RENALDO NEHEMIAH, IL FENOMENO VITTIMA DEL BOICOTTAGGIO

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Nehemiah alla Maryland University, 1978 – da gettyimages.co.uk (James Drake)

Articolo di Giovanni Manenti

Nel periodo a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio della decade successiva, emergono negli Stati Uniti – Paese in cui notoriamente proliferano specialisti degli ostacoli – due autentici fenomeni che contribuiscono a riscrivere la storia dei primati, sia sui 110 che sui 400hs, contribuendo a lanciare dette prove in un’era moderna.

Il più famoso dei due, non occorre ricordarlo, è Edwin Moses, il quale, oltre a migliorare quattro volte il record mondiale sugli ostacoli bassi, dal 47″64 ai Giochi di Montreal 1976 sino al 47″02 di Coblenza del 31 agosto 1983, risulta pressoché imbattibile nell’arco di un decennio, nel corso del quale vince 122 gare consecutive, bissando a Los Angeles 1984 l’oro di Montreal e salendo sul gradino più alto del podio alle due prime edizioni dei Campionati Mondiali – Helsinki 1983 e Roma 1987 – per poi chiudere una irripetibile carriera con il bronzo olimpico di Seul 1988.

Ma se Moses ha avuto la pazienza di attendere, pur con l’amarezza del mancato scontato oro ai Giochi di Mosca 1980, prolungando la sua attività atletica, diversa scelta compie l’altro fenomeno degli ostacoli alti, vale a dire il forse meno conosciuto Renaldo Nehemiah, colui che ha rivoluzionato la specialità dei 110hs.

Con l’handicap di essere di quattro anni più giovane di Moses, essendo nato a Newark, nel New Jersey, il 24 marzo 1959, Nehemiah non ha l’età per competere agli Olympic Trials che designano i tre rappresentanti americani per le Olimpiadi di Montreal 1976, così come, l’anno seguente, è il vincitore delle citate selezioni, Charlie Foster, a rappresentare gli Usa nella prima edizione della Coppa del Mondo di atletica leggera a Duesseldorf, stagione in cui, completando gli studi alla “High School“, il 18enne si laurea campione nazionale juniores, venendo nominato “atleta dell’anno” a livello di scuola media superiore.

E’ talmente superiore ai suoi compagni che il suo allenatore, Jean Poquette, lo costringe a gareggiare con gli ostacoli posti all’altezza di 42 pollici (1,067 metri) in uso tra i seniores, rispetto ai 39 (pari ad un metro) di riferimento per gli juniores, con i quali viene cronometrato in 12″9 sulla distanza metrica dei 110hs.

Per proseguire l’attività agonistica, Nehemiah si iscrive all’Università del Maryland, una scelta in parte dovuta alla vicinanza alla famiglia, ma anche determinata dal fatto che all’Università del Tennessee, dove avrebbe voluto proseguire gli studi, non gli era stata garantita una borsa di studio, circostanza che lo stesso ostacolista ebbe successivamente a motivare con fatto che… “non ritenevano che potessi migliorare, in quanto pensavano che, avendo fatto così bene nella high school, io avessi raggiunto il massimo delle mie potenzialità …”.

Scelta, comunque, che si rivela quanto mai giusta, stante che ad UMD Nehemiah poteva contare su di un eccellente programma di gare, uno dei migliori della costa orientale, ed i risultati si vedono sin dal suo primo anno al College, quando stabilisce in 13″27 il record mondiale juniores in semifinale ai Campionati NCAA di Eugene 1978, pur venendo sconfitto in finale da Greg Foster, ma aggiudicandosi due settimane dopo il titolo nazionale assoluto, per poi sbarcare in Europa per partecipare a diversi meeting.

Ed è così che, il 16 agosto 1978, Nehemiah fa la sua prima conoscenza con la magica pista del “Letzigrund” di Zurigo in occasione del “Weltklasse, il meeting in assoluto di maggior prestigio del panorama continentale, vincendo la sua gara con il riscontro cronometrico di 13″23 che migliora di 0″04 centesimi il proprio primato mondiale juniores – e che a tutt’oggi risulta la seconda miglior prestazione di sempre per la categoria, superata solo nel 2002, a 24 anni di distanza, dal 13″12 del cinese Liu Xiang – che gli vale la prima posizione nel ranking di fine anno stilato dalla rivista specializzata “Track & Field News“, la quale cura detta classifica sin dal 1947.

Con il record mondiale appartenente al cubano Alejandro Casanas con 13″21 stabilito il 21 agosto 1977 alle Universiadi di Sofia, sono in molti a ritenere che lo stesso abbia le ore contate nel primo anno da seniores di Nehemiah, il quale conferma tale previsione migliorandolo in due occasioni, la prima il 14 aprile 1979 a San José, correndo la distanza in 13″16 e la seconda poco più di 20 giorni dopo, il 6 maggio a Westwood, quando per poco non riesce ad abbattere la barriera dei 13″ netti, facendo fermare il cronometro sui 13″00.

Nella sua veste di primatista mondiale, Nehemiah è il logico selezionato per la seconda edizione della Coppa del Mondo di atletica, in programma a fine agosto a Montreal e, sulla pista che aveva visto trionfare tre anni prima Edwin Moses sul giro di pista in occasione dei Giochi Olimpici – ed il quale, per quanto ovvio, si ripete anche nella presente occasione – il 20enne ostacolista coglie quello che sarà l’unico suo successo in carriera in manifestazioni internazionali, mettendo in fila il tedesco est Thomas Munkelt ed il già citato ex primatista mondiale Casanas.

Un arrivo quanto mai profetico, dato che Nehemiah è l’assoluto favorito e pretendente alla medaglia d’oro per le successive Olimpiadi di Mosca 1980, se non fosse che l’assurdo – e successivamente rivelatosi assolutamente inutile – boicottaggio dei Giochi decretato dal Presidente Usa Jimmy Carter gli nega questa chance, nonostante si fosse qualificato agli Olympic Trials, ugualmente disputati nel caso di un ripensamento dell’ultimo minuto poi non verificatosi, vincendo la selezione in un tranquillo 13″26, dovendo poi assistere impotente davanti alla Tv alla vittoria per un solo 0″01 centesimo proprio di Munkelt su Casanas, da lui sconfitti l’anno prima a Montreal, con i rispettivi tempi di 13″39 e 13″40.

E ben magra consolazione viene per Nehemiah dall’affermazione al meeting di Zurigo e dalla conferma, per il terzo anno consecutivo, di numero 1 del ranking mondiale, grazie alla sua miglior prestazione stagionale di 13″21, iniziando a meditare se valesse la pena continuare a sacrificarsi per altri quattro anni alla ricerca della gloria olimpica, con il rischio magari di incappare in un altro boicottaggio, pensieri che, comunque, non lo assillano durante il 1981, stagione in cui deve fronteggiare la concorrenza in patria da parte di Greg Foster, fresco vincitore del titolo nazionale Usa l’anno precedente.

Ed è ancora la pista del “Letzigrund” a fare da cornice alla resa dei conti tra i due, andando in scena il 19 agosto 1981 in una delle più appassionanti sfide sugli ostacoli alti della storia della specialità, che vede Nehemiah, posto in quarta corsia con Foster in quinta, prendere un leggero vantaggio allo sparo, vantaggio che poi è costretto a fatica a mantenere dal tentativo di rimonta del rivale, il quale cede solo negli ultimi metri, ma che è da indubbio stimolo affinché il cronometro del “Weltklasse possa registrare il primo meno 13″, con Nehemiah a realizzare la sua miglior performance in carriera con 12″93 e Foster il suo “personal best” con 13″03, e pensare che il primatista mondiale riferisce non essere stata una gara perfetta, asserendo che… “sì, il risultato è stato buono (sic), ma tecnicamente ho commesso degli errori…”.

E’ questa l’ultima grande impresa atletica di Nehemiah, che dopo la stagione indoor ad inizio 1982, cede alle sirene ed ai milioni di dollari del football americano, firmando per i San Francisco 49ers, una decisione da lui stesso motivata con le parole, che fanno anche riferimento al boicottaggio olimpico, che lo portano così ad esprimersi… “E’ stata una iniziativa (quella del boicottaggio, ndr) assunta nel momento peggiore per me, non avendo ancora raggiunto i miei obiettivi, e della quale non sono riuscito a comprendere lo scopo. Inoltre, non ho capito perché il boicottaggio non abbia coinvolto anche i Giochi Invernali, ma solo quelli estivi, se vuoi mettere in atto una protesta devi coinvolgere l’intero movimento e non una singola stagione. Ed è proprio per quello che ho deciso di dedicarmi al football professionistico, non volevo rischiare altri quattro anni di allenamenti magari per nulla, i 49ers sono giunti al momento opportuno, mi hanno offerto un contratto da professionista nel mentre non avevo obiettivi a lungo termine in atletica, che resta sempre uno sport dilettantistico….

Su quello che sarebbe potuto essere il futuro di Nehemiah in atletica, il più autorevole parere viene da Patricia Daniels, all’epoca coach della fortissima velocita Evelyn Ashford, la quale non si nasconde nell’asserire che… “se Renaldo avesse continuato a concentrarsi sulle piste, avrebbe potuto eguagliare l’impresa di Harrison Dillard (compiuta nel 1948 a Londra e nel 1952 ad Helsinki) nel conquistare un oro olimpico sia sui 100 metri piani che sui 110 ad ostacoli, poiché aveva una velocità di base tale da consentirgli di scendere sotto i 9″90 sulla distanza piana, e, basandomi sui tempi da lui registrati in allenamento sui 300 metri piani, ritengo che avrebbe anche potuto insidiare il record di Moses sui 400 ostacoli….

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Nehemiah con la maglia n. 83 dei San Francisco 49ers – da gettyimages (Richard Mackson)

Previsioni che non potremo mai sapere se si sarebbero, in effetti, poi verificate, resta il fatto che il suo triennio nel football professionistico, nel ruolo di ricevitore, risulta inferiore alle attese, con le statistiche che riferiscono di 40 gare disputate (più 5 nei playoff), 754 yard percorse, con 4 “touchdown ed appena 24 punti messi a segno, senza scendere in campo nel “Super Bowl che a gennaio 1985 consegna ai 49ers di Joe Montana il titolo contro i “Miami Dolphins“.

Con la scelta di Jerry Rice nel ruolo di ricevitore al draft 1985 – rivelatasi quanto mai azzeccata, dato che con lui i 49ers vincono il titolo nel 1988, 1989 e 1994 – a Nehemiah non viene rinnovato il contratto e lo stesso decide di ritornare al vecchio amore ricominciando ad allenarsi in preparazione dell’appuntamento olimpico di Seul 1988, visto che, per l’epoca, sarà comunque ancora sotto i 30 anni di età.

Non è facile riprendere confidenza dopo tre anni di inattività sugli ostacoli, e, difatti, i suoi migliori risultati sono di 13″48 nel 1986 ed addirittura 13″71 l’anno seguente, in una specialità, peraltro, che dimostra di poter tranquillamente fare a meno di lui, visto che il suo rivale Greg Foster si aggiudica l’oro alle prime edizioni dei Mondiali di Helsinki 1983 in 13″42 e di Roma 1987 in 13″21, nel mentre gli Stati Uniti fanno doppietta ai Giochi di Los Angeles 1984, con Foster stavolta secondo in 13″23, dietro a Roger Kingdom, primo con 13″20.

L’appuntamento per sperare di rientrare sul grande palcoscenico è fissato per il 23 luglio 1988 agli Olympic Trials di Indianapolis, dove Nehemiah fatica a qualificarsi per la finale giungendo quarto nella seconda delle due semifinali in 13″43, un tempo che non lascia molte speranze di entrare tra i primi tre selezionati per le Olimpiadi coreane, previsione confermata 2 ore e mezza dopo, quando è costretto addirittura al ritiro nella gara che vede affermarsi Kingdom, il quale bisserà poi, due mesi dopo, l’oro olimpico correndo in 12″98, primo uomo a scendere sotto i 13″ netti in una Olimpiade.

Le successive ultime tre stagioni di Nehemiah prima del definitivo ritiro, lo vedono migliorarsi non poco, dato che nel 1989 con 13″20 è quarto nel ranking mondiale capeggiato da quel Roger Kingdom che il 16 agosto 1989 gli ha tolto, per un solo 0″01 centesimo, il primato mondiale, ottenuto per ironia della sorte proprio sulla “sua” pista di Zurigo, mentre l’anno seguente registra il suo miglior tempo stagionale in 13″22 che gli vale il sesto posto nel ranking mondiale.

Oramai superata la trentina, Nehemiah è deciso a giocarsi la sua ultima carta in vista della terza edizione dei Mondiali di Tokyo 1991, riuscendo a qualificarsi nelle selezioni americane assieme al “solito” Greg Foster e a Jack Pierce, ma nonostante si fosse affermato per la quarta volta in carriera al “Weltklasse” in 13″19 (suo miglior tempo dal rientro alle gare), il riacutizzarsi di un malanno muscolare lo costringe a dare forfait alla rassegna iridata, non restandogli che assistere dalle tribune alla terza vittoria mondiale consecutiva di Foster, che beffa Pierce al fotofinish con un crono di 13″06 per entrambi.

Alla fine della storia la morale è una sola, Moses ha scelto la gloria e ne è stato ricompensato, Nehemiah, viceversa, ha preferito seguire la strada del professionismo per arricchire il conto in banca, ma alla fine, ne sarà valsa veramente la pena?

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