1970/1971, LA DOPPIETTA DI JAN KODES SULLA TERRA DEL ROLAND-GARROS

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Jan Kodes solleva la coppa del Roland-Garros – da worldtennismagazine.com

articolo di Nicola Pucci

Jan Kodes appartiene alla schiera dei campioni della racchetta prodotta da quella fucina di talenti che è stata la Cecoslovacchia. Drobny e Lendl prima e dopo di lui, Navratilova, Mandlikova e Novotna tra le femminucce, son questi i supertitolati che trovano posto negli albi d’oro che regalano gloria perpetua, ad esempio quello del Roland-Garros, che Kodes fece suo a due riprese, 1970 e 1971.

Curioso pensare che il buon Jan, che a differenza di qualche illustre collega non lascerà mai la terra natia per sommare infine, a carriera conclusa, il ragguardevole record di 60 vittorie su 95 incontri di Coppa Davis, abbia trionfato sulle terra parigina quando ancora il suo palmares è pressochè vergine. Nel 1970, in effetti, Kodes ancora ha da consacrarsi vincitore di un qualsiasi torneo, seppur finalista in una splendida finale qualche settimana prima agli Internazionali d’Italia, battuto in quattro set da Ilie Nastase che l’anno prima, a Barranquilla in Colombia, gli ha negato il primo titolo, stavolta in cinque manches.

A Parigi Kodes è accreditato della settima testa di serie di un tabellone indebolito dall’assenza dei dominatori delle ultime due edizioni, ovvero le prime dell’era Open del tennis, Ken Rosewall e Rod Laver, che al pari dei connazionali Stolle, Roche ed Emerson hanno disertato in massa l’appuntamento francese, lasciando il “vecchio” Lew Hoad e Martin Mulligan soli a difendere l’onore australiano. I favori del pronostico si riversano pertanto proprio su Nastase, numero uno del seeding, così come sull’americano Stan Smith, seppur non adattissimo alla terra battuta e che darà forfait poco prima di scendere in campo con Jean-Paul Meyer, giocatore di casa, sulla coppia spagnola composta da Manolo Santana, vincitore al Roland-Garros nel 1961 e nel 1964, e Manuel Orantes, fresco di finale al torneo di Montecarlo dove ha conosciuto l’onta della sconfitta con lo jugoslavo Zeljko Franulovic, pure lui della partita e non certo escluso dai pronostici. Anzi. Ci sono infine il passato, Nicola Pietrangeli che esattamente dieci anni prima vinse il suo secondo titolo, e il futuro, Adriano Panatta che vincerà nel 1976, del tennis italiano, ma onestamente sembrano entrambi destinati ad un ruolo secondario. L’uno, infatti, perderà al terzo turno 8-6 6-4 6-4 con Arthur Ashe, dopo aver battuto il sovietico Lichacev e il belga Hombergen regalando qualche sprazzo di antica grandezza, il secondo si spingerà fino agli ottavi, dove cadrà al cospetto del francese Jauffret con un secco 6-3 6-4 6-0 dopo aver liquidato Alexander, Phillips-Moore e Zednik mostrando un’eleganza offensiva senza pari.

Ma torniamo a Kodes, che nel frattempo sorvola senza patemi i primi turni lasciando le briciole al francese Chanfreau, all’australiano Howe e al connazionale Koudelka, prima di dover usare gli attributi per avere la meglio di Ion Tiriac, sconfitto agli ottavi al quinto set, 4-6 7-5 4-6 6-2 6-2. E se a Santana e Orantes è fatale proprio il quarto turno, estromessi dal francese George Goven in cinque set e dal “nero” statunitense Arthur Ashe in quattro, Nastase procede a sua volta spedito, senza lasciare set agli avversari proposti dal tabellone, e Franulovic, dopo un rischioso secondo match con il polacco Gasiorek sconfitto solo 9-7 al parziale decisivo, mette la parola fine alla carriera di Hoad, che si arrende 6-3 6-3 6-4. Ai quarti di finale Kodes ha vita facile con Mulligan, in passato tre volte vincitore a Roma e finalista a Wimbledon nel 1962, ed incrocia Goven, che prevale nel derby francese con Jauffret, mentre l’americano Cliff Richey, numero otto del tabellone e sorprendente killer di uno spento Nastase, trova sulla sua strada Franulovic, infine vincitore di Ashe 6-3 al quinto set. E le due semifinali non deludono certo le attese, entrambe risolte al quinto set, con Kodes che ancora una volta rimonta da 2-1 sotto con Goven e Franulovic che fa altrettanto con Richey, guadagnando l’ultimo atto che mette di fronte due giocatori non certo attesi a questo livello. In finale non c’è proprio partita, Kodes demolisce il rivale con l’eccellenza del suo gioco di volo e la precisione dei colpi da fondocampo, concludendo rapidamente 6-2 6-4 6-0 che gli vale non solo il primo torneo Slam in carriera, ma anche la prima vittoria sul circuito.

Dodici mesi dopo Kodes torna a Parigi non più nelle vesti di outsider, bensì in qualità di favorito alla vittoria finale, forte anche del suo status di campione in carica e numero uno del tabellone. Ha masticato ancora amaro a Roma, dove ha perso all’ultimo atto con Laver, vincendo altresì a Catania con Goven, e al Roland-Garros rinnova la sfida agli avversari di sempre, Nastase e Franulovic su tutti che furono suoi fieri rivali già all’esordio alla Porte d’Auteuil nel 1966, Ashe, Smith e Richey che competono per gli Stati Uniti. Ad eccezione proprio di Richey, numero quattro, che cede agli ottavi all’ungherese Istvan Gulyas, da queste parti comunque finalista nel 1966 battuto da Tony Roche, del sovietico Metreveli, numero otto, che incoccia in Patrick Proisy al secondo turno, e Marty Riessen, numero sette, che lascia strada al connazionale Froehling, i pretendenti al successo avanzano in blocco ai quarti di finale, con Kodes che trova sulla sua strada due francesi, Courcol che non lo preoccupa al secondo turno, e Jauffret che lo impegna al limite dei cinque set agli ottavi in un match che lo stesso Jan considerarerà come il più difficile dei suoi due percorsi vittoriosi a Parigi. A questo stadio della competizione Kodes, Nastase e Franulovic avanzano in quattro set eliminando lo stesso Proisy, Stan Smith e Gulyas, con Froehling che completa il poker di semifinalisti sorprendendo in cinque set Ashe. E se poi Nastase ferma l’americano come da pronostico, Kodes bissa il successo dell’anno prima con Franulovic, con un altrettanto semplice 6-4 6-2 7-5, avanzando alla finale che li vede infine opposti per definire la questione di chi meriti la corona e sia il giocatore più forte al mondo su terra battuta.

Da un lato la genialità irriverente del rumeno, dall’altra il tennis classico del ceco, l’Europa dell’Est che abbatte le barriere imposte dal Muro e si sfida per la conquista dell’Occidente. Nastase insegue il primo trionfo parigino e Kodes legittimamente ambisce a confermarsi campione, e quel che ne vien fuori è una sfida aperta, nel segno di Jan che fa suo un primo set interminabile, 8-6, vince facilmente il secondo, 6-2, accusa il ritorno di Ilie, 6-2, va sotto 1-3 al quarto set dovendo fronteggiare tre pericolosissime palle-break. Qui il ceco mette a segno un punto memorabile, inseguendo una mortifera palla-corta del rumeno per poi ribattere con un tuffo a rete la voleè vincente, degna del miglior Becker londinese, chiave di volta per la rimonta che vale il 7-5 risolutivo che mette la parola fine all’incontro e decreta la doppietta di Kodes.

Il ceco è nuovamente campione, proprio in quella Parigi che lo acclama ormai come il suo beniamino… già, qualche giorno prima, tra le strade della capitale, Kodes non rispetta il semaforo rosso, viene fermato da un poliziotto che gli chiede il passaporto “ah, Cecoslovacchia? Kodes? è lei? vada pure!“… anche la ragion di Stato si inchina al nuovo re di Francia.

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