IRENA SZEWINSKA, LA GRAN DAMA DELLE PISTE

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Irena Szewinska – da sport.wp.pl

articolo di Giovanni Manenti

Crediamo di non far torto ad alcuna delle migliaia di atlete che, nel corso degli anni, hanno calcato le più svariate piste e pedane degli stadi di atletica leggera e partecipato alle più importanti manifestazioni a carattere internazionale, se eleggiamo la polacca Irena Szewinska come emblema assoluto di tale disciplina e, del resto, non a caso le è stato affibbiato l’appellativo, quando ancora era in attività, di “Gran Dama delle Piste“, locuzione quanto mai appropriata per definirne l’immenso talento unito al carisma che la stessa sprigionava ogni volta che si presentava ad un appuntamento.

Nata nel maggio 1946 in un campo profughi di Leningrado da genitori ebrei – padre polacco e madre russa – la Kirszenstein (questo il suo cognome da ragazza) si trasferisce da piccola in Polonia, dove si avvicina all’atletica all’età di 14 anni, mettendosi in mostra al cospetto delle grandi dell’epoca a 18 anni da poco compiuti, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo 1964.

La prima gara in cui si cimenta è il salto in lungo, in programma il 14 ottobre, con qualificazioni al mattino e finale al pomeriggio, gara in cui, dopo aver realizzato la terza misura in qualifica con m.6,43, si migliora sino a m.6,60 per conquistare un eccellente argento precedendo la sovietica e primatista mondiale Tatyana Shchelkanova, cui la britannica Mary Rand soffia il record mondiale con il salto di m.6,76 che le vale l’oro.

Dopo questo brillante esordio, la polacca si presenta in pista il 18 ed il 19 ottobre per batterie e semifinali il primo giorno e finale il secondo sui 200 metri, insidiando sino al filo di lana l’oro dell’americana Edith McGuire, già argento tre giorni prima sui 100 dietro alla connazionale Wyomia Tyus, la quale si afferma nel nuovo record olimpico di 23″0, con Kirszenstein e l’australiana Marilyn Black alle piazze d’onore, accreditate del medesimo tempo di 23″1.

Per completare un debutto olimpico da sogno, la Kirszenstein viene inserita nella seconda frazione della staffetta 4×100, gara in cui la Polonia – nella sua veste di primatista mondiale con il tempo di 44″2 realizzato ad un mese dall’apertura dei Giochi – contende il ruolo di favorita agli Stati Uniti, pronostico rispettato con i due quartetti a darsi battaglia assieme alla Gran Bretagna che premia le polacche, le quali prevalgono su Usa e Gran Bretagna con il riscontro cronometrico di 43″6 (43″69 elettronico), che migliorerebbe il loro fresco limite, se non fosse che…

Già, se non fosse che la quarta frazionista Ewa Klobukowska non supererà nel 1967, in vista delle finali di “Coppa Europa Bruno Zauli” a Kiev un test di femminilità, con conseguente mantenimento delle medaglie sino ad allora conquistate, ma con annullamento dei record conquistati.

Una sanzione, questa, che pesa anche sulla successiva attività della ancora Kirszenstein, in quanto per le finali della prima eizione di Coppa Europa nel 1965 a Kassel, tocca alla Klobukowska rappresentare la Polonia sia sui 100 che sui 200 piani – vincendo, peraltro, entrambe le gare – nonostante Irena avesse stabilito, a Praga ed a Varsavia rispettivamente, i primati mondiali su entrambe le distanze con 11″1 e 22″7, dovendo ripiegare sul salto in lungo dove si piazza seconda con m.6,34 alle spalle della detronizzata Shchelkanova, prima con m.6,68 ventosi.

Ma, ancor di più, tale squalifica postuma le impedisce di realizzare un’impresa che risulterebbe leggendaria quando si presenta, appena ventenne, agli Europei di Budapest 1966, dove fallisce di un niente un poker d’oro che non avrebbe eguali nella storia della manifestazione, giungendo a ridosso della connazionale sui 100 metri (tempo di 11″5 per entrambe), prendendosi la rivincita in 23″1 (record dei campionati) sui 200 dove i ruoli si invertono e trionfando sia nel salto in lungo con m.6.55 (altro record dei campionati) che nella staffetta 4×100 (assieme, ovviamente, alla Klobukowska) con l’ennesimo record dei campionati di 44″4, così eguagliando, con 3 ori ed un argento, quanto attenuto dalla “mammina volante“, l’olandese Fanny Blankers-Koen, a Bruxelles 1950 (oro sui 100, 200 ed 80 ostacoli ed argento nella staffetta 4×100).

Il 1967, per questa atleta longilinea (alta 176cm. per 60kg.) che se aveva un punto debole, a causa della statura, erano le partenze, a cui rimediava una volta che poteva lanciarsi in progressione data l’ampia falcata delle sue lunghe leve, è un anno di cambiamenti, in quanto convola a nozze con il suo coach, Janusz Szewinski, e, data l’assenza di Olimpiadi ed Europei, pianifica la sua partecipazione ai Giochi di Città del Messico affinando la velocità alle finali di Coppa Europa 1967 a Kiev, dove si aggiudica entrambe le prove sui 100 ed i 200 con i rispettivi tempi di 11″3 e 22″9, con largo margine sulle rivali.

All’appuntamento messicano la ora divenuta Szewinska si iscrive nelle tre specialità della velocità breve e del salto in lungo, con quest’ultimo ad essere la prima delle tre gare in programma e dove, a dispetto di un m.6,67 ottenuto in stagione (suo “personal best” in carriera a soli 9cm. dal primato mondiale), la polacca incappa in due nulli di battuta e l’unico salto valido di m.6,19 non le consente di superare il limite di qualificazione per la finale, fissato a m.6,35.

La delusione viene compensata dai risultati delle corse piane – dove, ricordiamo, la Szewinska si presenta in veste di primatista mondiale su entrambe le distanze – le quali, come tutte le gare di velocità, beneficiano del vantaggio dell’altitudine e dei valori del vento a favore (curiosamente sempre pari ai 2m/s, limite per l’omologazione dei risultati) e, difatti, l’americana Wyomia Tyus conferma sui 100 l’oro di Tokyo 1964 coprendo la distanza nel nuovo record mondiale di 11″07, con la polacca che recupera nel finale una partenza disastrosa, andando letteralmente ad acciuffare il bronzo in 11″1 in un arrivo a tre che premia l’altra americana Barbara Ferrell, argento, a scapito della 17enne australiana Raelene Boyle, tutte accreditate del medesimo riscontro cronometrico.

Boyle che, oltre al record mondiale Juniores sui 100, ripete analoga prodezza sulla doppia distanza, giungendo seconda in 22″7 (22″74 elettronico), pari al record mondiale della Szewinska, con quest’ultima che si prende una ghiotta rivincita sulle americane – tre finaliste e tutte fuori dal podio – andando a trionfare in 22″5 (22″58 tempo elettronico) che migliora il proprio limite per la prima medaglia d’oro olimpica della carriera a titolo individuale.

Con già cinque medaglie olimpiche al collo, la giovane Irena decide che è giunto il momento di pensare alla famiglia, saltando la stagione successiva a seguito della gravidanza da cui, a febbraio 1970, nasce il primogenito Andrzej Szewinski, il quale avrà buoni trascorsi quale giocatore di volley (giocherà anche in Italia, nella Bipop Brescia), per poi ripresentarsi in pista, dopo aver conquistato l’argento nel salto in lungo agli Europei Indoor di Sofia 1971, agli Europei di Helsinki 1971 e cogliere in 23″32 il bronzo sui 200 metri, dominati dal nuovo astro della velocità, la tedesca est Renate Stecher, la quale fa doppietta con la più breve distanza dei 100.

Destinata a dar battaglia sulle distanze piane – avendo oramai deciso di abbandonare il concorso del lungo – alla sua terza partecipazione olimpica di Monaco di Baviera 1972, la Szewinska fallisce l’accesso alla finale dei 100, giungendo sesta nella seconda semifinale, con l’oro appannaggio della Stecher che eguaglia in 11″07 il record olimpico e mondiale della Tyus precedendo l’australia Boyle, riscattandosi cinque giorni dopo, quando fa suo il bronzo sulla doppia distanza in 22″74, con le prime due piazze che vedono le stesse protagoniste dei 100, con la Stecher a prevalere sulla Boyle di stretta misura (22″40 a 22″45).

Con il 1973 che prevede solo la passerella nella sua Varsavia per le semifinali di Coppa Europa (la Polonia si piazza al terzo posto dietro Urss e Bulgaria, fallendo l’accesso alle finali di Edimburgo), dove viene battuta dalla finlandese Pursiainen (11″19 ad 11″34) sui 100 e si prende la rivincita sulla medesima finnica sulla doppia distanza, la Szewinska inizia ad esplorare un nuovo terreno, vale a dire quello dei 400 metri, per i quali la sua morfologia e le non comuni doti di resistenza sembrano fatte a misura ed il primo test sul giro di pista appare piuttosto soddisfacente, facendo registrare il tempo di 53″ netti quando la tedesca est Monica Zehrt aveva stabilito l’anno prima il primato mondiale in 51″ netti (51″08 elettronico).

Tale approccio è ritenuto dai tecnici più che positivo e la Szewinska si allena coscienziosamente sulla distanza al punto di essere la prima donna al mondo a superare la barriera dei 50″ netti quando il 22 giugno 1974 a Varsavia, in un meeting di preparazione agli Europei di Roma 1974, fissa il nuovo limite a 49″9.

Ciò non vuol dire, a dimostrazione della grandezza dell’atleta, che la Szewinska abbia rinunciato alla velocità pura e la migliore dimostrazione di ciò la fornisce proprio ad inizio settembre a Roma quando, in occasione della rassegna continentale, si prende una clamorosa doppia rivincita sulla bicampionessa olimpica Renate Stecher, battendola sia sui 100 che sui 200 metri, con i rispettivi tempi di 11″13 e 22″51 che, oltre a rappresentare i record dei campionati, costituiscono anche le sue migliori prestazioni di sempre sulle due distanze, aggiungendo poi anche il bronzo nella staffetta 4×100 e dando una dimostrazione di grande forza atletica correndo, a pochi minuti di distanza, anche l’ultima frazione della 4×400, coperta in un fantastico 48″5 lanciato che, per poco, non porta alla Polonia un altro bronzo, fallito di soli 0″3 decimi (3’26″1 a 3’26″4) rispetto all’Unione Sovietica.

Una tale performance induce la Federazione polacca a puntare sui 400 per i Giochi di Montreal 1976, anche se, nelle finali di Coppa Europa 1975 a Nizza, la Szewinska difende i colori della Polonia in tutte e tre le gare di velocità, giungendo terza sui 100, seconda sui 200 (in entrambe le circostanze è stavolta la Stecher a prevalere) e prima sui 400 in 50″50, con ciò rafforzando la convinzione che sia proprio il “giro della morte” la carta vincente da giocare alle Olimpiadi canadesi.

Rassegna a cinque cerchi alla quale la polacca si presenta dopo aver tolto alla tedesca orientale Christina Brehmer il primato mondiale di 49″77 stabilito il 9 maggio 1976 a Dresda, correndo a poco più di un mese di distanza appena 0″02 centesimi in meno (49″75) a Bydgoszcz, in Polonia, circostanze che fanno prevedere scintille in occasione del confronto diretto a Montreal.

La prova, ad indubbio vantaggio della trentenne Szewinska, rispetto alla 18enne Brehmer, si sviluppa in cinque giorni di gare, con le eliminatorie programmate al 25 luglio, i quarti al 26, le semifinali il 27 e la finale il 29, ma comunque la neoprimatista mondiale dimostra, dall’alto della sua esperienza, di sapersi amministrare dosando le forze nei primi due turni eliminatori, per poi scoprire le carte in semifinale, dove si aggiudica la prima serie in un 50″48 che migliora il record olimpico di 51″08 della Zehrt di quattro anni prima a Monaco 1972, limite, per la verità, superato da ben sei delle otto finaliste.

Tale circostanza fa presupporre una finale combattuta al pomeriggio del 29 luglio, ma la Szewinska spazza via le sue rivali imponendo sin dalla partenza un ritmo impressionante alla gara che la porta a transitare in meno di 24″ ai 200 metri per poi presentarsi in testa all’ingresso in rettilineo dove, invece che accusare la fatica, aumenta ancor di più la frequenza delle falcate per andare a concludere in uno strepitoso nuovo record mondiale di 49″29 lasciando la Brehmer, argento, ad 1″29 di distacco!

Oramai assurta a stella di valore assoluto nel panorama dell’atletica leggera internazionale, la Szewinska non si risparmia e – nonostante abbia nel frattempo avuto anche il modo di laurearsi in ingegneria econometrica – ad agosto 1977 compete nelle finali di Coppa Europa ad Helsinki, giungendo terza sui 100 in 11″26 ed aggiudicandosi i 200 in 22″71, per poi rappresentare l’Europa sui 200 e 400 metri nella prima edizione della Coppa del Mondo disputatasi a Duesseldorf, vincendo entrambe le prove in 22″72 e 49″52, sconfiggendo sul giro di pista l’astro nascente dell’ex Ddr, Marita Koch, che l’anno dopo la priverà del primato mondiale.

Dopo altri due bronzi sui 400 e nella staffetta 4×400 agli Europei di Praga 1978 ed un terzo posto sui 400 alla Coppa del Mondo di Montreal 1979 dove oramai la leadership a livello mondiale è passata sulle spalle della Koch, l’oramai 34enne polacca vuole giocarsi le residue possibilità di conquistare un’altra medaglia 0limpica ai Giochi di Mosca 1980 dove, però, deve arrendersi in semifinale a seguito di un infortunio muscolare che le impedisce di competere al meglio.

Cala così il sipario sulla carriera di una campionessa unica, basti pensare che è la sola – sia in campo maschile che in quello femminile – a potersi vantare di aver detenuto i primati mondiali sulle tre prove della velocità, 100, 200 e 400 piani, nonché ad aver conquistato medaglie olimpiche in cinque specialità diverse (oltre alle citate gare piane, anche nel salto in lungo e nella staffetta 4×100).

Che ne dite, l’appellativo di “Gran Dama delle Pistenon è poi tanto campato in aria, no?

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