RENZO NOSTINI, ATLETA E DIRIGENTE CHE HA SEGNATO UN’EPOCA TRA PEDANE E PISCINE

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Renzo Nostini – da club-scherma-roma.it

articolo di Gabriele Fredianelli

Difficile, se non impossibile, scegliere l’inquadratura giusta per raccontare un personaggio come lui. Difficile, forse, perfino decidere un’unica disciplina all’ombra della quale raccontarlo. Renzo Nostini ha segnato la storia dello sport italiano per tutti gli abbondanti 90 anni della sua vita. Schermitore in prevalenza, ma non solo. Pure nuotatore, pallanotista, rugbista, pentathleta. Sempre ad altissimi livelli. Eppoi per oltre trent’anni sulla sua testa è stata poggiata la corona di re indiscusso della Federazione Italiana Scherma, oltre a quella di presidente di numerose società sportive.

Nato a Roma dall’economista Domenico nella primavera del 1914, all’alba della Grande Guerra, si avvicina alla scherma col maestro Luigi Fabrizi, insieme al fratello maggiore Giuliano, mancino, di due anni più grande di lui e destinato pure lui a belle soddisfazioni in pedana (un argento olimpico, sei ori tra europei e mondiali a squadre, due titoli italiani assoluti: tutto nel fioretto).

Ma Renzo intanto si dedica anche al nuoto come atleta della Polisportiva Lazio sotto la gestione di Olindo Bitetti, altro grande nume dello sport romano (pallanotista, calciatore, giornalista, dirigente di altissimo livello). E come nuotatore è tre volte campione italiano nella staffetta all’inizio degli anni ’30. Alla Lazio è anche punto di forza nella squadra di pallanuoto, mentre poi giocherà in Serie A pure con il Rugby Roma. Appassionato di così tante discipline, è inevitabile che Nostini presto viri anche verso il pentathlon. Le Olimpiadi di Berlino 1936 sembrano il suo trampolino di lancio ma, già qualificato per la manifestazione, alla fine rimane a casa perché la Federazione decide di portare in Germania solo atleti militari. Rimarrà quella una delle grandi delusioni della sua vita: anche perché vincerà il tedesco Gotthardt Handrick che, a detta di Nostini, aveva prestazioni inferiori alle sue. Le altre due delusioni massime per lui saranno l’oro mai conquistato alle Olimpiadi e la mancata presidenza del Coni.

Passata Berlino, comunque, per l’atleta romano, che in sala dà vita a epiche sfide con il concittadino Giulio Gaudini di un decennio più grande di lui e tre volte campione olimpico, le soddisfazioni saranno ugualmente tantissime. La famiglia, lo studio e la professione – sposato con la nuotatrice Joan Zaccardi, ingegnere, imprenditore edile – non lo distolgono dallo sport. Prima della seconda guerra mondiale vince le sue prime due medaglie ai mondiali a squadre di fioretto a Parigi nel ’37 e a Piestany nel ’38, insieme al fratello Giulio e ad altri campioni come Marzi, Bocchino, Guaragna, Di Rosa e Faldini: in pratica l’élite del fioretto della sua epoca. Dopo la guerra, invece, ci saranno le sue prime Olimpiadi, vissute a 34 e 38 anni. Gli mancherà solo l’acuto sul gradino più alto. Saranno alla fine quattro argenti, sempre a squadre: due nel fioretto e due nella sciabola. Nel ’48 a Londra gli azzurri si arrendono nel fioretto alla Francia di D’Oriola (oltre ai due Nostini, ci sono Mangiarotti, Di Rosa, Pellini e Ragno) e nella sciabola all’Ungheria di Gerevich (con lui ci sono Pinton, Darè, Turcato, Racca e Montano). Identico il finale quattro anni dopo ad Helsinki: doppio argento dietro Francia e Ungheria, pure a ranghi un po’ diversi, e soltanto per le sconfitte 6-8 e 7-8 nei gironi finali, non senza polemiche aspre proprio su un’ultima stoccata non assegnata a Nostini.

Se quei quattro argenti rimarranno un cruccio, a livello mondiale arriverà una pioggia di titoli, fino al 1955 (quando chiude ad alti livelli proprio nella sua Roma, ad oltre quarant’anni): nel complesso, 7 ori, 7 argenti e un bronzo. Il più importante sarà quello del 1950 a Montecarlo davanti al francese Buhan, il secondo riconoscimento individuale dopo l’argento dell’anno prima al Cairo dietro D’Oriola.

Laureato in ingegneria, nel dopoguerra aveva fondato anche una società di costruzioni che realizza impianti di rilievo, come la piscina delle Rose all’Eur o la piscina dell’Acquacetosa. Lasciata la pedana, Nostini comincerà poi una carriera dirigenziale con pochi pari. Già nel comitato di reggenza della FIS tra il 1944 e il 1946 e poi di nuovo nel ’59-’60 con Mangiarotti e Darè, nel 1961 diventa presidente della FIS e lo rimarrà fino al 1993, segnando profondamente un trentennio non sempre facile per le lame azzurre (non ci fu nemmeno un oro ai Giochi del ’64 e del ’68) . Nello stesso 1961 a Roma Nostini era stato artefice della nascita del Club Scherma Roma, per la fusione della Sala Pessina di via Condotti con la sezione Scherma della SS Lazio. Nel mentre è pure presidente del Lazio nuoto, del Lazio Rugby, oltre che vicepresidente della Federazione Rugby e presidente (ma solo onorario) del Coni, oltre che membro d’Onore della Federazione Internazionale di Scherma (FIE). Alla sua morte, nel 2005, aveva ricevuto le più importanti onorificenze sportive: medaglia d’oro al valore atletico, stella d’oro al merito sportivo, collare d’argento dell’ordine olimpico e collare d’oro al merito sportivo. Al suo nome è intitolata oggi la più grande competizione schermistica per le categorie under 14 in Italia.

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