PUNTI E RIMBALZI, LA DOPPIA DOPPIA DI SABONIS AGLI EUROPEI DEL 1995

sabonis
Sabonis contrasta Divac – da themidfieldmag.com

articolo di Nicola Pucci

Arvydas Sabonis. Già nel pronunciarne il nome mi vengono i brividi, per quanto è stato immenso e se penso quel che avrebbe potuto essere se qualche infortunio in meno e le barriere geopolitiche dell’epoca non gli avessero impedito di conquistare l’America.

Ma c’è un torneo continentale che lo illustra per quel grandissimo giocatore che è stato, ovvero gli Europei del 1995, disputati in Grecia tra il 21 giugno e il 2 luglio nella nuovissima Olympic Indoor Hall di Atene. La kermesse vede il pivot nato a Kaunas nel 1964 vestire infine la casacca della Lituania, come già comunque avvenuto alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 chiuse sul terzo gradino del podio alle spalle del “Dream Team” americano e della Croazia, e la formazione diretta in panchina da Vladas Garastas è una delle quattordici squadre, suddivise in due gironi da sette, ammesse a partecipare.

Sarunas Marciulionis, stella dei Seattle Supersonics, è l’altra vedette con cui Sabonis deve spartirsi la scena, con giocatori di contorno che rispondono al nome di Kurtinaitis, Karnisovas e Chomicius. Non certo mezze figure, anzi. E la Lituania, inserita nel gruppo A che comprende anche la Jugoslavia grande favorita, i padroni di casa della Grecia, l’Italia di Ettore Messina, i campioni in carica della Germania e le “cenerentole” Israele e Svezia, ha buone carte da giocare al tavolo delle pretendenti alla vittoria finale.

Ed in effetti le sei partite della prima fase confermano i pronostici della vigilia. Se la Jugoslavia fa bottino pieno trascinata dall’estro di Djordjevic, dalla classe di Danilovic e Bodiroga e dalla presenza sotto canestro di Divac, Sabonis e i suoi compagni chiudono in seconda posizione con cinque successi, debuttando con la Germania, 96-82 pur senza il suo gigantesco centro, 221 centimetri, per proseguire con il franco successo sulla Grecia, 89-73 (18 punti e 23 rimbalzi per Sabonis), perdere proprio lo scontro diretto con gli slavi, 61-70 (Sabonis 18 punti e 14 rimbalzi), superare ancora l’Italia, 80-69 (Sabonis che contribuisce con 19 punti e 19 rimbalzi), la Svezia, 96-73 (Sabonis sempre in doppia doppia, 20 punti e 12 rimbalzi), ed infine Israele, 91-75 ancora una volta senza il campionissimo che dopo tre stagioni al Real Madrid con due scudetti, una Coppa del Re e una Coppa dei Campioni, sta per varcare l’oceano e accasarsi ai Portland Trail Blazers.

Il secondo posto nel girone qualifica la Lituania alla fase ad eliminazione diretta, dove ad attendere Sabonis e compagni c’è la terza forza del gruppo B, la Russia allenata dal grande Sergej Belov e che ha in Bazarevich, Babkov e Fetisov gli uomini di punta, che ha chiuso alle spalle di Croazia e Spagna, anticipando la Francia per una miglior differenza-canestri, +69 contro i +30 dei transalpini. Il 30 giugno va in onda una sorta di derby ex-sovietico, che i lituani dominano fin dal primo tempo, chiuso sul 44-33, con Sabonis che regala una prestazione mostruosa, 33 punti e 14 rimbalzi, con 13/15 al tiro da due, 1/1 dalla lunga distanza e 4/7 dalla lunetta per il definitivo 82-71 che dischiude ai suoi le porte della semifinale. Dove giunge ovviamente la Jugoslavia, che dispone facilmente della Francia 104-86 trascinata da Danilovic autore di 24 punti, ma anche la Croazia di Kukoc, che a sua volta mette a referto 24 punti, che spenge i sogni dell’Italia, 71-61, e la Grecia, che supera di misura la Spagna, 66-64 con 20 punti e 10 rimbalzi di Fasoulas.

E tocca proprio ai croati saggiare la forza della Lituania al penultimo atto, Kukoc e Radja contro Sabonis e Marciulionis, per una sfida che promette scintille. Ed in effetti l’incontro non delude le attese, con Sabonis che al solito è implacabile sotto i tabelloni confezionando l’immancabile doppia doppia, 26 punti e 17 rimbalzi, ben coadiuvato dal trio Marciulionis-Karnisovas-Kurtinaitis che mettono a referto rispettivamente 27, 19 e 16 punti, a cui Radja risponde da par suo con 25 punti. Ma la squadra di Aza Petrovic, che da due anni non ha più l’amato fratello Drazen, paga dazio alla serata di scarsa vena di Kukoc, solo 10 punti, ed il successo finale della Lituania, 90-80, legittimo, manda il quintetto di Garastas a giocare per quel titolo già conquistato in era giurassica, 1937 contro l’Italia e due anni dopo nel derby con la Lettonia.

Il 2 luglio, giorno di chiusura della rassegna, la Lituania ritrova la Jugoslavia, che nel frattempo ha infranto l’illusione della Grecia di bissare il successo del 1987, 60-52 con 19 punti di Danilovic, con la non certo peregrina speranza di prendersi la rivincita della sconfitta incassata nel girone eliminatorio. In effetti Marciulionis e Sabonis fanno appieno il loro dovere, il primo realizzando 32 punti per consacrarsi infine MVP dei campionati, il secondo completando l’ennesima ottima prestazione, seppur stavolta non confortata dalla doppia doppia, 20 punti e “solo” 8 rimbalzi. L’andamento della gara certifica un equilibrio sostanziale, con la Lituania avanti di un punto all’intervallo, 49-48, e la Jugoslavia che nella ripresa si affida ad uno straripante Djordjevic, 41 punti con un clamoroso 9/12 da tre, per portare a termine vittoriosamente la gara con il punteggio di 96-90, al solito spalleggiato da Danilovic che segna 23 punti e Divac che, oltre a catturare 9 rimbalzi, contiene la presenza ingombrante di Sabonis sotto canestro.

La Lituania coglie una meritata seppur beffarda medaglia d’argento, e per Sabonis è la quarta in Europa, dopo i due bronzi con l’Urss nel 1983 in Francia e nel 1989 in Jugoslavia, e il trionfo sempre in maglia falce-e-martello in Germania nel 1985. Il campione di Kaunas chiude una rassegna, che lo ha visto dominatore assoluto, con statistiche impressionanti: 22 punti di media nelle sette partite disputate, secondo solo compagno di nazionale Marciulionis, frutto di una percentuale del 61,8% al tiro da due e 80,7% ai liberi, e di gran lunga miglior rimbalzista con 15,3 palloni catturati per sera, lasciando Fetisov, 9,7 rimbalzi di media, a distanza siderale.

Arvydas Sabonis, che già nel vittorioso cammino con il Real Madrid in Coppa dei Campioni qualche settimana prima aveva chiuso in doppia doppia, legittima il suo posto tra le leggende del basket europeo, e lo fa seppur sconfitto: se lo chiamavano “il principe del Baltico“, ci sarà pure un motivo…

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