LO SGAMBETTO DI HANA MANDLIKOVA AGLI US OPEN 1985

mandlikova
Hana Mandlikova in trionfo – da pinterest.com

articolo di Nicola Pucci

Se Chris Evert era la classe, Martina Navratilova era la potenza. Se l’americana ammaliava con movenze graziose, la ceca stupiva con esecuzioni mascoline. E per un decennio almeno, tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80, hanno instaurato una dittatura tennistica che nessuna, ma proprio nessun’altra atleta in gonnella è riuscita proprio a interrompere.

Eppure, c’è chi ha tentato di inserirsi tra le due regine, garantendosi una ribalta di prestigio, come ad esempio baby-Tracy Austin, treccine e rovescio bimane, fotocopia di Chris; soprattutto l’altra rappresentante dal di là del Muro, Hana Mandlikova, l’altra ceca stilisticamente tanto bella e perfetta quanto fragile caratterialmente da vincere meno di quello che il suo talento di cristallo avrebbe potuto permetterle, troppo spesso soccombente al dominio di Martina.

Hana nondimeno si affaccia alla ribalta, lei classe 1962, con eccellenti credenziali, se è vero che a fine 1980, appena maggiorenne, mette in saccoccia gli Australian Open su erba battendo in finale, 6-0 7-5, la beniamina di casa Wendy Turnbull che ha liberato il campo estromettendo in semifinale la Navratilova, per poi bissare a giugno 1981 sulla terra rossa del Roland-Garros, 6-2 6-4 alla tedesca Sylvia Hanika dopo l’exploit con la Evert sempre in semifinale, e perdere tre finali Slam, due sul cemento agli US Open ed una sui prati di Wimbledon. Per disegnare poi il capolavoro a fine estate 1985, proprio nel tourbillon impazzito di Flushing Meadows, tra grattacieli, rombo di aerei e puzza di hamburger.

Evert e Navratilova, naturalmente, capeggiano l’entry list, l’una dopo aver riguadagnato la testa del ranking mondiale trionfando a Parigi, l’altra comunque capace di imporsi in Australia e per la sesta volta nell’amata Londra… si tenga a mente, tre finali di Slam sempre risolte dallo scontro diretto. E niente lascia pensare che anche a New York non si debba assistere alla quarta recita stagionale tra le due supercampionesse, esattamente come l’anno prima ed esattamente come nelle ultime sei finali di Slam negli ultimi due anni!

La Mandlikova, semifinalista a Melbourne, ha conosciuto l’onta di una prematura eliminazione sia al Roland-Garros, battuta ai quarti dalla tedesca Kohde-Kilsch, che a Wimbledon, sorpresa addirittura al terzo turno dall’australiana Elizabeth Smylie, ed a quindi tutto il desiderio di questo mondo di riscattarsi. Anche perchè l’anno in corso l’ha vista primeggiare solo in due eventi di minor cabotaggio, a Oakland in febbraio e a Princeton in marzo, e il suo talento, certificato dalla terza testa di serie, pertanto medita vendetta. Pam Shriver, abituale compagna di doppio di Martina, la stessa Kohde-Kilsch, Zina Garrison, Helena Sukova e la più anziana delle sorelle Maleeva, Manuela, completano il lotto delle prime otto pretendenti al titolo, onestamente con pochissime chances di alzare la coppa e tanta, ma proprio tanta certezza di gareggiare per un piazzamento.

In effetti Evert e Navratilova sbaragliano la concorrenza in primi turni di scarsissimo livello tenico, cedendo 15 giochi in quattro incontri Chris, esattamente come Martina, tenuta sulla corda solo dalla svedese Catarina Lindqvist agli ottavi, infine battuta 6-4 7-5. Nel frattempo la Mandlikova ha gioco facile con la britannica Brown, 6-2 6-1, e la sua connazionale Annable Croft, che ben conosciamo oggi per le apparizioni in video ad Eurosport, 6-3 6-3, per poi eliminare la Hanika, 6-3 6-4, e concedere un set al gioco brillante di Kathy Jordan, 7-5 3-6 6-1, mentre si mette in luca una giovane teutonica, tale Steffi Graf, che annuncia una carriera favolosa sbarazzandosi della Maleeva agli ottavi con un netto 6-2 6-2, unica intromissione a sorpresa tra le prime otto che guadagnano i quarti di finale.

E qui, se Evert e Navratilova non conoscono esitazione con la Kohde Kilsch, 6-3 6-3, e la Garrison, 6-2 6-3, Hana ha bisogno di tutta la sua eleganza nel disporre a suon di serve-and-volley della Sukova, 7-6 7-5, meritandosi la semifinale con Chris, e la Graf, dotata non solo di dritto e gran gambe ma pure di una buonissima dose di istinct-killer, supera la Shriver con un infinito 7-6 6-7 7-6, andando così ad incrociare racchetta con Martina.

La Mandlikova pare aver recuperato la smalto che negli anni passati l’ha vista trionfatrice sull’erba australiana e sulla terra transalpina, e con la Evert, in una memorabile contrapposizione di soluzioni tecniche, attacco contro difesa, ed in una paradisiaca esercitazione sinfonica di grazia ed eleganza, dopo aver perso di un soffio il primo set, 6-4, trova lo slancio per due parziali da sogno, 6-2 6-3, vincendo finalmente con l’americana e vendicando le due sconfitte qui patite in finale nel 1980 e nel 1982. La Navratilova nel mentre liquida l’ardore giovanile della Graf, 6-2 6-3, ed allora l’ultimo atto nel catino di Flushing Meadows sarà sfida in famiglia tra cecoslovacche votate all’offensiva, Martina contro Hana, con i precedenti a favore della campionessa di Revnice, che regala quattro anni all’avversaria, 14-5.

La sfida è bellissima. Se Martina ci mette esperienza e forza bruta, Hana risponde con esuberanza e tocco raffinato, tanto da far suo un primo set capitale al tie-break, 7-3, dopo aver condotto nel set addirittura 5-0 prima di subire la rimonta dell’avversaria, per poi sfiorire in un secondo parziale troppo veloce per esser degno di una finale di tale eccelsa levatura tecnica, 6-1. Si decide tutto al set decisivo, e qui la vicenda è leggendaria. La Mandlikova sale 5-3, ha la palla per chiudere, la spreca, viene costretta ad un altro tie-break, vola 6-0, vede la Navratilova rifarsi sotto 6-2, infine quando l’ultima, impeccabile, voleè di rovescio vale la vittoria, crolla a terra ebbra di gioia.

Hana Mandlikova, che non primeggiava certo per costanza di rendimento e spirito battagliero, stavolta sgambetta le due regine, diventa una delle poche tenniste capaci di vincere uno Slam su tre superfici diverse e può cantare felice “New York, New York!“.

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