TONKOV E LA ROSA CONQUISTATA DEL 1996

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Tonkov in maglia rosa al Giro d’Italia 1996 – da photos.grahamwatson.com

articolo di Emiliano Morozzi

Ci sono stati pochi corridori in grado di staccare Pantani nel 1998, l’anno magico del Pirata, e uno di questi è il russo Pavel Tonkov. Un corridore venuto dalle pendici dei Monti Urali con le stimmate del campione, brillante su tutti i terreni e dotato di una costanza di risultati che solo i grandi corridori hanno.

La carriera di Tonkov comincia alla grande: al primo Giro da professionista nel 1992 si piazza settimo e negli anni successivi il suo rendimento rimane eccellente, con la quinta piazza nel 1993, la quarta nel 1994 e la sesta nel 1995. Al russo però manca qualcosa per arrivare al livello dei grandi del ciclismo: la capacità di fare la differenza, di piazzare l’attacco che fa saltare il banco. C’è sempre qualcuno che va più forte di lui: l’inarrivabile Indurain prima, la sorpresa Berzin e uno scatenato Pantani nel 1994, lo svizzero Rominger, padrone dell’edizione 1995. I limiti di Tonkov vengono a galla: va forte in salita, ma soffre le pendenze troppo dure, va forte a cronometro, ma di fronte agli specialisti paga dazio.

Sembra destinato a una carriera da eterno piazzato, ma il 1996 è l’anno della riscossa. La Gazzetta dello Sport, da sempre organizzatrice della corsa rosa, festeggia i cento anni, così come le Olimpiadi moderne: il Giro parte da Atene con una nutrita pattuglia di pretendenti al trono. Mancano è vero i big del pedale: Pantani ha una gamba distrutta dopo l’incidente alla Milano – Torino, Indurain vuole prepararsi al meglio per vincere il sesto Tour, Rominger, campione uscente, cerca la rivincita contro l’imbattibile navarro sulle strade di Francia.

Ci sono però nomi importanti: Berzin, vincitore nel 1994 e secondo l’anno dopo, l’attempato ma sempre temibile Ugrumov, Olano, giovane spagnolo fortissimo a cronometro che veste la casacca di campione del mondo e che qualcuno dipinge già come l’erede di Indurain. E ovviamente Tonkov, che stavolta non si accontenta del ruolo di comprimario.

Le tappe elleniche scorrono via senza scossoni alla classifica, e fino alla sesta frazione gli arrivi sono tutti preda dei velocisti: Martinello, Magnusson, Lombardi, Cipollini ed Edo nell’ordine. L’arrivo in leggera salita di Catanzaro porta Hervè a vincere la tappa e vestire la rosa, ma il giorno dopo, sulle ostiche rampe di Monte Sirino, la classifica è rivoluzionata, anche se con distacchi minimi: Rebellin conquista tappa e maglia, Tonkov però è subito dietro e distanza gli avversari di una manciata di secondi.

Il percorso non è particolarmente selettivo e bisogna aspettare la tredicesima tappa, con l’ascesa di Pratonevoso, per vedere la classifica subire un’altra variazione, e stavolta la scossa la dà Tonkov, che molla la ruota degli avversari e si mette in prima fila a fare selezione: in cima alla salita, il russo batte in volata il lettone Ugrumov e lascia Zaina a 21 secondi, Olano a 33 e Berzin a quasi un minuto. Il colpo però non è decisivo: Ugrumov, che in salita va forte, è a soli 20 secondi, e ad un minuto e mezzo ci sono Olano e Berzin, che a cronometro volano.

Il giorno dopo si sconfina in Francia e la tappa è di quelle che fanno paura: Maddalena, Vars e Izoard in fila, ma il russo difende la maglia rosa dagli attacchi e la tiene fino alla cronometro di Marostica. Qui vengono fuori i limiti di Tonkov, che pur piazzandosi quarto, becca un minuto e mezzo da Berzin e Olano, salva la maglia rosa per un solo secondo su Olano ma ha un vantaggio risicatissimo sugli avversari da proteggere nella durissima tappa dolomitica.

Sul Fedaia, salita dalle pendenze decisamente dure, il russo soffre (come soffrirà due anni dopo contro la coppia Pantani – Guerini) ma a metterlo in difficoltà non sono i diretti avversari ma il sorprendente Enrico Zaina, compagno di squadra di Pantani, che quel giorno sulla tremenda dritta che sale verso la Marmolada vola. Tonkov gli va dietro, staccando un Berzin alla canna del gas e un Olano palesemente in difficoltà, ma dopo qualche chilometro pagherà egli stesso lo sforzo nello stare dietro agli scatti dello scatenato corridore della Carrera. Passato il Fedaia, sulla seconda ascesa del Pordoi, Olano rientra e prova ad alungare sul russo, lo stacca di pochi metri nel finale e gli strappa la maglia rosa.

Tonkov non si arrende: il giorno dopo c’è un’altra tappa di montagna che fa paura: Mendola, Tonale, il temibile Gavia e l’ancor più duro Mortirolo prima della passerella sull’Aprica. E’ proprio sul Mortirolo che Tonkov fa suo il Giro: prima risponde agli attacchi combinati di Zaina e Ugrumov, poi si mette in testa a scandire il passo e quando Gotti scatta, gli va dietro distanziando gli avversari. Il bergamasco vince sul traguardo dell’Aprica, il russo lascia Olano a quasi tre minuti e dopo quattro anni di infruttuosa caccia conquista finalmente la maglia rosa.

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