LA SCOMMESSA VINCENTE DI EDBERG A WIMBLEDON 1988

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Stefan Edberg con il trofeo di Wimbledon 1988 – da the-tennis-freakes.com

articolo di Nicola Pucci

Rino Tommasi, che di tennis ne capisce veramente e che per il vostro umile scriba è una sorta di vangelo del giornalismo, quando lo vide trionfare nell’edizione juniores del 1983 (6-3 7-6 contro l’australiano John Frawley) profetizò che Stefan Edberg entro cinque anni avrebbe violato il tempio di Wimbledon anche tra i grandi. Pena, avrebbe smesso di scrivere di tennis.

Corre l’anno 1988 ed il quinquennio sta per chiudersi. Nel frattempo Stefanello nostro, svedese atipico che pennella tennis classico, stilisticamente perfetto nel praticare serve-and-volley ad oltranza, ha scalato le graduatorie mondiali tanto da issarsi al numero 2 del ranking nel febbraio del 1987, s’è messo in bacheca un paio di tornei dello Slam (Australian Open nel 1985 e nel 1987) ed ha conquistato per il suo paese ben tre Coppe Davis (1984, 1985 e 1987). Ma i prati londinesi, ahimè per lui, lo hanno per ora bocciato, fin da quando, esordiente, proprio nel 1983 si arrese al secondo turno 8-6 al quinto set al connazionale Sundstrom, per poi cedere l’anno dopo a Johan Kriek sempre al secondo turno e sempre al set decisivo, stavolta 6-1 e dilapitando due set di vantaggio, agli ottavi nel 1985 battuto da un intrattabile Kevin Curren, cedendo ai cecoslovacchi Mecir e Lendl nelle due ultime apparizioni tra i Doherty Gates. E’ l’ora, quindi, di dar credito alla scommessa tommasiana.

Un plotone di pretendenti si candida al titolo di erbivoro d’eccellenza. C’è innanzitutto Boris Becker, che qui è come nel giardino di casa, esploso diciassettenne nel 1985, ancora in trionfo l’anno dopo ma a sorpresa estromesso dal carneade Peter Doohan nel 1987; c’è Mats Wilander che sta disegnando la stagione perfetta con i successi nei primi Major disputati, Melbourne e Roland-Garros, seppur non proprio adattassimo al gioco sui tappeti verdi; c’è Ivan Lendl che insegue come un’ossessione l’unico titolo mancante alla sua collezione; c’è Pat Cash, the defending champion, che dodici mesi prima esibì un tennis da erba da leccarsi i baffi e magari vorrebbe concedere il bis. E poi… e poi, accanto ai due vecchi volponi McEnroe e Connors che inseguono la gloria di un tempo che fu, c’è proprio Edberg, che ha le armi per domare l’erba e infine cogliere il successo che da queste parti vale l’immortalità sportiva.

Il torneo, stavolta, non riserva colpi di scena nel match d’entrata. Le prime tredici teste di serie, anzi, avanzano in blocco, con il solo Edberg, appunto, che cede un set al francese Forget, mentre Chesnokov, numero quattordici del tabellone, cede alla specializzazione del tedesco Riglewski, che si impone in tre set, con Mansdorf e Zivojinovic che a loro volta hanno bisogno di un quarto set per estromettere un giovanotto di sicuro avvenire, Goran Ivanisevic, e il terraiolo argentino De La Pena.

Il secondo turno è fatale a McEnroe, che incoccia nel tennis d’attacco dell’australiano Masur che in tre set, 7-5 7-6 6-3, ne offende lo smisurato orgoglio, e per poco non ci lascia le penne anche Cash, che trova sulla sua strada l’ostico Frana che lo costringe al set decisivo. Lendl lascia un set a Cahill, un altro che sull’erba ci sa fare, così come Edberg fatica in quattro set con Reneberg, mentre è spedita la marcia di Becker e Wilander che scavalcano agevolmente gli ostacoli proposti dal ceco Novacek e dal giapponese Michibata.

E così, mentre ai sedicesimi non si registrano sorprese, seppur Lendl sia costretto al quinto set dall’olandese Schapers e Rostagno faccia altrettanto con Connors, ecco che gli ottavi di finale offrono al preparatissimo pubblico londinese una serie di sfide di altissimo livello tecnico. Lo stesso Lendl, ancora, viene a capo della strenua resistenza di Mark Woodforde, mancino australiano destinato a segnare un’epoca in doppio con il compagno Todd Woodbridge, che si arrende solo 10-8 al quinto set, qualificandosi ai quarti dove l’attende l’esperto Mayotte, bel giocatore sui prati ma quasi mai capace di cogliere l’occasione della carriera, che ha la meglio del genio incostante di Henri Leconte in quattro set. Cash e Becker occupano a loro volta la parte alta del tabellone e si incrociano dopo aver facilmente disposto in tre set del russo Olhovskij e del gran battitore Paul Annacone, mentre nei due quarti inferiori ecco il tedesco Kuhnen, che spenge alla distanza l’ardore di Connors, affrontare Edberg che infine con Youl riesce a non distrarsi vincendo 6-2 6-4 6-4, e Mecir contro Wilander in una sfida che oppone l’intraprendenza e le accelerazioni improvvise del “gattone” cecoslovacco alla corsa e all’infallibilità da dietro del biondo scandinavo.

Becker, Lendl, Edberg e Mecir: è questo il quartetto di campioni che va a comporre il poker che si gioca il titolo. Ed indubbiamente il teutonico sembra il più attrezzato, ancorchè il più in forma non avendo perso ancora un set ed aver eliminato Cash con un inequivocabile 6-4 6-3 6-4. Tanto più che Lendl, dopo aver sconfitto secondo pronostico Mayotte in quattro set, cede ancora il passo in semifinale a Boris che vola in finale in cerca del terzo successo in quattro anni. E chi c’è dell’altra parte del net? Proprio Edberg, che se con Kuhnen ha vita facile, vede invece le streghe contro il talento di Mecir che dopo aver demolito Wilander 6-3 6-1 6-3, domina anche i primi due set con Stefan, 6-4 6-2. Ma è giusto qui, ad un passo dal baratro, che lo svedese produce la reazione che non ti aspetti, che ricorda che qualcuno di autorevole aveva scommesso su di lui e non vuol smentirne la fama e, non si sa bene dove, o forse sì, ovvero nella sua smisurata classe, trova la chiave di volta per arginare l’avversario e costringerlo alla resa, con il 6-4 6-3 6-4 della rimonta che vale la prima finale sul Centre Court più famoso del mondo.

L’appuntamento con la storia è il 3 luglio 1988. Che poi diventa anche il 4 luglio 1988. Già, perchè dopo che Becker, mai sconfitto prima di allora su quello stesso campo centrale, ha recuperato un break di svantaggio, rinvenendo da 0-3 e salvando una palla per lo 0-4 in un primo set iniziato con quattro ore di ritardo per le avverse condizioni meteo, ecco che la pioggia, che qui non manca mai, sopravviene di nuovo a rinviare il tutto al giorno dopo. Ed Edberg, lottatore indomito che quel primo set, ancora infastidito da una interruzione di quasi due ore, infine lo ha perduto, 6-4, ha fatto invece suo il secondo parziale al tie-break, risolto con il punteggio di 7-2. E la partita, che pareva sorridere al crucco, cambia padrone. Ora sì che il serve-and-volley dello svedese è efficace, il sole fa raramente capolino a confortare i suoi prodigi sotto rete e se Becker, cosa insolita per lui, annaspa sull’erba fradicia di gocce, Edberg volteggia con la grazia di un ballerino del Bolshoi deliziando il pubblico. Finisce in scioltezza, 6-4 6-2 terzo e quarto set, e in 2ore 50minuti effettivi di gioco, spalmati in due giorni, Stefan infine alza la coppa di Wimbledon.

Il buon Rìno Tommasi può tirare un sospirone di sollievo, la sua penna, ancora per molto e con altrettanta perizia, continuerà a raccontare tennis. Uff! Grazie Stefanello!

IL TABELLONE FINALE

Quarti:   (1)Lendl-(10)Mayotte 7-6 7-6 6-3;   (6)Becker-(4)Cash 6-4 6-3 6-4;   (3)Edberg-Kuhnen 6-3 4-6 6-1 7-6;   (9)Mecir-(2)Wilander 6-1 6-3 6-1;

Semifinali:   (6)Becker-(1)Lendl 6-4 6-3 6-7 6-4;   (3)Edberg-(9)Mecir 4-6 2-6 6-4 6-3 6-4;

Finale:   (3)Edberg-(6)Becker 4-6 7-6 6-4 6-2

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