FRANCIA-NUOVA ZELANDA 43-31, LA PRIMA SCONFITTA EUROPEA DEGLI ALL BLACKS IN COPPA DEL MONDO

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Una fase del match – da telegraph.co.uk

articolo di Giovanni Manenti

La terza edizione della Coppa del Mondo di rugby svoltasi in Sudafrica nel 1995 e vinta dagli “Springbocks” padroni di casa, ha lasciato due cose indelebili dietro di sé: la prima, la più importante, costituita dall’essere stato oramai acclarato il successo di detta manifestazione, il cui appeal a livello mediatico la fa essere il terzo avvenimento sportivo più seguito dopo le Olimpiadi ed i Mondiali di calcio, e la seconda, più personale, la voglia di riscatto da parte degli “All Blacks” che, a torto o a ragione, si sono sentiti derubati di una vittoria che ritenevano fosse da parte loro meritata.

Sul primo punto, la risonanza mediatica del rugby ed il ritorno del Sudafrica nell’alveo dello sport mondiale dopo il bando dovuto alla politica di apartheid, inducono il “Tycoon” televisivo Rupert Murdoch a promuovere, proprio l’anno seguente ai Mondiali sudafricani, la nascita del “Tri Nations, un torneo riservato alle tre grandi dell’emisfero australe, vale a dire Australia, Nuova Zelanda e Sudafrica, da contrapporre allo storico “Cinque Nazioni che dalla fine della seconda guerra mondiale tiene banco in Europa, e che vede sfidarsi Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda e Francia.

Proprio la creazione del “Tri Nationsconsente alla Nuova Zelanda di ribadire la propria superiorità sulle rivali, conquistando (nel 1996, 1997 e 1999) tre delle prime quattro edizioni del torneo, con la possibilità di prendersi l’immediata rivincita della sconfitta patita in finale ai Mondiali 1995, superando il Sudafrica a casa loro per 29-18 il 10 agosto 1996 e 35-32 il 19 luglio 1997, nonché nell’anno del Mondiale 1999, quando si affermano per 34-18 il 7 agosto 1999.

Con queste credenziali, la Nuova Zelanda sbarca in Europa per la quarta edizione della Coppa del Mondo ben decisa a riprendersi quello che considera suo quasi per diritto divino, vale a dire il titolo di campione del mondo, in una manifestazione organizzata dai paesi del Regno Unito, Irlanda e Francia, la cui finale è prevista al 6 novembre 1999 al “Millennium Stadium” di Cardiff.

Con l’incremento da 16 a 20 delle nazioni partecipanti, la formula del torneo è un po’ bizzarra, suddividendo le squadre in cinque gironi da quattro di cui solo le prime accedono direttamente a quarti di finale, mentre le cinque seconde più la migliore terza si scontrano in un incontro di spareggio che determina le ulteriori tre formazioni che vanno a comporre il tabellone ad eliminazione diretta.

Rispetto a quattro anni prima, gli “Springbockshanno perso il loro capitano François Pienaar ed il match winner della finale Joel Stransky, la cui abilità di calcio viene ora rilevata da Jannie de Beer, mentre la leadership della squadra passa sulle spalle di Joost van der Westhuizen.

Anche la Nuova Zelanda non può più contare sullo storico capitano Sean Fitzpatrick – ritiratosi nel 1997 con 92 “caps” al suo attivo – rimpiazzato nel ruolo da Taine Randell, ma può sempre contare sulla forza in attacco del devastante Jonah Lomu e si affida sempre al piede del mediano d’apertura Andrew Mehrtens per punizioni e trasformazioni.

I cinque gironi eliminatori promuovono direttamente ai quarti di finale Australia, Nuova Zelanda (che infligge un umiliante 101-3 all’Italia con 14 mete realizzate, e sconfigge 30-16 l’Inghilterra), Sudafrica e Francia a punteggio pieno, ed il Galles solo per miglior differenza punti rispetto a Samoa ed Argentina, le quali vanno agli spareggi assieme ad Inghilterra, Irlanda, Scozia ed Isole Fiji.

Dagli spareggi emergono l’Inghilterra (45-24 alle Fiji), Scozia (35-20 alle Samoa) e la sorprendente Argentina che regola 28-24 l’Irlanda, evitando così che i quarti oppongano le formazioni del Cinque Nazioni a quelle del Tri Nations.

La bella avventura dei “Pumas – la cui crescita a livello internazionale verrà poi premiata con l’ammissione, a partire dal 2012, al “Rugby Championship” che sostituisce il “Tri Nations” con l’allargamento a quattro delle formazioni partecipanti – giunge peraltro al capolinea nell’incontro dei quarti contro la Francia, sommersi da cinque mete (due Garbajosa e Bernat-Salles, una Ntmack) tutte trasformate dal piede educato di Lamaison, il quale mette a segno anche tre piazzati per il 47-26 che spegne le speranze argentine, così come abbandonano la competizione tutte e tre le rappresentanti del Regno Unito, che non hanno scampo contro le formazioni dell’emisfero australe, con l’Australia che dispone 24-9 del Galles (due mete di Gregan ed una di Tune, tutte trasformate da Burke), il Sudafrica che affonda senza pietà l’Inghilterra grazie al piede magico di de Beer che mette a segno qualcosa come cinque drop (record per la manifestazione) oltre a realizzare altrettante punizioni ed a trasformare le due mete di van der Westhuizen e Rossouw per il 44-21 finale, e la Nuova Zelanda che ha la meglio sulla Scozia con un 30-18 che non rispecchia l’andamento della gara, in quanto le due mete scozzesi giungono nell’ultimo quarto di gioco con gli “All Blacks” avanti 30-6.

Con la Francia unica formazione rimasta a difendere l’onore del Vecchio Continente contro lo strapotere australe, la prima semifinale, andata in scena il 30 ottobre a Twickenham, vede l’Australia prevalere sul Sudafrica per 27-21 ai tempi supplementari in una gara decisa solo dai calci di Burke per i “Wallabies” e di de Beer per gli “Springbocks“, con quest’ultimo a mettere tra i pali al 79′ ed all’85’ le due punizioni che sanciscono il 21-21 che porta le squadre al prolungamento della contesa, dove sono ancora un piazzato di Burke ed un fantastico drop da quasi metà campo di Larkham a sancire l’accesso alla finale degli australiani.

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La gioia francese a fine gara – da lemonde.fr

Il giorno successivo, scendono in campo sempre a Twickenham Francia e Nuova Zelanda per stabilire chi dovrà affrontare i “Wallabies” nella finale del 6 novembre, ed il pronostico, nonostante le buone prove sinora fornite dai francesi, pende dalla parte degli “All Blacks” non fosse altro per il fatto che nelle prime tre edizioni della Coppa del Mondo sono stati sconfitti solo due volte, dall’Australia in semifinale nel 1991 e dal Sudafrica in finale nel 1995 e, pertanto, sono tuttora imbattuti contro formazioni europee.

E, in effetti, la gara mantiene fede – quantomeno nel primo tempo – alle previsioni della vigilia, con Lamaison a portare avanti la Francia a metà della prima frazione di gioco trasformando una meta da lui stesso realizzata per il 10-6 che annulla i due piazzati di Mehrtens, solo per vedersi immediatamente superata da un’altra replica al piede di Mehrtens e da una meta di Lomu, con successiva palla in mezzo ai pali su punizione ancora di Mehrtens per il 17-10  Nuova Zelanda con cui le due squadre vanno al riposo.

E, se c’è qualcuno che ancora nutre dei dubbi sul fatto che il destino dei transalpini sia segnato, questi sembrano definitivamente svanire quando, al 4′ della ripresa, Wilson riceve da Lomu l’ovale per riconsegnarlo nelle possenti mani del tre quarti ala di Auckland il quale, come suo solito, salta gli avversari come birilli e va di prepotenza a depositarlo oltre la linea di meta per una facile trasformazione di Mehrtens che dà alla Nuova Zelanda la possibilità di incrementare il vantaggio sul 24-10 in proprio favore.

In una tale situazione, per poter modificare l’inerzia della gara, che sembra pendere a favore del XV Neozelandese, occorre che si verifichi – ed in fretta, altresì – un evento che inverta tale tendenza, e questo si materializza grazie al piede fatato di Christophe Lamaison, il quale, nello spazio di appena 3′, centra per due volte i pali con altrettanti drop che riportano la Francia in partita, sul 16-24.

Gli “All Blacks” si disorientano e “Les Coqs” prendono coraggio, costringendo gli avversari a due irregolarità che costano loro altrettanti calci di punizione che Lamaison, manco a dirlo, si incarica di trasformare così che, dal 24-10 del 46′ minuto, si passa in men che non si dica al 24-22 del 55′!

Appena il tempo di rimettere l’ovale al centro per la ripresa del gioco da parte neozelandese che anche la buona sorte dimostra di aver preso le difese dei transalpini, quando un’apertura laterale del mediano di mischia Fabien Galthié che intendeva trovare la “touche” vede l’ovale rimbalzare all’indietro per favorire l’intraprendenza e la velocità del più basso della contesa, l’ala Christophe Dominici, il quale si lancia sulla palla per farla sua e correre in campo aperto oltre la linea di meta per, con la trasformazione di Lamaison, i punti del sorpasso, 29-24 con un parziale di 19-0 in poco più di 10 minuti.

Gli “All Blacks” sono frastornati, tempo ce ne sarebbe per riprendere il comando della gara, ma la fretta è cattiva consigliera, specie quando si hanno davanti quindici “galletti” assatanati che si rendono conto di avere per le mani l’occasione dalla vita ed ecco che allora, nonostante il coach John Hart cerchi di porre rimedio con il contemporaneo ingresso di Daryl Gibson e Kees Meeuws al posto di Alama Ieremia e Craig Dowd, sono ancora i transalpini a dilatare il vantaggio con un’altra meta del centro Richard Dourthe esattamente allo scoccare dell’ora di gioco, abile a sfruttare un calcio in avanti di Lamaison oltre la linea di meta dopo che il pacchetto di mischia francese aveva fatto il lavoro sporco, per il 36-24.

Da sotto di 14 punti ad essere avanti di 12 ce n’è a sufficienza per poter controllare l’orgogliosa ma poco lucida reazione neozelandese, e quando poi, al 74′, un ultimo disperato assalto dei “tutti neri” viene respinto dalla difesa transalpina con un calcio in avanti in campo aperto dal “Man of the Match” Christophe Lamaison che vede lanciarsi verso i pali avversari Olivier Magne, il quale prolunga la traiettoria dell’ovale consentendo a Philippe Bernat-Salles di mettere il punto esclamativo su di una delle più grandi sorprese nella storia della Coppa del Mondo di rugby, suona quasi come una ironica beffa la meta realizzata allo scadere da Wilson e trasformata da Mehrtens per il definitivo 43-31 in favore della Francia e che sancisce la prima sconfitta degli “All Blacks” nella manifestazione per mano di una formazione del Vecchio Continente.

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L’Australia in trionfo – da rugbyrama.fr

La batosta pesa non poco sui delusi neozelandesi, battuti nuovamente – stavolta per 22-18 – dal Sudafrica nella rivincita della finale mondiale di quattro anni prima a Johannesburg, anche se valevole solo per il terzo posto, mentre anche ai francesi l’euforia per l’inatteso successo gioca un brutto scherzo, poiché si arrendono, ed anche nettamente come lo score finale di 35-12 testimonia, di fronte all’Australia, il cui capitano John Eales diventa così il secondo “Wallabie” a sollevare al cielo la prestigiosa “Webb Ellis Cup” dopo Nick Farr-Jones nel 1991, ancora sul suolo britannico.

Quarti di finale: Australia-Galles 24-9, Sudafrica-Inghilterra 44-21, Francia-Argentina 47-26, Nuova Zelanda-Scozia 30-18

Semifinali: Australia-Sudafrica 27-21, Francia-Nuova Zelanda 43-31

Finale 3-4 posto: Sudafrica-Nuova Zelanda 22-18

Finale 1-2 posto: Australia-Francia 35-12

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