LE CINQUE MEDAGLIE DI LASSE KJUS AI MONDIALI DI VAIL DEL 1999

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Lasse Kjus in slalom – da skiracing.com

articolo di Nicola Pucci

Quel che succede ai Mondiali di Vail/Beaver Creek del 1999 ha del mai visto, tant’è che solo Toni Sailer, in precedenza, alla rassegna iridata di Bad Gastein del 1958 fece l’en-plain di salire sul podio in tutte le gare. Ma se all’aquilotto austriaco riuscì un bel 4 su 4, c’è chi in Colorado ha fatto meglio ancora, 5 su 5, e quel qualcuno risponde al nome di Lasse Kjus.

Nato ad Oslo il 14 gennaio 1971, Kjus ha già un palmares invidiabile, se è vero che oltre a comparire nell’albo d’oro della Coppa del Mondo nel 1996, con il corollario già di 12 vittorie parziali, è salito sul podio ai Mondiali di Morioka del 1993 (oro in combinata), a quelli di Sierra Nevada del 1996 (argento sempre in combinata) e a Sestriere 1997 (tre secondi posti in discesa libera, slalom gigante e supergigante), oltre a mettersi al collo un oro olimpico in combinata a Lillehammer nerl 1994 e due argenti in discesa libera e combinata a Nagano 1998. Insomma, rende al meglio nei grandi appuntamenti, anche se pare abbonato al secondo posto e le vittorie lo hanno confortato solo in una disciplina atipica e scarsamente considerata come la combinata, seppur atta a certificare l’eccellente polivalenza dello sciatore scandinavo.

La stagione in corso, 1998/1999, però, ha del trionfale, con un fantastico poker di successi in discesa libera a Val d’Isere, Val Gardena, Wengen e Kitzbuhel, ovvero il meglio del meglio, a cui aggiungere la vittoria nella combinata del Lauberhorn, ed un appassionante duello per la conquista della sfera di cristallo con il connazionale Aamodt ed “Herminator” Maier, che a fine marzo lo vedrà infine concedere il bis del 1996. Ma nel frattempo c’è da onorare l’impegno con i Mondiali in Colorado, e per Kjus è tempo di raccolto abbondante.

La rassegna si apre il 2 febbraio con la disputa del supergigante sul tracciato predisposto per le prove veloci, la “Birds of Pray” di Beaver Creek. Ed almeno per questa prova d’esordio c’è un netto favorito, ovviamente Hermann Maier che da un biennio domina la disciplina ed è pure campione olimpico in carica. Ed invece… invece ne vien fuori la sfida più incredibile dello storia della Mondiali, con tre atleti raccolti nello spazio di un solo centesimo! Ma se il fuoriclasse austriaco, pettorale numero 8, con il tempo di 1’14″53 si assicura la prevedibile medaglia d’oro, Kjus, che due anni prima fu beffato al Sestriere dal connazionale Skaardal e scende con il 12, eguaglia “Herminator” e gli tiene compagnia sul gradino più alto del podio, per il primo oro iridato in carriera che non sia solo combinata, mentre di un soffio rimane alle spalle della coppia l’altro asburgico Hans Knauss, uno comunque capace di imporsi già cinque volte in Coppa del Mondo e a sua volta fresco di successo sulla Streif di Kitzbuhel. Eberharter e Accola non sono distanti, mentre il migliore degli azzurri, per il resto relegati nelle retrovie, è Kristian Ghedina, decimo con 1’15″63, e che avrebbe pure potuto far meglio se non fosse incappato in un brutto errore sull’ultimo salto. Dettagli, Kjus parte con il piede giusto e l’edizione numero XXXV dei Mondiali comincia a tingersi dei colori norvegesi.

La rivincita per i draghi della velocità è programmata per il 6 febbraio, giorno di discesa libera. E qui Kjus è il pretendente più autorevole alla vittoria, forte appunto delle quattro vittorie su sette gare in stagione, oltre ad un altro secondo posto sulla Saslong e la medaglia d’argento di Sestriere 1997, alle spalle dell’elvetico Kernen che lo anticipò di soli 0″07, da difendere. L’Austria è competitiva ai massimi livelli con il solito terzetto composto da Maier, Eberharter e Knauss a cui si associa l’eterno piazzato Franz, già quattro volte sul podio nel corso dell’anno, ed è proprio il determinatissimo “Herminator” a far valere la legge del più forte, scendendo a valle in 1’40″60, tempo inattaccabile per tutti. Kjus scia da par suo e chiude ancora una volta secondo con 31/100 di ritardo, a comporre con l’amico/rivale Aamodt un podio che per due terzi parla norvegese. Knauss, al solito sfigatissimo, è quarto per l’inezia di 0″02 e precede gli altri austriaci Eberharter e Franz, mentre Kristian Ghedina, che covava ambizioni di medaglia, non va oltre il nono posto con il tempo di 1’42″79. E per Kjus è la medaglia numero due.

Beaver Creek è teatro, ovviamente, anche della discesa libera valida per la combinata, l’8 febbraio. Bruno Kernen, solo settimo due giorni addietro nella prova-regina della manifestazione, fa segnare il miglior tempo in 1’13″44 su di un tracciato abbreviato nella parte iniziale, di poco davanti ad Aamodt, 1’13″52, e Kjus, 1’13″58, che per la loro maggior attitudine alle porte strette dello slalom rispetto all’elvetico sembrano destinati a giocarsi in famiglia la medaglia d’oro. L’Austria, priva di Maier che decide di dirottare sullo slalom gigante le residue chances di podio, si affida a Christian Mayer e Mario Reiter, ma il distacco accusato dai due asburgici è pesante ed allora il più accreditato rivale della coppia scandinava è Paul Accola, sesto in 1’14″38 subito alle spalle di Ghedina che con il tempo di 1’14″15 non può pretendere più che un onorevole piazzamento finale.

Ventiquattro ore dopo, 9 febbraio, il carrozzone dello sci mondiale si sposta a Vail per la prova di slalom speciale che definisce il podio della combinata. La pista “International” ispira i due campioni più attesi, Aamodt e Kjus appunto, che dopo aver visto Reiter uscire di scena, Christian Mayer segnare il miglior tempo parziale in 1’28″91 ed Accola garantirsi almeno il terzo posto con il cronometro globale di 2’43″62, si sfidano a singolar tenzone per la vittoria che infine arride a Kjetil André che assomma ai sei centesimi della discesa i dieci dello slalom per battere Lasse di 16/100 complessivi. Ghedina non ripete l’impresa dei Mondiali di Saalbach del 1991, quando fu sorprendente secondo battuto solo da Stephan Eberharter, ed allora è Alessandro Fattori a salvare l’onore di casa-Italia, settimo in classifica seppur con un distacco abissale, 2″79. Kjus nel frattempo fa tre medaglie in tre gare ed attende, fiducioso, di potersi cimentare anche nelle prove tecniche per portare l’opera a compimento.

Il 12 febbraio tocca allo slalom gigante, e seppur la forma sia quasi “monstre“, Kjus che è sì vice-campione in carica battuto da Von Gruenigen ma non sale su un podio dalla vittoria di Kranjska Gora nel dicembre 1995, non è certo tra i favoriti. Lo status spetta ovviamente all’eccelso elvetico, stilisticamente perfetto, così come agli austriaci in lizza, Maier ed Eberharter soprattutto ma anche il giovane Raich e Christian Mayer, ed all’azzurro Patrick Holzer, secondo sulla “Gran Risa” dell’Alta Badia e trionfatore proprio a Kranjska Gora. Ma le sorti della gara sono sorprendenti. Eberharter è fuori già nella prima manche, Raich e Maier sono in lizza per il successo, rispettivamente terzo e quarto, ma a loro volta falliscono nella seconda discesa. E chi approfitta della debacle austriaca, visto che anche Mayer è distante? Ovviamente Kjus, che nella seconda manche recupera dal leader Buechel, sopravanzandolo a sua volta di soli 0″05 per mettersi al collo la seconda medaglia d’oro iridata. Patrick Holzer, molto atteso, chiude sesto dopo un disperato recupero nella seconda manche dal decimo posto, pagando carissimo un errore dopo pochissime porte, a rovinare quella che poteva essere un’impresa strepitosa. Il poker è servito per Kjus e a questo punto, la storia, è proprio a portata di… sci.

I Mondiali di Beaver Creek e Vail vanno in archivio il 14 febbraio, giorno di San Valentino, come d’abitudine con lo slalom speciale. E se per l’Italia un’edizione amara si chiude con l’altrettanto amaro quarto posto di Giorgio Rocca,  per l’inezia di 0″08 dal terzo gradino del podio su cui sale Christian Mayer, gli occhi di tutti sono rivolti a Kjus, che al termine della prima manche è al comando per poi scivolare, si fa per dire, in seconda posizione, scavalcato dalla rimonta inattesa del finnico Kalle Palander, mai oltre il sesto posto in Coppa del Mondo fino ad ora, che rinviene dal settimo posto a metà gara e conquista l’oro in 1’42″12 contro l’1’42″23 del norvegese. Che fa cinquina e batte il record di Sailer, che resisteva dal 1958.

Che vi avevo detto? Il suo nome era Lasse Kjus e in Colorado avrebbe scritto una pagina epica di sci. Far meglio sarà impresa titanica… chi ne è capace si faccia avanti.

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