NINO BENVENUTI E LA VITTORIA DEFINITIVA CON GRIFFITH

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Una fase del match – da ilpost.it

articolo di Nicola Pucci

Ho contratto una sorta di debito, con il grande Nino Benvenuti. Perchè se su queste stesse pagine ho raccontato il tramonto della sua carriera agonistica contro Carlos Monzon, ho altresì omesso di celebrarne i trionfi come sarebbe lecito per il più grande, o almeno uno dei più grandi (“io e Duilio Loi sullo stesso piano, Mazzinghi sotto” era solito affermare) del nostro pugilato. Ed allora è giunto il momento di render giustizia al buon Nino.

4 marzo 1968. Sul ring del nuovo Madison Square Garden, che ha preso il posto del “vecchio” (quarta costruzione in ordine di tempo edificata su una stazione ferroviaria nel cuore di Manatthan) che l’anno prima, il 17 aprile 1967, fu teatro del primo, leggendario match della serie che tenne nella notte italiana oltre 10 milioni di ascoltatori incollati alla radio alla voce di Paolo Valenti e si risolse nella conquista del titolo mondiale dei pesi medi versione WBA e WBC a spese di Emile Griffith, e dopo la rivincita qualche mese dopo, il 29 novembre, sul quadrato dello Shea Stadium di New York, stavolta appannaggio del “moro” delle Isole Vergini, complice anche uno stiramento muscolare allo sterno sofferto dal campione triestino, i due protagonisti si danno appuntamento per la terza volta, a chiusura, definitiva, della questione tra chi dei due sia il più abile nella tenzone pugilistica.

Stavola è mamma RAI a diffondere le immagini di una sfida epocale, altrettanto destinata a rimanere per sempre negli annali della boxe, italiana e non solo. Ci fossero i dati relativi allo share probabilmente si batterebbe il record di audiance (perdonatemi qualche termine universale di troppo, lo sapete, sono un difensore strenuo della lingua italiana). “Naino“, come lo chiamano gli americani, ha buonissima reputazione anche al di là dell’Oceano, per i tanti emigrati che lo seguono con passione tricolore, e la terza volta che i due rivali incrociano i guantoni si affrontano ancora una volta senza esclusione di colpi, nel nome di un equilibrio ormai accertato dalle due precedenti sfide decise per verdetto ai punti.

Benvenuti è eleganza, stile, leggerezza e classe cristallina, Griffith al solito ci mette ardore, pesantezza del pugno e quella dose massiccia di personalità, necessaria a chi ha sofferto per guadagnarsi la ribalta. Ed è pure dato favorito dai bookmakers. E così Nino, per infine tornare a cingersi della corona di campione del mondo, deve esibirsi in quello che può ritenersi il capolavoro tattico della sua carriera.

Se a conclusione di 15 riprese intense, in cui l’italiano risponde con le proverbiali accelerazioni con il jab sinistro alle sfuriate scomposte dello statunitense e con movenze da ballerino si sottrae alla sua baldanza fisica, l’arbitro Lo Bianco e il giudice Forbes assegnano la vittoria per 8-6 ed un round pari a Benvenuti e il giudice-arbitro Al Berl certifica il 7-7 ed un round pari, sentenza che vale al campione tricolore la riconquista del titolo dei pesi medi, questo è possibile perchè Nino, nella sera più importante e davanti alla platea più prestigiosa, 18.000 spettatori entusiasti, non sbaglia niente assurgendo, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, al rango di fuoriclasse. Decisivo per l’esito dell’incontro è il nono round, quando il pugile italiano sferra il gancio mancino che atterra Griffith, nondimeno in grado di rialzarsi, seppur penalizzato da una ripresa che lo condannerà alla sconfitta. Il detentore del titolo si rifà sotto, con furia cieca, soprattutto nell’ultimo round quando con un destro alla mascella fa vacillare Benvenuti, stoico e ben preparato fisicamente, che regge l’urto e completa vittoriosamente l’incontro.

Benvenuti chiude trionfante la trilogia mondiale, unendo, infine, quell’Italia che sul suo conto si era divisa a metà. Curioso quel che ebbe modo di dire Nino, che in quanto a lingua lunga e cervello fino non era proprio secondo a nessuno: “non puoi non diventare amico di un pugile con cui hai diviso la bellezza di 45 round“. Già, quando qualche anno dopo Griffith dichiarò al mondo la sua omosessualità, proprio il grande rivale di sempre gli diede pieno sostegno. Belle le storie che nascono e si intrecciano su un ring, vero?

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