IL DERBY DEL VOLLEY TRA DDR E GERMANIA OVEST ALLE OLIMPIADI DEL 1972

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Una fase della finale tra DDR e Giappone – da mdr.de

Articolo di Giovanni Manenti

Come noto, la Germania Est nel corso dei 40 anni della sua esistenza ha dato un’importanza capitale ai successi in campo sportivo – poi venutosi a scoprire in larga parte condizionati da un vero e proprio sistema di “doping di Stato“, quantomeno in campo femminile – che l’ha portata a raggiungere, nella sua ultima apparizione olimpica, a Seul 1988, addirittura il secondo posto assoluto nel medagliere, con ben 102 allori (di cui 37 ori), una performance strabiliante qualora si consideri come il Paese contasse poco meno di 17 milioni di abitanti.

Ciò nondimeno, gli atleti dell’ex Ddr non hanno mai brillato nei giochi di squadra – calcio, basket, volley, pallanuoto e pallamano – se si esclude l’oro conquistato alle Olimpiadi di Montreal 1976 dalla Nazionale di calcio, potendo comunque sfruttare la circostanza, al pari degli altri Paesi dell’est Europa, di schierare la Nazionale A rispetto alle formazioni occidentali e del Sud America, prova ne sia che anche ai Giochi canadesi la finale venne disputata contro la Polonia, con l’Unione Sovietica ad aggiudicarsi il bronzo.

In questo scenario, stupisce, al contrario, l’exploit ad alto livello durato circa un decennio da parte della nazionale di volley della Germania Est, uno sport, peraltro, di non grande seguito nella Germania dell’epoca e nel quale i “cugini” della parte occidentale non avevano mai dato eccessiva rilevanza.

Introdotta nel panorama olimpico solo nel 1964 in occasione dei Giochi di Tokyo, dove il Giappone organizzatore conquista il bronzo dietro ad Unione Sovietica e Cecoslovacchia – le autentiche dominatrici del periodo a livello mondiale – la pallavolo in Germania Est vede la sua crescita esponenziale quando le redini della nazionale vengono affidate al “guru” Herbert Jenter, tecnico dello Sportclub Lipsia, capace di conquistare il titolo in patria per ben 14 anni (!!!) consecutivi, dal 1963 al 1976, nonché di portare il team sulla vetta d’Europa, con la vittoria in Coppa Campioni nel 1964.

E’ a quest’uomo, pertanto, alla guida della Nazionale dal 1960 al 1974, che si devono i successi in campo internazionale del sestetto tedesco orientale, ad iniziare dal Campionato Mondiale disputatosi in Cecoslovacchia nel 1966 e che vede il trionfo dei padroni di casa, con la Ddr ad occupare un più che dignitoso quarto posto, togliendosi anche lo sfizio di superare per 3-2 nel girone finale i “maestri” giapponesi.

L’esperienza acquisita nella rassegna iridata dà coraggio a Jenter ed ai suoi ragazzi in vista dell’appuntamento olimpico di Città del Messico 1968, dove la Germania Est replica il quarto posto mondiale piazzandosi ai piedi del podio al termine del girone all’italiana disputato tra le dieci nazionali iscritte, e che vede aggiudicarsi l’oro da parte dell’Unione Sovietica davanti al Giappone ed alla Cecoslovacchia, con il sestetto della Ddr a subire sconfitte da parte di tutte e tre le citate avversarie, ma superando nettamente le altre sei partecipanti.

Il sistema di gioco, basato su schemi semplici che mettono in risalto l’aspetto fisico e la potenza atletica dei propri componenti, è oramai ben rodato per poter aspirare a qualcosa di più di un semplice, per quanto onorevole, piazzamento, e l’occasione giusta si presenta in occasione dei Mondiali che si svolgono in Bulgaria nel 1970.

Con 24 squadre partecipanti suddivise in quattro gruppi da sei che qualificano le sole prime due formazioni per il girone finale ad otto, la Germania Est è inserita nel Girone D che si svolge a Kurdjali, assieme a due potenze come i “mostri sacri dell’Unione Sovietica e l’emergente Cuba, ma, a dispetto dei pronostici, ottiene la qualificazione chiudendo addirittura al primo posto, dopo aver schiantato Cuba all’esordio per 3-0 (15-13, 15-12, 15-7 i parziali) ed inflitto una severa lezione ai campioni olimpici dell’Unione Sovietica, come dimostrano eloquentemente i parziali di 15-7, 12-15, 15-8 e 15-10 per il 3-1 conclusivo a favore dei ragazzi di Jenter.

Tale vittoria, consente alla Germania Est di portarsi dietro il relativo risultato nel girone finale, in cui non ha alcuna difficoltà a spazzar via – con altrettanti netti 3-0 – le temibilissime Polonia, Cecoslovacchia e Romania, oltre al fanalino di coda Belgio, per ritrovarsi, a due gare dal termine, in testa alla classifica con 10 punti, a pari merito, con i padroni di casa della Bulgaria, seguiti a quota 9 dall’Unione Sovietica (nel conteggio del volley dell’epoca, venivano assegnati due punti per la vittoria ed uno per la sconfitta) e ad 8 dal Giappone.

Proprio i maestri asiatici infliggono alla Ddr la prima sconfitta al penultimo turno, superandoli 15-6 al quinto dopo che i tedeschi erano riusciti a rimontare uno svantaggio di due set, con ciò determinando la conquista della vetta della graduatoria da parte dei padroni di casa bulgari – vittoriosi per 3-0 a spese della Romania – mentre l’Unione Sovietica crolla sotto i colpi della Polonia, restando esclusa dalla lotta per l’oro e, successivamente, anche dalle medaglie complice il pesante 0-3 subito all’ultimo turno dalla Cecoslovacchia.

In un ambiente carico a mille, la Germania Est deve quindi affrontare nell’atto conclusivo gli imbattuti bulgari, cui si presenta un’occasione più unica che rara per laurearsi campioni mondiali, visto che, sino ad allora, il loro miglior piazzamento era costituito dall’argento europeo conquistato nel 1951 in Francia e, a livello iridato, potevano vantare due terzi posti, nel 1949 in Cecoslovacchia e nel 1952 in Unione Sovietica.

In un’edizione che avrebbe comunque, in ogni caso, incoronato una nuova campionessa mondiale dopo che nelle precedenti sei rassegne i titoli se li erano spartiti Unione Sovietica (quattro) e Cecoslovacchia (due), potete immaginare quale fosse l’aspettativa per gli spettatori che il 2 ottobre 1970 gremiscono le tribune del Palazzetto dello Sport d Sofia, pronti ad esultare per un successo lungamente atteso.

La gara, palpitante come poche, si risolve sul filo dei nervi, con le due compagini a fornire un rendimento paritetico ed altalenante, nel senso che al primo set vinto dai tedeschi per 15-11, i bulgari rispondono con un 15-13 a loro favore nel secondo, così come al 15-7 con cui la Ddr si porta sul 2-1 nei parziali, i padroni di casa replicano con un ancor più netto 15-4, rimandando l’assegnazione del titolo all’ultimo e decisivo set.

Ed, in una frazione sconsigliata ai deboli di cuore, sono i ragazzi di Jenter a compiere il miracolo, schiacciando a terra il decisivo pallone per il 15-13 conclusivo che consegna loro l’unico titolo iridato della storia, per potersi così presentare con credenziali di tutto rispetto all’appuntamento olimpico di due anni dopo, che si svolge proprio in Germania, a Monaco di Baviera.

E’ opportuno sapere che, nella parte occidentale del Paese, la pallavolo – quantomeno all’epoca – stava agli sport di squadra come il “soccer” negli Stati Uniti, solo che, come d’uso in sede olimpica, i padroni di casa ottengono l’ammissione di diritto e, a Monaco 1972, hanno però la sfortuna di essere inseriti nel gruppo B assieme a Brasile, Cuba, Giappone, Romania ed, appunto, i “cugini” orientali.

Non si può certo dire il paese organizzatore sia stato favorito in tal senso e, difatti, i tedeschi occidentali rimediano nei cinque incontri disputati altrettante sconfitte, con appena 4 set vinti rispetto ai 15 persi, ma è logico che l’attenzione fosse rivolta al match tra le due antagoniste, nel derby teutonico che va in scena il 3 settembre alla “Volleyballhalle” di Monaco di Baviera, della capacità di poco meno di 4mila spettatori, ma che per l’occasione registra il tutto esaurito.

Occorre precisare come il girone qualifichi alle semifinali le sole prime due del raggruppamento, e quindi ogni gara è di vitale importanza ai fini della classifica, ma è indubbio che, vista la disparità delle forze in campo, al tecnico Jenter sia giunto il consueto “messaggio dall’alto” di non far risparmiare energie ai suoi atleti al fine di evidenziare la superiorità rispetto agli odiati rivali, il tutto nello spirito che aleggiava all’epoca nella ex Ddr.

Suggerimento che il sestetto orientale non si lascia sfuggire, annichilendo i malcapitati “cugini di lingua contro cui infieriscono con un pesantissimo 3-0 dai parziali (15-7, 15-6, 15-4) che non ammettono replica alcuna e mandano le squadre a farsi la doccia in poco più di un’ora di gioco, semplice tappa di avvicinamento da parte dei campioni del mondo in carica verso le semifinali, per le quali si qualificano come secondi del raggruppamento alle spalle del Giappone, dal quale peraltro subiscono, a loro volta, una severa lezione venendo massacrati con parziali umilianti di 4-15, 2-15, 6-15.

Il secondo posto acquisito fa sì che, nelle due semifinali incrociate, alla Germania Est tocchi di affrontare l’Unione Sovietica, apparsa in splendide condizioni avendo concluso il proprio girone immune da sconfitte e con appena tre set persi, mentre l’altra sfida pone di fronte Bulgaria e Giappone, in una sorta, pertanto, di riedizione della rassegna iridata di due anni prima a Sofia.

Per quanto ovvio, nel comporre la selezione per le Olimpiadi, il tecnico Jenter non ha potuto che affidarsi allo “zoccolo duro” (ed anche qualcosa di più) della rosa della sua squadra di club, dato che dei 12 atleti partecipanti ai Giochi, ben nove provengono dallo SC Lipsia, vale a dire Arnold Schulz, Siegfried Schneider, Wolfgag Weise, Rudi Schumann, Eckehard Pietzsch, Wolfgang Lowe, Jurgen Maune, Horst Peter ed Horst Hagen.

Ciò comporta il fatto che non vi siano per i giocatori eccessivi problemi di assimilazione degli schemi di gioco proposti dal tecnico, visto che gli stessi vengono messi in pratica durante tutta la stagione, con la sola controindicazione di non poter contare su periodi di riposo durante l’intero arco dei dodici mesi, ma questo in casa Ddr è, come di consueto, l’ultimo dei problemi.

E, difatti, della solidità fisica dei tedeschi orientali ne fa una volta di più le spese l’Unione Sovietica, alla quale viene replicato il 3-1 inflitto due anni prima ai Mondiali, ma stavolta con punteggio ancor più umiliante, visto che al solo moto d’orgoglio con cui i sovietici si aggiudicano per 15-13 il terzo set, fanno riscontro i pesanti 15-6, 15-8 e 15-9 con cui i tedeschi si aggiudicano gli altri parziali.

Ottimo viatico in vista dell’appuntamento per l’oro, con la speranza di bissare il titolo iridato che si fa ancor più rosea dopo aver visto il Giappone dover lottare sino allo spasimo per aver ragione di una Bulgaria in cui brillano le stelle del palleggiatore Dimitar Karov e dello schiacciatore Dimitar Zlatanov – premiato come miglior attaccante ai Mondiali 1970 – che bella mostra di sé hanno fatto anche nel campionato italiano, riuscendo a far suo l’incontro solo al quinto parziale dopo aver dovuto rimontare uno svantaggio di due set a zero.

L’occasione è pertanto ghiotta, soprattutto per riscattare il pesante 0-3 (12-45 quanto a punti realizzati!) subito nella fase eliminatoria, ed il 9 settembre, giorno della finale, le cose sembrano mettersi bene, in virtù del 15-11 con cui i tedeschi concludono il primo set a loro favore.

Illusione, peraltro, di breve durata, poiché ci pensa il fuoriclasse Katsutoshi Nekoda a riorganizzare il gioco dei suoi, non intendendo lasciarsi sfuggire l’oro dopo il bronzo olimpico di Tokyo 1964 e l’argento di Città del Messico quattro anni dopo, e, dirigendo da par suo le azioni offensive dei compagni, fa tornare con i piedi per terra i tedeschi con un perentorio parziale di 15-2 nel secondo set, per poi andare a conquistare il gradino più alto del podio concludendo in scioltezza il match con il terzo e quarto set chiusi entrambi sul 15-10.

Per il Giappone la degna conclusione di un ciclo che li ha sempre visti ai vertici internazionali, mentre Jenter conclude il suo mandato alla guida della nazionale tedesco orientale con un altro quarto posto ai Mondiali di Città del Messico 1974, dove risplende la stella della Polonia, la quale confermerà poi l’oro iridato in sede olimpica, con la vittoria ai Giochi di Montreal 1976, edizione per la quale la Germania Est non riesce neppure a qualificarsi.

E’ durata relativamente poco l’avventura ai vertici internazionali della Germania Est “targata” Sportclub Lipsia, ma sono stati anni intensi che le hanno comunque consentito di emergere in una disciplina di non eccessivo seguito in patria.

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