L’IMPRESA SFIORATA DAL BASTIA IN COPPA UEFA NEL 1978

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Krimau in azione contro il Torino – da storiedicalcio.it

articolo di Giovanni Manenti

Bastia è un ridente porto turistico e commerciale della Corsica, che conta poco meno di 50mila anime, seconda città dell’isola dopo il capoluogo Ajaccio, la cui squadra di calcio – lo “Sporting Etoile Club Bastiais” – milita nel campionato francese.

Una militanza, peraltro, pressoché insignificante sino a metà anni ’60, quando il club corso ottiene in due stagioni la promozione dalla “Division Honneur Corse” nella seconda divisione francese e da quest’ultima, dopo due piazzamenti al quarto ed al terzo posto, la tanto sospirata ammissione alla “Ligue 1” con la vittoria nel campionato nel 1968.

I primi anni ’70 non sono un periodo favorevole per il calcio transalpino, con la nazionale uscita con le ossa rotte dai Mondiali di Inghilterra 1966 ed incapace di qualificarsi per le edizioni di Messico 1970 e Germania 1974, mentre a livello di club non riesce ad emergere nelle varie manifestazioni continentali dopo gli anni ruggenti dello Stade de Reims, per due volte finalista in Coppa dei Campioni, nel 1956 e nel 1959, in entrambe i casi sconfitto dagli invincibili madridisti di Di Stefano & Co.

In un tale scenario, anche il Bastia riesce a ritagliarsi un piccolo spazio e, dopo le prime stagioni nella massima divisione dall’esito altalenante – sesto all’esordio nel 1969, salvezza risicata nel 1970 e 1971 e poi metà classifica nel 1972 – riesce ad approdare alla finale della Coppa di Francia nel 1972 (dopo aver eliminato ai quarti di finale l’Ajaccio nel derby corso) per affrontare la squadra dominante di tale periodo, vale a dire l’Olympique Marsiglia in cui furoreggia la stella jugoslava Josip Skoblar – capace di realizzare 44 e 30 reti nei due campionati consecutivi vinti nel 1971 e 1972 – e che, con una sua rete realizzata a poco più di un quarto d’ora dal termine, rende vano il goal della consolazione messo a segno da Franceschetti ad una manciata di minuti dal fischio finale, per il 2-1 conclusivo che consegna alla formazione di Zatelli “le doublé”.

Considerato, come detto, che l’Olympique ha realizzato l’accoppiata campionato/coppa, il 26 luglio 1972, ad una settimana dall’inizio della nuova stagione, il Bastia sfida nuovamente i bicampioni nella Supercoppa che si disputa a Tolone e, contro ogni pronostico, si impone con un sonoro 5-2 per il primo trofeo assoluto nella storia della società, un risultato che suona ancor più amaro per Franceschetti, che proprio in tale occasione veste per la prima volta la maglia del Marsiglia, che lo aveva rilevato dal club corso al mercato estivo.

Nel frattempo, il calcio francese dà interessanti segni di risveglio, con l’emergere di giovani talenti che rispondono al nome di Bathenay, Larqué, Henry Michel, Lacombe, Rocheteau, Tresor, Tigana, Giresse e, soprattutto, Platini che condurranno la “l’equipe de France” a ben figurare in tre consecutive edizioni dei Mondiali, mettendo le basi nella spedizione di Argentina 1978 dove, pur venendo sconfitta di misura sia da Italia che da Argentina, non sfigura affatto al cospetto di tali più esperte formazioni.

Sul fronte interno, giunge al massimo livello il periodo d’oro dell’AS Saint Etienne che, dopo il poker di successi inanellato tra il 1967 ed il 1970, si riprende lo scettro a livello nazionale, con un ulteriore tris di vittorie nel 1974, 1975 e 1976, cui però unisce anche uno straordinario percorso in Coppa dei Campioni che vede “Les Verts” raggiungere la semifinale nel 1975 (sconfitti 0-0, 0-2 dal Bayern Monaco), affrontare gli stessi tedeschi nella finale del 1976, immeritatamente persa 0-1 a Glasgow, e quindi venire beffardamente eliminati dai futuri campioni del Liverpool in un memorabile incontro dei quarti di finale nel 1977, dove una rete di Fairclough a 6′ dal termine li estromette dalla competizione.

Per capire la valenza del calcio transalpino a livello di club nel panorama delle coppe europee, basti pensare che il Saint Etienne è solo la seconda formazione francese a raggiungere una finale di una delle tre grandi manifestazioni continentali, a 17 anni dalla sfida in Coppa Campioni tra Real Madrid e Stade de Reims del 1959, mentre nessuna squadra è mai arrivata all’atto conclusivo sia in Coppa delle Coppe che in Coppa Uefa (o della precedente Coppa delle Fiere).

Capirete, pertanto, quali speranze possa avere il Bastia nell’affrontare – dopo che, alla prima esperienza europea, nell’edizione 1973 della Coppa delle Coppe era stato estromesso, sia pur con l’onore delle armi, al primo turno dagli spagnoli dell’Atletico Madrid (0-0 al “Furiani“, 1-2 al ritorno al “Vicente Calderon“) – la Coppa Uefa 1978, cui partecipa in virtù del terzo posto (miglior risultato nella storia del club) conquistato l’anno precedente con 47 punti alle spalle del Nantes campione e del Lens.

Un risultato ottenuto, in massima parte, grazie alle prodezze dell’asso jugoslavo Dragan Dzajic – emigrato dalla Stella Rossa di Belgrado solo a 28 anni compiuti, come imponevano le ferree regole imposte all’epoca ai giocatori dell’Europa dell’Est – il quale mette a segno 21 reti, ben coadiuvato dal compagno di reparto François Felix, autore di identico exploit, e dall’ottimo rendimento tra i pali del connazionale Petrovic.

L’impegno si presenta quanto mai arduo, stante il lotto e la caratura della partecipanti, visto che i più importanti paesi europei allineano ai nastri di partenza formazioni quanto mai qualificate – Fiorentina, Internazionale, Lazio e Torino l’Italia, Bayern, Schalke 04 ed i due Eintracht (Francoferte e Braunschweig) la Germania, Aston Villa, Ipswich, Manchester City e Newcastle l’Inghilterra, per non parlare della Spagna che schiera il Barcellona di Cruijff ed il Las Palmas a far compagnia all’Athletic Bilbao, finalista l’edizione precedente contro la Juventus – ed anche il Bastia cerca i giusti rinforzi per figurare al meglio possibile.

Rinforzi che, con l’addio di Dzajic, tornato nella sua Belgrado, si concretizzano in un nome altisonante, e cioè l’ala olandese vicecampione del mondo 1974 Johnny Rep, prelevato dal Valencia in cui ha giocato per due anni dopo l’addio all’Ajax.

Il primo turno – che, come usuale all’epoca, vede immediatamente dimezzare la truppa italiana, con la Fiorentina eliminata dallo Schalke 04 e l’Inter, più a sorpresa, dalla Dinamo Tbilisi del fuoriclasse georgiano Kipiani, con altra vittima illustre costituita dal Manchester City, fatto fuori dai polacchi del Widzew Lodz di un giovanissimo Boniek – oppone alla formazione corsa il non facile ostacolo dello Sporting Lisbona, superato grazie ad una tripletta di Felix che certifica il 3-2 all’andata al “Furiani” ed all’impresa compiuta al ritorno allorquando, sotto per 0-1 a meno di 5′ dal termine (il che vorrebbe dire eliminazione per la regola delle reti segnate in trasferta), nello spazio di 120 secondi dapprima Rep e quindi ancora Felix ribaltano le sorti dell’incontro, garantendo l’approdo ai 16esimi di finale.

Scampato per un pelo il pericolo di uscire subito di scena, il sorteggio mette stavolta gli uomini del tecnico Pierre Cahuzac di fronte agli inglesi del Newcastle, squadra senza stelle di prima grandezza, ma ben compatta come tutti i club di oltremanica, e la riprova la si ha all’andata quando, sotto di una rete all’intervallo, il Bastia riesce a ribaltare il risultato a proprio favore grazie ad una doppietta del suo storico capitano Claude Papi, con il punto del 2-1 messo a segno a 2′ dal termine.

Ancora una volta, il minimo scarto non consente di dormire sonni tranquilli in vista del ritorno al “St. James’s Park“, ma un avvio di gara impressionante, con De Zerbi e Rep a siglare il parziale di 2-0 nei primi 10′ di gioco, ammutolisce il pubblico inglese per un punteggio finale di 3-1 arrotondato ancora da Rep che vale l’accesso agli ottavi di finale contro l’unica formazione italiana rimasta, vale a dire il Torino, avendo i granata eliminato gli jugoslavi della Dinamo Zagabria, mentre la Lazio incappa in una serata da incubo contro l’altra francese Lens, sperperando il doppio vantaggio dell’andata facendosi travolgere per 0-6 al ritorno.

Per la terza occasione consecutiva, tocca al “Furiani” ospitare la gara di andata e, nuovamente, sono gli ospiti a passare in vantaggio con Pulici poco prima della mezz’ora di gioco, risultato riequilibrato da Papi prima dell’intervallo e ribaltato dal solito Rep poco dopo lo scoccare dell’ora di gioco per il 2-1 definitivo, da difendere 15 giorni dopo al “Comunale” del capoluogo piemontese.

Quella che va in scena il 7 dicembre 1977 di fronte ad oltre 40mila spettatori è una gara bella ed avvincente, con il Bastia che, al contrario di quando gioca in casa, si porta in vantaggio con Larios per poi subire la rimonta dell’altro gemello del gol Graziani che dapprima pareggia e poi sigla il punto del provvisorio 2-1 in avvio di ripresa, che porta le due squadre su di un piano di perfetta parità.

Ed a sparigliare le carte ci pensa un giovane marocchino 22enne, tal Abdelkrim Merry Krimau, in forza al club da due anni, ma solo in questa stagione impiegato con maggiore continuità, che realizza l’importantissima rete del 2-2 (per il valore dei gol in trasferta) appena 3′ dopo il vantaggio granata e quindi si incarica di chiudere il discorso mettendo a segno al 65′ la sua personale doppietta per il 3-2 conclusivo che schiude ai francesi le porte dei quarti di finale.

Con la manifestazione entrata nel vivo, alla ripresa a primavera questo Bastia – unica formazione, assieme agli olandesi del PSV Eindhoven, ad aver vinto tutte e sei le gare sinora disputate – incomincia a far paura al resto della concorrenza, che nel frattempo ha perso per strada i vice-detentori dell’Athletic Bilbao, eliminati dagli inglesi dell’Aston Villa, mentre il derby tedesco tra Bayern ed Eintracht Francoforte ha visto prevalere questi ultimi, capace di umiliare i bavaresi con un 4-0 interno bissato dal successo per 2-1 all’Olympia Stadion.

In sorte alla formazione corsa, unica rimasta a difesa dei colori transalpini, stante l’eliminazione del Lens ad opera dei tedeschi orientali del Magdeburgo, tocca l’altra formazione dell’ex Ddr, il Carl Zeiss Jena che, tanto per cambiare, deve rendere visita al “Furiani” nella gara di andata.

Partita che si trasforma in un vero e proprio massacro, coi tedeschi travolti sotto una gragnuola di reti per un 7-2 finale che non lascia spazio alcuno a repliche di sorta, oltretutto in assenza della stella Rep, con il tabellino dei marcatori che vede ben sei giocatori a bersaglio, Larios, Papi, Mariot, Felix (2), Cazes ed il figliol prodigo Franceschetti, cui il Carl Zeiss oppone la doppietta del nazionale Raab.

Con un vantaggio di cinque reti a favore da difendere, il ritorno si risolve in una formalità, risultando pertanto indolore la prima sconfitta patita nella manifestazione, consentendo ai tedeschi di salvare l’onore con un 4-2 le cui firme per la formazione francese portano la firma di Papi (rete del provvisorio 1-1) e di Krimau (punto del 2-3), per una storica ed assolutamente impronosticabile semifinale contro l’altra grande sorpresa del torneo, gli svizzeri del Grasshoppers che hanno eliminato i favoriti tedeschi dell’Eintracht di Francoforte, mentre l’altra sfida mette di fronte il Barcellona ed il PSV Eindhoven, cui una rete di Lubse all’89’ ha consentito di eliminare il Magdeburgo per il 4-2 finale che ribalta lo 0-1 dell’andata.

Il 29 marzo 1978 vanno in scena le due gare di andata delle semifinali e, mentre gli olandesi travolgono il Barcellona per 3-0 tra le mura amiche, Grasshoppers e Bastia si danno battaglia in un match appassionante concluso sul 3-2 per i padroni di casa, con ancora Krimau e Papi a firmare le reti dei corsi, un risultato che consente di nutrire speranze per il ritorno, in programma il 12 aprile al “Furiani“.

E, difatti, in uno stadio che si presenta al limite della capienza, i corsi riescono nell’impresa, al termine di una gara molto più chiusa e tattica dell’andata che solo una prodezza del leader Papi al 67′ consente di sbloccare per l’1-0 conclusivo che certifica il Bastia come la terza squadra francese in ordine di tempo a raggiungere una finale di coppa europea, alla quale approda anche il PSV Eindhoven, sotto 0-2 dopo appena 20′ al “Camp Nou” e poi salvato dalla rete di Deacy per l’1-3 che significa qualificazione.

Riteniamo si debba doverosamente fare, a questo punto, un’analisi di chi siano i componenti di questa squadra capace di raggiungere un tale traguardo da assoluta outsider e, a parte i già citati Rep, Krimau e Papi (quest’ultimo nativo di Porto Vecchio ed autentica gloria del football corso, con 421 presenze e 114 reti nel club, prematuramente scomparso nel gennaio 1983 per un infarto mentre giocava a tennis), vi sono prodotti del vivaio, di chiara origine italiana, quali i difensori Marchioni ed Orlanducci ed i centrocampisti Franceschetti e De Zerbi, cui danno una mano i più esperti Cazes e Lacuesta, provenienti dal Saint Etienne, mentre a difendere i pali si distingue il giovane Pierrick Hiard.

Una rosa, se non proprio di carneadi, che poco ha da spartire contro lo squadrone olandese del PSV Eindhoven, grande favorito della finale dall’alto dei suoi numerosi nazionali, dal portiere Jan van Beveren ai difensori Brandts, Poortvliet e van Kraay, dai gemelli René e Willy van de Kerkhof a centrocampo per concludere con la punta Willy van der Kuijlen, capace di segnare qualcosa come 308 reti in 522 gare di campionato di “Eredivisie“.

Formazione della “Philips” che, tra l’altro, si presenta al doppio appuntamento della finale di Coppa Uefa forte del terzo titolo di campione d’Olanda conquistato negli ultimi quattro anni e che fa valere la propria maggiore esperienza in campo internazionale non facendosi intimidire dal tifo dei 15mila che gremiscono gli spalti del “Furiani” nella gara d’andata del 26 aprile 1978, conclusa sul risultato di reti bianche che ancora lascia un barlume di speranza per le ambizioni del Bastia, illusione che viene spazzata via al ritorno, pur restando in partita sino a dopo l’ora di gioco, con il punteggio fissato sull’1-0 per una rete di Willy van de Kerkhof al 24′, prima che un micidiale uno-due nell’arco di tre minuti, messo a segno da Deyckers al 67′ e da Willy van der Kuijlen al 69′ spegnesse ogni residua velleità dei coraggiosi giocatori corsi.

A dimostrazione di quanto questa squadra e questi atleti siano rimasti nel cuore della tifoseria locale, all’allenatore Pierre Cahuzac (scomparso nel 2003 a 76 anni) ed al già citato Claude Papi, sono state intitolate, rispettivamente, la tribuna ovest e la tribuna nord del ristrutturato stadio Furiani, che il 5 maggio 1992 fu teatro di una terribile tragedia per il cedimento delle strutture prima della semifinale di Coppa di Francia contro l’Olympique di Marsiglia, che causò la morte di 18 persone ed il ferimento di quasi tremila.

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