UWE SEELER, IL CANNONIERE MIGLIORE ANCHE DI GERD MUELLER

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Uwe Seeler in azione con la maglia della Nazionale tedesca – da the100.ru

articolo di Giovanni Manenti

Non è certo nostra intenzione sminuire il valore di Gerd Mueller, il bomber per antonomasia del calcio tedesco, autore di 365 reti in 427 gare disputate in “Bundesliga” (ad una straordinaria media di 0,85 goal a partita), per ben sette volte “Torschutzenkoenig” (capocannoniere…) e capace di realizzare altresì qualcosa come 68 reti in sole 62 presenze in nazionale!

C’è un però, ed è legato appunto alla “Bundesliga“, la cui nascita, rispetto agli altri paesi europei, è più recente, risalendo appena alla stagione 1963/64, con ciò facendo passare in second’ordine le imprese degli attaccanti dell’epoca ante girone unico, cosa che non avviene ad altre latitudini – esempio calzante la nostra Serie A, istituita nel 1929, il cui top scorer è tuttora Silvio Piola con 274 reti messe a segno tra il 1929 ed il 1954, a scapito di Francesco Totti, secondo con i suoi 250 centri – dove la formula di un unico campionato di prima divisione risale a ben prima dello scoppio della seconda guerra mondiale.

In parte dovuto alla più ampia estensione del territorio tedesco rispetto agli altri paesi europei, ma soprattutto per la forte opposizione delle associazioni calcistiche regionali, dal dopoguerra e sino al 1963 si disputano tornei a carattere locale, di cui i più rappresentativi, denominati “Oberliga“, sono la Nord, West (Ovest), Sudwest (Sudovest), Sud e Berlin, da cui escono otto formazioni (le vincenti di ogni raggruppamento più tre delle migliori seconde) per dar vita al “Deutscher Meisterschaft” (campionato tedesco) che si svolge con le squadre divise in due gironi composti da quattro compagini ciascuno, che si affrontano in gare di andata e ritorno, con le due vincenti a sfidarsi in finale unica per l’assegnazione del “Meisterschale“, in pratica come se fosse una finale di coppa.

Solo dopo la deludente esperienza della nazionale ai Mondiali 1962 in Cile, dove la Germania è eliminata nei quarti di finale dalla Jugoslavia, la “Deutscher Fussball Bund” (la Federcalcio tedesca) decide di rompere gli indugi ed allinearsi alle altre nazioni europee con l’istituzione della Bundesliga, dapprima a 16 squadre, ma ampliata dopo soli due anni a 18, per dar modo alle migliori squadre di confrontarsi tra loro durante l’intero campionato e non solo nella parte finale della stagione.

Fatta questa debita premessa, nelle 15 stagioni che vanno dalla ripresa dell’attività agonistica dopo le atrocità degli eventi bellici (1948/49) e sino al 1963, a dominare la scena sono il Kaiserslautern del grande Fritz Walter, il Borussia Dortmund (che si aggiudica 3 titoli, giungendo altre due volte in finale) e l’Amburgo che, dal 1954 al 1963, vince per nove stagioni consecutive la “Oberliga Nord“, qualificandosi per la fase finale del campionato.

A contribuire in modo determinante a tale sequela di successi del club anseatico è colui che ne diverrà uno dei suoi più celebri cittadini (quanto meno dal punto di vista sportivo), essendovi nato il 5 novembre 1936, vale a dire il centravanti Uwe Seeler, il quale debutta in prima squadra non ancora diciottenne nel successo interno per 3-0 del 29 agosto 1954 contro l’Oldenburg alla prima giornata di campionato della “Oberliga Nord“, bagnando l’esordio con la prima delle 28 reti che realizza in sole 26 gare disputate, circostanza che gli garantisce il titolo di capocannoniere del torneo, cui ne aggiunge una 29esima nell’appendice di fine stagione.

Miglior impatto nel calcio tedesco pensiamo che Seeler non potesse neppure lontanamente sognare, ma le sue qualità di opportunista di area di rigore, cui unisce una non comune capacità di elevazione e tempismo nel colpire di testa a dispetto della non elevata statura – non arriva al metro e settanta –, ne fanno uno dei più prolifici centravanti della storia del calcio mondiale ed il migliore in assoluto a livello nazionale.

La splendida e, per certi versi, inaspettata stagione d’esordio altro non è che la punta dell’iceberg della carriera realizzativa di Seeler, il quale, nei nove anni trascorsi all’Amburgo prima dell’avvento della Bundesliga, vince per ben sette volte la classifica dei cannonieri della “Oberliga Nord“, mancando però, almeno inizialmente, la conquista del titolo, con l’Amburgo che raggiunge la finale per due anni consecutivi, solo per essere regolarmente e nettamente sconfitto sia il 23 giugno 1957 dal Borussia Dortmund per 4-1 che il 18 maggio 1958 ad opera dello Schalke 04 per 3-0.

Ciò nonostante, per Seeler arriva la convocazione in nazionale – dove aveva debuttato il 16 ottobre 1954, a pochi giorni dal compimento dei 18 anni, nella sconfitta per 1-3 contro la Francia – per i Mondiali di calcio di Svezia 1958, dove va a segno nella vittoria per 3-1 all’esordio contro l’Argentina, ripetendosi nel 2-2 contro l’Irlanda del Nord, in un torneo che vede la Germania Ovest concludere al quarto posto.

Il buon rendimento con la “National Mannschaft” contribuisce a migliorare le già eccellenti medie realizzative di Seeler che, nella stagione 1959/1960, stabilisce il proprio record personale, andando a segno 36 volte nelle 26 gare disputate nel torneo di Oberliga.

Potendo contare su di una tale macchina da gol, l’Amburgo si presenta alla fase finale del campionato inserito nel girone A contro Karlsruhe, Borussia Neunkirchen e Westfalia Herne, raggruppamento che gli anseatici vincono con 9 punti e 22 reti realizzate, di cui la metà portano la firma di Seeler, qualificandosi così per il “Meisterschaft EndSpiel“, in programma il 25 giugno 1960 a Francoforte contro il Colonia del giovane Karl-Heinz Schnellinger e dei veterani Helmut Rahn ed Hans Schafer, campioni del mondo a Berna nel 1954.

La gara, bella e combattuta tra due squadre che si equivalgono, vive su di una emozionante serie di botta e risposta nella ripresa, dopo che il primo tempo si è concluso a reti inviolate, con i renani a passare per primi in vantaggio con Breuer al 53′ solo per essere immediatamente raggiunti dal pari di Seeler e poi assistere ad un palpitante finale quando, alla rete del 2-1 per l’Amburgo messa a segno da Dorfel a meno di 10′ dal termine, tocca stavolta a Christian Mueller riequilibrare le sorti dell’incontro per il Colonia a soli 5′ dal fischio finale, ma l’illusione di portare la gara ai supplementare svanisce quando ancora Seeler – e chi se non lui – realizza appena un giro di lancetta dopo il punto del definitivo 3-2 che consegna agli anseatici il loro terzo titolo di campioni di Germania, a distanza di ben 32 anni dall’ultimo successo.

Ma il vero protagonista di questa campagna vittoriosa è Uwe Seeler il quale, sommando le reti del “Deutscher Meisterschaft” a quello del torneo di “Oberliga Nord“, giunge ad un impressionante totale di 49 reti realizzate in 33 gare disputate, un exploit mai raggiunto neppure da Gerd Muller, il quale nella sua miglior stagione – il 1971/1972 – si ferma, si fa per dire, a 40 centri su 34 incontri, e che resta a tutt’oggi ineguagliato nel panorama calcistico tedesco.

Due anni dopo, ai Mondiali in Cile, Seeler gioca da titolare, segnando due reti nelle quattro partite disputate dalla Germania, che esce ai quarti sconfitta 0-1 dalla Jugoslavia, decretando la fine dell’epoca di Sepp Herberger alla guida, sostituito da Helmut Schoen, il quale avrà modo di portare la nazionale tedesca ai vertici del calcio mondiale.

Nel frattempo, la nascita della Bundesliga non fa perdere le buone abitudini ad “Uns Uwe” (il nostro Uwe), come è ribattezzato dai tifosi amburghesi, ed anzi, al termine della prima stagione, che vede trionfare il Colonia di Wolfgang Overath, Seeler – a dispetto di un anonimo sesto posto dell’HSV (acronimo di “Hamburger Sport Verein“) – si laurea capocannoniere con 30 reti in altrettante gare di campionato, ottenendo il suo secondo personale riconoscimento di “Fussballer des Jahres” (calciatore dell’anno), dopo quello già assegnatogli, per quanto ovvio, per la fantastica stagione 1960.

Seeler – che l’anno precedente l’addio ai tornei regionali si era anche preso la soddisfazione di regolare un vecchio conto con il Borussia Dortmund, sconfiggendolo nella finale della DFB Pokal (la Coppa di Germania) con un secco 3-0 che porta la sua esclusiva firma – è ora pronto, dopo essersi ripreso da un infortunio al tendine di Achille che ne limita l’attività nel 1965, a guidare la nazionale ai Mondiali d’Inghilterra 1966, dove ancora una volta non salta alcuno dei sei incontri che portano la Germania alla soglia del titolo, sconfitta dai padroni inglesi per 2-4 in finale ai tempi supplementari.

Oramai, superati i 30 anni, le medie realizzative di Seeler si riducono, così come nel panorama calcistico nazionale esplode in tutta la sua forza Gerd Mueller, con il passaggio di consegne avvenuto nella finale di Coppa del 1967, in cui il Bayern strapazza per 4-0 l’Amburgo con il nuovo “Sturmer” a siglare una doppietta, ma, confortato dalle comunque buone stagioni di Seeler nel 1969 (23 reti) e nel 1970 (17 centri), il selezionatore Schoen non intende rinunciare al suo bagaglio di esperienza, convocandolo tra i 22 per il suo quarto Mondiale, in Messico nel 1970.

E non è che Seeler faccia da comprimario, anzi; dimostrando una tutt’altro che prevedibile duttilità tattica, arretra il proprio raggio d’azione per non intralciare Mueller negli ultimi sedici metri, scendendo nuovamente in campo in tutte e sei le gare disputate dalla Germania e passando alla storia per il celebre gol di nuca che sorprende, a 10′ dal termine, il portiere inglese Bonetti per il punto del 2-2 che manda il quarto di finale con l’Inghilterra ai supplementari, dove ci pensa Mueller a siglare la rete decisiva per l’accesso alla semifinale, poi persa 3-4 ai supplementari contro l’Italia.

A conclusione della sua esperienza in nazionale, Seeler può vantare 72 presenze e 43 reti, ma, soprattutto, la partecipazioni a quattro fasi finali dei campionati Mondiali dove, pur non avendo vinto il titolo, ottiene un secondo, un terzo ed un quarto posto e, ciò che più importa, il record, all’epoca, di 21 gare disputate, poi superato da Lothar Matthaeus e Miroslav Klose.

All’atto del suo ritiro, a fine stagione 1972, Seeler conta al suo attivo 507 reti realizzate in 587 gare complessivamente disputate con l’Amburgo, il club della sua città e l’unico di cui abbia indossato la maglia e, limitandosi ai soli incontri di campionato (Deutscher Meisterschaft compresi), il suo score è di 443 centri in 518 partite, per una media di 0,85 gol a partita, curiosamente assolutamente identica a quella di Gerd Mueller che, però, ha segnato di meno in valore assoluto!

E, d’altronde, cosa ti vuoi aspettare da chi ha poi avuto modo di dichiarare… “ho segnato molti, ed alcuni importanti, gol nella mia carriera, in rovesciata, in tuffo di testa, e perfino anche di nuca, ma non mi sono mai preoccupato se fossero o meno di ottima fattura, poiché la cosa più importante era che la palla varcasse la linea di porta!“.

E, statistiche alla mano, diremmo che ci è riuscito, ed anche bene!

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