TREVOR BERBICK, IL PUGILE CHE CHIUSE L’ERA DI ALI’ E APRI’ QUELLA DI TYSON

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Berbick contro Tyson – da athlitiki-enhmerosi.pblogs.gr

articolo di Nicola Pucci

Tra poco vi racconterò la vicenda agonistica, e nel dettaglio la carriera, di Trevor Berbick. Ma sappiate che la narrazione riguarda chi ha l’onore di aver chiuso definitivamente l’era del più grande, Muhammed Alì, ed aver avviato, involontrimente sia detto, quella gloriosa del suo successore designato, Mike Tyson.

Berbick viene alla luce il 1 agosto 1955 a Port Antonio, cittadella giamaicana non troppo distante dalla capitale Kingston, e chi nasce da quelle parti, o si diletta col reggae oppure prova a correr veloce. Ergo, per il giovanotto che si avvicina al pugilato in età già avanzata è oltremodo difficile poter trovare avversari all’altezza, e non esercitando oltre i confini patrii, quando viene selezionato per difendere i colori della Giamaica alle Olimpiadi di Montreal del 1976 nella categoria dei pesi massimi, il difetto di esperienza è palese. Berbick è bravino, questo è ovvio, ma dopo aver usufruito di un bye al primo turno, incoccia nel rumeno Mircea Simion che lo batte ai punti, proseguendo poi la sua corsa fino ad un prestigiosa medaglia d’argento, battuto a sua volta da Teofilo Stevenson.

Poco più che 21enne, Berbick sceglie la via del professionismo, lasciando l’isola natale per trasferirsi in Canada, a Montreal, dove dimorerà a lungo pur svolgendo l’attività ad Halifax e di cui qualche anno dopo prenderà cittadinanza. Proprio nel paese di adozione esordisce tra i “grandi“, il 27 settembre 1976, vincendo con Wayne Martin per k.o.t. ed assommando dopodichè una serie di undici succesi consecutivi, di cui appunto ben dieci prima del limite, per avere una prima chance di combattere per il titolo americano contro Bernardo Mercado il 3 aprile 1979. I due contendenti hanno già incrociato i guantoni da dilettanti, e fu Berbick ad imporsi allora, ma stavolta la sfida dura soli 50″, il tempo necessario a Mercado per buttar giù Trevor e prendersi la rivincita.

Berbick incassa la battuta d’arresto con maggior audacia di quanto non gli sia riuscito sul ring, forte dell’orgoglio di chi, isolano, vuol emergere tra mille difficoltà e di un pugno che se lasciato libero di colpire può far male. Ne sa qualcosa l’ex-campione del mondo John Tate, che il 20 giugno 1980 proprio all’Olympic Stadium di Montreal è messo al tappeto alla nona ripresa in una sfida brutale che dischiude a Berbick le porte dell’incontro per la cintura iridata.

L’appuntamento con la gloria sarebbe per l’11 aprile 1981, nel maestoso scenario del Caesars Palace di Las Vegas, ma l’avversario, Larry Holmes, è di quelli duri a morire, ed in effetti per Berbick, nonostante l’eccellente difesa, il verdetto che lo penalizza unanimamente dopo 15 riprese combattute ad armi pari e contro tutti i pronostici è solo la certificazione di essere al livello dei più forti.

Ecco dunque che, dopo aver messo k.o Conroy Nelson per il titolo canadese, c’è l’occasione per ritagliarsi una vetrina di rango, ovvero l’incontro con il declinante campionissimo, Muhammad Alì appunto, che si arrende a Nassau, nelle Bahamans, per verdetto unanime e chiude la sua leggenda, al tempo stesso facendo schizzare alle stelle la notorietà di Berbick. Che è il primo pugile a battere l’ostico Greg Page, il che gli garantisce il passaggio sotto l’ala protettrice di Don King, ed infine, dopo qualche altro titolo canadese e del Comonwealth e due vittorie contro avversari di buon lignaggio come David Bey e Mitch Green che valgono pure il titolo americano, ecco un’altra opportunità di diventare campione del mondo.

Il 22 marzo 1986, al Riviera Hotel & Casino di Las Vegas, Berbick ha il detentore Pinklon Thomas tra lui e il titolo WBC dei pesi massimi. L’occasione, ben più di quella con Holmes, è troppo ghiotta per essere sprecata, e Trevor stavolta non fallisce l’appuntamento. Si impone ai punti convincendo i giudici che lo confortano in blocco, ed infine sale sul tetto del mondo, primo pugile giamaicano a compiere l’impresa nella categoria più prestigiosa.

Quel che avviene in seguito è leggenda. Ma non certo per Berbick, che conserva il titolo mondiale per soli otto mesi, fino al giorno in cui un uragano di nome Mike Tyson, all’Hilton Hotel di Las Vegas, mette fine al suo regno in sole due riprese, complici un paio di atterramenti ed una superiorità disarmante. Il ricordo di Berbick, scosso dai colpi ed assolutamente incapace di rialzarsi, barcollante fino alle corde, privato del senso dell’equilibrio e in preda alla nebbia, è l’ultimo di una carriera di alto livello che conosce qualche altro ruzzolone, ad esempio con James “Buster” Douglas, che a sua volta verrà sacrificato a “Iron Mike“, e Jimmy Thunder, e di una vita che si trascina tra una condanna per stupro ed il triste epilogo del 28 ottobre 2006 quando viene assassinato per una torbida questione familiare.

Trevor Berbick chiuse un’era e fu testimone di un’altra che si apriva, comunque sia ha scritto una pagina storica di pugilato. Vero e che non fa sconti a nessuno. Come la vita.

 

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