ROWDY GAINES, QUANDO L’ATTESA VIENE PREMIATA CON L’ORO OLIMPICO

GA.jpg
Rowdy Gaines esulta per la vittoria olimpica di Los Angeles nel 1984 – da foxsports.com.au

articolo di Giovanni Manenti

L’inizio degli anni ’80 è stato, purtroppo, caratterizzato dal doppio boicottaggio, da parte degli Stati Uniti – e, conseguentemente, delle nazioni amiche – per primi verso le Olimpiadi di Mosca 1980, con ritorsione, quattro anni dopo, dei paesi facenti parte del blocco sovietico in occasione dei Giochi di Los Angeles 1984.

Ciò ha ovviamente condizionato l’esito dei risultati nelle varie discipline, ed anche se in alcuni casi, vedi i quattro ori di Carl Lewis a Los Angeles, gli stessi con ogni probabilità non avrebbero subito variazioni pur in presenza degli atleti dell’est Europa, in altre specialità tali reciproche assenze hanno assunto un valore stridente, basti pensare, a mo’ d’esempio, all’esito delle gare ad ostacoli maschili a Mosca 1980, dove i riscontri cronometrici dei vincitori niente avevano a che spartire con le prestazioni che sulle rispettive distanze avevano fatto registrare i due primatisti mondiali americani Renaldo Nehemiah ed Edwin Moses, così come, al contrario, l’americana Valerie Brisco-Hooks ben difficilmente avrebbe potuto realizzare l’accoppiata 200/400 metri piani, qualora si fosse schierata ai blocchi di partenza la tedesca dell’est, nonché primatista mondiale, Marita Koch.

Per nulla diversa è la situazione nel nuoto, dove a Mosca 1980 ha inizio il dominio delle tedesche est, alle quali manca il confronto con le americane che le avevano umiliate due anni prima ai Mondiali di Berlino 1978, edizione iridata in cui le walchirie avevano conquistato una sola medaglia d’oro con Barbara Krause sui 100 stile libero, a dispetto dei cinque allori (di cui tre individuali con altrettanti primati mondiali) della regina della rassegna, vale a dire l’americana Tracy Caulkins.

In campo maschile, viceversa, risplende a Berlino 1978 la stella del dominatore delle lunghe distanze a stile libero Vladimir Salnikov, le cui medaglie d’oro sui 400 e 1500 stile libero di Mosca 1980 non possono essere messe in discussione al pari delle vittorie di Lewis a Los Angeles 1984, ma è sulle brevi distanze dei 100 e 200 stile libero, in cui gli americani sono ancora a farla da padrone, che a qualcuno il boicottaggio dei Giochi moscoviti risulta una mazzata difficile da digerire.

Ci riferiamo al velocista Ambrose Rowdy Gaines, nato in Florida nel febbraio 1959, il quale proprio a Berlino si mette in evidenza, conquistando l’argento sui 200 stile libero dietro al connazionale Bill Forrester, beffato per l’inezia di soli 0″08 centesimi (1’51″02 ad 1’51″10, ma tenete bene a mente gli otto centesimi…), fornendo comunque il proprio contributo al doppio successo nelle staffette 4×100 e 4×200 stile libero, con annessi primati mondiali.

Gaines ha, come obiettivo primario, proprio le Olimpiadi di Mosca 1980, per le quali fa le prove generali in occasione dei “Pan American Games” di San Juan 1979, in Portorico, dove fa sue le medaglie sui 200 stile libero, così come conferma la leadership degli Usa nelle due staffette, e ne potete pertanto immaginare lo stato d’animo all’annuncio del Presidente Jimmy Carter in ordine al boicottaggio dei Giochi, tanto più che agli “Olympic Trials” – tenutisi ugualmente ad Irivine, in California, dal 29 luglio al 2 agosto 1980 pur sapendo che non sarebbero valsi per la selezione olimpica – Gaines si afferma su entrambe le distanze con tempi rispettivamente di 50″19 ed 1’50″02 che gli avrebbero valso l’oro sulla più breve distanza e l’argento sui 200 stile libero, vinti dal sovietico Kopliakov in 1’49″81, fermo restando che il tempo di Gaines ad Irvine era stato realizzato senza alcuna seria opposizione, con il secondo, Richard Thornton, giunto ad oltre 1″ di distacco, e considerando altresì che, ad aprile, Gaines aveva stabilito il primato mondiale con 1’49″16, togliendolo proprio a Kopliakov.

E che Gaines fosse in forma olimpica, lo dimostra l’anno seguente, quando il 3 aprile 1981 si appropria del record mondiale anche sui 100 stile libero, coprendo la distanza nel tempo di 49″36 che resisterà per quattro anni sino all’avvento sulle scene di Matt Biondi, ma proprio il prosieguo della stagione porta il 22enne della Florida a dover compiere una difficile scelta di vita.

Avviene, difatti, che Gaines si laurei presso l’Università di Auburn, circostanza che, all’epoca, in un periodo di sport olimpico ancora a livello dilettantistico, comportava nella stragrande maggioranza dei casi il ritiro dall’attività agonistica a seguito dell’abbandono del “College“, e che, anche per Rowdy, determina l’assenza dalle piscine per un periodo di sei mesi.

Non essendovi possibilità di guadagnare denaro con l’attività sportiva, Gaines si sta adattando all’idea che la sua carriera agonistica sia giunta al termine quando in suo soccorso giunge il padre che, vedendo con ogni probabilità il figlio sconsolato per questa evenienza, lo spinge a riprendere ad allenarsi al fine di non doversi, un giorno, guardare allo specchio per chiedersi “e se avessi continuato?” ed anche per potersi prendere le meritate rivincite ai prossimi Mondiali in programma a Guayaquil tra fine luglio ed inizio agosto 1982.

Rowdy accetta la proposta paterna, riprende gli allenamenti con profitto, tanto che il 19 luglio 1982, ai Trials di qualificazione per la rassegna iridata, ritocca il suo stesso limite mondiale sui 200 stile libero portandolo ad 1’48″93, ed anche se in Ecuador viene due volte beffato per pochi centesimi su entrambe le brevi distanze dal tedesco est Jorg Woithe (50″18 a 50″21 sui 100 stile libero) e da quello ovest Michael Gross (1’49″84 ad 1’49″92 sui 200 stile libero, ancora per 0″08 centesimi, ricordate, vero…), il contributo fornito agli ori nelle tre staffette, con tanto di primati mondiali nella 4×100 stile libero e nella 4×100 mista, lo confortano in ordine alle possibilità di successo in vista dei Giochi di Los Angeles 1984.

Prospettive che, però, subiscono un duro colpo l’anno seguente in occasione dei “Pan American Games” di Caracas 1983 dove, a dispetto dei tre successi in staffetta (con annesso nuovo limite mondiale sulla 4×100 mista in 3’40″42), sono le prestazioni nelle due gare individuali a preoccupare, anche se fa suo l’oro sui 100 stile libero, ma con un tempo di 50″38 che non promette bene in chiave olimpica e, soprattutto, non va oltre il bronzo sui 200 stile libero, con un per lui modesto 1’51″27, proprio mentre il tedesco Michael Gross abbassa ad 1’47″87 il primato mondiale che già gli aveva strappato a giugno coprendo la distanza in 1’48″28.

Con un tale rivale da affrontare, le speranze di Gaines per un oro olimpico a livello individuale si riducono ai soli 100 stile libero, dove vi è comunque da superare la selezione agli “Olympic Trials” in programma a fine giugno ad Indianapolis, particolarmente selettiva dato che, per la prima volta, il numero dei partecipanti alle prove individuali è ridotto da tre a due per ogni singola nazione.

E, difatti, Gaines conferma di non essere più in grado di competere sui 200 stile libero, dove manca addirittura la qualificazione in staffetta, giungendo non meglio che settimo in 1’50″35 nella gara vinta da Mike Heath in 1’47″92 che migliora il suo record Usa (ed ex primato mondiale) di 1’48″93, riuscendo a strappare il pass olimpico in un convulso arrivo sui 100 stile libero che lo vede toccare in seconda posizione in 49″96 dietro ancora ad Heath, primo con 49″87 e precedendo Chris Cavanaugh (terzo in 50″04) di soli 0″08 centesimi, distacco che, in questa occasione, gioca a suo favore.

Otto centesimi che Gaines ricorderà a lungo, visto che è grazie a quell’attimo di tempo che può presentarsi a Los Angeles sui blocchi della gara dei 100 stile libero il 31 luglio 1984, dopo che Heath, due giorni prima, aveva tentato, peraltro inutilmente, di reggere il ritmo di uno scatenato Michael Gross sulla doppia distanza, con il tedesco a trionfare abbassando ad 1’47″44 il proprio limite mondiale, pur prendendosi una clamorosa rivincita il giorno seguente, grazie al compagno Hayes, capace di tener testa a Gross nell’ultima frazione della staffetta 4×200 stile libero, vinta dagli Stati Uniti per soli 0″04 centesimi, soffiando ai tedeschi anche il record mondiale, portato a 7’15″69.

E’ opinione comune, tra i media americani, che le speranze di successo siano da riporre più su Heath, nonostante che Gaines sia pur sempre il detentore del record mondiale con 49″36, e, comunque, le eliminatorie del mattino che qualificano i migliori otto per la finale del pomeriggio, vedono i due vincere le rispettive batterie con tempi sostanzialmente identici (50″39 per Heath, solo 0″02 in più Gaines), pur se il miglior riscontro cronometrico è appannaggio dell’australiano Mark Stockwell in 50″27 che gli vale la corsia quattro in finale, con i due statunitensi a fianco, mentre in corsia sei vi è un altro temibile pretendente al podio, e cioè lo svedese Per Johansson, due volte campione europeo sulla distanza a Spalato 1981 e Roma 1983, precedendo in entrambe le circostanze il tedesco est Woithe, oro iridato nel 1982.

In una prova in cui la differenza tra la gloria e l’oblio è data da centesimi, nessun particolare deve essere trascurato, e Gaines ha la fortuna di avere come coach Richard Quick, che sui particolari ha costruito molte vittorie dei suoi allievi, il quale allerta Rowdy sul fatto che lo starter, il panamense Frank Silvestri, ha l’abitudine di dare il via alla gara non appena i finalisti sono saliti sui blocchi, senza attendere i classici secondi affinché si assumi la più corretta posizione per il tuffo in vasca.

Accorgimento che paga, con Gaines preparato allo sparo che Silvestri, come d’abitudine, effettua non appena gli otto finalisti si posizionano sui blocchi, cosa che, viceversa, non fa Heath che viene letteralmente sorpreso, ritrovandosi addirittura in sesta posizione alla virata dei 50 metri, dove Gaines passa per primo in 24″01 per poi incrementare il vantaggio nella vasca di ritorno ed andare a toccare nel tempo di 49″80, nuovo record olimpico, lasciando la concorrenza a lottare per le piazze d’onore, che premiano Stockwell e Johansson, rispettivamente argento e bronzo con 50″24 e 50″31, mentre il disperato tentativo di rimonta di Heath si infrange ai margini del podio, chiudendo quarto in 50″41.

All’esultanza di Gaines per aver centrato il sogno di un oro olimpico, si contrappone la rabbia dei grandi sconfitti Stockwell ed Heath per quella che ritengono un’ingiustizia subita, con la Federazione australiana a proporre anche ricorso, che viene ovviamente respinto, pur non avendo nulla contro il campione americano, nei cui confronti Stockwell pronuncia parole di stima… “non ho nulla di personale contro Rowdy, è un grande nuotatore che è stato protagonista per molto tempo ed ha raggiunto l’obiettivo che si era prefisso; voglio solo dire che non è stata una partenza corretta, tutto qui!“…

Resta comunque il fatto che Gaines ha incrementato il suo vantaggio durante la vasca di ritorno a legittimare la validità del proprio successo, ancor più confermato dall’esito della staffetta 4×100 stile libero del 2 agosto dove Heath nuota la sua frazione interna in 49″60, mentre Gaines – senza alcun dubbio galvanizzato dall’oro individuale – copre l’ultima frazione in 48″93 portando il quartetto Usa all’oro ed al record mondiale in 3’19″03 davanti all’Australia, in cui Stockwell, schierato come ultimo frazionista, perde ancora il duello a distanza con Gaines, chiudendo in 49″06.

L’oro nella prova individuale, consente altresì a Gaines di acquisire il diritto a nuotare la frazione a stile libero nella finale della staffetta 4×100 mista del 4 agosto, che gli Stati Uniti vincono con uno straordinario quartetto formato anche da Carey, Lundquist e Morales, a ritmo di record mondiale in 3’39″30, davanti a Canada ed Australia, con la curiosità che, stavolta, Gaines e Stockwell nuotano i loro 100 metri a stile libero nell’identico tempo di 49″16.

E così, grazie alla spinta morale ricevuta dal padre, alla pazienza e scaltrezza del suo coach Richard Quick e, non dimentichiamolo, ai quegli otto centesimi ai Trials che gli hanno consentito di essere selezionato per i Giochi, il sogno di una medaglia d’oro olimpica si è triplicato per Gaines che ora può felicemente ritirarsi dalle scene e, ogni giorno, guardarsi allo specchio senza alcun rimpianto.

Annunci

4 pensieri su “ROWDY GAINES, QUANDO L’ATTESA VIENE PREMIATA CON L’ORO OLIMPICO

  1. Alessandro Impellizzieri

    Nicola.
    Epica la sfida del Decathon Thompson-Hingsen, una sfida che doveva esserci a Mosca 1980 (era più forte il Tedesco che il britannico) e che ci fu a Los Angeles 1984 (era favorito il tedesco), ma invece ci fu il Thompson più forte di sempre, vero ?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...