SCOTT SKILES E LA SERATA RECORD DA 30 ASSIST

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Scott Skiles in azione – da nba.com

articolo di Nicola Pucci

Scott Skiles è noto per aver diretto in panchina, nel corso degli ultimi anni, Phoenix, Chicago, Milwaukee ed Orlando Magic. Ma forse non molti sono a conoscenza che il cestista in questione detiene un record che penseremmo appartenere a Magic Johnson, o magari Oscar Robertson, o forse anche John Stockton… ovvero, il maggior numero di assist smazzati in una singola gara.

30 dicembre 1990, Amway Arena di Orlando. 15.077 spettatori sono comodamente assiepati sugli spalti e neppure immaginano che qualcosa di mai visto sta per accadere sotto i loro occhi. Gli Orlando Magic, franchigia che ha debuttato in NBA solo l’anno prima, ospitano i Denver Nuggets, e la sfida non è propriamente delle più attese se è vero che le due squadre navigano nei bassifondi della lega, gli uni con un record di 6 vittorie e 23 sconfitte, gli altri con un altrettanto poco invidiabile e quasi identico score di 6 successi e 22 capitomboli.

Le stelle della squadra allenata da coach Matt Guokas sono Terry Catledge, uomo da 19.4 punti a partita l’anno precedente, e Jerry Reynolds, scelto col numero 22 da Milwaukee al primo giro del Draft del 1985 ma incapace ancora di esprimersi ad alti livelli, ed è evidente che se questi sono i cardini del quintetto, non c’è proprio da farsi grandi illusioni. Denver ha in organico il rookie Chris Jackson, che da lì a tre anni abbraccerà la fede musulmana per diventare Mahmoud Abdul-Rauf e che a fine carriera verrà a svernare in Italia, a Roseto, Michael Adams che sta viaggiando ad oltre 26 punti di media a partita, agevolato dal gioco corri-e-tira imposto da Paul Westhead, e il veterano Walter Davis, uno che sta per chiudere una dignitosissima carriera da 19.500 punti realizzati. Insomma, non si attendono grandi intuizioni tecnico-tattiche ma il match si prospetta spettacolare, perchè a fronteggiarsi sono due squadre con niente da perdere e molto da guadagnare.

E Scott Skiles ne approfitta. In un confronto che già all’intervallo vede Orlando dominare, addirittura 72-49, per poi imporsi con un eloquente 155-116, il ragazzo uscito dalla Michigan State University mette a referto ben 30 assist, realizzando un exploit ad oggi ancora ineguagliato, superando il precedente record appartenente a Kevin Porter, che con la maglia dei New Jersey Nets il 24 febbraio 1978 ne aveva distribuiti 29 contro Houston. Non pago, Skiles aggiunge anche 22 punti (5/10 da due punti, 2/3 dall’arco dei tre punti e 6/7 ai tiri liberi), 6 rimbalzi e 2 recuperi in 44 minuti di permanenza sul terreno di gioco.

I compagni di squadra sono, ovviamente, i beneficiari della serata di grazia di Skiles e del suo senso per il gioco collettivo. Non solo i titolari – Catledge con 25 punti e 11 rimbalzi, Dennis Scott che ne mette 18, Nick Anderson 17 e Greg Kite che strappa 10 palloni da sotto le tabelle – ma anche chi esce dalla panchina, come Jeff Turner e Michael Ansley, che toccano quota 13 punti, Otis Smith che segna 14 punti e proprio Jeff Reynolds, miglior marcatore di Orlando con 27 punti e che a 19″6 dalla sirena dell’ultimo quarto infila nella retina il pallone che suggella il record, si ritaglia uno spazio importante, entrando di riflesso negli annali del basket NBA.

Ad onor del vero Skiles non avrebbe proprio le stimmate del giocatore in grado di fare la differenza. Piccolo (188 centimetri), neppure longilineo (86 chilogrammi), non troppo veloce, scarsamente efficace in difesa, è giunto al quinto anno da professionista e le prime quattro stagioni lo hanno visto trovare posto più che altro in panchina e vedere il campo non più di 21 minuti per sera. Ma è giocatore tignoso, che si sbatte e che non teme di dover sudare il doppio degli altri per farsi spazio tra i giganti della lega.

All’uscita dall’università potrebbe già decidere di far altro piuttosto che giocare a basket, ma se c’è una cosa che Scott, nato a La Porte nello stato dell’Indiana il 5 marzo 1964, ha imparato nella vita è che non è buona cosa arrendersi. E lui, di arrendersi, proprio non vuol saperne e dopo gli esordi senza gloria a Milwaukee e Indiana, trova la sua dimensione ad Orlando. Passa dai 7.7 punti in 21 minuti del primo anno ai 17.2 punti in 34 minuti della seconda stagione, meritandosi il premio di NBA Most Improved Player Award, ovvero giocatore più migliorato e ora, sì, può finalmente dire di aver raggiunto il suo scopo.

Un altro paio di buone annate a Orlando, a 14.1 e 15.4 punti di media, con un massimo di 9.4 assist per sera nella stagione 92/93, e poi il trasferimento ai Washington Bullets, per poi chiudere una più che onesta carriera NBA a Filadelfia. Qui, dopo aver giocato solo dieci gare di campionato, complice un grave infortunio alla spalla destra, Skiles decide di varcare l’oceano per tentare la carta europea. Si accasa in Grecia, al Paok Salonicco, dove disputa le ultime sue partite prima di prendere il posto in panchina del suo allenatore, Michel Gomez, trascinando la squadra ellenica ad un terzo posto che vale la qualificazione in Eurolega.

E’ l’inizio di una buona carriera da allenatore, ma non è questo quel che rimarrà nel suo palmares: lì, c’è posto per il 30… 30, come il giorno della prodezza di una vita e 30 come il numero degli assist che permisero ai compagni di Orlando di andare a segno. Se qualcuno è capace di far di meglio si faccia avanti

 

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