1997, IL DEBUTTO DELL’EUROLEGA E LA PRIMA VOLTA DELL’OLYMPIACOS

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Rivers in azione contro il Barcellona – da euroleague.net

articolo di Nicola Pucci

Se nel 1996 il Panathinaikos ha iscritto la Grecia all’albo d’oro della Coppa dei Campioni di basket come in precedenza non era riuscito a fare nel corso degli anni Ottanta l’Aris Salonicco del “dio” Galis, la stagione successiva celebra la doppietta ellenica, stavolta nel nome dell’altra grande ateniese, l’Olympiacos.

Dusan Ivkovic è la nuova guida tecnica di una squadra che ha colto il quarto titolo nazionale consecutivo (ottavo in totale), ma che ancora attende di issarsi su gradino più alto di un podio europeo, dopo aver perso le due finali continentali con Badalona e Real Madrid nel 1994 e nel 1995. Ed è giunta l’ora di spezzare l’incantesimo.

24 formazioni sono allineate al via dell’edizione numero 40 di un torneo che per la prima volta assume il nome di Eurolega e vede le partecipanti, altrettanto per la prima volta, suddivise in gironi fin dalla prima fase, quattro gruppi di sei squadre ciascuno. L’Olympiacos è inserito nel secondo raggruppamento, con Fortitudo Bologna, Estudiantes Madrid, Cibona Zagabria, Alba Berlino e Spirou Charleroi, e dopo la sconfitta al debutto proprio con i tedeschi, 67-64 al “Piraeus” nonostante i 18 punti di David Rivers, conclude con cinque vittorie ed altrettante sconfitte, con lo stesso Rivers, che ha un passato NBA a fianco di Magic Johnson, che segna 23 punti nella vittoria 79-72 con lo Spirou e 27 punti nella sconfitta con l’Estudiantes 87-78, lo jugoslavo Dragan Tarlac che tocca un massimo di 29 punti nel successo, netto, 96-80 con la Fortitudo Bologna e l’altro americano di grido, Willie Anderson, stella di San Antonio, che contribuisce con una media di 11.8 punti a partita prima del ritorno anticipato in America.

Chiusa la prima fase al quinto posto, l’Olympiacos accede alla seconda fase, sempre a gironi, che lo vede stavolta opposto, oltre che all’Alba Berlino e Spirou in qualità di quarta, quinta e sesta del gruppo B, anche ad Adecco Milano, Cska Mosca e Maccabi Tel Aviv, rispettivamente prima, seconda e terza del gruppo A. 19 punti del tedesco Christian Welp regalano un trionfo eclatante con il Cska, 82-51, a cui fanno seguito due altri successi al “Piraeus” contro il Maccabi, 69-60 con 20 punti di Rivers, e contro Milano, 87-84 con la coppia Rivers/Tarlac capace di mettere a segno 48 punti, con Sigalas e Welp a loro volta decisivi nella vittoria esterna con il Cska a Mosca, 79-70, che spalanca ai greci le porte della fase ad eliminazione diretta.

Gli ottavi di finale propongono all’Olympiacos l’ostacolo Partizan Belgrado, ed è uno stratosferico Nakic con 27 punti e 9/10 al tiro da due punti a firmare l’exploit esterno in gara-1, 80-71, ben supportato da Rivers che aggiunge 7 rimbalzi e 5 assist ai 14 punti messi a referto, che sembrano poter assicurare alla squadra di Ivkovic il passaggio del turno. Ma l’inatteso scivolone casalingo, 60-61, nonostante i 14 punti di Fassoulas che non bastano ad arginare l’eccellente prova di Drobnjak autore di 19 punti, obbliga l’Olympiacos a ripetere l’impresa sul parquet belgradese, 74-69 con 21 punti dell’americano ex-Antibes, con cui ha vinto il titolo francese nel 1995, 19 di Nakic e 14 di un Fassoulas dominatore sotto i tabelloni che garantiscono la qualificazione ai quarti di finale dove ad attendere i ragazzi di Ivkovic c’è il rivale più temuto, il Panathinaikos campione d’Europa in carica, per un derby che si annuncia incandescente.

Ed in effetti le due sfide ateniesi non tradiscono la aspettative, ma è l’Olympiacos a far valere ancora una volta la legge del più forte, come già certificato da tre della ultime quattro finali di campionato, prima con un clamoroso 69-49 alla OAKA Arena firmato da 17 punti di Rivers e 16 di Tarlac, non lasciando opportunità alcuna ad un avversario totalmente disarmato, e poi con il risolutivo 65-57 al Piraeus, con Tomic miglior realizzatore della serata con 17 punti e con lo stesso Rivers che, a fine partita e con la certezza della qualificazione alla Final Four di Roma dal 22 al 24 aprile, afferma che “l’anno scorso siamo stati eliminati ai quarti di finale dal Real Madrid. Nel corso di questa stagione i giornalisti e i media ci hanno sostenuti, ed adesso posso dire quello in cui credo: vinceremo il titolo. Una volta qualificati per la Final Four, il più è stato fatto. Quest’anno abbiamo raccolto la sfida di tutti, ogni ostacolo è stato scavalcato, ed ora, qualificandoci tra le prime quattro, dobbiamo solo rimanere calmi e concentrati per poter fare quello che è necessario per vincere“.

Buon profeta, il buon David Rivers. Che in semifinale trova sulla sua strada l’Olimpia Lubiana, troppo inesperta a questi livelli per opporre resistenza allo strapotere dell’americano che con 28 punti (6/10 da due, 2/3 da tre e 10/10 ai tiri liberi) regala alla sua squadra, in aggiunta ai 10 punti e 13 rimbalzi di Tarlac, la terza finale europea della sua storia dopo, appunto, quello sfortunate del 1994 e 1995. Contro un’altra squadra, il Barcellona, che di sconfitte in finale se ne intende proprio, a sua volta battuto all’atto decisivo già in quattro occasioni, non ultima contro il Panathinaikos dodici mesi prima, un beffardo 67-66.

Il 24 aprile i 12.500 spettatori del Palaeur di Roma attendono con eccitazione la sfida stellare tra i due registi, David Rivers e Sasha Djordjevic, ma anche Sigalas e Tomic contro Fernandez e Karnishovas, Fassoulas e Tarlac contro Jimenez e Rivas. E se nel primo tempo le due squadre fanno match pari, chiudendo sul 31-29, nella ripresa l’esperienza e il gioco basato sulla forza fisica dei greci ha decisamente la meglio, con Rivers che domina l’incontro dall’alto dei suoi 26 punti con 6/9 da due, 1/3 da tre e 11/14 dalla lunetta, oltre agli 11 punti e 14 rimbalzi di Tarlac, contro i soli 6 punti di uno spento Djordjevic per la resa incondizionata del quintetto di coach Aito, 73-58.

E così, con Rivers che si merita il riconoscimento quale MVP della Final Four, l’Olympiacos infine rompe il sortilegio e per la prima volta sale sul tetto d’Europa. Non sarà l’ultima, potete scommetterci.

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