LA VITTORIA DI GHEDINA A WENGEN NEL 1995

ghedina
Ghedina a Wengen – da neveitalia.it

articolo di Nicola Pucci

Non lasciatevi trarre in inganno dagli albi d’oro di Olimpiadi e Mondiali. Per carità, niente da obiettare sulla legittimità e il prestigio di tali conquiste… ma la patente di discesista doc si ottiene domando la Streif di Kitzbuhel e il Lauberhorn di Wengen. Chiedete a Kristian Ghedina, che di questi tracciati conosce segreti e tranelli e che nel corso della carriera ne ha decriptata la chiave di accesso, e che di Svizzera, Wengen, Lauberhorn e primo posto se ne intende proprio.

Con la macchina del tempo torniamo indietro al 1995, precisamente al 20 gennaio, non prima però aver ricordato, brevemente, che il cortinese, classe 1969, frequenta il circo bianco dalla stagione 1988/1989; che l’anno dopo ha colto le prime affermazioni proprio sulla pista di casa e ad Are, in Svezia; che la dea bendata gli ha voluto bene nel farlo salire sul secondo gradino del podio mondiale in combinata a Saalbach nel 1991, alle spalle di Stephan Eberharter; che un drammatico incidente d’auto qualche mese dopo non solo ha rischiato di compromettergli la carriera appena sbocciata ma pure di strapparlo alla vita; che ha conosciuto l’onta dell’anonimato nelle classifiche di merito e che nell’anno in corso sta risalendo la china, in cerca di quell’affermazione che ne certifichi l’ammissione al club dei grandi del discesismo internazionale.

E Wengen cade a fagiolo. In stagione il calendario di Coppa del Mondo ha proposto due doppi appuntamenti, che con Wengen diventeranno tre, prima a Val d’Isere, dove ad imporsi sono stati gli austriaci Josef “Pepi” Strobl e Armin Assinger, e poi a Kitzbuhel, dove il francese Luc Alphand ha colto una trionfale doppietta e Ghedina, terzo ad un solo centesimo dall’altro asburgico Patrick Ortlieb, ha riassaporato il profumo del podio a distanza di quasi cinque anni dall’ultima volta, proprio il giorno della vittoria ad Are nel 1990. Insomma, l’azzurro pare aver ritrovato l’ispirazione dei tempi perduti, e quando si presenta al cancelletto di partenza per la prima delle due gare di Wengen è pronto a ruggire. Per prendersi una rivincita sulla malasorte e gridare al mondo che quel ragazzo che seppe vincere da giovanissimo ora è maturato e ben deciso a riprendersi il posto tra i velocisti di prima fascia.

In effetti Kristian, pettorale numero 3, scorre senza incertezze nei primi quarantatre secondi di gara (43″09 all’intermedio), salta impeccabilmente all’Hundschopf (“testa di cane“) ed alla Minsch-Kante, entra velocissimo nella stradina che passa sotto il ponte della ferrovia ed immette nel lungo piano centrale del tracciato (passaggio a 1’54″07), infine pennella come mai prima (ci riuscirà ancora nel 1997, concedendo il bis) la “esse” che catapulta al traguardo. Dove il cronometro lo premia con il miglior tempo, 2’26″33, nettamente davanti al connazionale Werner Perathoner, 2’28″10, e la percezione, fortissima, che sarà difficile far meglio.

Ma prima di cantar vittoria c’è da attendere che la pattuglia austriaca scenda a valle, così come è attesa l’esibizione dello stesso Alphand, l’uomo in forma del momento, e del “vecchio” Marc Girardelli, che ha l’esperienza necessaria per primeggiare sul tracciato più lungo e faticoso dell’intero circo bianco e che, guarda caso, qui ha già vinto due volte in passato. Ma se il transalpino e il lussemburghese stavolta non eccellono, chiudendo distanziati di 1″74 e 1″95 in settima e tredicesima, e se William Besse, elvetico beniamino di casa ultimo vincitore dodici mesi prima ma solo ventottesimo a 2″72, ecco Patrick Ortlieb, pettorale numero 10 e campione olimpico nel 1992 sulla Face de Belvarde, far segnare il miglior primo intermedio, 42″85 (ventiquattro centesimi meglio di Ghedina), mettendo a rischio il primo posto dell’ampezzano. 0″19 centesimi separano i due contendenti al rilevamento dopo quasi due minuti di fatica, ed è forse il troppo acido lattico accumulato nei muscoli che tradisce il gigante austriaco, che poco dopo si sdraia sulla neve molle ed è fuori dai giochi.

E così, mentre gli altri “aquilottiTrinkl, Assinger e Strobl sono subito alle spalle di Kristian, seppur con disavanzo oltre il secondo, e il norvegese Atle Skaardal si è provvisoriamente insediato sul terzo gradino del podio ad 1″40 di ritardo, col pettorale numero 19  si butta in picchiata l’ultima freccia all’arco di casa-Austria, Peter Rzehak, 25enne capace in carriera di salire già sul podio a Garmisch (terzo e secondo), scivolatore di gran talento ma troppo spesso fermato dagli infortuni. Al primo intermedio è dietro a Ghedina di soli 0″05 centesimi (43″14), che poi diventano 0″60 all’uscita del piano centrale (1’54″67), 0″77 prima della “esse” finale (2’07″40), infine 0″85 all’arrivo (2’27″18), unico capace di contenere il ritardo da Kristian sotto il secondo, davanti al compagno Trinkl e a far scalare Skaardal in quarta posizione.

Il pericolo è scongiurato, Ghedina è saldamente al comando e può infine garantirsi il certificato di discesista doc. Se a Wengen, prima di lui, l’impresa tricolore era riuscita solo a Zeno Colò ed Herbert Plank ci sarà un perchè… certo, Kristian ora è un campione con la C maiuscola.

Classifica: 1.Ghedina 2’26″33  2.Rzehak a 0″85  3.Trinkl a 1″20  4.Skaardal a 1″40  5.Assinger a 1″57

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