L’IMPRESA IN GIALLO DI NENCINI AL TOUR DE FRANCE 1960

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Nencini in maglia gialla – da thebikecomesfirst.com

articolo di Nicola Pucci

Vincitore del Giro d’Italia nel 1957, terzo nell’edizione del 1955, quinto nel 1958 e secondo nella stagione in corso, oltre ad un sesto e quinto posto al Tour de France nel 1957 e nel 1958. Insomma, quando Gastone Nencini si presenta ai nastri di partenza del Tour del 1960 con i gradi di capitano di un’Italia che può contare anche su Graziano Battistini, Ercole Baldini, Arnaldo Pambianco e Imerio Massignan, ha buone credenziali da giocarsi al tavolo della vittoria.

In assenza di Jacques Anquetil, trionfatore alla corsa rosa proprio davanti a Nencini, che ha dichiarato forfait adducendo a giustificazione che “se vincessi oltre al Giro anche il Tour, cosa mi chiedereste l’anno prossimo? Preferisco dosare gli sforzi“, lasciando con un palmo di naso il selezionatore transalpino Marcel Bidot, costretto a ripiegare su Henry Anglade, secondo nel 1959, e sull’astro nascente Roger Riviere, il favorito d’obbligo è “l’aquila di Toledo“, al secolo Federico Bahamontes, campione in carica, che insegue il bis consecutivo come solo Jean Bobet è riuscito a fare negli ultimi 25 anni, forte di una squadra che può avvalersi anche di Jesus Loroño, Fernando Manzaneque e Antonio Suarez, corridori a loro volta già capaci di salire sul podio alla Vuelta. Spagna contro Francia, dunque, con l’Italia pronta a rompere le uova nel paniere e il belga Jan Adriaensens, già quattro volte nei primi dieci della classifica, terzo nel 1956 e supportato da Jean Brankart secondo nel 1955 e Marcel Janssens battuto solo da Anquetil nel 1957, possibile outsider di lusso tra i 128 corridori iscritti al via.

Sono da disputare 22 frazioni, con partenza da Lille il 26 giugno e arrivo, come da buona tradizione, al Parco dei Principi di Parigi il 17 luglio, per complessivi 4.173 faticosissimi chilometri. E dopo che il belga Julien Schepens ha indossato la prima maglia gialla regolando in volata un plotoncino di 14 temerari in fuga verso Bruxelles, tra cui proprio Nencini, Anglade e Adriaensens che guadagnano più di due minuti su Riviere e il resto del gruppo, al pomeriggio lo stesso Riviere sfrutta il suo enorme potenziale nella prova contro il tempo, lui che è stato tre volte campione del mondo dell’inseguimento ed è pure detentore del record dell’ora, per riscattarsi prontamente, vincendo la tappa che a sera già veste Nencini, secondo al traguardo, delle insegne del primato.

La sfortuna gioca un ruolo fondamentale in questa edizione numero 47 del Tour de France, come avremo modo di vedere in seguito. Nel frattempo costringe all’abbandono il numero 1, Bahamontes, malato, che già nel corso della seconda frazione verso Malo les Bains è costretto al ritiro, mentre “il leone del Mugello” cede la testa della graduatoria al francese Joseph Groussard nel giorno della vittoria di Nino Defilippis a Dieppe. Ventiquattro ore dopo il Tour cambia nuovamente padrone, ed è un pretendente autorevole alla vittoria finale, Henry Anglade, a indossare la maglia gialla a Caen, con il belga Win Van Est secondo con un ritardo di 50″ ed Ercole Baldini provvisoriamente sul terzo gradino del podio a quasi quattro minuti. Ma la corsa è ben lungi dall’esser risolta.

Il 1 luglio, infatti, la sesta tappa segna le sorti del Tour de France 1960 nei 191 km che da St. Malo portano la carovana a Lorient, in Bretagna. Riviere attacca rispondendo ad un allungo di Nencini e i due fanno il vuoto, con Adriaensens che si accoda insieme al tedesco Hans Junkermann. Anglade rimane sorpreso, e nel mentre il vantaggio del quartetto al comando cresce velocemente, la maglia gialla chiede al suo direttore sportivo Bidot di “bloccare” il tentativo di Riviere che si sta portando appresso due temibilissimi rivali per la vittoria finale. Ma il giovane Roger, che per “Napoleone” Anglade non ha proprio simpatia, non ne vuol proprio sapere ed Henry esce di scena con un passivo di quasi 15 minuti che lo esclude dai giochi. Riviere vince la tappa e Adriaensens conquista il primo posto con 1’12” su Nencini e 2’14” sul francese che, di fatto, diventa la punta della squadra transalpina scalzando il compagno.

All’approccio dei Pirenei c’è spazio per i garibaldini che hanno voglia di provarci, con le frazioni di Angers, Limoges e Bordeaux che sorridono a Graziano Battistini, Nino Defilippis e Martin Van Geneugden, e con Jean Graczyk che risale al quarto posto in classifica a 2’15” da Adriaensens.

Eccoci dunque alla decima tappa, che prevede l’ascesa di Soulor e Aubisque. E’ il giorno che consacra Nencini, che attacca con decisione, semina Adriaensens e tutti gli altri per venir agguantato in discesa da Riviere, oltre che da Battistini, Manzaneque e Rostollon, che vince a Pau. Il toscano strappa la maglia gialla al belga e nessuno sarà più in grado di scalzarlo dal primo posto.

Già, perché la sfortuna torna a bussare, e stavolta si abbatte, drammaticamente, sullo stesso Riviere. Dopo che Nencini, infatti, ha sfruttato la tappa con Tourmalet, Aspin e Peyresourde per incrementare il vantaggio da 32″ a 1’38” e Battistini ha guadagnato la quarta piazza provvisoria, alle spalle anche di Adriaensens, il 15 luglio succede il finimondo tra i saliscendi del Massiccio Centrale. Sulle rampe del Perjuret Nencini è nuovamente avanti, Riviere prova a ricucire lo strappo in discesa, terreno a lui non proprio congeniale, ma un capitombolo in un dirupo gli è fatale. Il francese non solo è costretto al ritiro, ma le conseguenze sono tali che il povero Roger, che pareva destinato ad una grande carriera, ha salva la vita ma sarà condannato alla sedia a rotelle per la frattura della colonna vertebrale e l’immobilizzazione delle gambe.

Privato del rivale più pericoloso, che in virtù della sua riconosciuta perizia nelle prove contro il tempo confidava di limitare i danni in montagna per poi giocarsi le residue chances di vittoria finale nella lunga cronometro di 83 km programmata il penultimo giorno a Besançon, Nencini, indiscutibilmente e pure nettamente il più forte di tutti, ad onor del vero, ha via libera. Così come ha via libera, con le dovute proporzioni, Graziano Battistini che sfrutta le tappe alpine che prevedono la scalata di Vars e Izoard con arrivo a Brancon e del Lautaret, Luitel e Granier nella tappa che si conclude ad Aix les Bains, per scavalcare Adriaensens al secondo posto in classifica, regalando così all’Italia i primi due gradini del podio come ai bei tempi di Coppi e Bartali nel 1949. Il trionfo azzurro è completato da Imerio Massignan, ch si impone nella speciale graduatoria riservata agli scalatori, mentre Jean Grezyk capeggia la classifica a punti.

E così Gastone Nencini, che dal Mugello arrivò trionfante a Parigi, viene incoronato re di Francia, previo il saluto al generale De Gaulle presente lungo il percorso della penultima tappa, come già prima di lui Bottecchia, Bartali e Coppi. Ai nostri cugini d’Oltralpe girano ancora le scatole per la debacle

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