JACK NICKLAUS, L’ORSO D’ORO CHE HA CAMBIATO IL GOLF

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Nicklaus al Masters del 1986 – da pgatour.com

articolo di Nicola Pucci

Ci sarà un motivo se lo chiamano “Orso d’oro“; se viene universalmente considerato tra i più grandi golfisti di tutti i tempi, secondo forse solo a Bobby Jones; se è tuttora detentore del maggior numero di vittorie nei tornei dello Slam, ben 18. Certo che c’è, si chiama Jack Nicklaus. Ed è l’eccellente motivo per cui oggi, il golf, ha guadagnato in popolarità, abbattendo le barriere del dilettantismo per assurgere al rango di sport professionistico tra i più seguiti e praticati al mondo.

Nicklaus nasce il 21 gennaio 1940 a Columbus, capitale dello Stato dell’Ohio, e fin dalla tenera età denuncia talento fuori dal comune nello smazzare palline sui green americani. Avviato all’esercizio golfistico dal padre, che di lui sarà poi il caddy, a 10 anni è già capace di completare le prime 9 buche in 51 colpi, vincendo poi due volte l’US Amateur da dilettante, per affacciarsi alla ribalta nel 1960 quando tra i grandi, e proprio all’US Open, stupisce il mondo piazzandosi secondo, battuto solo da “The king“, Arnold Palmer, 280 colpi contro i 282 del giovane bellinbusto, record per un amatore al torneo che quell’anno si disputa al Cherry Hills Country Club in Colorado.

Al golf tutto stile e compostezza dei suoi illustri predecessori Jack associa quel che sarà sempre il suo marchio di fabbrica, una potenza assolutamente fuori dalle norme se è vero che lo stesso Palmer, di 11 anni più anziano ma con il quale Nicklaus è ancora in tempo a dar vita a memorabili sfide, afferma che “ora che quel grande ragazzo è fuori dalla gabbia, per noi sarà il caso di correre ai ripari“. E’ solo l’abbrivio di una carriera favolosa, non solo confortata da un congruo bottino di successi che tra qualche riga vi riassumeremo, bensì pure incredibilmente lunga se è vero che Nicklaus, ancora nel 1998, è sesto al Masters di Augusta.

In questo lasso di tempo Nicklaus, appunto, mette in saccoccia 18 Major, distribuiti tra 6 Masters, 4 Us Open, 3 Open Championships e 5 PGA Championships, a cui si aggiugono ben 19 piazze d’onore ed altri 9 terzi posti. Fate il conto… Nicklaus termina 46 volte tra i primi tre di un torneo dello Slam, e questo è solo uno dei tanti primati che gli appartengono e consolidano la sua leggenda.

Che non è solo la classe sul green, che è sotto gli occhi di tutti, ma pure un comportamento mai fuori dalle righe, sia che si tratti di alzare la coppa riservata al vincitore, sia che si tratti di stringere la mano all’avversario che è stato bravo, ma proprio tanto bravo, nel batterlo. Come quando vince il suo primo Us Open nel 1962, prendendosi la rivincita su Palmer in un’epica sfida di play-off risolta 71 colpi a 74, diventando il più giovane a trionfare da quando ci riuscì proprio Bobby Jones nel 1923; oppure quando nel 1965 conquista il Masters chiudendo con un clamoroso score di 271 colpi, ben 9 in meno dell’immancabile Palmer e del sudafricano Gary Player, frutto di un altrettanto straordinario terzo giro da 64 colpi; o quando ancora, ormai affermatissimo e dominatore del circuito, nel 1975 dà vita ad una memorabile lotta a tre con Johnny Miller e Tom Weiskopf, realizzando alla sedicesima buca dell’ultimo giro un birdie con un colpo impossibile da 13 metri che gli regala la quinta Giacca Verde; infine quando nel 1986, ormai 46enne, vince un’ultima volta ad Augusta rimontando all’ultimo giro Tom Kite, Greg Norman e Severiano Ballesteros “piazzando” un ultimo giro da 65 colpi, con le nove buche finali completate in 30 colpi!

Certo, Nicklaus di bocconi amari ne ha dovuti mandar giù, talvolta. Come dimenticare l’exlpoit di Lee Trevino, uno pur sempre capace di vincere ben sei tornei dello Slam, all’Us Open del 1971, quando si presentò al play-off decisivo con un serpente di gomma per infine avere la meglio dell’Orso? Oppure l’anno dopo, quando Trevino, recidivo, vinse l’Open Championships al Muirfield Golf Links di Gullane, in Scozia, negando a Jack, già trionfatore al Master e all’Us Open, la possibilità di completare il Grande Slam? Così come la ferita è ancora aperta per il reato di lesa maestà perpetrato da un altro tenore di quegli anni, Tom Watson, pure lui con la ragguardevole collezione di otto tornei dello Slam, che bruciò sul filo di lana Nicklaus all’Open Championships del 1977, per batterlo ancora alla penultima buca di un’altrettanto memorabile edizione degli Us Open del 1982. In quest’occasione, una volta tanto, l'”Orso d’oro“, che svettava non solo per classe, temperamento e freddezza ma finanche per stazza e l’affascinante ciuffo biondo, derogò dall’…inderogabile aplomb che lo contraddistingueva lasciandosi andare ad un “quel figlio di buona donna (non disse proprio così, ma ci siamo capiti) me l’ha fatta ancora una volta!“.

Proprio vero, Jack Nicklaus se non è il più grande di sempre, ci va vicino, ma proprio tanto vicino. In tutti i sensi.

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