TOUR DE FRANCE 1996, IL CANTO DEL CIGNO DI INDURAIN E IL TRIONFO DI RIIS

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Bjarne Rijs nella tappa di Hautacam – da climbing-records.com

articolo di Emiliano Morozzi

Se dovessi raccontare ai posteri il fatto più eclatante del Tour de France 1996, racconterei la crisi e il declino improvviso di Indurain piuttosto che la vittoria di Riis. Perchè la caduta di un campione fa più notizia dell’impresa di quello che fino a due anni prima era un corridore quasi sconosciuto e perchè le mirabolanti vittorie del danese (l’Hautacam spianata con il rapporto da pianura, tanto per dirne una) sono state frutto dell’uso di sostanze dopanti.

Limitiamoci alla cronaca sportiva e partiamo con il racconto di questi ventuno giorni ricchi di emozioni e sorprese: il tracciato stavolta non sorride al navarro, non c’è l’amica cronometro prima delle montagne, si prendono subito di petto le Alpi con due tappe, in mezzo alle quali c’è la cronoscalata della Val d’Isère. La tappa pirenaica con arrivo a Pamplona pare disegnata per l’apoteosi di Indurain (e per tenere buoni i baschi, in caso di vittoria del navarro) prima del definitivo trionfo sui Campi Elisi.

Il breve cronoprologo non regala sorrisi ad Indurain, che sulle brevissime distanze non ha mai brillato molto, ma stavolta finisce dietro a tutti i rivali: Rominger, Berzin, persino Riis lo precedono di un pugno di secondi. Le prime frazioni come da tradizione se le giocano i velocisti, poi alla quarta tappa (arrivo al Lac de Madine) va via una fuga che porta in giallo Heulot, fino all’anno prima gregario di Indurain.

Alla settima tappa, dopo un breve antipasto, arrivano già le Alpi con un tappone che passerà alla storia: si affrontano tre salite dure, la Madeleine, il Cornet de Roselend, la salita finale a Les Arcs. Indurain controlla la tappa, Heulot va in crisi nera e si ritira tra le lacrime, nessuno osa attaccare il navarro, che ad un certo punto della salita si mette in testa a tirare mentre gli avversari lo accompagnano a ventaglio. “Sembra un re circondato dai suoi paggetti” chiosa De Zan in diretta televisiva, e in effetti il dominio di Indurain sembra assoluto. Invece accade l’inverosimile: il pluricampione navarro ai -3 dall’arrivo va in crisi nera, si stacca senza che gli altri neanche forzino l’andatura, chiede acqua, fatica a tenere il ritmo di Zulle, anche lui in evidente difficoltà.

Gli avversari tentennano un po’, sorpresi anche loro dall’improvvisa crisi del navarro, poi si scatenano per mettere fuori gioco un così ingombrante rivale: parte prima Leblanc, poi in ordine sparso ad un minuto arrivano Rominger, il carneade Luttenberger, Olano, Berzin, Riis e Ullrich. Il russo si veste di giallo (dopo essere stato maglia rosa l’anno prima al Giro d’Italia) ma i primi dieci della generale sono racchiusi in un solo minuto. Indurain invece ne prende quattro e mezzo al traguardo e il giorno dopo è chiamato alla riscossa nella cronoscalata della Val d’Isère.

La crono sentenzia un’amara verità: la crisi di Indurain non era per niente passeggera, Berzin vola e guadagna sui diretti rivali, Indurain è quinto e prende un altro minuto. Secondo nella generale è Riis, che viene dal terzo posto dell’anno precedente e che in salita spinge con efficacia rapporti sinceramente troppo duri (col senno di poi, verrà fuori il perchè, come si scoprirà il mistero dietro al nomignolo “mister 60%” affibbiato dal gruppo al danese).

Il giorno dopo, Riis mette il primo sigillo sul suo Tour: il tappone alpino, che prevedeva in partenza Iseran, Galibier, Monginevro e Sestriere viene accorciato e ridotto a soli 46 chilometri, con le ascese del Monginevro e del Sestriere libere dalla neve. Potrebbe essere una scampagnata, ed invece la tappa si trasforma in un inferno per i rivali di Riis, che sulle rampe del Sestriere stacca tutti e conquista la maglia gialla. In salita il danese viaggia come un treno, e a Superbesse, in un arrivo di quelli insidiosi, con una stoccata mette altro terreno tra se e i suoi diretti avversari Rominger e Berzin.

Sull’Hautacam per Riis arriva l’apoteosi: il danese, mulinando il rapportone da pianura, spiana la salita e ne segna il record di ascesa, sgretola la concorrenza e lascia Rominger a un minuto e mezzo, affondando Berzin e Indurain. Il giorno dopo, la tappa di Pamplona che doveva segnare l’apoteosi di Indurain, vede invece Riis salire in cattedra: il danese si infila nella fuga giusta con il compagno di squadra Ullrich e lascia la concorrenza a più di otto minuti. Indurain, Rominger e Berzin sono definitivamente fuori gioco, secondo in classifica è il giovane compagno di squadra che nella cronometro conclusiva, 63,5 chilometri da Bordeaux a Saint Emilion, per poco non la combina grossa. Riis, pagando gli sforzi fatti in precedenza, è in giornata storta, Ullrich invece a cronometro vola e ad un certo punto della gara, pur avendo comunque quattro minuti di distacco dal leader, viene frenato dall’ammiraglia per non mandare in crisi il danese. Un episodio che non lascerà strascichi (tant’è che negli anni successivi Riis sarà il fedele gregario di Ullrich) ma che stava per essere l’ultima, clamorosa sorpresa dell’edizione 1996.

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