CORNELIUS JOHNSON, L’ORO DI BERLINO 1936 A CUI HITLER NON STRINSE LA MANO

cornelius
Cornelius Johnson in azione – da corporate.olympica.com.au

articolo di Nicola Pucci

Beffato dal quarto posto ai Giochi di quattro anni prima a Los Angeles, dove è nato il 21 agosto 1913, l’americano Cornelius Johnson si presenta alle Olimpiadi di Berlino del 1936 con l’intenzione di prendersi la rivincita nella gara di salto in alto.

Le credenziali del giovanotto californiano, 23enne, sono eccellenti, se è vero che ai Trials di selezione ha stabilito il nuovo record del mondo con la misura di m.2,076, eguagliata pochi minuti dopo dal connazionale David Albritton. La sfida tra i due atleti di colore si rinnova così a Berlino, dove sono i favoriti della prova, che allinea al via anche il campione europeo Kalevi Kotkas e il filippino Simeon Toribio, medaglia di bronzo quattro anni prima proprio a danno di Johnson, mentre il terzo statunitense in lizza, il giovane Delos Thurber, aspira al ruolo di outsider.

La misura di qualificazione è stabilita a m.1,85 e i favoriti alle medaglie avanzano in blocco. E’ nondimeno evidente la superiorità dei saltatori stelle-e-strisce, che adottano la tecnica della rotazione, a differenza degli europei che ancora si affidano alla sforbiciata.

Alla finale, che è programmata per il pomeriggio del 2 agosto, accedono 22 atleti, tra questi anche l’asutraliano Jack Metcalfe, che qualche giorno dopo sarà medaglia di bronzo nel salto triplo. Nell’alto, però, è solo dodicesimo. Johnson si rivela nettamente superiore al lotto dell concorrenza, realizzando un percorso netto, senza errori, che lo vede scavalcare ogni misura a cui è posta l’asticella, da m.1,70 a m.2,03, nuovo record olimpico, fallendo poi i tre tentativi a m.2,08 che gli avrebbero garantito anche il nuovo limite mondiale.

La battaglia è invece serrata e appassionante per le altre due posizioni sul podio, con Albritton, Thurber e il greco Kotkas che scavalcano la quota di m.2,00, anche se Albritton e Kotkas ci riescono all’ultimo tentativo mentre Thurber commette un solo errore. Respinti alla quota successiva, m.2,03 che celebra il trionfo di Johnson, i tre contendenti sono costretti ad un mini-torneo di spareggio che vede Albritton battere Thurber a m.1,97 ed assicurarsi l’argento mentre Kotkas rinuncia a saltare a m.1,95 lasciando via libera allo stesso Thurber che con la medaglia di bronzo completa un podio tutto americano.

E qui, oltre all’evento agonistico che conforta gli albi d’oro, si fa la storia. E’ infatti il primo giorno di gare per l’atletica leggera e Hitler, presente in tribuna e dopo essersi già congratulato con il tedesco Hans Wolke vincitore del lancio del peso, si rifiuta di premiare i due atleti di colore americani. Il che determina l’intervento del CIO che chiede al Fuhrer di uniformare il trattamento riservato ai vincitori, “o tutti o nessuno“, e con la scelta di Hitler di sospendere il cerimoniale prende il via tutta una serie di illazioni sul presunto rifiuto nei giorni successivi del dittatore di congratularsi con Owens. Di fatto, il gesto di intolleranza di Hitler nei confronti degli atleti di colore è quello perpetrato con Johnson e Albritton.

Conclusa la carriera, la sorte dei due altisti americani sarà diametralmente opposta. Se Johnson, infatti, alcolista, morirà di delirium tremens nel 1946, Albritton si dedicherà alla politica diventando senatore per lo stato dell’Ohio. A significare che la gloria olimpica, ahimè, non è proprio uguale per tutti

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