CIPOLLINI, UNA MILANO-SANREMO DA “RE LEONE”

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L’arrivo a braccia alzate di Cipollini – da velonews.com

articolo di Emiliano Morozzi

Ci sono corridori che hanno vinto una quantità impressionante di corse, ma non sono quasi mai riusciti ad imporsi nelle gare di maggior prestigio, quelle che consacrano un corridore al livello di campione. Uno di questi ne ha vinte ben 191: 42 al Giro d’Italia, una in più di un campione come Binda (record che resisteva dagli anni Trenta), 12 al Tour de France, come un altro monumento del pedale, Gino Bartali, 3 alla Vuelta, per un totale di 57, otto gare in meno nientemeno che del cannibale Merckx. Indovinate chi é? Il signore assoluto delle volate negli anni Novanta, un tale Mario Cipollini. Dura la vita del velocista: pochi gli onori e tanti i dolori per chi decide di dedicare la propria carriera a primeggiare nelle volate di gruppo. Chi trionfa al termine di una tappa in cima a una montagna leggendaria vede il proprio nome scritto su un cartello tramandato ai posteri, chi vince al termine di un rettilineo piatto come un biliardo invece raccoglie gloria effimera, che si esaurisce al termine della premiazione.

La carriera dello sprinter lucchese è costellata di centinaia di vittorie, ma al palmares di Cipollini manca una classica monumento. Il corridore ha il grande limite di patire anche le salite meno proibitive, e questo lo taglia fuori da classiche come la Liegi-Bastogne-Liegi o il Giro di Lombardia, non ama le pietre sconnesse della Roubaix, sul pavè se la cava ma sui “muri” del Giro delle Fiandre finisce per piantarsi, anche se vince la Harelbeke nel 1993, la corsa che fa da antipasto alla sorella più nobile. L’unica grande classica a cui può ambire è la Milano-Sanremo, che presenta un finale impegnativo ma non proibitivo: le pendenze del Poggio non sono impossibili e con una squadra che sappia tenere cucito il gruppo l’impresa si può tentare.

Cipollini ci prova una prima volta nel 1994, nel pieno della sua carriera, ma a scombinare i suoi piani è Giorgio Furlan, che riesce a fare la differenza proprio sul Poggio con uno scatto imperioso, scollina con una manciata di secondi e anticipa la volata di gruppo, nella quale è proprio “Supermario” ad imporsi. Negli anni successivi Cipollini non si avvicina nemmeno all’impresa, piazzandosi quasi sempre lontanissimo dai migliori, anche negli arrivi in volata che premiarono un velocista come Zabel.

Proprio nel 2001, ormai agli sgoccioli della carriera, Cipollini coglie un altro secondo posto ancora più amaro: l’arrivo è di quelli che piacciono a lui, volatona di gruppo, il treno Saeco fa il suo dovere, ma una scorrettezza di Planckaert lo costringe ad arrendersi a Zabel. Invece che considerare svanita la possibilità di trionfare finalmente in una grande classica, Cipollini dà appuntamento ai suoi tifosi all’anno successivo e stavolta non fallisce: la sua nuova squadra, l’Acqua e Sapone, tiene cucita la corsa fino al Poggio, sulla salita finale che domina Sanremo provano un’azione temeraria Bettini e Figueras, ma all’ultimo chilometro vengono inghiottiti dal gruppo. La gara si chiude con una volata a ranghi compatti, i compagni di squadra fanno il proprio dovere e ai meno 300 Cipollini mette le ruote davanti a tutti e finalmente arriva sul lungomare di Via Roma a braccia alzate.

Re Leoneconquista la grande classica che mancava al suo curriculum e qualche mese dopo, all’apogeo della carriera, trionferà anche al Mondiale di Zolder. Mai dire mai…

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