LA VITA SPERICOLATA DI “LONG JOHN” CHINAGLIA

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Chinaglia e Maestrelli, coppia vincente – da magliarossonera.it

Articolo di Giovanni Manenti

Credo che pochi calciatori abbiano potuto vantare, nella loro vita, una carriera così turbolenta, costellata da indubbi successi e fama internazionale, ma al tempo stesso segnata da atteggiamenti rissosi ed arroganti, di cui ha poi fatto le spese ad attività agonistica conclusa, con operazioni finanziarie ai limiti – e ben oltre – della legalità nel tentare scalate a vari club pallonari, come il leader della Lazio scudettata nel 1974, il primo nella storia del club biancoceleste, vale a dire il centravanti Giorgio Chinaglia.

Giorgio è costretto a “conquistarsi a morsi” la vita sin da adolescente, in quanto, poco tempo dopo la sua nascita, avvenuta a Carrara il 24 gennaio 1947, i genitori e la sorella maggiore Rita decidono, in quell’Italia dilaniata dai tragici eventi bellici della seconda guerra mondiale, di trasferirsi in Galles dove il padre Mario trova lavoro in miniera ed il piccolo Giorgio è svezzato da nonna Clelia, prima di ricongiungersi egli stesso alla famiglia all’età di 8 anni.

Come ogni buon emigrante nostrano che si rispetti, il padre, con i primi risparmi apre la più classica attività per un italiano all’estero, vale a dire un ristorante sotto l’insegna “Mario’s Bamboo Restaurant” a Cardiff ed il figlio Giorgio, che oltre a frequentare la scuola si diletta anche nel praticare sia il calcio che il rugby (sport nazionale, quest’ultimo, in Galles), dà a propria volta una mano alla sera come cameriere nel locale di famiglia.

Le origini italiane lo fanno propendere più per il calcio, ed all’età di 17 anni, Chinaglia firma il suo primo contratto da professionista con lo Swansea, debuttando il 13 febbraio 1965 nel pareggio interno a reti bianche contro il Portsmouth, sua unica presenza in una stagione che si conclude con la retrocessione del club in terza divisione.

Andata delusa la speranza di poter, l’anno successivo, trovare maggior spazio in prima squadra – saranno solo quattro le presenze, condite dalla sua unica rete realizzata in terra inglese, nella sconfitta esterna per 1-2 a Bounemouth –, Chinaglia inizia a mostrare i segni di insofferenza tipici del suo carattere, inducendo la famiglia a cedere l’attività e tornarsene in Italia per consentire al figlio di prestare il servizio militare e favorirne la carriera da calciatore, che, difatti, prosegue con un anno alla Massese e due all’Internapoli, entrambe militanti in Serie C, ma dove, diversamente a quanto avvenuto oltremanica, viene impiegato con continuità.

Con la fortuna di trovare nella formazione partenopea un compagno con cui legherà il resto della sua carriera in Italia, quale Giuseppe Wilson, e, come allenatore, nel suo secondo anno all’Internapoli, il famoso ex centravanti brasiliano Luis Vinicio che ne affina le qualità tecniche in un fisico possente di m.1,86 per 80 chili, Chinaglia va a segno 14 volte con la squadra che termina il Campionato al terzo posto, con ciò attirando le attenzioni della neopromossa Lazio che lo acquista, unitamente a Wilson, l’estate seguente, quale rinforzo per l’attacco in vista del prossimo torneo di massima divisione.

E l’impatto di Chinaglia con la Serie A italiana, nel 1969, non è assolutamente da disprezzare, con la Lazio che chiude all’ottavo posto ed il centravanti a realizzare 12 reti, quale miglior marcatore per la sua squadra, anche se identica fortuna non ottiene la stagione seguente con i biancocelesti, allenati da Juan Carlos Lorenzo, che retrocedono tra i cadetti e Chinaglia a limitare il proprio bottino di goal a soli 9 centri, cui vanno però aggiunte le 7 reti che consentono alla Lazio, nel giugno 1971, di conquistare la Coppa delle Alpi, tra cui la doppietta nella finale vinta per 3-1 contro il Basilea.

Grandi cambiamenti in vista per il 23enne Giorgio, sia dal punto di vista professionale che privato, in quanto in questa seconda veste convola a nozze con Connie Eruzione (mai cognome si sarebbe adattato meglio al focoso carattere del marito), figlia di un ex sergente americano che si era stabilito in Italia – nonché cugina del giocatore di hockey su ghiaccio Mike Eruzione, autore della decisiva rete che assegnerà agli Stati Uniti la vittoria sull’Unione Sovietica alle Olimpiadi di Lake Placid 1980 – mentre sul campo fa la conoscenza di colui che, a pieno titolo, può considerare il suo secondo padre, e cioè il tecnico pisano Tommaso Maestrelli, reduce da tre ottime stagioni al Foggia, e che assume la guida tecnica dei biancocelesti nell’estate 1971.

Il sodalizio dà immediatamente i suoi frutti, con la Lazio che risale prontamente in A e Chinaglia a vincere la classifica di capocannoniere del torneo cadetto con 21 centri – assieme a Massa ed Abbondanza, firmano in tre 40 delle 48 reti complessivamente realizzate dalla squadra – mettendo le basi della formazione che, con gli innesti di Garlaschelli, Re Cecconi e Frustalupi ed al lancio in pianta stabile nell’undici titolare di un giovane Vincenzo D’Amico, dapprima sfiora lo scudetto nel 1973 e poi lo conquista nel 1974, stagione in cui Chinaglia va a segno per 24 volte quale cannoniere principe della massima divisione e certificando, con la trasformazione di un calcio di rigore alla penultima giornata contro il Foggia, la matematica conquista del tricolore.

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Il calcio di rigore trasformato da Chinaglia che consegna lo scudetto 1974 alla Lazio – da since1900.it

Stagione in cui Chinaglia si rende anche protagonista di due triplette in Coppa Uefa, la prima nel 3-0 all’Olimpico contro il Sion al primo turno, e la seconda nella vittoria casalinga per 4-2 a spese degli inglesi dell’Ipswich Town, inutile per la qualificazione stante lo 0-4 maturato all’andata, ma che porta dietro di sé il negativo risvolto delle intemperanze dei tifosi laziali, con conseguente squalifica per un anno dalle competizioni internazionali da parte della Uefa, il che significa che la Lazio non può partecipare alla successiva Coppa dei Campioni in forza del titolo appena conquistato.

La parabola di Chinaglia in maglia biancoceleste sta per volgere al termine, in relazione all’abbandono della panchina di Maestrelli per gravi motivi di salute – che purtroppo lo condurranno alla morte ad inizio dicembre 1976 – ed al desiderio di ricongiungersi alla moglie, nel frattempo rientrata negli Stati Uniti e dalla quale avrà tre figli, convincendolo ad accettare le offerte dei New York Cosmos per andare a giocare nella NASL.

In quegli anni il “soccer” – come viene chiamato negli Usa per differenziarlo dal loro “vero” football, che si gioca con la palla ovale – cerca di ritagliarsi uno spazio in un panorama sportivo che non lo adora e la scelta delle dirigenze si sposta sull’acquisto di celebrità oramai sul viale del tramonto, da Best a Cruijff, da Deyna ad Eusebio, da Cubillas a Gerd Mueller, per finire alle stelle brasiliane Pelè e Carlos Alberto che militano proprio nella formazione newyorkese, assieme a Franz Beckenbauer.

Con tutti ex campioni di oltre trent’anni di età, è sin troppo logico che un arzillo e potente 28enne come Chinaglia non abbia difficoltà ad affermarsi, tanto più dopo aver dovuto affrontare le rocciose difese nostrane, ed andando talmente a nozze con gli sprovveduti difensori indigeni da trovarsi a realizzare qualcosa come 193 reti in sole 213 gare di “regular season” disputate negli otto anni vissuti negli States, che gli valgono quattro titoli consecutivi di capocannoniere dal 1978 al 1981, cui aggiunge quattro “Soccer Bowl“.

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Esultanza di Chinaglia dopo una delle tante reti realizzate per i New York Cosmos – da goal.blogs.nytimes.com

Già, perché fedeli alla formula degli sport in voga negli Usa, anche nel calcio vengono introdotti i playoff a fine stagione, con la disputa della finalissima alla stessa stregua del football, e Chinaglia è protagonista nel 1977 (vittoria per 2-1 contro Seattle, con una rete), 1978 (vittoria per 3-1 contro Tampa Bay, andando ancora a segno), 1980 (3-0 contro Fort Lauderdale, con una doppietta a suo nome, stagione in cui realizza 18 reti n 8 gare di playoff, compresi 7 centri nell’8-1 contro Tulsa), ed infine, dopo aver perso per 0-1 la finale del 1981 contro Chicago, ottiene il suo quarto ed ultimo titolo l’anno seguente, sconfiggendo per 1-0 Seattle ed ancora grazie ad una sua rete, risultando così l’uomo più decisivo nella storia del club, per poi abbandonare l’attività agonistica nel 1983, potendo contare al suo attivo qualcosa come 320 reti realizzate in sole gare di campionato, cui vanno aggiunte le 50 nelle, peraltro più importanti, partite dei playoff.

Per poter meglio comprendere il cammino post agonistico di Chinaglia, occorre fare un passo indietro e tornare ai suoi trascorsi in Italia, quando il suo carattere scontroso ed irrequieto lo porta a frequenti scontri con i compagni di squadra, i cui dissidi a livello di spogliatoio venivano “saldati” nel corso di epiche sfide nella partitella del giovedì, sapientemente sfruttata da Maestrelli per appianare eventuali dissapori e ritrovare l’unità del gruppo per l’appuntamento domenicale di campionato, così come non passa certo inosservato il “vaffa” rivolto al Commissario Tecnico Valcareggi ai Mondiali di Germania 1974 in occasione della sua sostituzione nella gara d’esordio contro Haiti, peraltro proprio contro l’allenatore che lo aveva fatto esordire il 21 giugno 1972, al termine del torneo cadetto disputato con la Lazio, nell’amichevole di Sofia contro la Bulgaria e conclusa per 1-1 grazie alla rete segnata al debutto da “Long John“.

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Il famoso “vaffa” di Chinaglia dopo la sostituzione con Haiti ai Mondiali 1974 – da storiedicalcio.altervista.org

Quasi sicuramente, nella sua esperienza nella capitale, Chinaglia deve aver avviato alcune frequentazioni poco raccomandabili, poiché altrimenti non si spiega come mai, a carriera appena conclusa – ed oramai da quattro anni cittadino americano a tutti gli effetti – decida di tornare alla Lazio per assumerne la presidenza, nel mentre negli Usa rileva dalla “Warner Communications” parte delle azioni dei New York Cosmos, iniziative entrambe negative per sopraggiunti problemi finanziari, con la NASL a chiudere i battenti nel 1985 e Chinaglia a rassegnare le dimissioni da primo dirigente nel 1986, subentrandogli Gianmarco Calleri.

Esperienza che non si conclude in modo indolore per l’ex centravanti, che nel 1996 si vede condannare dalla giustizia italiana a due anni di reclusione per i reali di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio riconducibili alla gestione della fallita “Fin Lazio“, proprietaria della società biancoceleste.

Da allora in poi, il nome di Chinaglia – nel frattempo separatosi dalla moglie – viene associato più ad eventi giudiziari che non all’attività di commentatore radiofonico che svolge quotidianamente negli States per la “Sirius Satellite Radio” di New York, balzando ai (dis)onori della cronaca, in quanto, dopo aver tentato inutilmente nel 2004 l’acquisto del Foggia, nella primavera del 2006 viene iscritto nel registro degli indagati dalla DDA di Napoli, con l’accusa di aver agevolato l’accusa della camorra e, nell’ottobre del medesimo anno, la Guardia di Finanza richiede un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti per irregolarità nel tentativo di ottenere il pacchetto di maggioranza della Lazio, contestandogli il reato di riciclaggio per conto del clan camorristico appartenente alla famiglia dei Casalesi.

Ordinanza non eseguita in quanto Chinaglia risiede negli Stati Uniti ed il reato ascrittogli non è tale da includere la richiesta di estradizione, ciò nondimeno i guai con la nostra giustizia per l’ex idolo dei tifosi biancocelesti sono ben lungi dal concludersi, venendo condannato nel novembre del 2007 al pagamento di una multa di 4.2 milioni di €uro su richiesta della Consob, quale responsabile di manipolazione di mercato ed ostacolo all’attività di vigilanza del riferito organo di controllo in relazione alle voci ad arte messe in giro, e poi rivelatesi false, circa l’intenzione di un gruppo farmaceutico ungherese di rilevare il pacchetto di maggioranza della Lazio,sSocietà che, ricordiamolo, risulta quotata in Borsa.

Non vi è pertanto da stupirsi più di tanto se – dopo essere stato colpito da un nuovo mandato di arresto per riciclaggio nel 2008 – una vita così vissuta sul filo del rasoio abbia determinato uno stato di stress tale da procurargli un infarto che, alcuni giorni dopo un suo ricovero ospedaliero, pone fine alla sua esistenza l’1 aprile 2012 nella sua casa di Naples (ironia della sorte, la traduzione inglese di Napoli, da cui peraltro la città prende proprio spunto), in Florida, all’età di appena 65 anni.

In suo ricordo, i tre figli avuti dalla moglie Connie, hanno dato vita in America alla “Giorgio Chinaglia Foundation“, associazione no-profit che si occupa di dare assistenza ai bambini bisognosi, mentre le sue spoglie riposano a Roma, nel cimitero di Prima Porta, accanto alla tomba del suo maestro Tommaso Maestrelli, il quale da “padre buono” quale è sempre stato nei confronti del suo “Giorgione“, ci piace pensare che lo abbia rimproverato con un affettuoso…  “ma ne valeva proprio la pena?

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