PIERINO GABETTI, IL PESO PIUMA CHE SOLLEVO’ IL MONDO

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Pierino Gabetti – da wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Ricordate la citazione da noi proposta all’atto di raccontare di Filippo Bottino? Per chi ha memoria corta… l’Italia è terra di santi, navigatori e poeti, ma pure di qualche sollevatore, soprattutto dalle parti del genovese. E le Olimpiadi di Parigi del 1924 confermano, anzi rafforzano, quanto l’Italia seppe fare quattro anni prima ad Anversa, ovvero issare sul pennone olimpico più alto il tricolore (con stemma sabaudo), allungando l’era d’oro del bilanciere (e pure del medagliere, scusate la rima) azzurro.

Pierino Gabetti, 20enne appunto nato a Sestri Ponente, di mestiere fa il marinaio ma a tempo perso, che poi tanto perso non è, si esercita nel sollevare pesi. E pure con buon profitto, se è vero che nel 1923 conquista il primo dei suoi sette titoli italiani (quattro tra i pesi piuma e tre tra i pesi leggeri), convincendo così Enrico Taliani, guru della pesistica di casa nostra, ad inserirlo nella squadra che difenderà i colori azzurri ai Giochi parigini.

E qui Gabetti non tradisce le attese, seppur non sia certo tra i più accreditati della pattuglia azzurra che ha nello stesso Bottino, Giuseppe Tonani e Carlo Galimberti gli uomini di punta. Il 21 luglio, in quello splendido impianto che è il Velodrome d’Hiver, costruito nel 1910, Pierino entra in lizza nella categoria dei pesi piuma, fino a 60 kg., con tutto l’ardore della sua giovane età e l’ambizione dettata da un temperamento battagliero, addirittura un chilo in meno del limite richiesto.

Sono cinque le prove in programma: strappo e slancio ad un braccio e a due braccia, distensione lenta a due braccia, e per ciascuna sono previste tre alzate, con la classifica che viene compilata sulla somma delle alzate migliori. Gabetti domina il lotto dei partecipanti, realizzando il punteggio migliore in quattro prove, terminando quinto solo nella distensione lenta. L’austriaco Andreas Stadler, campione del mondo in carica per il titolo conquistato nel 1923 a Vienna, è l’avversario più temibile nella corsa alla medaglia d’oro, anche se riesce infine a mettersi l’argento al collo solo dopo l’ultima prova, quella dello slancio a due braccia, quando con lo stesso punteggio di Gabetti, 105 chili, scavalca lo svizzero Reinmann, che chiude terzo con un punteggio complessivo di 382,5 chili.

Gabetti è nettamente il migliore, prendendo la testa del concorso fin dall’avvio con il nuovo primato del mondo nello strappo ad un braccio (il destro) con 65 kg., eguagliando lo stesso Stadler, per poi allungare con lo slancio col braccio sinistro, 77,5 kg., contenere con la distensione lenta, 72,5 kg., il tentativo di recupero di Reinmann, e chiudere con due nuovi record olimpici, 82,5 e 100 kg. nello strappo e nello slancio a due braccia, totalizzando 402,5 chiliPer Gabetti è l’apoteosi olimpica, a cui manca solo la ciliegina sulla torta quando, fuori gara, prova con 108,5 kg. a battere il record del mondo, fallendo di un soffio, pure dello slancio a due braccia, detenuto dallo svizzero Heinrich Graf, assente alla competizione perchè passato professionista. Non certo un forzuto, Pierino è nondimeno celebrato per la “muscolatura di una statuetta d’arte“, tanto che Stadler, pur favorito alla vigilia, deve accontentarsi dell’argento, distanziato di ben 17,5 kg.

Quattro anni dopo, ad Amsterdam, Gabetti prova a concedere il bis, nel frattempo impadronitosi di due record del mondo riconosciuti dalla Federazione pesistica internazionale, quando solleva 90 e 92,5 kg. nello strappo a due braccia. Pur confermandosi tra i più forti, stavolta Pierino è solo, si fa per dire, medaglia d’argento alle spalle di un altro austriaco, Franz Andrysek, che all’ultimo sforzo, lo slancio, lo sopravanza di cinque chilogrammi complessivi, 287,5 a 282,5.

Ma va bene anche così, oro ed argento olimpici, quanti possono dire di aver fatto altrettanto?

 

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