ZURBRIGGEN E LA COPPA 1988 NEGATA A TOMBA

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Pirmin Zurbriggen in trionfo alle Olimpiadi di Calgary del 1988 – da embed.scribbelive.com

articolo di Nicola Pucci

Se la stagione alpina 1987/1988 è segnata dall’esplosione ai massimi livelli di Alberto Tomba, altresì regala agli appassionati di sci la sfida all’ultima porta tra il bolognese rampante e l’elvetico Pirmin Zurbriggen per la conquista della sfera di cristallo, trofeo che premia il vincitore della Coppa del Mondo.

Occorre fare un breve passo indietro, esattamente all’anno precedente, quando il campionissimo di Saas-Almagell si impone per la seconda volta in carriera nella graduatoria generale, bissando il successo già fatto suo nel 1984, a cui aggiunge le quattro medaglie messe in curriculum ai Mondiali casalinghi di Crans Montana, oro in supergigante e gigante e argento in discesa libera e combinata. Proprio tra le porte larghe della disciplina più tecnica dello sci alpino Zurbriggen trionfa approfittando dell’uscita a poche porte dal traguardo del connazionale Joel Gaspoz, anticipando infine sul podio il “nemico” Giradelli ed un giovanotto bolognese di bellissime speranze, tale Alberto Tomba, che ha un cognome che spaventa tanto quanto fa paura al momento di mettere in moto le proverbiali quattro ruote motrici all’atto di scivolare a valle.

Tomba ha poco più di 21 anni, ovvero quasi quattro anni in meno di Pirmin che è classe 1963, ma di febbraio, e sta per dar vita ad un duello epocale nella stagione che va a cominciare sulle nevi del Sestriere, collina cara alla famiglia Agnelli. Nello slalom di apertura, il 27 novembre, Tomba esce dal cancelletto di partenza con il pettorale numero 25 ma la sua prova è così magistrale da valergli, a sorpresa, il primo successo di una carriera che sarà fantastica, 0″80 meglio dello svedese Nilsson e ben 1″93 dell’austriaco Mader. Bum, la bomba, in tutti i sensi, esplode, e due giorni dopo, in gigante, pur con qualche errore di troppo, concede il bis, anticipando di un soffio l’idolo di cui sta per raccogliere l’eredità, Ingemar Stenmark, battuto per l’inezia di 0″09.

Zurbriggen e Girardelli, che da quattro anni si spartiscono equamente la scena con due Coppe del Mondo a testa, intuiscono che la faccenda sta per complicarsi, perché all’orizzonte si sta materializzando un avversario di primissima fascia. Che si conferma tale ottenendo cinque vittorie nelle prime sei gare stagionali imponendosi anche in gigante sulla Gran Risa in Alta Badia, in slalom lungo il Canalone Miramonti di Madonna di Campiglio ed ancora tra i pali stretti sul pendio Podkoren di Kranjska Gora. E se il lussemburghese non appare competitivo ai massimi livelli, Zurbriggen invece è ben deciso a vender cara la pelle per far sua la terza sfera di cristallo.

Lo svizzero risponde da par suo, mettendo a frutto le sue eccezionali doti di velocista, nonché di polivalente, salendo sul secondo gradino del podio nelle due discese di Val d’Isere e Val Gardena, beffato da Daniel Mahrer e Rob Boyd, così come nel gigante di Kranjska Gora, alle spalle di Helmut Mayer, per poi ottenere la prima vittoria sempre in discesa e sempre a Val d’Isere a gennaio.

La sfida tra i due campioni è lanciata, contrapponendo l’irruenza dell’italiano all’eleganza dello svizzero, Tomba che sembra voler buttare giù le porte a spallate, Zurbriggen che invece le addomestica con stile. Ergo, il nuovo che avanza al cospetto dell’affermato numero uno che di farsi da parte non ne vuol proprio sapere. Se Tomba ha la meglio nelle prove tecniche, Zurbriggen primeggia nelle discipline veloci, con lo svizzero che dalla sua ha pure una buona attitudine anche tra i pali, nel nome appunto di una consolidata polivalenza.

Il mese di gennaio fa da spartiacque tra il prima e il dopo le Olimpiadi di Calgary. Tomba vince ancora, a Bad Kleinkirchheim in slalom e a Sas Fee in gigante, conoscendo altresì l’onta della prima sconfitta sul campo… pardon, sulla pista, in stagione con il secondo posto di Lienz alle spalle dell’austriaco Gstrein (a fine stagione il bolognese conterà ben 9 vittorie in 14 gare, 6 in slalom e 3 in gigante, a cui aggiungere tre piazzamenti nei dieci in supergigante), Zurbriggen rimane in scia con la vittoria in discesa a Schladming ed altri tre piazzamenti sul podio, rimandando così la questione alle gare di marzo che avranno come teatro le località di Beaver Creek, Are, Oppdal e Saalbach.

Nel frattempo la rivalità nascente tra l’italiano e lo svizzero si accende anche in sede olimpica, a Calgary, dove la Tombamania addiviene all’apice con le due medaglie d’oro dell’Albertone nazionale, in gigante da dominatore e in slalom all’ultimo tuffo, imponendo la diretta Rai nel corso di una storica edizione del Festival di Sanremo. Zurbriggen vince a sua volta la discesa libera ed è bronzo proprio in gigante, annunciando un finale di stagione elettrizzante.

Tutto, ad onor del vero, sembra far pendere la bilancia dalla parte del bolognese, che vince ancora in slalom ad Are ed Oppdal, mentre lo svizzero è secondo in combinata nella cittadina svedese ed allora, definitive, sono le gare in programma a Saalbach, con i due contendenti che si presentano separati da due soli punti in classifica, 274 a 272 a favore di Tomba. E con uno slalom, un gigante ed un supergigante ancora da disputare, l’italiano ha una buonissima carta da giocare al tavolo della vittoria finale.

Ma… ma proprio il supergigante d’apertura della tre giorni decisiva, dal 24 al 26 marzo, vede Zurbriggen, quinto, far meglio di Tomba, nono, staccato di 0″63 dal rivale che lo scavalca in graduatoria, 283 punti a 281. Nell’obbligo di dover a sua volta recuperare, Tomba paga forse dazio ad un pizzico di pressione ed al difetto d’esperienza rispetto a Zurbriggen, saltando inopinatamente nei suoi esercizi prediletti, gigante e slalom, mentre lo svizzero con due prove brillanti, terzo tra le porte larghe e quarto tra i pali stretti, mette la parola fine ad una sfida leggendaria.

Zurbriggen, con 310 punti, si porta a casa la terza Coppa del Mondo, sopravanzando di 29 punti Tomba che dovrà aspettare il 1995 per infine far sua la sfera di cristallo. Nel frattempo l’elvetico avrà fatto poker nel 1990, eguagliando Gustavo Thoeni, per vedersi poi superare nell’albo d’oro della principale kermesse a punti dello sci alpino dal rivale storico di quegli anni, ovvero Marc Girardelli, che farà cinquina esattamente come è stato capace di fare in tempi recenti Marcel Hirscher.

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