GUNDE SVAN, IL “CIGNO” D’ORO DEL FONDO SVEDESE

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Gunde Svan – da sverigesradio.se

articolo di Nicola Pucci

A cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta la Svezia ha contribuito con le sue imprese a scrivere pagine memorabili di letteratura sportiva. Ma se il dominio di Bjorn Borg nel tennis ha la sua ragion d’essere nella buona sorte che ha scelto il paese scandinavo per alloggiare il suo prediletto con la racchetta e l’impero di Ingmar Stenmark nello sci alpino ha pur sempre legittimazione nel fatto che la Svezia ha discreta attitudine in una disciplina comunque sia appannaggio dei paesi alpini, il regno incontrastato di Gunde Svan si fa forte invece di una tradizione in uno sport che non a caso è noto come sci nordico. Ergo, trova a quelle latitudini, e tra quei boschi e quelle dolci colline che si ammantano di una coltre di neve troppo a lungo per i gusti di noi mediterranei, terreno fertile, tramandando le gesta di immensi campioni.

Gunde Svan, appunto, è uno di questi. E pure tra i più medagliati della storia. Nato a Vansbro, niente di più che un villaggio, il 12 gennaio 1962, trascorre l’adolescenza ammirando i treni che qui sono l’unico o quasi contatto con il resto del mondo, crescendo precocemente in altezza e disimpegnandosi con gli sci di fondo che sembrano fatti su misura per lui. E che madre natura lo abbia riservato di doti fuori dal comune è evidente, fin da subito. Tanto che appena 20enne è pronto per debuttare ai massimi livelli, prendendo parte alla prima edizione della neonata Coppa del Mondo che la Federazione internazionale ha infine ideato, vinta dall’americano Bill Koch, e venendo selezionato per i Mondiali di Oslo del 1982. In casa dei “cugini” norvegesi Svan prende confidenza con le garndi rassegne giungendo 13esimo nella 15 km a tecnica libera vinta da Oddvar Bra, in un’edizione che vede trionfare i connazionali Thomas Eriksson nella 30 km e Thomas Wassberg nella maratona della 50 km.

E’ solo l’abbrivio di una carriera fenomenale. La classe e l’eleganza sugli sci di Gunde è tale e tanto efficace che gli addetti ai lavori, giocando sul cognome, conieranno l’appellativo di “cigno“, che lo accompagnerà sui tracciati di mezzo mondo e sarà il suo indiscutibile marchio di fabbrica. Nel frattempo lo svedese comincia la sua collezione di vittorie quando, la stagione successiva, 1983, prima sale sul podio ad Oslo, che sta al fondo come Wembley (quello demolito, non quello attuale) sta al calcio, terzo, per poi battere tutti nella 15 km di Anchorage e nella 30 km di Labrador City, ultimi appuntamenti di una classifica di Coppa del Mondo che lo vede già secondo, per soli 6 punti alle spalle del sovietico Aleksandr Zavjalov.

L’appuntamento con la vittoria in Coppa del Mondo è solo rimandata al 1984, anno olimpico, che vede lo svedese non solo cogliere tre affermazioni individuali parziali, tra cui la prestigiosa 30 km davanti al pubblico amico di Falun, per chiudere in classifica generale con un totale di 145 punti, nettamente davanti all’altra stella svedese, Thomas Wassberg, ma pure assurgere al rango di principale protagonista nella kermesse a cinque cerchi di Sarajevo, dove coglie l’oro nella 15 km e nella prova di squadra, è secondo nella 50 km preceduto proprio da Wassberg e sale sul terzo gradino del podio nella 30 km del debutto, anticipato dalla coppia sovietica composta da Nikolaj Zuimjatov e Aleksandr Zavjalov.

Quel che Svan ha ottenuto nel 1984, appena 22enne, è il gustuso, e pure succoso, antipasto di un palmares da fare invidia. Il “cigno“, in effetti, domina la scena negli anni a seguire nel circuito di Coppa del Mondo, imponendosi per un totale di 23 successi (l’ultimo nella 50 km di Vang, in Norvegia, il 17 marzo 1990) e mettendo in cassaforte ben cinque coppe generali, nel 1985 (davanti ai norvegesi Holte e Aunli con 152 punti), nel 1986 (145 punti sufficienti a battere un altro svedese di grido ancora, Torgny Mogren, e il fuoriclasse sovietico Vladimir Smirnov), nel 1988 (ancora davanti a Mogren, 109 punti a 100, con il norvegese Mikkelsplass terzo) e 1989  (record personale di 170 punti, battendo Vegard Ulvang e sempre Mogren), per essere terzo nel 1987 (dietro allo stesso Mogren e a Wassberg, a completare un tris svedese) e secondo nel 1990 (stavolta sconfitto da Ulvang), per chiudere infine con il settimo posto del 1991, stagione del commiato dall’attività agonistica.

Ma nel mezzo di cotanta grazia Svan eccelle come soli i grandissimi sanno fare nelle due principali rassegne internazionali, che regalano gloria eterna e visibilità mediatica, ovvero Mondiali e Olimpiadi. Proprio ai Mondiali, dopo l’esordio del 1982, Gunde scrive pagine memorabili, come nel 1985, a Seefeld, dove è oro nella 30 km e nella 50 km, qui trovando nel “grillo” Maurilio De Zolt l’avversario più irriducibile, e bronzo nella staffetta 4×10 km, in questo caso sopraffatto dall’Italia che gli soffia l’argento.

Con De Zolt la rivincita è attesa due anni dopo, a Oberstdorf, dove Maurilio trionfa nella 50 km di una manifestazione che vede Svan protagonista solo con il successo in staffetta, così come alle Olimpiadi di Calgary del 1988, dove i due campioni, l’uno modello di stile, grazia e classe, l’altro esempio di coraggio, abnegazione e determinazione, librano un duello all’ultima stilla di energia in una fantastica gara della 50 km che vede, al Canmore Nordic Centre, Svan infine trionfare sul cadorino di meno di un minuto, a bissare il successo nella 4×10 per la sua sesta ed ultima medaglia olimpica, di cui 4 d’oro.

In un panorama dello sci nordico che vede fior di campioni provare a interrompere il dominio di Svan, riuscendoci talvolta come nel caso di Kirvesniemi, Wassberg, Mogren, Smirnov, Ulvang e lo stesso De Zolt, il “cigno” è straordinario interprete sia nella tecnica classica che in quella libera, con l’apoteosi dei Mondiali finlandesi di Lahti del 1989 nel corso dei quali Svan sbaraglia la concorrenza, vincendo 15 e 50 km entrambe davanti a Mogren e mettendosi al collo, inevitabilmente, l’oro della staffetta quando con lo stesso Mogren, Majbeck e Haland ferisce l’orgoglio dei padroni di casa, relegati alla piazza d’onore a chiusura di una superba sfida risolta in volata, con Cecoslovacchia e Norvegia pure loro ad un soffio dalla vittoria, quattro squadre racchiuse in due secondi.

Gli anni passano, i successi si susseguono così come anche le rare sconfitte, e per Svan non può esserci miglior congedo, in un’ultima stagione di Coppa del Mondo, 1991, avara di soddisfazioni, che la rassegna mondiale della Val di Fassa. E qui il “cigno” chiude in bellezza, debuttando con il successo nella 30 km a tecnica classica davanti a Smirnov e Ulvang, proseguendo con l’argento nella 15 km a tecnica libera alle spalle dell’altro fenomeno che sta per rilevarlo come dominatore del fondismo internazionale, Bjorn Daehlie, salendo ancora sul secondo gradino del podio nella staffetta vinta dalla Norvegia, infine inchinandosi a Mogren nella 50 km a tecnica libera che lo vede, ancora una volta, di poco più veloce di De Zolt, terzo, e lo stesso Daehlie, quarto.

La meravigliosa storia agonistica di Gunde Svan finisce qui. Il “cigno” chiude le ali e lo sci di fondo, estasiato e riconoscente, saluta uno dei più grandi. Che tra prati imbiancati, boschi silenziosi ed alberi secolari ha concesso la grazia. Del suo sterminato talento.

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