JACKIE FIELDS, IL PUGILE CHE DIVENTO’ CAMPIONE GRAZIE AD UNA COLLETTA

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Jackie Fields – da en.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Jackie Fields, che in verità all’anagrafe fu trascritto come Jacob Finkelstein, deve ai compagni di allenamento se vinse prima il titolo olimpico, poi divenne campione del mondo, infine fu inserito nella International Boxing All of Fame.

Andiamo per ordine. Nato a Chicago il 9 febbraio 1908, il giovane Jacob, che ha sangue ebraico nelle vene, inizia a boxare a 14 anni e deve al suo istruttore di quei giorni, l’ex pugile Marty Fields appunto, il nome che lo introdurrà tra gli immortali della noble art. E’ decisamente abile con i guantoni, il giovane Jacob, dotato di classe cristallina e dallo stile impeccabile, ma la sua vita non è solo dare di pugni e quando gli americani selezionano la spedizione per le Olimpiadi di Parigi del 1924, Jackie, che nel mentre si è trasferito con la famiglia a Los Angeles, studia e per il poco tempo che ha da dedicare all’allenamento, oltre ad una mano rotto, è battuto in semifinale nel torneo di qualificazione. Sorte vuole che il ragazzo, poco più che 16enne, sia ben gradito ai compagni che raccolgono qualche spicciolo necessario per garantirgli il viaggio nella capitale francese. Dove Fields, e sarà la sua fortuna, arriva accompagnato da un eccellente record da amatore (conta 51 successi in 54 combattimenti), seppur ancora non certo della partecipazione ai Giochi, infine promosso sul campo, pardon sul ring, dagli attenti selezionatori del suo paese assieme a Joseph Salas che ha quattro anni più di lui ed è campione nazionale.

In terra transalpina il giovane, anzi giovanissimo, visto che ha poco più di 16 anni, Jacob illustra tutto il suo smisurato potenziale. Combatte nella categoria dei pesi piuma, e nonostante l’inesperienza, è già il più elegante sul ring tra tutti i competitori ai Giochi, sonfiggendo uno dopo l’altro ai punti, per decisione unanime, l’irlandese Doyle, il norvegese Hansen, il cileno Abarca e l’argentino Quartucci, per guadagnarsi così l’occasione finale proprio con Salas. I due americani sono buon amici, a tal punto che Fileds, infine vincitore ancora una volta inequivocabilmente ai punti, venuto a conoscenza del verdetto che lo proclama più giovane olimpionico di sempre del pugilato trova rifugio, in lacrime, negli spogliatoi, quasi colpevole di aver fatto un torto al compagno di bandiera.

Tant’è, il giovane Jacob, che per tutti ora è Jackie, si affaccia al professionismo di ritorno dall’exploit parigino con un record di precocità che, a meno che non venga abbassato il limite d’età per gareggiare nel pugilato, è destinato a durare in perpetuo, ed è solo l’abbrivio di una carriera che si annuncia colma di soddisfazioni. L’8 maggio 1925 Fields e Salas sono nuovamente l’uno contro l’altro, ad Hollywood, e Jackie si conferma vincendo ai punti in dieci riprese, per poi cominciare l’escalation agonistica che ha come obiettivo, logicamente, il titolo mondiale.

La strada è lunga, e pure segnata da alcune sconfitte con Jimmy McLarnin, unico in grado di metterlo k.o. alla seconda ripresa, Louis “Kid” Kaplan e Sammy Mandell, prima del match atteso con Young Jack Thompson, che il 25 marzo 1929 si arrende al Coliseum di Chicago all’ardore di Fields che ha così l’opportunità, esattamente quattro mesi dopo, di combattere con Joe Dundee per la cintura iridata, versione WBA, dei pesi welter.

La sfida  ha come teatro la State Fairgrounds Arena di Detroit, e il suo svolgimento, sotto gli occhi di 27.000 spettatori attoniti, ha del drammatico. Fields aggredisce l’avversario mandandolo due volte al tappeto all’inizio della seconda ripresa, tanto che all’angolo di Dundee, contato a nove e a sette, si teme il crollo. Invece Dundee ha la forza di tornare in piedi per colpire Jackie con una scorrettezza alle parti intime, al punto che Fields non sarebbe in grado di proseguire l’incontro, tanto ha accusato il colpo basso. Inevitabile è però la squalifica di Dundee, che affermerà di aver agito involontariamente, che regala così il titolo a Fields, infine sul tetto del mondo dopo un lungo inseguimento.

Jackie ha poco più di 21 anni, la boxe è ai suoi piedi ma dopo aver sconfitto in due occasioni Vince Dundee, fratello minore di Joe, ed aver perso ai punti con Young Corbett III, mette il titolo in palio proprio con Young Jack Thompson, che il 9 maggio 1930 all’Olympia Stadium di Detroit riscatta la sconfitta dell’anno prima e strappa al campione la corona di re dei pesi welter. Fileds, scalzato proprio quando pareva poter aprire un’era vincente, si trova così a dover ripartire da capo, o quasi, ma forte di un pugilato senza pecche e sostenuto da grinta da vendere, torna a respirare aria di titolo mondiale il 28 gennaio 1932 quando, allo Stadium di Chicago, ovvero la città che lo aveva visto nascere e crescere nel ghetto ebraico forgiando proprio qui la tempra del combattente, batte Lou Brouillard per decisione unanime alla decima ripresa riconquistando quella corona dei pesi welter che il rivale aveva sua volta tolto a Thompson.

Ma come già la prima difesa del titolo conquistato lo aveva visto soccombere, anche stavolta la gloria di Fields è di breve durata. Vittima di un incidente d’auto che lo priva della vista da un occhio per il distacco della retina, Jackie mette in palio la cintura con Young Corbett III il 22 febbraio 1933 al Seals Stadium di San Francisco dove un arbitro incapace, tale Jack Kennedy, assegna la vittoria al decimo round a Corbett. Ammesso l’errore a Jack Kearns, menager di Fileds, Kennedy ne uscirà a sua volta colpito da un destro che lo manda al tappetto ben più dei due contendenti che se le sono suonate sul ring.

Fatto è che Fields, ormai in pericolo di cecità, perso il titolo chiude la carriera con l’ultima sfida, vittoriosa, a Young Jack Thompson. Poi appende i guantoni al chiodo ed attende che la International Boxing Hall of Fame gli dia il benvenuto, a fianco di chi ha scritto pagine epiche di pugilato. Cosa che puntualmente avviene nel 1994.

Già, tutto grazie ad una generosa colletta. Visto cosa significa esser caro ai compagni?

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