PHILIPPE RIBOUD, LE SEI MEDAGLIE OLIMPICHE DEL GIGANTE MANCINO

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Riboud in finale a Seul 1988 contro Schmitt – gettyimages.it

articolo di Gabriele Fredianelli

A volte bastano anche solo i numeri per segnare il profilo di un campione. Nelle cifre di Philippe Riboud c’è qualcosa di non facilmente replicabile, come una passione assoluta per la simmetria. Sei medaglie olimpiche in totale: due in ogni diversa olimpiade (1980, 1984, 1988). Due ori, due argenti, due bronzi. Tre nelle prove a squadre, tre in quelle individuali.

Questa è la storia del gigantesco mancino nato a Lione nel 1957, dominatore nella spada per tutti gli anni ’80 e capace, insieme a un gruppo di validissimi compagni come Philippe Boisse, di riportare la Francia ai vertici mondiali dell’arma a sezione triangolare. Tanto che, da quel 1980 a Mosca, i transalpini non sono più scesi dal podio olimpico a squadre, Rio 2016 compreso: unica eccezione il 1992 in cui però Eric Srecki conquistò comunque l’oro nell’individuale, col compagno Henry di bronzo.

Tra gli spadisti francesi, Riboud è probabilmente l’unico che possa rivaleggiare coi mostri sacri della storia: Buchard, Massard, Ducret, Gaudin (questi ultimi due però più fiorettisti, sebbene “bi-arma“) mancando soltanto l’assolo individuale ai Giochi, sebbene per due volte campione del mondo.

Philippe, ben oltre il metro e novanta, non troppo dinamico in pedana ma ovviamente micidiale nell’allungo anche grazie all’impugnatura “alla francese” della sua spada, comincia a tirare prima di saper leggere e scrivere e lo fa al club “Masque de fer” di Lione con il maestro Barbas. Il talento si vede subito e gli vale l’ingresso nella squadra nazionale appena diciottenne. Già nel 1976, a Montreal, esordisce ai Giochi, per fare esperienza. L’ascesa è però potente. Nel 1978 è secondo ai Mondiali, alle spalle del campione olimpico in carica, il tedesco Alexander Pusch.

L’anno dopo, a Melbourne, Riboud è già campione del mondo individuale, davanti all’ungherese Kolczonaj. Mosca 1980, a 23 anni, è l’apoteosi: terzo nell’individuale, dietro lo stesso Kolczonaj e dietro il campione svedese Johan Georg Harmenberg. Ma primo con la squadra francese, davanti a Polonia e Unione Sovietica: con lui Boisse, Hubert Gardas, Patrick Picot e Michel Salesse. I Mondiali di Roma due anni dopo confermano le gerarchie: Francia ancora prima davanti alla Svizzera, Riboud d’argento dietro il magiaro Jeno Pap.

Viene poi Los Angeles 1984. Terza Olimpiade per il francese. Due nuove medaglie. Nell’individuale è bronzo, nella gara vinta dal connazionale Boisse sullo svedese Vaggo. Boisse lo batte 12-11 in semifinale, poi Riboud supera l’italiano Stefano Bellone per il terzo posto. Nella gara a squadre è argento, dietro la Germania del solito Pusch e dopo aver battuto l’Italia in semifinale. Stavolta in squadra, oltre a Boisse, ci sono Jean-Michel Henry, Olivier Lenglet e ancora Salesse. I mondiali di Barcellona, un anno dopo, raccontano la stessa storia: primo Boisse, Riboud terzo, in mezzo il cecoslovacco Jurka, ma Francia fuori dal podio. A Sofia, l’anno seguente, tornerà campione del mondo: davanti al rumeno Bodoczy e al connazionale Langlet. A Losanna, nel 1987 sarà bronzo mondiale a squadre dietro Unione Sovietica e Germania Ovest.

1988, ultima olimpiade. La più ricca, anche se mancherà pure stavolta il titolo individuale. Lui è il portabandiera alla cerimonia inaugurale: il terzo schermitore francese nella storia dopo D’Oriola a Roma e Magnan a Monaco (poi toccherà a Lamour a Barcellona e a Laura Flessel a Londra).

Argento nell’individuale dietro il tedesco occidentale Arnd Schmitt, di quasi dieci anni più giovane di lui. Ancora una volta, una sola stoccata è fatale: finisce 10-9 l’assalto per la storia. La rivincita è nella gara a squadre: Francia prima, Germania seconda.

L’ultima medaglia sarà nel 1990, nella sua Lione. Argento a squadre, dietro l’Italia stavolta, quella di Mazzoni (argento individuale), Cuomo, Pantano, Randazzo e Resegotti.

Ai Giochi, solo due schermidori francesi hanno vinto più medaglie di lui: Cattiau e Ducret (otto a testa); e come lui solo Gaudin, D’Oriola e Buchard. Bastano questi nomi a capire che Riboud è nell’empireo transalpino di tutti i tempi.

Cinque volte campione di Francia tra il 1975 e il 1982, decorato con Legion d’Onore, dopo il ritiro è stato vicepresidente della Federazione francese e viticoltore: attualmente si occupa di finanza e immobili. Suo fratello Stephane è tecnico della nazionale femminile di spada.

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