BILL JOHNSON, LA DISCESA A SORPRESA A SARAJEVO 1984

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Bill Johnson in azione nella discesa olimpica di Sarajevo – da si.com

articolo di Nicola Pucci

Alzi la mano chi pensava che Bill Johnson potesse imporsi alle Olimpiadi di Sarajevo del 1984. Non credo siano in tanti, seppur l’americano non fosse proprio un pivello di primo pelo del discesismo mondiale.

In effetti il ragazzo californiano, neppure 24enne, può già vantare qualche buon risultato in Coppa del Mondo, soprattutto il trionfo al Lauberhorn di Wengen il 15 gennaio, a spengere le illusioni austriache di far doppietta con Steiner e Resch e del “Much” Mair di salire sul terzo gradino del podio. Se si aggiunge il quarto posto a Cortina un paio di settimane prima dell’evento a cinque cerchi, a certificare le buone credenziali già messe in evidenza una prima volta con il sesto posto a St.Anton nel 1983, l’anno dell’esordio, e la vittoria nella classifica generale di Coppa Europa, ecco che Bill Johnson figura tra gli outsiders di una gara che ha in altri autorevoli campioni i pretendenti alla medaglia d’oro.

La Svizzera, tanto per cominciare, si affida al talentuoso Urs Raeber, che in stagione ha battuto tutti sulla Saslong di Val Gardena e sulle nevi di casa di Laax, all’emergente Franz Heinzer, a sua volta vincitore a Val d’Isere, al campione riconosciuto Peter Mueller e a quello in divenire Pirmin Zurbriggen; in casa Austria, vista l’assenza del campione in carica, Leonhard Stock, infortunato, e del detentore del titolo mondiale, Harti Weirather, le speranze sono riversate sulle spalle esperte del “kaiser” Franz Klammer, tornato protagonista con la vittoria sulla Streif di Kitzbuhel dopo qualche anno di appannamento, e sugli stessi Erwin Resch ed Helmuth Hoeflehner, abili scivolatori sui tracciati di Schladming e appunto le “Tofane” di Cortina; il Canada ha in Steve Podborski l’uomo di punta, in fiducia dopo il successo di Garmisch; infine l’Italia ha qualche velleità di podio con Michael Mair, già terzo a Laax e a cui il pendio olimpico si addice, che difende le chances tricolori assieme a Danilo Sbardellotto e Alberto Ghidoni.

L’appuntamento è fissato a Bjelasnica per il 16 febbraio, ore 12, esattamente un settimana dopo la data originariamente prevista, causa i capricci del maltempo, e tra i partecipanti si annota la presenza, più per lo spettacolo che per la reale valenza tecnica, del principe Hubertus Von Hohenlohe. Al fine di soddisfare il requisito minimo del dislivello di 800 metri (2.625 piedi), il cancelletto di partenza è posto in una casetta di nuova costruzione al vertice della montagna che ospita la competizione, con una rampa di collegamento al pendio designato, ed il primo a lanciarsi a valle in cerca della gloria olimpica è il canadese Gary Athans, pettorale numero 1, che fissa il tempo di riferimento in 1’48″79.

Ma non è certo lui che potrà festeggiare a sera, tocca subito dopo a Zurbriggen e la sciata dell’elvetico, composta ma efficace, vale già il miglior cronometro, 1’46″05. Klammer delude le attese e resta a distanza, poco meno di un secondo, così come affondano nella neve le illusioni di Mair, pettorale numero 4, che accusa un ritardo di 1″65, decisamente troppo anche per un risultato di prestigio. L’azzurro, infine, sarà solo 15esimo. Cathomen, altro svizzero di prima fascia, non fa molto meglio, ed allora con il numero 6 è la volta di Bill Johnson.

L’americano, che con un peccato di presunzione ha affermato che vincerà la medaglia d’oro, tiene fede alla sua promessa e disegna perfettamente le curve che portano al traguardo, lasciando scivolare gli attrezzi nei tratti pianeggianti, domando i trabocchetti del tracciato e pennellando le diagonali che, di contrappasso, spengono il sogno dei rivali. 1’45″59, veloce come nessun’altro, non certo Hoeflenher e Raeber che chiudono in sesta e quinta posizione, solo Mueller, numero 11, e Steiner, numero 13, rimangono in scia a Johnson, con lo svizzero che accusa 0″27 di ritardo che valgono comunque la medaglia d’argento, e l’asburgico che con un disavanzo di 0″36 butta giù Zurbriggen dal terzo gradino del podio. Poco importa, il fuoriclasse di Saas-Almagell, che ha solo 21 anni, saprà riscattarsi in futuro. E quando anche il tedesco Sepp Wildgruber e il canadese Todd Brooker hanno terminato il loro esercizio agonistico in settima e nona posizione, e le prove di Ghidoni, 17esimo, e Sbardellotto, 21esimo, confermano che non è proprio giornata per l’Italia (lo sarà 24 ore dopo con Paoletta Magoni trionfatrice a sorpresa nello slalom), Bill Johnson può infine sorridere e mettersi al collo la medaglia d’oro.

Sappiamo tutti quel che è il seguito della storia. Johnson vincerà altre due gare di Coppa del Mondo, sempre in quel magico 1984, ad Aspen e Whistler Mountain, ma poi la sua buona stella finirà lì. Non sarà più capace di confermare quei successi, e nel 2001, nel tentativo di qualificarsi per i Giochi di Salt Lake City, cadrà rovinosamente nel corso di una gara FIS a Big Mountain, riportando danni cerebrali e un’invalidità permanente. Poi, a chiudere il cerchio e a triste epilogo di un’esistenza sempre al limite, sopraggiunge la morte, il 21 gennaio 2016. Precoce, come precoce fu il suo passaggio come meteora del discesismo mondiale.

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