BORUSSIA-WERDER BREMA 1971, IL PALO CHE CAMBIO’ IL CALCIO TEDESCO

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Un tentativo di rimettere in piedi la porta – da spiegel.de

Il 3 aprile 1971 la Germania è teatro di una sfida calcistica destinata a cambiare la storia dello sport del pallone. È in atto la 27esima giornata della Bundesliga e il Borussia Monchengladbach, in piena corsa per confermare il titolo conquistato l’anno prima, ha bisogno di vincere contro il Werder Brema, squadra che naviga a metà classifica. A pochi minuti dal termine, decisamente a sorpresa però, il risultato è bloccato sulla parità, 1-1, in virtù di un’autorete di Koppel al 7′ e il pareggio firmato da Hasebrink al 16′. Un insuccesso, che in caso di conferma al triplice fischio finale, consentirebbe al Bayern di rimanere in corsa per il Deutsche Meisterschale, il trofeo assegnato a chi si impone in campionato e che per la squadra bavarese sarebbe il secondo dopo quello messo in bacheca nel 1969.

Corre il minuto 88 e viene fischiata una punizione in favore del Monchengladbach. Al tiro si presenta Netzer, il più talentuoso dei suoi, seppur il Borussia annoveri tra le sue file altri campioni, Heynckes, Vogts e Bonhof su tutti. Il biondo centrocampista della Nazionale scaglia un missile verso la porta difesa da Bernard, che si oppone alla fucilata ma va a sbattere contro il palo. Sulla respinta si avventa Laumen per ribadire il pallone in porta, ma è troppo veloce: liscia la palla e si impiglia nella rete proprio vicino al palo appena colpito da Bernard. Patatrac. Troppi impatti, la porta non regge l’urto e crolla. L’arbitro Meuser, alla quarta direzione in Bundesliga, prova a rimetterla in piedi, aiutato in questo dai volenterosi giocatori del Werder, ma ogni sforzo risulta vano.

Al contrario gli atleti del Monchengladbach, padrone di casa, non sembrano avere grande interesse nel risolvere il problema. Ed il motivo è palese. Non avendo i dirigenti a disposizione un palo di riserva, i giocatori si limitano ad osservare arbitro e avversari provare a sistemare la porta. La partita viene sospesa a soli 120 secondi dalla sua conclusione e a differenza di quel che accade oggigiorno, all’epoca le gare interrotte venivano ripetute dall’inizio. Un bel colpo per il tecnico Weisweiler e i suoi ragazzi, che avrebbero quindi nuovamente 90′ per vincere la partita e non solo pochi secondi per sbloccare un risultato che li penalizza. Questo lo sanno bene. L’arbitro Meuser però riporta nel referto la scarsa collaborazione dei giocatori di casa e il giudice sportivo, qualche settimana dopo, assegna la vittoria a tavolino al Werder Brema, 2-0.

Apriti cielo. Scoppia lo scandalo. Ad approfittarne è il Bayern, quel giorno sconfitto anch’esso a Kaiserslautern, 2-1, che resta in corsa per il titolo, ad un solo punto dagli avversari, 37 contro 38. Il sospetto è che si voglia favorire il club bavarese, che proprio in quegli anni sta cominciando la sua ascesa, forte di fuoriclasse del calibro di Beckenbauer, Gerd Muller, Sepp Maier. Le società tedesche colgono l’occasione al balzo e decidono che da lì in poi si giocherà solo con i pali in alluminio. E questa è un’innovazione senza precedenti. Così come è storia che il Monchengladbach vincerà ugualmente il titolo all’ultima giornata, prima a riuscirci per due anni di seguito, quando il Bayern, che condivide la testa della classifica con i renani ma ha una miglior differenza reti, perderà inopinatamente a Duisburg, 2-0 per una doppietta di Budde, ed il Borussia passerà di quaterna a Francoforte, con due reti di  Jupp Heynckes e due sigilli di Netzer e Koppel.

Da quel giorno quel famoso palo è ancora custodito nel museo del club, mentre Laumen, uno capace nondimeno di segnare 121 reti in 267 partite di Bundesliga, è per tutti “spacca porta“. E il Borussia Monchengladbach, dopo la porta frantumata, conoscerà l’anno dopo anche il “fattaccio della lattina” nel match di Coppa dei Campioni con l’Inter… ma questa è un’altra storia e ne riparleremo, è una promessa.

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