure il campione belga fora due volte, i due italiani sono costretti ad aspettarlo e al Velodromo di Roubaix lasciarlo vincere, in una scena che ha del surreale.

Tafi mastica amaro e il suo ruolo di gregario ancora una volta lo costringe a mordere il freno: siamo nel 1998, stavolta davanti c’è Ballerini, Tafi trattandosi del conterraneo ed amico stavolta accetta più serenamente l’ordine di scuderia ma si toglie lo sfizio di vincere lo sprint dei battuti ed arrivare secondo dietro il proprio capitano.

Il successo e la consacrazione arrivano un anno dopo: Tafi porta sulle spalle la maglia di campione italiano, Ballerini è andato alla Lampre e finalmente il fucecchiese veste i gradi di capitano. Ha voglia di vincere e lo dimostra nei punti chiave della corsa, dando una prima scrollata al gruppo nella Foresta di Arenberg. Una fuga con dentro il suo compagno di squadra Steels sembra potergli rovinare i piani: ancora una volta, Tafi teme di doversi inchinare agli ordini di scuderia, ma quando il gruppo riprende i fuggitivi, è lui a scappare a 36 chilometri dal traguardo.

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Tafi in azione – da pelotonmagazine.com

Il corridore della Mapei fa il vuoto, i compagni di squadra dietro rompono i cambi, ma la malasorte è in agguato: una foratura appieda Tafi, che è costretto a fermarsi e viene salvato dalla provvidenziale presenza di un uomo della squadra con la ruota di ricambio in mano. Passata la paura, l’azione dell’azzurro riprende vigore e il vantaggio si dilata fino a superare i due minuti: il giro di pista nel Velodromo gremito di Roubaix è solamente una passerella trionfale, con il pubblico in delirio che grida “Tafì, Tafì” consacrando l’eroe di giornata. L’ultimo eroe azzurro ad alzare le braccia al cielo e baciare la pietra trofeo della Roubaix.

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