THOMAS LANGE, QUANDO EST OD OVEST NON FA DIFFERENZA

537124107articolo di Giovanni Manenti

Anche se ciò non è in linea con quello che dovrebbe essere lo spirito alla base delle singole discipline sportive – pur se il pensiero di decoubertiana memoria è sempre suonato utopistico sin dall’inizio – troppo spesso la politica ha fatto uso dello sport per affermare la propria superiorità.

Negli anni ’60 e ’70 si è assistito, in piena epoca di “Guerra Fredda” tra i due opposti blocchi, ad una accesa rivalità che vedeva il medagliere olimpico quale simbolo di superiorità delle due rispettive ideologie, con uso più che sovente di additivi per migliorare le prestazioni dei singoli atleti per il “bene del paese”.

Ciò nondimeno, le due decadi successive, pur vivendo il culmine di questa acerrima contesa con i due opposti boicottaggi delle Olimpiadi Giochi di Mosca 1980 e di Los Angeles 1984 – con il senno di poi è evidente come, in un clima del genere, sia stata poco felice la scelta del CIO di assegnare a dette città l’organizzazione dei Giochi – hanno altresì visto la disgregazione dell’impero sovietico, con conseguente riunificazione della Germania, da un lato, e la proliferazione di nuove realtà indipendenti, dall’altro.

In detto scenario, alcuni atleti si sono ritrovati in scomode posizioni, vuoi per dover rinunciare al più importante appuntamento della loro carriera causa boicottaggio, così come nel veder sparire un apparato che sino ad allora li aveva accolti, e doversi, conseguentemente, adeguare ad una nuova realtà.

Uno di questi casi è quello del canottiere Thomas Lange, nato a fine febbraio 1964 ad Eisleben, ridente cittadina della Bassa Sassonia, nota per aver dato i natali a Martin Lutero, all’epoca facente parte della Germania Est.

Come molti ragazzi della sua epoca, Lange sviluppa una particolare predisposizione per il canottaggio, sport molto in voga nell’ex Ddr, tanto da mettersi in evidenza ad appena 16 anni quando, unitamente a Roland Schroeder, si aggiudica la medaglia d’oro ai Campionati mondiali juniores di Hazewinkel nel due di coppia, superando di un soffio l’armo britannico, composto, pensate un po’, da Adam Clift e da un “certo” Steve Redgrave, il quale resta talmente ammaliato dal modo di remare del giovane tedesco est, uscendosene con un “Thomas ha un talento unico, si vede che è nato per praticare questo sport …”, il che vale molto di più di un semplice attestato di stima.

L’abitudine a salire sul gradino più alto del podio non viene persa da Lange neppure nelle due successive edizioni dei Mondiali juniores, quando si aggiudica l’oro nel singolo sia a Sofia 1981 che a Piediluco 1982, circostanza che lo fa considerare pronto dalla federazione tedesco orientale per l’esordio coi “grandi” alla rassegna iridata 1983 che si svolge in Germania, a Duisburg, ed in cui viene iscritto nel due di coppia assieme ad Uwe Heppner.

Opposti ai campioni mondiali in carica, i norvegesi Rolf Thorsen ed Alf Hansen, che l’anno prima a Lucerna avevano sconfitto proprio la coppia della Germania Est formata da Kroppelien e Dreifke, Lange & Heppner riscattano l’onore del proprio paese infliggendo all’equipaggio nordico una dura lezione, staccandolo di oltre 3″ (6’20″170 a 6’23″430).

A 20 anni da poco compiuti, per Lange si aprirebbe quello che per un ragazzo della sua età sembra un sogno coltivato da piccolo non appena tornava a casa dagli allenamenti, vale a dire il suo primo appuntamento olimpico, se non fosse che deve per la prima (e non sarà l’ultima, purtroppo) volta in vita sua fare i conti con la politica che, causa il contro boicottaggio dei Paesi del “blocco sovietico” ai Giochi di Los Angeles 1984, non gli consente di prendere parte alla rassegna a cinque cerchi.

Una probabile medaglia d’oro persa, come dimostra l’esito dei Mondiali di Hazewinkel 1985 dove la coppia Lange/Heppner bissa il titolo di due anni prima in una finale in cui, per rendere l’idea, l’armo belga composto da Crois e De Loof, argento l’anno prima ai Giochi californiani, si piazza ai margini del podio ma con un distacco di quasi 7″ (!!!) dall’equipaggio dell’ex Ddr.

Per un vincente del suo calibro, Lange avverte l’avventura nel due di coppia come un qualcosa di limitativo delle proprie potenzialità, decidendo di dedicarsi al singolo anche per potersi confrontare con due mostri sacri come il finnico Pertti Karppinen ed il connazionale di sponda occidentale Peter-Michael Kolbe, i quali si stanno dividendo da anni la scena internazionale, con il finlandese a prevalere in sede olimpica ed il tedesco in occasione delle rassegne iridate.

Una sfida che però, a causa di una malattia che ne impedisce l’attività agonistica nel corso del 1986, Lange deve rimandare ai Mondiali di Copenhagen 1987 dove il 23enne sassone – di 11 anni più giovane dei coetanei Kolbe e Karppinen – infligge agli storici rivali una memorabile sconfitta, concludendo la prova in 7’37″480 con oltre 3″ di distacco sugli stupefatti avversari, cui non resta che sprintare per l’argento, con Kolbe a spuntarla per l’inezia di appena 0″14 centesimi (7’40″76 a 7’40″90).

Lange è oramai pronto per aggiungere l’alloro olimpico alla sua fama e, dopo aver dovuto rinunciare a Los Angeles per motivi indipendenti dalla sua volontà, non si lascia stavolta sfuggire la grande occasione costituita dai Giochi di Seul 1988, mettendo in mostra una superiorità talmente schiacciante da relegare lo sbalordito Kolbe – che pure conclude la gara in un 6’54″77 che gli vale l’argento – ad un distacco di quasi 5″!

L’impresa che vale a Lange il “passaggio del testimone” è ben riassunta nelle parole del coach tedesco orientale Jurgen Grobler, il quale evidenzia come “Thomas abbia una particolare predisposizione per il canottaggio, i suoi remi entrano in acqua con una incredibile velocità, al pari di Ivanov, il sovietico che vinse tre medaglie d’oro olimpiche a cavallo degli anni ’60; ma rispetto agli altri, Lange ha una qualità in più, vale a dire quella di saper leggere la gara e capire quando è il momento di forzare il ritmo“.

All’apice della successo, Lange non ha difficoltà a confermarsi campione mondiale sul lago di Bled in Slovenia nell’edizione 1989 della rassegna iridata, ma fosche nubi stanno per addensarsi sulla sua famiglia per effetto della caduta del muro di Berlino nel novembre del medesimo anno.

Difatti il padre, che risulterà essere stato un membro della Stasi (la famigerata polizia segreta dell’ex Ddr), si suicida ed il 25enne Thomas riprende gli studi in medicina dedicando meno tempo al canottaggio, circostanza che induce la federazione ad iscriverlo ai Mondiali 1987 in Tasmania nuovamente nel duo di coppia assieme a Stefan Ullrich, ottenendo comunque un significativo argento a poco più di mezzo secondo di distacco dagli austriaci Jonke e Zerbst.

Superato il comprensibile shock derivante dalla tragedia familiare, Lange riprende ad allenarsi con continuità e l’anno seguente, tornato a cimentarsi nel singolo, mette ancora la prua della sua imbarcazione davanti a tutti ai Mondiali di Vienna 1991, rifilando quasi 4″ di distacco al cecoslovacco Chalupa, argento anche l’anno precedente in Australia, preparandosi così a difendere il titolo olimpico alle Olimpiadi di Barcellona 1992, stavolta sotto i colori della Germania unificata.

Con Kolbe fuori dai giochi, sia per raggiunti limiti di età che per l’unico posto a disposizione, ovviamente assegnato a Lange, e con il 39enne Karppinen alla sua quinta ed ultima Olimpiade, l’unico serio antagonista per l’oro è ancora il già citato Vaclav Chalupa, con il quale “incrocia i remi” già in semifinale, che il tedesco si aggiudica con un vantaggio di circa 1″50, con Karppinen che giunge quarto e fallisce l’entrata in finale, mentre l’argentino Sergio Fernandez ottiene il miglior tempo di 6’53″40 facendo sua la seconda serie.

Ma il canottiere sudamericano ha evidentemente sprecato tutte le sue energie in qualificazione, non entrando mai in gara nella finale dell’1 agosto 1992 sul lago di Banyoles e concludendo staccatissimo all’ultimo posto, mentre, come da pronostico, la medaglia d’oro è un affare a due tra Chalupa e Lange, con il cecoslovacco che cerca di sorprendere il rivale forzando il ritmo in avvio, tanto da transitare in testa a metà gara con un vantaggio di 0″38 centesimi sul tedesco, il quale, da par suo, ben lungi dal farsi intimorire, aumenta la frequenza dei colpi nella seconda parte, portandosi nettamente in testa già ai 1500 metri per poi contenere il tentativo di rimonta di Chalupa ed andare a trionfare in 6’51″40 rispetto al 6’52″93 del suo tenace avversario.

Il bis olimpico rappresenta l’apice della carriera di Lange che, bronzo l’anno successivo ai Mondiali di Racice, in Repubblica ceca – dove il “povero” Chalupa, nelle acque del bacino amico, riesce finalmente a sopravanzarlo solo per vedersi beffare dal canadese Derek Porter, incrementando così la sua collezione di secondi posti – si dedica agli studi completando nel 1994 il corso di laurea in Medicina, così saltando l’appuntamento con i Mondiali di Indianapolis.

Ripresa l’attività per inseguire il sogno del tris olimpico ad Atlanta 1996 – impresa già riuscita al sovietico Vyacheslav Ivanov tra Melbourne 1956 e Tokyo 1964, nonché al più volte ricordato Karppinen da Montreal 1976 a Los Angeles 1984 (pur con il vantaggio dei due boicottaggi) – Lange viene per la prima volta escluso dal podio nella rassegna iridata di Tampere 1995, giungendo quinto nella gara che vede trionfare lo sloveno Iztok Cop, per poi vendere cara la pelle in occasione della rassegna a cinque cerchi, dove conclude una eccezionale carriera con il terzo posto alle spalle dello svizzero Xeno Muller, vittorioso in 6’44″85, con l’argento a sfuggirgli per soli 0″27 centesimi a beneficio del citato canadese Porter.

Al ritiro, Lange ottiene nel 1997 dalla Federazione Internazionale (FISA) il prestigioso riconoscimento della “Medaglia Thomas Keller, premio istituito nel 1990 alla memoria del monegasco Thomas Keller, presidente federale dal 1958 sino alla sua morte, avvenuta nel 1989, in una cerimonia che vede altresì salire sul palco i “fratelloni d’Italia” Giuseppe e Carmine Abbagnale, per poi dedicarsi alla professione di medico in Ratzeburg, lasciando all’ex compagno di squadra Peter Hoeltzenbein il compito di completarne il profilo con le parole “sono sempre stato profondamente impressionato da come questo fantastico atleta abbia potuto passare in un attimo dalle competizioni al suo studio medico in Ratzeburg!“.

Forse, il buon Peter non rammenta che quando si è campioni con la “C maiuscola”, lo si è in ogni aspetto ed in qualunque situazione!

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